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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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domenica 20 gennaio 2013

Poesia e riflesso

Sonetto

Il verginale, il bello e il vivace presente
Con un colpo dell'ala ebbra ecco ci spezza
Il duro lago obliato chiuso dal trasparente
Ghiacciaio di quei voli che mai seppero altezza!

Un cigno d'altri giorni se stesso a ricordare
S'abbandona magnifico, ma ormai senza rimedio
Per non aver cantato la plaga ove migrare
Quando già dello sterile inverno splenda il tedio.

Questa bianca agonia inflitta nello spazio
Al collo che lo nega lo scuoterà di strazio,
Ma non l'orror del suolo dove sta prigioniero.

Forma che dona ai luoghi il suo candor di giglio,
Il Cigno senza moto nell'inutile esilio
Si veste del disprezzo d'un gelido pensiero.

Stéphane Mallarmé


come scordare le luci
di quando il buio era troppo,
di quando sentivo pressione;
poesie mai lette e discorsi
e frasi nel gelo notturno...

sabato 19 gennaio 2013

Nevischio

In meteorologia con il termine nevischio si intende una precipitazione di neve a piccoli fiocchi e scarsamente intensa.
Il codice METAR è SG.
Di solito la precipitazione è costituita da frammenti cristallizzati o granellini bianchi di circa 1 mm o meno, appiattiti, che non rimbalzano né si frantumano (a differenza della neve tonda) quando giungono al suolo. In genere attacca meglio al suolo della neve a fiocchi e forma una leggera copertura uniforme. Il nevischio ha maggior densità rispetto alla neve a grandi fiocchi per cui solitamente cade con maggior velocità. Si tratta in effetti della precipitazione solida equivalente alla pioviggine.
Può originarsi da nuvole stratiformi o costituire una fase della precipitazione nevosa, esattamente come la pioviggine nei confronti della pioggia. Le temperature al suolo sono le stesse richieste per la neve: occorrono 0-2 °C al suolo, non di più, altrimenti si scioglie in acquaneve o pioviggine.
I dizionari d'italiano definiscono il nevischio come "neve minutissima" ma talvolta aggiungono "mista a pioggia" o "accompagnata da vento".
Con il termine "nevischio" si può intendere anche la neve tonda, ovvero una neve granulare e friabile, formata da piccoli granelli di ghiaccio che, cadendo a terra, non rimbalzano e che si può produrre in piccola quantità in grossi strati di nebbia sopraffusa (da wikipedia).

Nevischio

bianche briciole volano
sorrette da gelide correnti
su terre gelate si posano
portate dal soffio dei venti.
In attimi immoti si stagliano
in cieli velati di brume
le bianche farfalle si infiammano
di candidi bagliori dal lume.

Anonimo del XX° secolo
poesie ritrovate

un attesa incerta,
come questo cielo
di gennaio,
la mia finestra si apre
ai primi chiarori dell'alba...

venerdì 18 gennaio 2013

Poesia e riflesso

La boccuccia

Sei come un piccolo fiore
tu tieni una boccuccia
un poco, davvero un poco
appassionata
Suvvia, dammelo, dammelo
è come una piccola rosa
dammelo un bacino
dammelo, Cannetella!
Dammelo e pigliatelo
un bacio piccolino
come questa tua boccuccia
che somiglia ad un piccola rosa
un po', davvero un poco
appassionata.

Gabriele D'Annunzio


quanti baci!
dati, presi, qualcuno reso,
qualche altro atteso;
baci e baci e baci...

giovedì 17 gennaio 2013

Le labbra tra poesia e riflesso

O labbra, labbra disunite e bianche

O labbra, labbra disunite e bianche
nel valore del pianto penitente,
labbra disunite dentro il bacio
in tenera protesta di follia,
o labbra senza tempo
che avete amato un uomo,
labbra senza perdono
ponete la protesta fuori da una finestra.
O labbra della Vergine divina
che cantan l’Angelo che ormai si avvicina,
è pronto il gran segreto,
vengo meno a un divieto.

