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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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giovedì 10 luglio 2014

Gocce di fiele

FIELE 

(dizionario dei modi di dire)

 
avere il fiele nella lingua
• Parlare in modo pungente, offensivo, o con malanimo, acredine, rancore; essere maligni, subdoli, o dire cose pesanti o cattive.
 
inghiottire fiele
• Fig.: essere costretti ad accettare qualcosa di sgradevole senza poter far nulla per evitarlo; anche rodersi d'invidia o di rabbia impotente.
 
intingere la penna nel fiele
• Scrivere un pezzo giornalistico, un articolo, una recensione e così via, lasciando trasparire acredine, malanimo, rancore e simili.
 


Gocce di fiele

Non cantare: resta sempre attaccato
sulla tua lingua un canto;
quello che doveva essere trasmesso.
 
Non baciare: resta sempre per una strana maledizione
il bacio che non viene su dal cuore.
 
Prega: pregare è dolce: però sappi
che la tua lingua avara non giunge
a dire il solo Padre Nostro che ti salvi.
 
E non chiamare come clemente la morte,
perché nel corpo di bianchezza immensa
resterà un vivo brandello che sente
la pietra che ti soffoca
ed il vorace verme che ti fora.
 
Gabriela Mistral



non...,
negazione assoluta,
fatta di rimproveri,
di proibizioni continue...

mercoledì 9 luglio 2014

Vladimir Holan

Poeta ceco (Praga 1905 - ivi 1980). Cultore, in un primo tempo, della poesia astratta, spesso indecifrabile (Blouznivý vějíř "Il ventaglio delirante", 1926), seppe farsi appassionato testimone degli anni tragici della Boemia (Září 1938 "Settembre 1938") e limpido cantore della nuova Cecoslovacchia (Dík Sovětskému Svazu "Gratitudine all'Unione Sovietica", 1945; Tobě "A te", 1947).
Dal 1948 si chiuse in un isolamento totale, immerso nella visionaria e dolorosa meditazione da cui nascono le altre sue opere: Mozartiana (1963); Bez názvu ("Senza titolo", 1963); Na postupu ("In progresso", 1964); Noc s Hamletem ("Una notte con Amleto", 1964); Trialog ("Trialogo", 1964); Bolest ("Il dolore", 1965); Smrt a sen a slovo ("La morte e il sogno e la parola", 1965); Ale je hudba ("Ma c'è la musica", 1968); Asklépiovi kohouta ("Un gallo a Esculapio", 1970); Na celé ticho ("Ovunque è silenzio", 1977).  
E' creatore di una poesia di ardue visioni interiori e di straordinaria densità metaforica. Dopo la prima raccolta di versi Il ventaglio delirante (1926) maturata con originalità di scrittura e di temi nel clima del poetismo, si tenne in disparte dalle correnti letterarie contemporanee. Fece una scelta di autoreclusione, a partire dall'ultima guerra fino alla morte, nella sua casa nell'isola di Kampa (Praga). 
La sua poesia è densamente intellettualistica, ricca di metafore oscure e cristalline, tesa a di stillare i nuclei metafisici del rapporto tra uomo e realtà: Trionfo della morte (1930), L'arco (1934).
Dopo la guerra e l'occupazione nazista si volse verso una maggiore affabilità, raggiungendo a tratti una semplice e grandiosa eloquenza epica: Primo testamento (1940), Terezka Planetova (1944), Viaggio d'una nuvola (1945), Ringraziamento all'Unione Sovietica (1945), Requiem (1945), Soldati rossi (1956). Dopo questa parentesi H. abbandonò definitivamente i temi politici e tornò, approfondendole, alle sue ardue visioni interiori. 
Nel poema Una notte con Amleto (1964) gli incubi della fantasia del poeta parlano per bocca di una stralunata reincarnazione dell'eroe shakespeariano, in un frenetico sovrapporsi di tempi storici e di motivi mitici e etnologici. Negli ultimi anni ha scritto: Ma c'è la musica (1968), Un gallo a Esculapio (1970), I documenti (1976), Ovunque è silenzio (1977).
Pur nel suo itinerario solitario e singolare, la poesia di H. che è una delle migliori espressioni della lirica del secolo, dimostra una spontanea contiguità con alcune costanti della poesia ceca: la tensione barocchista con i suoi possibili sbocchi surrealisti; l'ispirazione notturna che ha il massimo esempio nell'opera di Mácha e che in H. è soprattutto compresenza di morte e di vita, presenza occulta della morte come matrimonio della vita (dalla rete).



