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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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mercoledì 11 novembre 2009

NEBBIA
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Nascondi le cose lontane,
tu nebbia impalpabile e scialba,
tu fumo che ancora rampolli,
su l'alba,
da' lampi notturni e da' crolli
d'aeree frane!
Nascondi le cose lontane,
nascondimi quello ch'è morto!
Ch'io veda soltanto la siepe
dell'orto,
la mura ch'ha piene le crepe
di valeriane.
Nascondi le cose lontane:
le cose son ebbre di pianto!
Ch'io veda i due peschi, i due meli,
soltanto,
che dànno i soavi lor mieli
pel nero mio pane.
Nascondi le cose lontane
che vogliono ch'ami e che vada!
Ch'io veda là solo quel bianco
di strada,
che un giorno ho da fare tra stanco
don don di campane...
Nascondi le cose lontane,
nascondile, involale al volo
del cuore! Ch'io veda il cipresso
là, solo,
qui, solo quest'orto, cui presso
sonnecchia il mio cane.
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Giovanni Pascoli

martedì 10 novembre 2009

Il Profeta

SULLA CASA
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Allora si fece avanti un muratore e disse:
Parlaci della Casa.
E lui rispose dicendo: Costruite con l'immaginazione una capanna nel deserto, prima di costruire una casa entro le mura della città: poiché come voi rincasate al crepuscolo, altrettanto fa il nomade che è in voi, sempre esule e solo.
La casa è il vostro corpo più vasto.
Essa si espande nel sole e dorme nella quiete della notte, e non è senza sogni.
Non sogna forse la vostra casa?
E sognando non abbandona la città per il bosco o la sommità della collina?
Vorrei riunire nella mia mano le vostre case, e come il seminatore disperderle in prati e foreste. Vorrei che le vostre strade fossero valli e verdi sentieri i vostri viali, affinché potreste cercarvi l'un l'altro tra le vigne e ritrovarvi con l'abito odoroso di terra.
Ma questo non può ancora accadere.
La paura dei vostri antenati vi ha radunati insieme, troppo vicini.
E questa paura durerà ancora in voi.
E ancora le mura delle vostre città separeranno dai campi i vostri focolari.
Ditemi, popolo di Orfalese, che avete in queste case?
E che mai custodite dietro l'uscio sbarrato?
Pace?
Il calmo impeto che rivela la forza?
Ricordi?
L'arco di pallida luce che unisce le cime della mente?
Avete la bellezza che conduce il cuore dagli oggetti creati nel legno e nella pietra alla montagna sacra?
Ditemi, avete questo nelle vostre case?
O avete solo benessere e l'avidità del benessere che furtiva entra in casa come ospite per diventarne padrona e infine sovrana?
Sì, essa vi domina, e con il rampino e la frusta riduce a fantocci le vostre aspirazioni più alte. Benché abbia mani di seta, il suo cuore è di ferro.
Vi addormenta cullandovi per stare vicina al vostro letto e prendersi gioco della dignità della carne.
Schernisce i vostri sensi integri e li depone nella bambagia come fragili vasi.
In verità, l'avidità del benessere uccide la passione dell'anima e sogghigna alle sue esequie.
Ma voi, figli dell'aria, insonni nel sonno, non sarete ingannati né domati.
La vostra casa non sarà l'ancora, ma l'albero della nave.
Non sarà il velo lucente che ricopre la ferita, ma la palpebra a difesa dell'occhio.
Non ripiegherete le ali per attraversare le porte, non chinerete la testa per non urtare la volta, non tratterrete il respiro per paura che le mura si incrinino e crollino.
Non dimorerete in sepolcri edificati dai morti per i vivi.
E sebbene magnifica e splendida, la vostra casa non custodirà il vostro segreto né darà riparo alle vostre brame.
Poiché ciò che in voi è sconfinato risiede nella dimora del cielo, la cui porta è bruma mattutina e le finestre sono canti di quiete notturna.