Alda Merini 
da “Ballate non pagate”


mentre invade il cuore
il corpo ritempra le forze;
poesia e rime si fermano
là sulle soglie del bosco...

In anatomia, labbra è un termine usato per indicare l'orlo che contorna alcuni orifizi; comunemente designa i due orli muscolomembranosi sovrapposti che si trovano all'esterno della bocca. Il termine è usato anche per definire gli orli esterni della vagina (labbra e piccole labbra). In chirurgia il termine labbro viene usato per indicare i margini di una ferita o di un'incisione. Anche se meno usato, in senso lato le labbra sono tutti gli orli che contornano un materiale. Quando questi materiali perdono la forma propria nella parte delle labbra, ad esempio per tensione meccanica o riscaldamento, si dicono slabbrati.
Le labbra della bocca sono definite con i nomi labbro superiore e labbro inferiore. Esse sono rivestite dalla pelle e sono composte da muscoli, dalla toniaca sottomucosa, dalla tonaca mucosa, da ghiandole, vasi sanguigni e nervi. Possono essere divise in tre parti: parte cutanea, orlo rosa, parte mucosa. La prima corrisponde alla superficie anteriore del labbro: il suo epitelio è cheratinizzato, vi è la presenza di numerose ghiandole sebacee e sudoripare, le papille della sottomucosa hanno un'altezza modesta. La parte mucosa corrisponde al margine dorsale del labbro: l'epitelio è di tipo molle, non sono presenti né ghiandole sebacee né sudoripare, le papille hanno un'altezza decisamente maggiore rispetto alla parte cutanea. L'orlo rosa infine, può essere considerato come una parte di transizione fra quella mucosa e quella cutanea. Presenta infatti caratteristiche intermedie, quali l'altezza delle papille, un epitelio paracheratinizzato, e la presenza di rare ghiandole sebacee, ma non di sudoripare. I nervi motori provengono dal facciale; i sensitivi sono forniti dal sottorbitario, dal mentoniero e dal buccinatorio. La vascolarizzazione è fornita dalle arterie labiali, sottomentoniera, infraorbitale, buccinatoria, mentoniera e traversa della faccia. Le vene sono tributarie della facciale anteriore e della sottomentoniera. Le patologie a cui sono soggette le labbra della bocca sono ferite, infezioni e tumori oltre alla labioschisi. Essendo ricche di terminazioni nervose sensoriali, le labbra sono un elemento non trascurabile della vita di relazione dell'uomo; sia nel bacio che in altre pratiche sessuali si coinvolgono le labbra, sia quelle della bocca che quelle della vagina. Attualmente dipingersi le labbra della bocca con il rossetto, una pasta grassa tipicamente rossa, è molto comune nella cultura occidentale, e di conseguenza anche nelle culture che a questa si ispirano. Questo comportamento serve ad identificare la femminilità, sia si tratti di quella di una donna che di un uomo che si reputi donna, come nel caso dei travestiti, mentre questa pratica solitamente non è contemplata dagli uomini nella cultura europea. In altre culture colori e disegni e i loro significati possono notevolmente variare: ad esempio in alcune culture africane sono gli uomini che, in particolari occasioni, si dipingono le labbra di un colore nero. Come estremizzazione del comportamento attuato dando il rossetto si sta diffondendo tra le donne occidentali la pratica di fare operazioni chirurgiche estetiche alle labbra della bocca, allo scopo di aumentarne il volume ed il turgore, grazie a sedute infiltrative. Se i contorni sono troppo sottili si effettuano le infiltrazioni lungo il bordo delle labbra, invece per labbra più carnose le infiltrazioni agiranno direttamente sul muscolo periorale. Sia maschile che femminile è invece la pratica del piercing sulle labbra della bocca. Queste usanze sono conseguenti all'importanza data alle labbra, attraverso il filtro dei costumi sociali, come mezzo di espressione di uno stato sociale, di propensione alla sessualità, di atteggiamento amoroso (da wikipedia).