Quante volte 

Quante volte già hai passeggiato, così, vicino a un orologio
o sotto una stenta acacia, cercando con gli occhi,
ma la sembianza dell’una o dell’altra s’altera facilmente…
Nei sensi la fatalità e in echi d’anima
conoscesti la paura della morte,
ecco che cos‘è aspettare… Così dopo
sono reali soltanto gli spettri… Ma la gelosia
non ha chi la difenderebbe…

Vladimir Holan




per ogni volta,
per ogni
occasione;
infliggere
colpi al cuore,
soggiogare
l'anima
fino al respiro,
quello che
libera...

martedì 8 luglio 2014

Rondini e poesia

Canto alle rondini
 
Questa verde serata ancora nuova
e la luna che sfiora calma il giorno
oltre la luce aperto con le rondini
daranno pace e fiume alla campagna
ed agli esuli morti un altro amore;
ci rimpiange monotono quel grido
brullo che spinge già l' inverno, è solo
l' uomo che porta la città lontano.
 
e nei treni che spuntano, e nell' ora
fonda che annotta, sperano le donne
ai freddi affissi d' un teatro, cuore
logoro nome che patimmo un giorno.
 
Alfonso Gatto
 
 
rondine 
vola i tuoi cerchi
nel chiaro
mattino;
nel mentre
che guardo
riportami
allora...
 
 
 
 

rondine

[rón-di-ne] s.f.
  • 1 Uccello migratore dal piumaggio nero-blu sul dorso, sul capo e sulla coda e bianco sul petto e sul ventre; ha becco corto, ali allungate, coda gener. biforcuta || a coda di r., a due punte, biforcuto: giacca, incastro a coda di r. | nel prov. una r. non fa primavera, non si può fare, di un solo caso, la regola
  • 2 r. di mare, uccello marino simile a una r. ma con becco rosso e piumaggio grigio sul dorso; anche, pesce marino dotato di pinne che gli consentono di effettuare brevi voli sulla superficie dell'acqua
  • • dim. rondinella, rondinotto m.

lunedì 7 luglio 2014

Assonnato


Assonnato

Ancora assonnato mi alzo 
gonfi negli occhi sogni mattutini,
guardando lo sbecchio rimbalzo
capellii sfocati, corvini.
Mi lascia il torpore lavato
da fresche manate di acqua
è l'alba, mi sono svegliato...

Anonimo
del XX° secolo
poesie ritrovate



assonnato 
agg. [part. pass. di assonnare]. 

– Preso dal sonno, pieno di sonno: mi ascoltava mezzo a.; ero ancora tutto a.; fig., torpido, neghittoso: le a. menti (Leopardi); plebi assonnate (Carducci). 
- 1. [preso dal sonno, pieno di sonno] ≈ insonnolito, sonnacchioso, sonnolento. ↑ addormentato, assopito. ↔ desto, sveglio, vigile. 
- 2. (fig.) [che dimostra pigrizia e svogliatezza] ≈ indolente, inoperoso, (lett.) neghittoso, ozioso, pigro, torpido. ↔ alacre, attivo, dinamico, fattivo, laborioso, operoso, solerte, sveglio, svelto....
 

domenica 6 luglio 2014

Il presente


Per presente in termini più divulgativi nella vita di tutti i giorni si intende il momento corrente, inteso come intervallo di tempo che può andare da ore a mesi più vicino al nostro operare quotidiano, in ogni caso immediatamente percepibile.