lunedì 9 novembre 2009


ALL'AMICO CHE DORME
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Che diremo stanotte all'amico che dorme?
La parola più tenue ci sale alle labbra
dalla pena più atroce. Guarderemo l'amico,
le sue inutili labbra che non dicono nulla,
parleremo sommesso.
La notte avrà il volto
dell'antico dolore che riemerge ogni sera
impassibile e vivo. Il remoto silenzio
soffrirà come un'anima, muto, nel buio.
Parleremo alla notte che fiata sommessa.
Udiremo gli istanti stillare nel buio
al di là delle cose, nell'ansia dell'alba,
che verrà d'improvviso incidendo le cose
contro il morto silenzio. L'inutile luce
svelerà il volto assorto del giorno. Gli istanti
taceranno. E le cose parleranno sommesso.
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Cesare Pavese

sabato 7 novembre 2009

Whis You Were Here


Wish you were here
So, So you think you can tell Heaven from Hell, blue skies from pain. Can you tell a green field from a cold steel rail? A smile from a veil, Do you think you can tell?
And did they get you trade your heroes for ghosts? Hot ashes for trees? Hot air for a cool breeze? Cold comfort for change? And did you exchange a walk on part in the warfor a lead role in a cage?
How I wish, how I wish you were here. We're just two lost souls swimming in a fish bowl, year after year, running over the same old ground. What have we found? The same old fears, wish you were here.
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Anche io vorrei lui fosse qui, con me a discutere insieme davanti ad un bourbon o mentre stiamo fumando e ridendo di noi e delle nostre stupidissime esigenze. Vorrei tu fossi qui, amico mio, con me ed il nostro Garrafon fatto di sole a picchiarci sulla testa in quel nostro Messico o mentre girovaghiamo pedalando le strade di Cuba.

Vorrei davvero tu fossi qui...con me.
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Vorrei che tu fossi qui
Così, Così pensi di poter distinguere Il Paradiso dall'Inferno Cieli azzurri dal dolore Puoi distinguere un prato verde da una fredda rotaia d'acciaio? Un sorriso da una menzogna Pensi di saperlo distinguere?
E ti hanno fatto scambiare I tuoi eroi con fantasmi? Ceneri bollenti con alberi? Aria calda al posto di una fresca brezza? Freddo comfort invece del cambiamento? Ed hai scambiato Una comparsata in una guerra Con un ruolo da protagonista in una gabbia?
Come vorrei, come vorrei che tu fossi qui Eravamo solo due anime perdute che nuotavano in una boccia per pesci Anno dopo anno Correndo sullo stesso vecchio terreno. Cosa abbiamo trovato? Le stesse vecchie paure Vorrei che tu fossi qui.

venerdì 6 novembre 2009
















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Le Foglie Secche
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Le foglie secche e i ricci
frusciavano sotto i piedi
quasi come uno sciacquìo
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Italo Calvino
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giovedì 5 novembre 2009

TAC


Tac,
dopo il Tic,
Tac suffisso di molte parole,
Taccagno, Tacco, Taccola, Tacchino, Taccuino, Tacito, etc.

Tac,
piccola cosa dimenticata spesso,
racchiude infinitamente piccolo e nascosto.
Tac,
sempre dopo Tic
Tac,
ed il gioco è fatto,
concluso!


mercoledì 4 novembre 2009

Il Profeta


SULLA PAROLA

E allora uno studioso disse: Spiegaci la Parola.
E lui rispose dicendo: Voi parlate quando avete perduto la pace con i vostri pensieri; E quando non potete più sopportare la solitudine del cuore voi vivete sulle labbra, e il suono vi è di svago e passatempo.
E molte delle vostre parole quasi uccidono il pensiero, Poiché il pensiero è un uccello leggero che in una gabbia di parole può spiegare le ali, ma non prendere il volo.
Tra voi vi sono quelli che cercano uomini loquaci per timore di restare soli.
Il silenzio della solitudine mette a nudo il loro essere, ed essi vorrebbero fuggirlo.
E vi sono quelli che, senza consapevolezza o prudenza parlano di verità che non comprendono. E quelli invece che hanno dentro di sé la verità, ma non la esprimono in parole.
Nel loro petto lo spirito dimora in armonico silenzio.
Quando per strada o sulla piazza del mercato incontrate un amico, lasciate che lo spirito vi muova le labbra e vi guidi la lingua.
Lasciate che la voce della vostra voce parli all'orecchio del suo orecchio; Poiché custodirà nell'anima la verità del vostro cuore come si ricorda il sapore del vino.
Quando il colore è dimenticato e la coppa è perduta.