mercoledì 16 gennaio 2013

Poesia e riflesso

ELLA PASSA RADIOSA

I
Ella passa radiosa, come la notte
Di climi tersi e di cieli stellati;
Tutto il meglio del buio e del fulgore
S'incontra nel suo sguardo e nei suoi occhi
Così addolciti a quella luce tenera
Che allo sfarzo del giorno nega il cielo.
II
Un'ombra in più, un raggio in meno, avrebbero
Guastato in parte la grazia senza nome
Che ondeggia sulla sua treccia corvina
O dolcemente le illumina in volto,
Dove pensieri limpidi e soavi
Pura svelano e preziosa la dimora.
III
Su quella guancia, sopra quella fronte,
Così dolci, serene ma eloquenti,
I sorrisi avvincenti, i colori accesi
Parlano di giorni volti al bene,
Di un animo che qui con tutto è in pace,
Di un cuore che ama innocente!

George Byron


fino al suono del nulla
fin dentro la vita
compenso ricordi
rivedo domande

martedì 15 gennaio 2013

Poesia e riflesso

 

Silenzi

Insinua il mentre l'oblio
fresche di mente le cose
di sempre nel sempre
in un mai conteso;
vissuti compressi
contesti e risuoni
il rimbombo s'acquieta
nel lungo flashback.

Anonimo del XX° secolo
poesie ritrovate

lunedì 14 gennaio 2013

Poesia e riflesso

ADDIO
L'uomo dice alla donna: ti amo,
come se stringessi tra le palme il mio cuore,
simile a scheggia di vetro che m'insanguina le dita,
quando lo spezzo follemente.
La donna dice all'uomo:
ho guardato nei tuoi occhi,
nel mio cuore,
con amore curvandomi sulle tue labbra.
L'uomo ha taciuto.
Un libro caduto sul pavimento.
Una finestra si è chiusa.
Come un mormorio nelle tenebre.

Nazim Hikmet


anch'io ancora amo
e mi sostiene un cuore
in un lago di delusioni;
l'arrivo del freddo comporta
nuove cose da dire...

domenica 13 gennaio 2013

Frammento e riflesso






foglie secche ancora pestano
le mie scarpe consunte dal viaggio,
non trovo ancora il coraggio
di andare oltre le innevate creste;
eppure in un sogno lontano
cedetti lo sguardo, porsi la mano...

anonimo del XX° secolo
framenti ritrovati

sabato 12 gennaio 2013

Sogno, sogni


Sogno, produzione psichica che ha luogo durante il sonno ed è caratterizzata da emozioni, percezioni e pensieri relativi a persone, situazioni o oggetti generalmente vissuti dal sognatore come reali e solo più raramente accompagnati dalla consapevolezza della loro irrealtà. Nei sogni le caratteristiche dell'esperienza cosciente diurna sono notevolmente alterate. In particolare, la coscienza onirica è totalmente svincolata dalla necessità di adattamento all'ambiente esterno reale ed è interamente governata dalle leggi dell'affettività, che prescindono dalle norme logiche e sociali; lo spazio e il tempo sono irreali, cioè il soggetto può essere contemporaneamente in due posti diversi, e insieme attore e spettatore della medesima scena; non vale il principio logico dell'«identità», per cui, per esempio, la persona sognata può essere vissuta dal sognatore come due diverse persone contemporaneamente e senza contraddizione. Queste caratteristiche rendono conto della difficoltà di tradurre il sogno nel linguaggio logico-discorsivo dell'esperienza diurna, come pure della necessità di ricorrere - a tale scopo - all'operazione definita da Freud «elaborazione secondaria», che consiste nella ristrutturazione del sogno in forma comprensibile e consequenziale. Un'altra caratteristica dell'esperienza cosciente onirica, nota fin dall'antichità, è costituita dal valore simbolico dei suoi contenuti; in proposito, Freud ha parlato di «simbolizzazione» onirica. Lo studio empirico dell'esperienza onirica, condotto con categorie psicologiche, può essere fatto risalire all'inizio del secolo scorso, quando risultò chiaro che le stimolazioni esogene sul corpo del soggetto dormiente svolgono un certo ruolo nella determinazione dei contenuti onirici, e che in questo processo le percezioni oniriche risultanti sono sempre di natura visiva e auditiva, anche se le stimolazioni interessano altri sensi. Sempre all'inizio del secolo scorso si scoprirono altri dati interessanti, come il fatto che il cieco nato sogna solo immagini auditive, mentre in chi diventa cieco dopo l'infanzia il sogno continua a essere caratterizzato prevalentemente da immagini visive. Tuttavia, queste e altre scoperte hanno solo una limitata portata esplicativa; pertanto il vero inizio dell'indagine scientifica sul sogno si colloca nel nostro secolo, in coincidenza con la pubblicazione, da parte di Freud (nel 1900), L'interpretazione dei sogni, opera fondata sull'analisi rigorosa dei sogni dell'autore stesso (dalla rete).