Il presente è un punto della linea temporale di un osservatore, che separa il passato dal futuro.
Storicamente lo studio del tempo è stato oggetto di intense ricerche soprattutto in ambito fisico e filosofico. Fra i più illustri pensatori che hanno discusso sul tempo si ricordano il filosofo Henri Bergson e il fisico Albert Einstein.
Per quanto la definizione di presente risulti apparentemente banale, in realtà il suo significato risulta assai problematico, proprio perché dipendente da un osservatore con una naturale collocazione spaziale. In questo senso, la definizione di presente è soggettiva, non permettendo di definire in modo assoluto un flusso di passato-presente-futuro.

Il presente risulta, ad un rigoroso studio logico e matematico non esistere, per quanto si voglia delineare e limitare la sua definizione nello spaziotempo di fatto è infinitamente piccola, e quindi non si può misurare. Del presente infatti si può studiare solo il suo intorno (limite) che è formato da un po' di futuro e da un po' di passato. Da un futuro ormai molto vicino che passando per l'istante t 0 diventa un passato molto vicino. 
Il presente diventa una linea adimensionale che separa il passato dal futuro. Il presente non esiste se non diventa subito dopo contenuto della memoria del passato. 
Il futuro lo immaginiamo possibile con l'esperienza delle cose passate ma diventa reale solo passando per la linea del presente.

La conoscenza sperimentale in ogni caso passa dalle capacità cognitive ed intellettuali in ordine al tempo che l'uomo possiede e cioè:
  • Il passato => la memoria
  • il presente => la percezione sensoriale
  • Il futuro => l'immaginazione
Il tempo trascorre in un eterno presente, il presente che noi percepiamo, a prescindere dalle nostre considerazioni spaziotemporali. L'uomo, che necessita di organizzare gli eventi della sua vita, ha stabilito un calendario matematico che definisce le consequenzialità e la sequenzialità.
Il futuro ed il passato potrebbero essere costruzioni mentali (e non esistere) di cui non abbiamo la percezione sensoriale. 
Mentre il presente è l'unico presente(vicino) a noi di cui possiamo avere la tangibilità. 
Il passato per un uomo che non ha memoria non esiste così il futuro per un uomo che non ha immaginazione non esiste. 
Lo studio della memoria collettiva su cui rimane traccia del passato è quella che gli antropologi portano come necessità (causa necessaria) della nascita della scrittura. 
La necessità di comunicare un evento successo prima a chi viene dopo. 
La scrittura è una forma di memoria del passato che si rievoca rileggendola nel presente (da wikipedia).

Il presente
 
Guardo le acque e le canne
di un braccio di fiume e il sole
dentro l'acqua.
 
Guardavo, ero ma sono.
La melma si asciuga fra le radici.
Il mio verbo è al presente.
Questo mondo residuo d'incendi
vuole esistere.
Insetti tendono
trappole lunghe millenni.
Le effimere sfumano. Si sfanno
impresse nel dolce vento d'Arcadia.
Attraversa il fiume una barca.
E' un servo del vescovo Baudo.
Va tra la paglia d'una capanna
sfogliata sotto molte lune.
Detto la mia legge ironica
alle foglie che ronzano, al trasvolo
nervoso del drago-cervo.
Confido alle canne false eterne
la grande strategia da Yenan allo Hopei.
Seguo il segno che una mano armata incide
sulla scorza del pino
e prepara il fuoco dell'ambra dove starò invisibile.
 