martedì 3 novembre 2009


Porto con me la dolce pena. Erro
entro terre più belle dell'amore.
E mi affaccio sul mare che si batte
contro scogli per ridere con sé.
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Solitario un fanciullo scorgo assorto
in qualcosa di oscuro ch'io non oso
indovinare ... Poi, scoperto, un guizzo
e un salto lo riportan gaiamente
a nasconder nel mare il suo peccato.
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Sandro Penna, Poesie inedite

lunedì 2 novembre 2009


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Oh odiata morte!
Risolutrice dei supremi mali
con che criterio scegli i figli tuoi?
Per quale regno?
Quel tuo sottile e permeato velo
pian piano agli occhi toglierà colore
e l'orizzonte sfocherà più adagio.
Soffrire tanto perchè tanto si è amato
l'eterno dubbio...le visioni opache
e un volto caro che si sta spegnendo.

Anonimo XX° Secolo



La maggior parte delle festività nazionali messicane - alcune delle quali associate a momenti importanti della vita della collettività - è legata al calendario liturgico cattolico e tuttavia è spesso evidente la presenza di elementi rituali di origine preispanica. Caso esemplare è la ricorrenza del "Dia de los Muertos" (Il Giorno dei Morti), il 2 novembre, celebrata in tutto il paese. Sociologi e scrittori hanno scritto migliaia di pagine per spiegare l'intrigante e unico rapporto che i messicani hanno con la morte, una presenza esorcizzata in molti modi, spesso con un'ironia spinta oltre i confini dell'assurdo. Il "Dia de los muertos" è un'ottima occasione per capire questo aspetto peculiare dell'anima messicana quando in molte zone del Paese, soprattutto quelle a maggioranza indigena, le celebrazioni ridanno vita alle tradizioni religiose precolombiane.
Già verso la fine di ottobre negozi, pasticcerie, piazze e mercati di tutto il Messico si riempiono di calaveras, ovvero dolci a forma di teschio di ogni dimensione, dai colori pastello. I famosi calaveras, dolcetti di zucchero a forma di teschioI novios, i fidanzati, si giurano eterno amore davanti a bare di zucchero che si aprono a scatto su piccoli scheletri che portano il nome dell'amato.Le panetterie dei villaggi preparano il pan de muertos (pane dei morti) ornato di fiori e frutta di zucchero colorato, che viene portato nei cimiteri, soprattutto nelle zone popolate da indigeni, e simbolicamente offerto ai propri cari defunti. Le donne maya dello Yucatàn cucinano l'hanal-pixan, ovvero il pranzo delle anime; nello Stato di Tabasco, invece, al caro estinto vengono offerti i tamales, involtini di mais e pollo avvolti in foglie di banana.
I dolci dei morti, preannuncio del dia de muertos, sono la manifestazione più evidente di un'idea della morte ambigua e ossessiva, nata ai tempi degli aztechi. Una presenza ingombrante da esorcizzare, anche con l'ironia, che si è intrecciata con una vita quotidiana spesso resa precaria da guerre civili e rivoluzioni. Già nei giorni precedenti la celebrazione vera e propria fervono i preparativi: nelle case si dedicano ai defunti altari colorati, adorni di fiori e di offerte e nella notte che precede il 2 novembre l'intera popolazione si reca nei cimiteri.Nei paesi e nelle città vengono allestiti, nei luoghi pubblici, altari e composizioni di scheletri di cartapesta (immortalati dal più celebre caricaturista messicano, José Guadalupe Posada) che 'vivono' le situazioni normali della vita: suonano, ballano, dormono, mangiano, scherzano. La morte, detta anche "La Pelona", è presente infatti in ogni momento dell'esistenza, nelle canzoni e nelle poesie: il messicano anche sulla morte ha battute mordaci, si burla di lei, ironizza, la corteggia, la nomina "allegramente" e, soprattutto, la accetta. In quasi tutte le panetterie e sui mercati si vendono pani e dolci dalla forma di scheletro e da tutte le parti vengono esposti scheletri e teschi in cartapesta. In occasione di questa festività si regalano ad amici e parenti le "calaveras" (teschietti di zucchero) ornati dei loro nomi: il teschio non ha infatti niente di orripilante o terrificante e, trofeo ostentato pubblicamente durante l'epoca preispanica, è oggi quasi una forma ornamentale, allusione all'immortalità della vita. I riti più impressionanti si celebrano nei villaggi Purepecha, intorno al Lago Janitzio, nello Stato di Michoacàn, mentre la celebrazione più spettacolare si svolge sull'isola di Janitzio,nei pressi di Pàzcuaro. La cerimonia è particolarmente suggestiva, con il piccolo cimitero a picco sul lago illuminato solo da migliaia di candele. L'apice della cerimonia è raggiunto nella notte tra l'1 e il 2 novembre in molti cimiteri che, ornati di "cempasùchil", i fiori arancioni di stagione, vengono raggiunti dalle donne che recano le offerte e le vivande (ofrendas) preferite dei parenti scomparsi poiché, secondo le credenze popolari, i defunti scendono in quel la notte dall'aldilà per partecipare con i vivi alla festa. Gli uomini vegliano e cantano per tutta la notte. Tutti insieme trascorrono la notte in un intenso dialogo con i defunti. In onore dei defunti si svolge dunque un rituale che celebra la continuità della vita, eredità dei culti preispanici che vedevano i concetti di vita e di morte come un'unità indissolubile, la morte come fonte di vita e presupposto di ogni nascita.
Coatlicue, la dea creatrice e distruttrice dei Mexica (Aztechi), incarnava questo principio: madre-terra che dà la vita, si alimentava al tempo stesso grazie al sacrificio e alla morte dei suoi figli e questo ciclo era necessario per mantenere l'ordine dinamico del cosmo.
Questo potere di conciliazione tra la vita e la morte - scriveva André Breton - è la principale attrattiva del Messico. (Testi tratti da "Messico" del Touring Club Italiano e da "Messico" dei Meridiani)
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domenica 1 novembre 2009

