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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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lunedì 14 dicembre 2015

Invernale

 
1
 
Quest'anno è come l'anno di mille anni fa,
noi portiamo la brocca e sferziamo la schiena della vacca,
falciamo e non sappiamo nulla dell'inverno,
beviamo mosto e non sappiamo nulla,
presto saremo dimenticati
e i versi svaniranno come neve davanti alla casa.
 
Quest'anno è come l'anno di mille anni fa,
guardiamo nel bosco come nella stalla del mondo,
mentiamo e intrecciamo cesti per mele e pere,
dormiamo mentre le intemperie consumano
davanti alla porta le nostre scarpe infangate.
 
Quest'anno è come l'anno di mille anni fa,
non sappiamo nulla,
non sappiamo nulla del declino,
delle città sprofondate, del vortice in cui sono affogati
cavalli e uomini.
 
Thomas Bernhard
Traduzione di Samir Thabet
 
 
Continua il dicembre anomalo in tutta l’Italia: temperature sopra la media stagionale e niente neve neanche a Natale. Ma ciò che preoccupa di più è l’emergenza siccità. «L’alta pressione subtropicale e il conseguente tempo stabile - spiegano dal Centro Epson Meteo - stanno aggravando la siccità, in particolare al Nordovest. In alcune zone di questo settore non piove da quasi 2 mesi: a Vercelli da 58 giorni non cade una goccia di pioggia, a Torino e Milano da 46 giorni e a Como da 45» (la Stampa).
 

inverno di freddo relativo,
eppure lo sento, lo soffro,
il lato sinistro è dolente,
la mano fatica a colmare...

domenica 13 dicembre 2015

Brezza

In meteorologia la brezza è un vento debole locale, solitamente compreso fra i gradi 2 e 3 della Scala di Beaufort, quindi con velocità comprese tra i 7 e i 20 km/h. Si verifica in presenza di un campo di alta pressione, con assenza di masse d'aria in transito nell'atmosfera, ed è classificato come vento periodico all'interno del ciclo diurno che la caratterizza, influenzato da mutamenti di pressione atmosferica innescati da differenze di temperatura.
 
Sopra: brezza di mare (diurna)
 In basso: brezza di terra (notturna)
La brezza marina è un vento diurno che spira nelle zone costiere dal mare verso terra.
È causato dal minimo depressionario che si forma sopra la terraferma a causa del diverso calore specifico.
L'acqua ha un maggiore calore specifico rispetto al terreno, per cui si riscalda e si raffredda più lentamente rispetto al suolo che, invece, tende a cedere il calore all'aria con una maggiore velocità di scambio.
Il terreno, quindi, di giorno si scalda, e riscalda l'aria che lo sovrasta e questa tende ad innalzarsi.
Questo comporta un abbassamento della pressione al livello della superficie terrestre, di conseguenza l'aria che si trova sopra la superficie del mare, più fresca e in una zona a pressione maggiore si sposta quindi verso la debole depressione generatasi sopra la terraferma inducendo un vento debole.
Durante la notte la situazione si inverte.
Il terreno si raffredda più velocemente del mare: la zona di bassa pressione si sviluppa quindi sopra l'acqua.
Questa situazione genera un vento dalla terraferma verso il mare, detta brezza di terra.
Fenomeni analoghi possono avvenire anche in presenza di superfici lacustri.
 
Nelle zone montuose la brezza si manifesta con modalità simili ma cause differenti.
In questo caso infatti, oltre che la temperatura anche la conformazione del terreno concorre al formarsi del fenomeno.
Al sorgere del sole, solo le cime dei monti ricevono la luce, e con il passare della mattinata le pendici esposte al sole assorbono più calore dei fondovalle.
L'aria calda risale quindi dai fianchi dei monti verso le cime, e l'aria fredda del fondovalle sale per sostituirla.
Si genera quindi un movimento d'aria dalla valle (basso) verso la montagna (alto).
Nella notte la situazione si inverte, e le aree che prima erano calde ora cedono calore e l'aria fredda più pesante, per cause in parte convettive e in parte gravitazionali, scende verso il fondovalle.
La brezza di monte è quindi un vento catabatico, mentre la brezza di valle è un vento anabatico.
(da Wikipedia)
 
Gian Carlo Calma
"Brezza autunnale"
 Acrilico su tela
- Misure: 35X70 -
Di brezze
 
Le mie vele si gonfiano
ancora di brezze incostanti,
la barca che sono stenta,
la rotta è insicura e stanca.
 
La randa si affloscia, fantasma,
di quello che un tempo,
di chi si infondeva coraggio.
 
Né onda né spuma,
solo lieve umidore
sentore di un recente passato,
di un pesante presente.
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate
 

sabato 12 dicembre 2015

Alceo, il mare, l'inverno

Stefania Rinaldi - 1995
"Il mare d'inverno a Viareggio"
1.
 
