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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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sabato 10 marzo 2012

Violetta

VIOLE D'INVERNO

- D'onde, o vecchina, queste vïolette
serene come un lontanar di monti
nel puro occaso ? Poi che il gelo ha strette
tutte le fonti ;

il gelo brucia dalle stelle, o nonna,
ogni foglia, ogni radica, ogni zolla -
- Tiepida, sappi, lungo la Corsonna
geme una polla.

Là noi sciacquiamo il candido bucato
nell'onda calda in mezzo a nevi e brine;
e il poggio è pieno di vïole, e il prato
di pratelline -

Ah! . . . ma, poeta, non ancor nel pio
tuo cuore è l'onda che discioglie il gelo?
non è la polla, calda nell'oblio
freddo del cielo?

Ché sempre, se ti agghiaccia la sventura,
se l'odio altrui ti spoglia e ti desola,
spunta, al tepor dell'anima tua pura,
qualche viola.

Giovanni Pascoli


La viola è sempre stata uno dei fiori più apprezzati, sia per l'aspetto estetico e per la delicata profumazione, da tutti i popoli e in tutti i tempi.
Gli antichi romani e le popolazioni arabe erano solite aggiungere alle bevande fiori di viola oppure estratti della stessa, al fine di rendere più delicata e gradevole la consumazione.
Molti poeti hanno celebrato e inserito nelle proprie opere la viola, come uno dei fiori più belli e delicati; altrettanto ricorrente è la rappresentazione del fiore in dipinti e decorazioni.
Famoso è infine l'utilizzo del fiore per ottenere profumi ed essenze.
Nel linguaggio dei fiori la viola è l'emblema dell'umiltà e della modestia.
Pianta che necessita di almeno alcune ore al giorno di irradiamento solare.
Si consiglia di annaffiare queste piante solo quando il terreno è perfettamente asciutto, in genere si interviene circa una volta a settimana.
Evitiamo gli eccessi.
In primavera le piante da fiore necessitano di un buon apporto di concime, in modo da sviluppare al meglio i nuovi germogli ed i fiori; si consiglia un concime specifico per piante da fiore, ricco in potassio; utilizzando un concime a lenta cessione è sufficiente una somministrazione ogni quattro mesi; con un concime da sciogliere in acqua invece sarà necessario fornire concimazioni ogni 15-20 giorni (dalla rete).




il fiore che amo,
quello che fa rinascere
ogni volta lo cerco
nell'erba ancora invernale;
quando la trovo sorrido
come non faccio quasi più;
violette leggere,
le amava mia nonna,
Maria,
quella più sola,
quella più lontana... 






venerdì 9 marzo 2012

Banderuole

Gli oggetti legati al vento, elemento della Natura concreto ed immateriale al tempo stesso, hanno sempre affascinato l'uomo per la loro capacità di renderlo tangibile ed osservabile.
Uno di questi, fra i più rappresentativi, è di sicuro la Banderuola Segnavento che abbeliscono i tetti delle case in molti paesi ed è sempre stata usata per controllare la direzione del vento.
Con una tradizione che affonda le proprie radici nei secoli, come testimonia il segnavento in cima alla cattedreale di Winchester, nasce in Europa per mano di Leonardo da Vinci e diventa, oggi, oggetto di culto negli Stati Uniti.
Diventa ben presto simbolo di distinzione, di comando, di potere e di appartenenza ad una classe sociale elevata: può fregiarsi di una banderuola sulla torre del castello o sul tetto della propria dimora solo chi ha sangue blu nelle vene.
L'installazione è strettamente regolamentata da una serie di editti che attraversano ogni paese europeo: sui torrioni e palazzi garriscono al vento banderuole che contrappongono ai galli ed agli agnelli dei campanili, sagome di stemmi, gonfaloni e bandiere in ferro dipinte o in legno intagliato.
All'epoca dei comuni è permesso anche alla borghesia mercantile l'uso dei segnavento che diventano, per ostentazione di potere, sempre più grandi.
Durante il rinascimento l'iconografia delle banderuole si arricchisce di animali fantastici esaltati dall'uso dei colori a olio sulle superfici metalliche. I religiosi possono scegliere forme a loro scelta, mentre i nobili sono vincolati a sagome ben codificate secondo il loro titolo: il cavaliere deve accontentarsi di una banderuola a forma di freccia, i più potenti, invece, possono permettersi un segnavento riproducente l'elsa minacciosa di una spada.
Nel seicento molti proprietari terrieri di origine non nobile si ribellano al divieto di installazione delle banderuole, strumento indispensabile per la coltivazione della terra, loro unico sostentamento. Diventano così molteplici le banderuole abusive e clandestine installate anche a rischio di galera.
Bisogna attendere il Settecento, nell'epoca dei lumi, per avere leggi più permissive sull'uso e l'installazione delle banderuole segnavento, in Italia ed in Europa. Tuttavia non esiste una corporazione specifica cui competa la costruzione di tali oggetti: si cimentano, così, ramai e fabbri, stagnari e falegnami. Introducendo, in questo modo, nuove figure e forme tratte dall'osservazione della vita quotidiana (dalla rete - l'arte del rame di E. Usan).