Wiicked Game

Un video ed una canzone da brivido. Mi riporta indietro di molto tempo. L'ho ascoltata per caso e distrattamente, la canzone, per la prima volta su un volo di rientro come un altro ed ho fatto non poca fatica a ritrovarla.

Poi, anni dopo, ho scoperto il video. Eccoveli tutti e due.

Gioco Cattivo: Il mondo era in fiamme, nessuno poteva salvarmi tranne tu E' strano quale desiderio renderà pazza la gente Non avrei mai sognato che avrei avuto bisogno di qualcuno come te E non avrei mai sognato che avrei avuto bisogno di qualcuno come te No, non voglio innamorarmi Questo mondo ha sempre intenzione di frenare il tuo cuore No, non voglio innamorarmi Questo mondo ha sempre intenzione di frenare il tuo cuore¦con te Che gioco cattivo da fare Per farmi sentire così Che cosa cattiva da fare Per permettermi di sognarti Che cosa cattiva da dire Non ti sei mai sentito così¬ Che cosa cattiva da fare Per farmi sognare te No, non voglio innamorarmi Questo mondo ha sempre intenzione di frenare il tuo cuore No, non voglio innamorarmi Questo mondo ha sempre intenzione di frenare il tuo cuore¦con te Il mondo era in fiamme, nessuno poteva salvarmi tranne tu E' strano quale desiderio renderà pazza la gente No, non avrei mai sognato che avrei amato qualcuno come te Non sognerà mai di perdere qualcuno come te No, non voglio innamorarmi Questo mondo ha sempre intenzione di frenare il tuo cuore No, non voglio innamorarmi Questo mondo ha sempre intenzione di frenare il tuo cuore con te Nessuno ama nessuno

Wicked Game The world was on fire No one could save me but you. Strange what desire will make foolish people do I never dreamed that I'd meet somebody like you And I never dreamed that I'd lose somebody like you No, I don't want to fall in love [This love is only gonna break your heart] No, I don't want to fall in love [This love is only gonna break your heart] With you With you What a wicked game you play To make me feel this way What a wicked thing to do To let me dream of you What a wicked thing to say You never felt this way What a wicked thing to do To make me dream of you v And I don't wanna fall in love [This love is only gonna break your heart] And I don't want to fall in love [This love is only gonna break your heart] {World was on fire No one could save me but you Strange what desire will make foolish people do I never dreamed that I'd love somebody like you I never dreamed that I'd lose somebody like you No I don't wanna fall in love [This love is only gonna break your heart No I don't wanna fall in love [This love is only gonna break your heart] With you With you Nobody loves no one