Franco Fortini 
 
 
 presente di nuovi pensieri,
quelli lontani,
sparsi;
nel cerchio dei soli
si innestano tattiche antiche.
Le prime del corso,
quelle lontane,
sparse;
eccoci 
ancora, qui... 

sabato 5 luglio 2014

Giorgio Faletti




 Signor Tenente

Forse possiamo cambiarla ma è l'unica che c'è
Questa vita di stracci e sorrisi e di mezze parole
Forse cent'anni o duecento è un attimo che va
Fosse di un attimo appena
Sarebbe con me tutti vestiti di vento ad inseguirci nel sole
Tutti aggrappati ad un filo e non sappiamo dove
Minchia signor tenente che siamo usciti dalla centrale
Ed in costante contatto radio
Abbiamo preso la provinciale
Ed al chilometro 41 presso la casa cantoniera
Nascosto bene la nostra auto c'asse vedesse che non c'era
E abbiam montato l'autovelox e fatto multe senza pietà
A chi passava sopra i 50 fossero pure i 50 di età
E preso uno senza patente
Minchia signor tenente faceva un caldo che se bruciava
La provinciale sembrava un forno
C'era l'asfalto che tremolava e che sbiadivo tutto lo sfondo
Ed è così tutti sudati che abbiam saputo di quel fattaccio
Di quei ragazzi morti ammazzati
Gettati in aria come uno straccio caduti a terra come persone
Che han fatto a pezzi con l'esplosivo
Che se non serve per cose buone
Può diventar così cattivo che dopo quasi non resta niente
Minchia signor tenente e siamo qui con queste divise
Che tante volte ci vanno strette
Specie da quando sono derise da un umorismo di barzellette
E siamo stanchi di sopportare quel che succede in questo paese
Dove ci tocca farci ammazzare per poco più di un milione al mese
E c'è una cosa qui nella gola, una che proprio non ci va giù
E farla scendere è una parola, se chi ci ammazza prende di più
Di quel che prende la brava gente
Minchia signor tenente lo so che parlo col comandante
Ma quanto tempo dovrà passare per star seduto su una volante
La voce in radio ci fa tremare, che di coraggio ne abbiamo tanto
Ma qui diventa sempre più dura quanto ci tocca fare i conti
Con il coraggio della paura, e questo è quel che succede adesso
Che poi se c'è una chiamata urgente se prende su e ci si va lo stesso
E scusi tanto se non è niente
Minchia signor tenente per cui se pensa che c'ho vent'anni
Credo che proprio non mi dà torto
Se riesce a mettersi nei miei panni magari non mi farà rapporto
E glielo dico sinceramente
Minchia signor tenente 