A metà della vita

Tra pere gialle e rose selvagge
Scende la terra nel lago
E voi cigni graziosi tuffate
ebbri di baci il capo
Nell'acqua sacra ed austera.

Ma dove prenderò fiori in inverno,
dove la luce del sole
e l'ombra della terra?
Stanno le mura silenziose e fredde
E nel vento è tintinnio di banderuole.

Friedrich Holderlin

giovedì 8 marzo 2012

La casa triste

C'era una volta una grande casa in campagna.
Questa casa era molto bella, ma era anche molto triste perché nessuno ci abitava e solo ogni tanto i suoi padroni andavano a trovarla e non si fermavano mai per più di un giorno e in più non aveva nemmeno dei mobili o dei divani con cui parlare perché era del tutto vuota.
Soprattutto la notte la casa si sentiva sola e sconsolata perché nessuno voleva mai dormire da lei, così cominciò anche a fare dei dispetti.
Quando veniva il buio cominciava a scricchiolare, a far sbattere le finestre e a produrre strani rumori.
Questo però faceva sì che i suoi padroni avessero ancora meno desiderio di fermarsi con lei, tantomeno volevano dormirci.
Un giorno però, all'improvviso la casa scoprì che qualcosa stava cambiando. I suoi padroni venivano a trovarla molto più spesso, e tra le sue stanze giravano anche degli estranei, pieni di attrezzi, pennelli, vernici e tante altre cose.
Talvolta gli uomini in tuta le facevano anche il solletico o le causavano un po' di fastidio facendole dei buchini o martellando in giro, ma la casa era felice lo stesso perché adesso vedeva tante persone.
Ma le sorprese non erano finite. Un bel giorno d'inverno non sentì più freddo, perché qualcuno aveva acceso la caldaia e in più, quello stesso giorno, arrivarono dei camion con tanta roba. Mobili, divani, tavoli sedie, vennero a farle compagnia.
Ma la gioia più grande la casa la provò quando vide entrare tutti i suoi padroni con le valigie: la nonna, il babbo, Camilla e la mamma (che aveva anche un gran pancione perché aspettava la sorellina di Camilla) e capì che sarebbero rimasti lì per sempre.
Finalmente la casa si riempì di voci, di risate, di grida di bambino e la casa fu talmente felice che smise immediatamente di fare tutti i rumori strani.
E il giorno che arrivò anche Carolina c'è chi giura di averla vista sorridere e piangere una lacrima di gioia.



flebili luci rimandano
ombre scomposte in questo buio
dove aleggiano vaghe visioni,
dove confondo profili, contorni;
nel fragile fremito
scopro ingenti quantità d'amore
come quando brancolavo nel nulla
come quando ero solo un frammento...

anonimo del XX° secolo
frammenti ritrovati

mercoledì 7 marzo 2012

Quasi primavera

DALL'INVERNO ALLA PRIMAVERA

Quando l'inverno muore lentamente nella primavera,
nelle sere di quei bei giorni limpidi, lieti, senza vento,
su cui si tengono spalancate per le prime volte le finestre
e si portano sulle terrazze i vasi dei fiori,
le città offrono uno spettacolo gentile e pieno d'allegrezza e di poesia.
A passeggiare per le vie si sente, di tratto in tratto, sul viso,
un'ondata d'aria tiepida, odorosa.
Di che? di quali fiori? di quali erbe? Chi lo sa!