Sogno

Ho visto in sogno mio padre: «Tu qui?»
Timido e triste rideva: «Non vieni?»
O rive, o infanzia, o frangenti sereni,
voi tornavate, nel calante dì?

Tutto tornava. Eppure vano, oh fu,
al nembo che vi spense, onde fulgenti,
contendere e alla rena i lievi, argentei
suoi capelli, e all'oblio più che un sospiro.

Giorgio Bassani






capelli candidi
e spirito indomito;
così sei ai miei occhi
mentre lotti
senza lamenti...
chissà dove...
chissà...

venerdì 11 gennaio 2013

Poesia e riflesso

O CAPITANO! MIO CAPITANO!

O Capitano! mio Capitano! il nostro viaggio tremendo è finito,
La nave ha superato ogni tempesta, l'ambito premio è vinto,
Il porto è vicino, odo le campane, il popolo è esultante,

Gli occhi seguono la solida chiglia, l'audace e altero vascello;
Ma o cuore! cuore! cuore!
O rosse gocce sanguinanti sul ponte
Dove è disteso il mio Capitano
Caduto morto, freddato.

O Capitano! mio Capitano! alzati e ascolta le campane; alzati,
Svetta per te la bandiera, trilla per te la tromba, per te
I mazzi di fiori, le ghirlande coi nastri, le rive nere di folla,
Chiamano te, le masse ondeggianti, i volti fissi impazienti,
Qua Capitano! padre amato!
Questo braccio sotto il tuo capo!
É un puro sogno che sul ponte
Cadesti morto, freddato.

Ma non risponde il mio Capitano, immobili e bianche le sue labbra,
Mio padre non sente il mio braccio, non ha più polso e volere;
La nave è ancorata sana e salva, il viaggio è finito,
Torna dal viaggio tremendo col premio vinto la nave;
Rive esultate, e voi squillate, campane!
Io con passo angosciato cammino sul ponte
Dove è disteso il mio Capitano
Caduto morto, freddato.

Walt Whitman


desolatamente intenso
come una fitta al petto,
come uno struggente canto;
mi allevio il dolore
intingendo parole
nel calamaio dell'anima...



O CAPTAIN! MY CAPTAIN!

O Captain! my Captain! our fearful trip is done,
The ship has weather'd every rack, the prize we sought is won,
The port is near, the bells I hear, the people all exulting,

While follow eyes the steady keel, the vessel grim and daring;
But O heart! heart! heart!
O the bleeding drops of red,
Where on the deck my Captain lies,
Fallen cold and dead.

O Captain! my Captain! rise up and hear the bells;
Rise up-for you the flag is flung-for you the bugle trills,
For you bouquets and ribbon'd wreaths-for you the shores a-crowding,
For you they call, the swaying mass, their eager faces turning;
Here Captain! dear father!
This arm beneath your head!
It is some dream that on the deck,
You've fallen cold and dead.

My Captain does not answer, his lips are pale and still,
My father does not feel my arm, he has no pulse nor will,
The ship is anchor'd safe and sound, its voyage closed and done,
From fearful trip the victor ship comes in with object won;
Exult O shores, and ring O bells!
But I with mournful tread,
Walk the deck my Captain lies,
Fallen cold and dead.

Walt Whitman, 1865