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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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domenica 10 gennaio 2016

Riflesso e poesia

La maggior parte di noi sogna ad occhi aperti.
Molti non lo ammettono ma è così, il sognare da "svegli" ci permette di affrontare le brutture della vita e di risolvere situazioni di stallo e di stress che altrimenti ci logorerebbero pesantemente e continuamente.  
Sognare ad occhi aperti ci solleva  e ci ripara dall'incubo delle quotidianità alienanti che viviamo e ci porta nel posto in cui vorremmo stare, in cui ci piacerebbe esistere. (Gujil)


Io che non credo al mondo
penso tu sia dentro di me da sempre,
ma forse occorre il soffio di una morte
lo schiaffo del presente
perché tu dica "io"
perché tu venga sopra
a questa nullitudine; e verrai
come ancora si scrollano
i rami della neve
o tornano alla tana gli animali.
Io non ho fede in niente che ci accada,
guardo nel petto nascere le nubi
e il punto dove il buio fa il suo nido:
neanche lì posso vederti, adesso.
 
Daniele Piccini
da Terra dei voti
  
 
io credo al sogno,
quello che ti culla, ti bacia,
immagini salvifiche concentrano
geometriche vie di fuga...

sabato 9 gennaio 2016

Invernale #0

Iemale, Invernale, Vernino, (da inverno)
 
- Iemale è voce latina e usabile solo nella poesia.
- Invernale è voce usitatissima del linguaggio comune.
- [Vernino o Da inverno si dice oggi soltanto di quelle frutte e di quelle piante che si coltivano e crescono d'inverno, o di quelle frutte che, colte mature o immature nell'autunno, si serbano, difese dal freddo, dall'umido e dalle altre vicende atmosferiche, per mangiarle fresche nell'inverno. - Da inverno è più proprio di frutte colte immature e serbate perchè maturino per l'inverno; Vernino, di piante che si coltivano d'inverno. - «Mele vernine o da inverno.» - «Fave - piselli vernini.» - Invernale si dice di tutto ciò che appartiene, che è proprio dell'inverno. - «Stagione - pioggie - lavori - vestiti invernali.»]
 
- Che segue o si fa nell'inverno. [Cerq.] Bott. Stor. Amer. 423.
- Guerre invernali. T. Veglie, Maattie, Sollazzi, Lavori.
- Che serve per l'inverno. T. Vestiti invernali. – Mangime invernale alle bestie. Che è o pare da inverno. T. Freddi invernali in autunno – Giornata invernale in primavera.
(dalla rete)


diventa sempre più difficile scrivere,
mettere sulle pagine i pensieri,
trovare gli argomenti, i temi;
il blog diventa strumento desueto,
poca voglia di dire, di dare.
L'impegno continua,
la voglia un po' scema...
 
Gujil

venerdì 8 gennaio 2016

La forza del ricordo

La forza del ricordo
 
 
Sapete come un domatore d'orsi
dia a queste bestie un'indimenticabile lezione?

Mette il suo orso sopra una caldaia
sotto la quale ha prima acceso il fuoco.

E intanto con un organetto
suona all'animale la canzone: Godi l'esistenza!

La bestia alle prese col dolore
non può star ferma ed è costretta a danzare.

Più tardi quando essa sente questa melodia,
si direbbe che il demonio della danza l'afferri all'improvviso!

Io pure fui messo sopra una caldaia.
L'organo suonava! E il calore era intenso.

La mia stessa carne s'infiammava,
e questo ricordo non ha mai lasciato l'anima mia.

Ogni volta che tornano i ricordi di quel tempo,
Mi sembra di trovarmi ancora sopra la caldaia.

Sento delle punture acute sotto le unghie
e sono costretto a danzare sui piedi dei miei versi.
 
Henryk Ibsen
 
Georges Pierre Seraut
"Falciatore"
 


La forza del ricordo è una falce che taglia i tristi fieni dell'oblio.
MAURO CORONA
Il volo della martora

 
ricordare, rammentare, rivivere,
verbi che guardano indietro,
espressioni celate in noi da sguardi;
vorremmo, potremmo,
se solo...

giovedì 7 gennaio 2016

Vieni!

 
 
Vieni!
 
I tuoi occhi sono cieli stellati.
I capelli il velo crepuscolare
della tarda sera, i tuoi capelli!
          Il tuo respiro – fresco, di fanciulla,
è il fresco alito del sud che dà vita,
uno zefiro addormentato in mezzo ai fiori.
 
Vieni, morta e fredda è la giornata.
In questa notte di luna, coi capelli sciolti,
          china su di me,
vieni e respira sul mio volto,
vieni e riscalda il freddo cuore,
in questa notte di luna, sotto i cieli stellati.
 