Edmondo De Amicis


Scrittore italiano, nato in Liguria a Oneglia, oggi Imperia, il 1846, morì a Bordighera il 1908.
Intraprese la carriera militare e partecipò alla Terza Guerra d'Indipendenza Italiana del 1866.
Successivamente si dedicò al giornalismo e svolse attività di saggista e narratore.
Nei suoi scritti, per lo più educativi, scorre una vena di garbato sentimentalismo, in linea con il clima moralistico del secondo Ottocento.
De Amicis fu soprattutto un prosatore.
I suoi versi manifestano aspetti che saranno di lì a poco caratteristici dei poeti crepuscolari (dalla rete).

martedì 6 marzo 2012

Sei corde

La chitarra è uno strumento musicale cordofono, che viene suonato con i polpastrelli, con le unghie o con un plettro.
Il suono è generato dalla vibrazione delle corde, che sono tese al di sopra del piano armonico che, a sua volta, poggia sulla cassa armonica che amplifica il suono. Le corde sono tese tra il tiracorde, fissato sul ponticello, ed il capotasto, essendo fissate tra il ponticello e le meccaniche poste sulla paletta. Sul manico, la tastiera consente di accorciare la lunghezza della parte di corda vibrante e di suonare la nota o le note desiderate premendo la corda stessa appena dietro il rispettivo tasto.
La chitarra ha origine non dal liuto, al contrario di quanto alcuni suppongono erroneamente, ma dalla chitarra barocca.
La chitarra di tipo spagnolo o andaluso ha sei corde, ma spesso esistono delle variazioni, ad esempio in Brasile è in uso un tipo di chitarra a 7 corde.
Un'altra variazione comune è la chitarra a dodici corde, che però porta la medesima accordatura replicata in ottava da corde accoppiate più sottili. L'accordatura più comune, nota come accordatura spagnola, è Mi-Si-Sol-Re-La-Mi dalla corda più acuta alla più grave.
Questa accordatura, in cui l'intervallo tra due corde adiacenti è di una quarta giusta (tranne che tra seconda e terza corda, che distano di una terza maggiore), si è imposta per ragioni storiche e per la sua praticità nel formare accordi mediante posizioni della mano sinistra non complicatissime.
Esistono anche accordature alternative, ad esempio l'accordatura sarda, in cui le corde a vuoto suonano un Do maggiore, e le accordature aperte. 
Queste accordature vengono usate in alcuni particolari generi musicali.
Inoltre molti compositori prescrivono particolari accordature per l'esecuzione di singoli brani.
Di solito la mano sinistra preme le corde sul manico, mentre la destra pizzica le corde facendole vibrare. Esistono tuttavia esempi di chitarristi che tengono il manico con la mano destra; alcuni di questi scelgono di non invertire nemmeno l'ordine delle corde.

LE SEI CORDE

La chitarra
fa piangere i sogni.
Il singhiozzo delle anime
sperdute
sfugge dalla sua bocca
rotonda.
E come la tarantola,
tesse una grande stella
per irretire sospiri,
che fluttuano nella sua nera
cisterna di legno.

Federico Garcia Lorca


le mie chitarre dormono
ormai da tempo stanno
in custodie scarne
ad aspettare nuove dita;
è un sonno leggero che agita
le loro note nascoste
chissà se ancora
suoneranno un giorno
e per chi...

lunedì 5 marzo 2012

Poesia e frammento

Carlo Betocchi nacque a Torino il 23 maggio 1899, da padre ferrarese e madre toscana, e scomparve a Bordighera (IM) il 25 maggio 1986. Traferitosi a Firenze da bambino, visse poi a Trieste, Roma, Bologna, Venezia, ma può esser considerato poeta toscano (anche se Caproni aggiunse: "...Piú che toscano, italiano all'antico modo romanico") (dalla rete).

Non ho più che lo stento d'una vita

Non ho più che lo stento d'una vita
che sta passando, e perduto il suo fiore
mette spine e non foglie, e a malapena
respira. Eppure, senza acredine.
C'è quell'amore nascosto, in me,
quanto più miserevole pudico,
quel sentore di terra, che resiste,
come nei campi spogli: una ricchezza
creata, non mia, inestinguibile.
Nemmeno più coltivabile, forse, ma vera
esistenza; così come pare sperduta
nel cosmo, con la sua gravità, le sue leggi,
il suo magnetismo morente, che lo Spirito
non dimentica, anzi numera.
Non guardatemi, che son vecchio,
ma nel mio mutismo pietroso ascoltate
come gorgheggia , com'è fiero l'amore

Carlo Betocchi


gli infiniti spazi, nel buio,
risaltano appena in contorni
che decisi si muovono e toccano
le mie pene si arricciano
in stropicciati pensieri;
tu sei come sei
e un lampo ricorda
le assolate vicende, gli orpelli,
in un vivido lampo di luce
io, qui, sempre ti aspetto...

domenica 4 marzo 2012

Il morso della tarantola

Un contadino stava vangando il suo campo, quando da una zolla scappò fuori una grossa tarantola.
- Che brutto ragno! - esclamò il contadino tirandosi indietro.
- Se mi tocchi ti mordo - sibilò inferocita la tarantola. - E ti avverto che il mio morso è velenoso e ti farà morire tra dolori atroci. -
Il contadino la guardò e capì subito che mentiva perché parlava troppo.
Fece un passo avanti e la pestò col piede scalzo dicendo:
- O vediamo un po' se mi farai morire per davvero! -
La tarantola, schiacciata, aveva fatto in tempo a morderlo, ma il contadino rimase nel suo convincimento, continuando a pensare che le minacce di quel ragno erano vane: e il morso, difatti, non gli dette che un po' di bruciore.