Giorgio Faletti

Giorgio Faletti 
(Asti, 25 novembre 1950 – Torino, 4 luglio 2014) 
è stato uno scrittore, attore, cantante, paroliere, compositore, sceneggiatore, pittore, comico e pilota automobilistico italiano. 
Laureato in giurisprudenza, inizia la carriera come cabarettista nel locale milanese Derby negli anni settanta, nello stesso periodo in cui sul palco del locale circolano Diego Abatantuono, Teo Teocoli, Massimo Boldi, Paolo Rossi e Francesco Salvi. In televisione è ad Antenna 3 e nel 1983 partecipa al fianco di Raffaella Carrà in Pronto Raffaella. Nel 1985 è uno dei personaggi del programma televisivo di Antonio Ricci Drive In. Il suo personaggio più famoso è Vito Catozzo, ma ne interpreta anche altri come Carlino, Suor Daliso, il testimone di Bagnacavallo. Poco dopo è a fianco di Zuzzurro e Gaspare in Emilio dove crea il personaggio Franco Tamburino, stilista di Abbiategrasso. Faletti nel 1985 al Drive In, nei panni di Vito Catozzo.Partecipa inoltre a Fantastico nel 1990 al fianco di Pippo Baudo, Marisa Laurito e Jovanotti e, successivamente, a Stasera mi butto... e tre! con Toto Cutugno. 
Si avvicina nel frattempo al mondo della musica e nel 1988 pubblica il mini-album Colletti bianchi, colonna sonora del telefilm omonimo che lo vede fra i protagonisti. Nel 1991 suo secondo disco,
Disperato ma non serio, che contiene tra le altre canzoni, Ulula, uno dei brani più trasmessi in radio nell'estate 1991. Sempre quell'anno scrive per Mina che canta una sua composizione, Traditore, e la include in Caterpillar. Nel 1992 partecipa per la prima volta al Festival di Sanremo in coppia con Orietta Berti con la canzone Rumba di Tango, inserita poi nel suo terzo album Condannato a ridere. Nel 1994 nuovamente al Festival di Sanremo si classifica al 2º posto sfiorando per una manciata di voti la vittoria e si aggiudica anche il Premio della critica con la canzone Signor tenente ispirata alle stragi di Capàci e di via D'Amelio, inserita nell'album Come un cartone animato prodotto da Danilo Amerio e premiato con un disco di platino. Nel 1995 al Festival di Sanremo canta L'assurdo mestiere, una sorta di preghiera-ringraziamento a Dio, rivelando una vena malinconica e riflessiva. Sempre nel medesimo festival partecipa come autore della canzone Giovane vecchio cuore cantata da Gigliola Cinquetti. L'album omonimo del 1995, L'assurdo mestiere, vince il Premio Rino Gaetano per la parte letteraria delle canzoni. Scrive canzoni anche per Fiordaliso (Mascalzone), due canzoni dell'album Camminando camminando (1996), e tutto l'album Il dito e la luna (1998), entrambi di Angelo Branduardi. Di quest'ultimo album fa parte Il giocatore di biliardo, uno dei più recenti successi di Branduardi. 
Nel 2000 pubblica per NAR International Nonsense, sesto e suo ultimo album. Non dimentica le sue origini di attore comico pubblicando il libro Porco mondo che ciò sotto i piedi edito da Baldini e Castoldi, nel quale narra le gesta del suo personaggio più celebre, Vito Catozzo, e mette in scena lo spettacolo teatrale Tourdeforce mescolando l'umorismo e la caratterizzazione dei personaggi alla canzone d'autore. 
Nel 2002 Giorgio Faletti sorprende la critica pubblicando il suo primo thriller che si intitola Io uccido, e che vende più di quattro milioni di copie. Alla fine dello stesso anno viene colpito da un ictus che fortunatamente riesce a superare senza conseguenze serie. Nel 2004 esce il secondo romanzo Niente di vero tranne gli occhi, che al momento ne ha vendute tre milioni e mezzo. Il maestro del thriller Jeffery Deaver, ha detto di lui e del suo lavoro: "Uno come Faletti dalle mie parti si definisce "larger than life", uno che diventerà leggenda". Faletti assieme a Pippo Baudo al Festival di Sanremo 1987.
Nel 2005 è stato testimonial per una campagna per la tutela del diritto d'autore. Nel novembre del 2005 Giorgio Faletti ha ricevuto dal Presidente della Repubblica il Premio De Sica per la Letteratura. Sempre nel 2005 vince il 'Premio letterario La Tore isola d'Elba' poi assegnato tra gli altri a Camilleri, Vitali, Volo e Cazzullo. 