Pejo Javorov
Traduzione di Valeria Salvini
 
 
tu dove sei?
che fai?
che dici?
con chi stai?

mercoledì 6 gennaio 2016

Magi e Befane


Magi e Befane
 
Arrivano i Magi
su scope veloci,
Befane improbabili,
sogni di bimbi.
Toccato nel cuore una prece,
si leva, si espande,
nel buio di questa mattina.
 
Anonimo
del XX° secolo
poesie ritrovate

martedì 5 gennaio 2016

Frutta

La natura infonde ai suoi frutti il massimo dell’ energia e delle sostanze nutritive in base alla stagione: ogni prodotto stagionale racchiude queste proprietà nutritive ed energetiche frutto di un ‘evoluzione durata millenni!
 Ecco in inverno tanta frutta ricca di proprietà antifluenzali e non solo… ( dalla rete)
 
 
 
Un frutto
 
Ma il frutto che sul ramo si matura
per la sete del suo coltivatore
ha la bontà della bellezza pura.

Non è vaghezza sterile di fiore
nato al piacer dell'occhio e dell'olfatto,
ma polpa e succo buono e buon sapore!

Semplice è il frutto. Un riso di scarlatto
sembra avvampar su la sua guancia tonda,
per chi sa quale suo gioir, d'un tratto.

Si dona, benchè un poco esso nasconda
il rossor dell'offerta tra due foglie.
Ma tutto splende, nudità gioconda,

nella man che si tende e che lo coglie.
 
Amalia Guglielminetti
 
 
i frutti, quelli aspettati,
qualcuno arriva, di tanto
intanto aspettiamo qualcosa,
sempre qualcuno...

lunedì 4 gennaio 2016

Incantesimi


Gli incantesimi sono mezzi attraverso i quali è possibile raggiungere un preciso scopo, si tratta sostanzialmente di una concentrazione di energie veicolate da strumenti dedicati, come amuleti, talismani o piante spesso supportati da formule magiche, la cui finalità è puramente personale.
 
I rituali magici sono ancor più complessi rispetto ai precedenti, sia per gli oggetti da utilizzare sia per le frasi da pronunciare, a volte il loro svolgimento necessita di ampi spazi e prevede l’evocazione di entità naturali come Aria, Acqua, Terra e Fuoco.
Il rituale magico serve per onorare o per celebrare.
 
Certamente i più ricercati sono gli incantesimi d’amore, (chissà come mai!) ma scorrendo altrettanto ricercati sono gli incantesimi antichi e di magia bianca, rituali magici ed Orazioni, cerimonie spirituali ed altri 
(dalla rete).


 
 

Incantesimo
 
Se, al tuo scrittoio, metti da parte il lavoro,
prendi giù un libro, cerchi questi versi
e leggi che io sto lì in ginocchio, l'orecchio
contro il tuo petto dove i muscoli
si inarcano come grossi tomi che si aprono, in curve
di gabbiani, attraverso le onde sonore del tuo cuore,
 
e che mi passi le dita fra i capelli,
sfilando dalla massa ribelle ciocche
sottili come segnalibri di seta scarlatta,
e mi accarezzi le guance come se lisciassi
veline tra rigide illustrazioni,
e mi tiri verso di te
 
per leggermi solo negli occhi, vedrai,
in monocromo argento, te stesso,
seduto al tuo scrittoio, prendere giù un libro,
cercare questi versi, e allora, amore,
non saprai chi di noi due legge
ora, chi scrive, e chi è scritto.

Kate Clanchy
Traduzione di Giorgia Sensi
 
 
 
la magia di un attimo,
stemperarsi negli occhi e vedere,
le anime grandi lo fanno,
le anime pure lo sanno...

domenica 3 gennaio 2016

Un superstite

superstite
/su·pèr·sti·te/
aggettivo e sostantivo maschile e femminile
[dal lat. superstes -stĭtis, comp. di super- e tema di stare «stare»].
- TRECCANI -
 
Chi sopravvive ad altri, o è scampato a una sciagura in cui altri hanno trovato la morte: passeggeri superstiti di un disastro aereo; come sostantivo: i superstiti della strage; i superstiti del terremoto, della spedizione; il disastro ferroviario nel racconto dei superstiti, genitori superstiti ai figli.
"mi sentivo paurosamente sciolto dalla vita, superstite di me stesso (Pirandello)".
figurato, di cose sopravvissute all'opera distruttrice degli uomini e del tempo: i grappoli d’uva superstiti alla grandine; le superstiti rovine di Roma antica; e scherzoso: è rimasto ancora questo pasticcino, unico superstite della golosità dei ragazzi. (dalla rete)


Una superstite falda di neve,
Associazione Italiana Acquarellisti
(AIA)
Superstite
 
Della chiesa superba
Questo avanzo rimane,
Quattro livide mura, un arco immane,
La distesa scalea vestita d’erba.