 Sì, perché siamo avari di mare?
Ci siamo buttati in un letargo
che è il ritratto dell'inverno.
Ma se ci leviamo in fretta
diamo mano alle pertiche,
 liberiamo la nave, la facciamo
 filare dritta con il cuore allegro,
altro che sbornia, avremo il fatto nostro.

Alceo
 
 
 dice la pittrice:
"ancora un lavoro ti tanti anni fa che voglio condividere con voi è il 1995, Viareggio(Lucca) località la darsena.
Durante l'inverno la spiaggia è poco frequentata e il portato del mare rimane lì, tesori, tronchi levigati giunti dà chi sa dove per raccontarvi la loro storia."
 
 
siamo avari anche di sole,
 avari di monti e pianure;
siamo avari di anima e cuore,
siamo uomini in fondo...

venerdì 11 dicembre 2015

Dicembrino #1 incrociando le dite



incrocio le dita
in un gesto consueto;
l'attesa che preme,
la prece;
attimi dissolti dal feddo,
pensieri scontati...
 
Gujil


Incrociando le dita si può influenzare il modo in cui il cervello elabora la sensazione di dolore e in alcuni casi questo si riduce.
Ad affermarlo è una ricerca condotta in collaborazione tra l’università di Verona e l’University College London.  
Lo studio, pubblicato sulla rivista Current Biology, suggerisce la possibilità che il dolore possa essere modulato applicando altri stimoli sul corpo e modificando la posizione della parte del corpo dolorante.
Così facendo si potrebbe influenzare il modo in cui il nostro cervello elabora il dolore.
Secondo i ricercatori il fenomeno potrebbe, in ultima analisi, essere sfruttato nel trattamento del dolore cronico, nei pazienti che dopo un infortunio fisico soffrono di sensazioni dolorose per molto tempo prima di guarire.  
Lo studio - spiega l’Università di Verona - è stato condotto utilizzando il fenomeno dell’illusione della griglia termica. Un metodo controllato che permette di attivare il sistema del dolore, senza tuttavia produrre un effettivo danno della pelle e che si produce applicando un sistema di temperature caldo-freddo-caldo sulle dita.
La sensazione di bruciore che caratterizza l’illusione è dovuta all’interazione fra tre vie sensoriali: quella del caldo, quella del freddo e quella del dolore. Il caldo riduce l’attività dei recettori del freddo.
Normalmente, l’attività dei recettori del freddo inibisce i nocicettori, ossia i recettori del dolore. Riducendo l’inibizione dei recettori del freddo, le cellule del dolore si attivano. Questo evoca la sensazione di bruciore caratteristica dell’illusione della griglia termica (dalla rete).

giovedì 10 dicembre 2015

Preghiera

Preghiera
 
Biondo raggio di sol che squarci i biechi
Nugoli e dal fulgente etra rimovi,
Biondo raggio di sol che fai tra sbiechi
Macigni rinverdir triboli e rovi;

Tu che alla terra irrigidita arrechi
novo calor, tu ch’ogni amor rinnovi,
Tu dell’anima mia penetra i ciechi
Abissi e il tuo vital lume vi piovi.

Benigno scendi nel mio cor: del forte
Sonno i lacci e le tetre ombre disserra,
Dissipa il gel dell’odïata morte.

E tu, se tanto tua virtude avanza,
Fa rispuntar dall’indurata terra
L’odorifero fior della speranza.
 
Aturo Graf
 
  
La preghiera è una delle pratiche comuni a tutte le religioni.
consiste nel rivolgersi alla dimensione del sacro con la parola o con il pensiero; gli scopi della preghiera possono essere molteplici: invocare, chiedere un aiuto, chiedere una grazia, lodare, ringraziare, santificare, o esprimere devozione o abbandono.
La preghiera è solitamente considerata come il momento in cui una persona 'parla' al sacro, mentre la fase inversa è la meditazione, durante la quale è il sacro che 'parla' alla persona.
La preghiera può essere personale, oppure liturgica; solitamente questa seconda forma si ritrova come preghiera scritta (o comunque tramandata in qualche modo).
Una delle forme di preghiera più diffuse è il canto devozionale.
Secondo la dottrina cattolica, quando una persona prega si eleva a Dio in modo cosciente.
Il "tappeto di preghiera" è un piccolo tappeto che i musulmani usano per inginocchiarsi durante le preghiere giornaliere (da Wikipedia).

 
preghiera per avere conforto,
per dare speranza,
per chiedere aiuto,
preghiera per risolvere
preghiera per amore...

mercoledì 9 dicembre 2015

Adulata giovinezza

Hans Baldung Grien,
Le tre età della donna e la morte
 
 (...)
Ma l'adulata giovinezza passa
 fugace come un sogno, e già è sospesa sul capo
la vecchiaia che sforma, dolorosa,

 odiata e disprezzata, e fa d'un uomo uno sconosciuto.
 