Nel 2006, ha recitato nel film Notte prima degli esami interpretando il Prof. Antonio Martinelli, spietato docente di lettere, che alla fine stringe un forte legame col protagonista Luca (Nicolas Vaporidis). La sua interpretazione ha ricevuto la nomination al David di Donatello come migliore attore non protagonista. Appare anche all'inizio di Notte prima degli esami - Oggi del 2007, in riferimento al primo film. Nell'ottobre 2006 pubblica Fuori da un evidente destino (Baldini Castoldi Dalai editore, 2006), ambientato in Arizona e in cui tra i protagonisti vi sono gli indiani Navajos, ai quali il romanzo è dedicato. Già mesi prima dell'uscita del libro, Dino De Laurentiis ha acquistato i diritti per realizzarne un film. I suoi libri sono tradotti in 25 lingue e pubblicati con grande successo, oltre che in tutti gli stati d’Europa, anche in Sud America, in Cina, in Giappone, in Russia e, a partire dal mese di marzo 2007, negli Stati Uniti e nei paesi di lingua anglosassone. 
Nel 2007, Giorgio Faletti è tornato al Festival di Sanremo, come autore della canzone The Show Must Go On, interpretata da Milva, classificandosi oltre la decima posizione. Il brano fa parte dell'album In territorio nemico, interamente scritto (testi e musiche) da Faletti. Ha recitato nel film Cemento armato, nel quale interpreta il Primario, un vendicativo boss della mala, che perseguita il giovane protagonista Diego (Nicolas Vaporidis). Giorgio Faletti nel 2008Nel 2008, è stata pubblicata la sua prima raccolta di racconti, intitolata Pochi inutili nascondigli (Baldini Castoldi Dalai editore, 2008), che arriva tra i finalisti del Premio letterario Piero Chiara edizione 2009. Nella primavera del 2009 esce il suo quarto romanzo, Io sono Dio (Baldini Castoldi Dalai editore, 2009). È autore anche del brano di Marco Masini Gli anni che non hai, contenuto nell'album L'Italia... e altre storie uscito nel febbraio 2009. Sempre nel 2009 recita nel film Baarìa di Giuseppe Tornatore e nel film Il sorteggio di Giacomo Campiotti dove interpreta il sindacalista Gino Siboni. Nell'ultimo trimestre del 2010 è stato pubblicato il suo sesto lavoro Appunti di un venditore di donne: primo romanzo dello scrittore ambientato in Italia (Milano) e subito in testa alle classifiche dei libri più venduti[senza fonte]. In occasione del Festivaletteratura di Mantova del 2011 lo scrittore ha annunciato il suo settimo romanzo, Tre atti e due tempi, pubblicato il 4 novembre 2011 ed ambientato nel mondo del calcio. Il suo impegno e i suoi successi ottenuti in campo letterario lo portano a essere nominato, il 10 settembre 2012, presidente della Biblioteca Astense della sua città: accolto l'incarico con la sua solita verve umoristica, l'investitura è stata fortemente voluta dall'amico ed assessore comunale alla cultura Massimo Cotto. Sempre nel 2012 inizia il suo percorso di ambasciatore Eataly, ruolo ricoperto nelle manifestazioni enogastronomiche del centro Italia. È nel giugno dello stesso anno che assiste all'inaugurazione della sede romana con un allestimento di alcune sue opere pittoriche della serie Bandiere, costituita da interpretazioni delle bandiere nazionali di vari stati e particolarmente in linea con la nota catena alimentare, regno del made in Italy ma che si rivolge allo stesso tempo ad un pubblico internazionale. Nell'ottobre 2013 inizia a stendere la sceneggiatura de Il mostro per Emanuele Crialese, un progetto cinematografico riguardante il dramma di alcuni contractors bergamaschi di ritorno dall'Afghanistan, ormai schiavi della dipendenza da oppiacei, che si ritroveranno a fare i conti con una società bigotta e superficiale disposta a segregarli come disertori dell'ideale stesso di patria. Il gruppo impiegato alla lavorazione dell'idea iniziale, comprende anche Nicolai Lilin, Antonio Pennacchi e un collettivo di giornalisti per Amnesty International. Dopo essersi sottoposto a una serie di cure a Los Angeles nella primavera 2014, viene trasferito all'ospedale Molinette di Torino dove muore il 4 luglio 2014, stroncato da un tumore ai polmoni all'età di 63 anni (da wikipedia). 