Leonardo Da Vinci


sabato 3 marzo 2012

Felicità e ancora un relitto


Felicità raggiunta, si cammina
per te su fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s'incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t'ama.
Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
è dolce e turbatore come i nidi delle cimase
Ma nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case.

Eugenio Montale


io,
miraggio sperduto alle dune,
ripiego nel cuore il quoto
che ancora mi tocca
nel computo divino ho schernito
le miridadi di pose, i gesti
di altri percossi dal vento;
mi ripiego e stordito rimiro
le marine ora secche,
rive cosparse di antichi relitti...



Un relitto viene considerato quanto rimane di una nave dopo l'affondamento (naufragio) o l'arenamento a seguito di guasto, incidente o azione di guerra in mare.
Esistono anche relitti spaziali costituiti da satelliti artificiali abbandonati e altri rottami in orbita intorno alla Terra, spesso catalogati come detriti spaziali o con l'equivalente inglese space debris.
La terminologia comune, generalmente utilizzata tra chi si occupa di relitti, di navi sommerse e /o perdute è la seguente:
Si intende per relitto aeronavale una nave o un mezzo aereo di cui su conosce con sicurezza la presenza sul fondale, pur non conoscendo con estrema sicurezza le coordinate geografiche della sua posizione. Nel caso di relitti navali, il nome da attribuire al relitto è il nome della nave al momento dell'affondamento e non quello al momento del varo.
Le navi di cui si ha invece notizia CERTA e DOCUMENTATA di affondamento e non sono state ancora ritrovate e localizzate vengono definite " NAVI SOMMERSE o PERDUTE " (wikipedia).

venerdì 2 marzo 2012

Anidride solforosa

sicuramente non è la sua canzone più conosciuta,
sicuramente non è neanche la più amata
ma è la mia scelta;
ero giovane quando uscì
"Anidride Solforosa"
che credo sia il V° LP di Dalla.
I testi (Roberto Roversi) e le musiche
in un insieme di cose nuove.
Se vi va ascoltate anche il brano
"Tu parlavi una lingua meravigliosa"
perchè merita davvero. 



 
Ulisse coperto di sale

Vedo le stanze imbiancate
tutte le finestre spalancate
neve non c'è, il sole c'è,
nebbia non c'è, il cielo c'è!
Tutto scomparso, tutto cambiato
mentre ritorno da un mio passato
tutto è uguale, irreale
sono Ulisse coperto di sale!
E' vero la vita è sempre un lungo, lungo ritorno
ascolta io non ho paura dei sentimenti
e allora guarda, io sono qui,
ho aperto adagio adagio con la chiave
come un tempo
ho lasciato la valigia sulla porta
ho lasciato la valigia sulla porta.
Ho guardato intorno prima di chiamare, chiamare
non ho paura, ti dico
che sono tornato per trovare, trovare
come una volta
dentro a questa casa
la mia forza
come Ulisse che torna dal mare
come Ulisse che torna dal mare.
Una mano di calce bianca
sulle pareti della mia stanza
cielo giallo di garbino,
occhio caldo di bambino!
Tiro il sole fin dentro la stanza
carro di fuoco che corre sul cuore
perchè ogni giorno è sabbia e furore
e sempre uguali non sono le ore!
Voglio dirti
non rovesciare gli anni come un cassetto vuoto,
ascolta
anche i giovani non hanno paura di un amore
e mai, mai, mai strappano dal cuore i sentimenti
io ti guardo
la tua forza è un'ombra di luce
la tua forza è un'ombra di luce.

La mano affondata nel vento del vento...
aria calda, urlano quelle nostre ore
strette in un pugno
urlano come gli uccelli,
i sassi si consumano, non si consuma la vita
la giornata è uguale a una mano che è ferita
io sono Ulisse al ritorno
Ulisse coperto di sale!
Ulisse al principio del giorno!