Dal ciel guata la luna
L’ignudo altar, gl’inscritti
Sepolcri e il muto pulpito e i diritti
Pilastri cui la fosca edera abbruna,

E gli alti, vaneggianti
Finestroni all’ingiro,
Ove su fondi d’oro e di zaffiro
Un giorno sfavillâr madonne e santi.

Tra le deserte mura
Tutto è silenzio e morte;
D’una vita che fu, d’un’altra sorte,
Un solo e vivo testimonio or dura.

Dietro alla vota occhiaja
Dell’orïuolo incombe
Alla ruina e le forbite trombe
Ancor lo smisurato organo appaia.

Ancor grandeggia e brilla
Sotto la buja volta,
E par che intuoni a un popolo che ascolta
L’orror del Dies irae dies illa.

Ma ne’ fianchi l’intenso
Fiato più non comprime.
Più non rompe terribile e sublime
Dalle cento sue bocche il canto immenso.

E sol talora, quando
Nei cilindri sonori
S’ingorga un venticel, l’aria di fuori
Freme d’un canto doloroso e blando:

E sulla sponda estrema
Della grigia parete
Alcun pallido fior morto di sete
Sul flessuoso stel palpita e trema.
 
Arturo Graf

 
unico di tanti,
poco di pochi,
ancora qui a scrivere,
superstite, sopravvissuto, stanco...

sabato 2 gennaio 2016

Roma


Roma

 
Roma, ne l'aer tuo lancio l'anima altera volante:
accogli, o Roma, e avvolgi l'anima mia di luce.
 
Non curïoso a te de le cose piccole io vengo:
chi le farfalle cerca sotto l'arco di Tito?
 
Che importa a me se l'irto spettral vinattier di Stradella
mesce in Montecitorio celie allobroghe e ambagi?

e se il lungi operoso tessitor di Biella s'impiglia,
ragno attirante in vano, dentro le reti sue?

Cingimi, o Roma, d'azzurro, di sole m'illumina, o Roma:
raggia divino il sole pe' larghi azzurri tuoi.

Ei benedice al fosco Vaticano, al bel Quirinale,
al vecchio Capitolio santo fra le ruine;

e tu da i sette colli protendi, o Roma, le braccia
a l'amor che diffuso splende per l'aure chete.

Oh talamo grande, solitudini de la Campagna!
e tu Soratte grigio, testimone in eterno!

Monti d'Alba, cantate sorridenti l'epitalamio;
Tuscolo verde, canta; canta, irrigua Tivoli;

mentr'io da 'l Gianicolo ammiro l'imagin de l'urbe,
nave immensa lanciata vèr' l'impero del mondo.
 
O nave che attingi con la poppa l'alto infinito,
varca a' misterïosi liti l'anima mia.
 
Ne' crepuscoli a sera di gemmeo candore fulgenti
tranquillamente lunghi su la Flaminia via,
 
l'ora suprema calando con tacita ala mi sfiori
la fronte, e ignoto io passi ne la serena pace;
 
passi a i concilii de l'ombre, rivegga li spiriti magni
de i padri conversanti lungh'esso il fiume sacro.
 
Giosué Carducci
da "Odi barbare"

 

Caput mundi!
ci vive Lei, che scivolò leggera
e passò la vita mia di un attimo,
sole e passione
ed un triste sorriso balinese...

venerdì 1 gennaio 2016

Il primo giorno dell'anno

 

spero di essere
sempre presente,
con pensieri e parole,
lo spazio che ho
è condiviso
da quelli
che ci sono ora,
da chi non c'è più;
grazie a chi mi segue
e commenta...

Gujil


 
 
 
Il primo giorno dell'anno

Il primo giorno dell'anno
Lo distinguiamo dagli altri
come se fosse un cavallino
diverso da tutti i cavalli.
Gli adorniamo la fronte con un nastro,
gli posiamo sul collo sonagli colorati,
e a mezzanotte lo andiamo a ricevere
come se fosse un esploratore
che scende da una stella.
Come il pane, assomiglia al pane di ieri.
Come un anello a tutti gli anelli.
La terra accoglierà questo giorno
dorato, grigio, celeste,
lo dispiegherà in colline,
lo bagnerà con frecce di trasparente pioggia
e poi, lo avvolgerà nell'ombra.
 
Eppure,
piccola porta della speranza,
nuovo giorno dell'anno,
sebbene tu sia uguale agli altri
come i pani a ogni altro pane,
ci prepariamo a viverti in altro modo,
ci prepariamo a mangiare, a fiorire, a sperare.
 
Pablo Neruda