Ciao Giorgio...un pò della mia giovinezza.

venerdì 4 luglio 2014

Luciano Erba


Luciano Erba 
(Milano, 18 settembre 1922 – Milano, 3 agosto 2010) è stato un poeta, critico letterario e traduttore italiano del secondo Novecento, appartenente alla Quarta generazione della Linea Lombarda.
 È stato docente universitario di letteratura francese e di letterature comparate all'Università Cattolica di Milano. Poeta innovativo nel seno della "linea lombarda", esordì con Linea K nel 1951; sono seguite poi le raccolte Il bel paese (1955), Il prete di Ratanà (1959), Il male minore (1960), Il prato più verde (1977), Il nastro di Moebius (1980), Il cerchio aperto (1983), Il tranviere metafisico (1987), L'ippopotamo (1989), Variar del verde (1993), L'ipotesi circense (1995), Nella terra di mezzo (2000), Si passano le stagioni (2003), Un po' di repubblica (2005) e Remi in barca (2006). Stilisticamente, Erba si può dire che abbia ripreso la lezione di Jacques Prévert, tenendosi ad equa distanza da neorealismo ed ermetismo. Di conseguenza mantenne uno stile apparente semplice, leggibile, ma al tempo stesso raffinato e sottile. Fu coautore con Piero Chiara dell'antologia di poesia contemporanea Quarta generazione (1954). È considerato uno dei maggiori poeti italiani ed europei del secondo Novecento tanto che in occasione degli ottant'anni gli venne tributato un prestigioso omaggio tramite un'antologia di inediti di ottanta tra i maggiori poeti viventi. Tra le antologie da lui allestite si ricorda Natale in poesia. Antologia dal IV al XX secolo curata con Roberto Cicala ed edita nella collana "Nativitas" di Interlinea, casa editrice per la quale faceva parte del comitato direttivo della collana di poesia "Lyra". Nel 2002 la collana "Oscar" della Mondadori ha dedicato a Luciano Erba una raccolta delle opere. Tra i premi vinti, il Cittadella (1960), il Carducci (1977), il Viareggio (1980), il Bagutta (1988), il Librex-Montale (1989) e il premio alla carriera del festival internazionale di poesia civile di Vercelli (2005). È scomparso il 3 agosto 2010 a Milano, all'età di 87 anni (da Wikipedia).

Un cosmo qualunque

Abitano mondi intermedi
spazi di fisica pura
le cose senza prestigio
gli oggetti senza design
la cravatta per il mio compleanno
le Trabant dei paesi dell’est.
Tèrbano, ma che vorrà dire?
Forse meglio di altri
esprimono una loro tensione
un’aura, si diceva una volta

verso quanto ci circonda.

Luciano Erba


già qualunque...,
un uomo, una cosa un posto...,
qualunque...
da qualunque parte...

giovedì 3 luglio 2014

Song

giusto per concludere
quanto iniziato ieri;
una bella canzone,
così celeste...



Così celeste

Un altro sole, quando viene sera sta colorando l'anima mia
potrebbe essere, di chi spera, ma nel mio cuore è solo mia
e mi fa piangere e sospirare cosi celeste, she's my babe
e mi fa ridere e bestemmiare e brucia il fuoco, she's my babe
Gli occhi si allagano, e la ninfea, galleggia in fiore, che maggio sia
e per amarti meglio, amore mio, figliamo rose, eh lo voglio anch'io
lei mi fa vivere e accende il giorno oh no, così celeste, she's my babe
come un pianeta che mi gira intorno e brucia il fuoco she's my babe
Uh lei lo fa come avesse sete
uh sulla mia pelle lieve come neve
e mi fa piangere sospirare cosi celeste, she's my babe
e mi fa ridere e bestemmiare e brucia il fuoco, she's my babe
lei mi fa vivere e accende il giorno oh no, così celeste, she's my babe
come un pianeta che mi gira intorno e brucia il fuoco she's my babe
potrebbe essere, di chi spera, ma nel mio cuore è solo mia

Zucchero

mercoledì 2 luglio 2014

Celeste

Il celeste non si misura con la mente

Il celeste non si misura con la mente,
l’azzurro è occulto agli intelletti.
Solo di rado i serafini portano
un sacro sogno agli eletti dei mondi.

E la Venere russa mi è apparsa,
avvolta in una tunica pesante,
insensibile e pura, immensamente non lieta,
con nei tratti un placido sogno.

Non per la prima volta è scesa sulla terra,
ma per la prima volta le si stringono intorno,
non gli eroi del mito, ma altri paladini…
E strano è il lampo dei suoi occhi profondi…


Sachmatovo, 29 maggio 1901
Aleksandr Aleksandrovic Blok




così
celeste,
come
un sogno
nel nulla
più nero,
il celeste...