Lucio Dalla



Dopo Il giorno aveva cinque teste, primo album in cui i testi erano opera del poeta bolognese Roberto Roversi, Dalla incide nel 1974 un 45 giri, Anna bellanna, dove torna a collaborare per il testo con Paola Pallottino; dopodiché inizia a lavorare al nuovo LP, dove ritorna a lavorare con Roversi.
Anche in questo disco il poeta affronta per lo più tematiche sociali, come la delinquenza minorile in Mela da scarto (il Ferrante Aporti che si cita nel testo è il riformatorio di Torino) o lo sfruttamento del proletariato da parte della borghesia in Le parole incrociate (dove nel sottofondo musicale la fisarmonica cita la melodia della canzone popolare siciliana Ciuri ciuri), il modo morboso dei mass media di affrontare i casi di cronaca nera in Carmen Colon (che era stata, nel 1971, una delle vittime del cosiddetto Alphabet Killer) o ancora le contraddizioni del capitalismo in La borsa valori (il cui testo è per la quasi totalità un elenco di titoli azionari e del loro valore, e che nella musica ha due citazioni eseguite dall'orchestra d'archi, Raindrops keeps falling on my head di Burt Bacharach e Singin' in the rain).
Non mancano però canzoni d'amore: su tutte quella che conclude il lato uno, Tu parlavi una lingua meravigliosa, una delle canzoni più belle nate dalla collaborazione di Roversi con Dalla, e che per questo motivo viene scelta dalla RCA come 45 giri (sull'altro lato c'è invece la title track dell'album).
Rispetto al precedente, vi è un cambiamento per la produzione, che è di Renzo Cremonini, mentre gli arrangiamenti sono curati nuovamente dal maestro Ruggero Cini.
Nella copertina non sono riportati i nomi dei musicisti, eccetto quello delle Baba Yaga, che cantano nei cori.
La copertina del disco raffigura un disegno Manelli che ritrae Lucio Dalla, e lo stesso disegno si trova nel poster interno allegato alla prima edizione del disco (ma non nelle ristampe).
La canzone Le parole incrociate era già stata eseguita da Dalla nei concerti effettuati l'anno precedente insieme a Francesco De Gregori, Antonello Venditti e Maria Monti, ed infatti è inserita nel disco Bologna 2 settembre 1974 (dal vivo); presentando il brano Dalla dice che il protagonista della canzone è il protagonista della storia, e cioè il popolo (ed infatti nel testo sono raccontati molti episodi della storia d'Italia).
Nel disco dal vivo, tra l'altro, il verso «fucilazioni in massa, dentro al castello antico» viene modificato in «spari, capestri e mazze, dentro al castello antico», e mancano i tre versi «Il gioco dei potenti/è di cambiare se vogliono/anche la corsa dei venti».
Il brano "Anidride solforosa", è stato eseguito in concerto durante il tour del 1993 da Francesco De Gregori, che lo ha eseguito insieme ad Angela Baraldi, ed è stato inserito l'anno dopo nell'album dal vivo Bootleg. La presenza della cantautrice bolognese rende giustizia al testo, i cui versi della strofa danno voce a un personaggio femminile che approda dalla provincia alla metropoli ( da wikipedia).

giovedì 1 marzo 2012

March

You, wind of March

Sei la vita e la morte.
Sei venuta di marzo
sulla terra nuda -
il tuo brivido dura.
Sangue di primavera
- anemone o nube -
il tuo passo leggero
ha violato la terra.
Ricomincia il dolore.

Il tuo passo leggero
ha riaperto il dolore.
Era fredda la terra
sotto povero cielo,
era immobile e chiusa
in un torpido sogno,
come chi più non soffre.
Anche il gelo era dolce
dentro il cuore profondo.
Tra la vita e la morte
la speranza taceva.

Ora ha una voce e un sangue
ogni cosa che vive.
Ora la terra e il cielo
sono un brivido forte,
la speranza li torce,
li sconvolge il mattino,
li sommerge il tuo passo,
il tuo fiato d'aurora.
Sangue di primavera,
tutta la tetra trema
di un antico tremore.

Hai riaperto il dolore.
Sei la vita e la morte.
Sopra la terra nuda
sei passata leggera
come rondine o nube,
e il torrente del cuore
si è ridestato e irrompe
e si specchia nel cielo
e rispecchia le cose -
e le cose, nel cielo e nel cuore
soffrono e si contorcono
nell'attesa di te.
E', il mattino, è l'aurora,
sangue di primavera,
tu hai violato la terra.

La speranza si torce,
e ti attende ti chiama.
Sei la vita e la morte.
Il tuo passo è leggero.

Cesare Pavese


Vincent Van Gogh, Vento

infinità indiscusse si avvitano
in eleganti visure panoramiche
dove dominano i lunghi silenzi
e le valli sono strisce di verde;
l'eterno ambiguo si scioglie
nelle lacrime del poi, del mai,
come un fiume ormai in secca
la gola tenta un disperato grido...