Celeste
è la denominazione di una delle gradazioni del colore blu.
Come indica il nome, è un tentativo di riprodurre il colore del cielo sereno.
È una delle gradazioni più in uso in qualsiasi ambito come moda, confezionamenti, design degli interni e altri.


Gradazioni di celeste
colorenomeCMYKRGBHEX
celeste puro030000000000178255255B2FFFF
celeste polvere010000000000230255255E6FFFF
celeste pallido020000000000204255255CCFFFF
celeste velato020010010000204230230CCE6E6
celeste opaco05002002000012820420480CCCC


Variazioni del blu
Carta da zuccheroBlu aliceAcquamarinaCianoBlu polvereBlu chiaroPervincaCelesteBlu fiordalisoBlu scuro
LavandaBlu DodgerAzzurroBlu acciaioCeruleoBlu SavoiaDenimBlu ceruleoBlu realeCobalto
BluBlu di PersiaBlu pavoneInt. Klein BlueBlu notteIndacoBlu di PrussiaBlu oltremareBlu marinoZaffiro
Denim chiaroBlu BondiAcquaFiordalisoBlu cadettoBlu elettrico


S.Fantetti e C.Petracchi, Il dizionario dei colori: nomi e valori in quadricromia, Zanichelli, gennaio 2001 (da Wikipedia).

martedì 1 luglio 2014

Natura

Natura, genericamente, è tutto quanto non è stato realizzato dall’uomo, le cose come sono o sarebbero senza il suo intervento.
Deriva dalla radice latina gna (‘generazione’), da cui nasci (‘venire ad essere per generazione’). Anche il corrispondente greco, physis (φύσις), deriva da phyo, ‘genero’.
La forma originaria della parola veniva usata per indicare, infatti, il principio che genera e dà origine le cose. Passò poi ad indicare l’insieme delle cose.
Il rapporto tra la natura e l’uomo è stato indagato fin dalle origini della filosofia occidentale. Già Aristotele ha distinto la realtà naturale (che non dipende dall’uomo e dalla sua tecnica) da quella artificiale. In questo rapporto, un decisivo salto di qualità avviene con la rivoluzione industriale. Prima della fine del ‘700 l’uomo, nonostante avesse prodotto già notevoli modificazioni  sull’ambiente, si inseriva pienamente nei cicli naturali. Da allora, invece, lo sviluppo tecnologico ha portato una crescita enorme dell’uso di risorse non rinnovabili, dello sfruttamento del territorio, della produzione di rifiuti, nella creazione di sostanze di sintesi non riciclabili dai processi naturali.
L’uomo diventa così uno dei principali responsabili delle alterazioni dell’ambiente. Parallelamente, la cultura occidentale prende coscienza dei guasti arrecati alla natura: nasce l’ecologia.
Portata a battesimo dal biologo tedesco Ernst Haeckel nel 1866, l’ecologia (dal greco: οἶκος, oikos, ‘casa’ o anche ‘ambiente’; e λόγος, logos, ‘discorso’ o ‘studio’) è la branca della biologia che studia la biosfera, cioè la porzione della Terra in cui è presente la vita, e le relazioni tra gli organismi viventi e l’ambiente (dalla rete - Legambiente).

Natura
La terra e a lei concorde il mare
e sopra ovunque un mare più giocondo
per la veloce fiamma dei passeri
e la via
della riposante luna e del sonno
dei dolci corpi socchiusi alla vita
e alla morte su un campo;
e per quelle voci che scendono
sfuggendo a misteriose porte e balzano
sopra noi come uccelli folli di tornare
sopra le isole originali cantando:
qui si prepara
un giaciglio di porpora e un canto che culla
per chi non ha potuto dormire
sì dura era la pietra,
sì acuminato l'amore.
Mario Luzi

 
 
 

 
sempre...,
con occhi di bimbo
guardare lontano,
respirare il vento,
sentire il chiarore...