Mimnermo
 
 

Jeunesse!
ricordi, rimpianti, rivisi;
correre, nebbie e neve;
piangere, ridere, vivere!..

martedì 8 dicembre 2015

Arte e Immacolata concezione

Carlo Francesco Nuvolone,
"Immacolata concezione"

Vi sono giorni in cui santi e patroni non bastano più…
Bisogna prendere allora il coraggio a due mani
e volgersi direttamente a Colei che è al di sopra di tutto.
Essere arditi…
Sempre qualcosa manca alle creature,
e non soltanto di non essere Creatore.
Alle carnali, sappiamo, manca d’esser pure;
alle pure, dobbiamo saperlo, d’esser carnali.
Una sola è pura pur essendo carnale;
una sola è carnale pur essendo pura.
Ecco perché la Vergine non è solo
la più grande benedizione discesa su tutto il creato;
non solamente la prima fra tutte le donne
“benedetta fra tutte le donne”;
non solamente la prima fra tutte le creature;
ma l’unica, l’infinitamente unica
infinitamente rara creatura.
                                                                      
Charles Péguy
 
 
una dedica alla Madonna,
madre tra madri, umana;
fuori da dispute e posizioni,
solo mamma...madre...
 
Non siamo ancora in grado di dire dove fosse originariamente la pala oggi sull'altare dell'oratorio di Masnago, che fu qui collocata in seguito alla riedificazione della chiesa, solo dal 1731 consacrata all'Immacolata Concezione in sostituzione dell'antica dedicazione. Forse ebbe una qualche parte la Confraternita del SS. Sacramento che, istituita da S. Carlo nel 1574, trovò la sua nuova sede nella Chiesa dell'Immacolata, alla cui costruzione contribuirono gli stessi confratelli. Nell'agosto del 1725, riunitisi per una delle ultime volte nel «solito oratorio della Chiesa Parrocchiale Vecchia», dove sappiamo che c'era un altare dedicato alla Vergine Maria, essi scelsero come protettrice della loro congregazione la «Beatissima Vergine Maria Immacolata impegnandosi a celebrare la di cui festa a proprie spese ogni prima Domenica di ciascun Mese d'Agosto». Altri dipinti simili sul territorio Fin dalla metà del XVIII secolo la tela dell'Immacolata è stata attribuita al pittore milanese Carlo Francesco Nuvolone (Milano 1609 - 1662). In una visita pastorale del 1755, infatti, è riportata la notizia che "si diceva" che l'autore fosse il "celebre" Panfilo. Panfilo era il nome del padre, anch'egli pittore, di Carlo Francesco da cui Carlo Francesco derivò il soprannome con cui era solito firmarsi. Il fatto che fosse detto Panfilo anche il fratello minore Giuseppe ha generato qualche problema nella distinzione tra i due fratelli, perché Giuseppe fu ugualmente pittore, allievo e collaboratore di Carlo Francesco, del quale prese spesso in prestito i modelli compositivi.
Il tema dell'Immacolata Concezione fu affrontato più volte dai Nuvolone. Tra le Immacolate dipinte da Carlo Francesco, ricordiamo L'Immacolata con Federico Borromeo della Collegiata di Arona e la piccola tavola Immacolata Concezione oggi nella Pinacoteca del Castello Sforzesco di Milano che vengono ritenute il prototipo delle successive, tra cui l'Immacolata del Museo della Basilica di S. Maria Assunta di Gallarate e quella di Masnago.
Al fratello Giuseppe sono invece generalmente attribuite Maria Immacolata e i santi Francesco e Antonio da Padova della Pinacoteca Civica di Alessandria e L'Immacolata ad Acletta (Disentis-Mustér, Svizzera). Al dipinto di Masnago è stato avvicinato un disegno, oggi conservato nella Biblioteca Ambrosiana a Milano, che rappresenta un modello più volte utilizzato dai Nuvolone con poche variazioni. La Madonna ha il corpo leggermente arcuato, la testa inclinata, lo sguardo basso, le mani giunte e con i piedi schiaccia il serpente mostruoso che ha accanto una grossa luna grigia. Indossa una veste bianca e un mantello color del cielo. I capelli, lunghi e sciolti, sono trattenuti composti sul capo da una leggera corona, intorno a cui si vedono alcune stelle. In alto sta la colomba.
Pittore devoto Carlo Francesco risponde bene alle esigenze espresse dal cardinale Federico Borromeo, molto devoto all'Immacolata, che nel suo De Pictura sacra si raccomandava che i pittori nel raffigurare la Madonna non facessero «qualche cosa contro il decoro e la verità della storia». Il Nuvolone rispetta il "decoro": la Madonna abbassa lo sguardo quasi a custodire, con un moto di pudicizia e di umiltà, la sua purezza, ma nello stesso tempo schiaccia il malefico serpente mostrando a tutti la sua potenza. La "verità della storia" trova il suo centro nella conformità ai testi sacri più frequentemente associati alla dottrina teologica dell'Immacolata Concezione. Il cardinale Borromeo riteneva che i pittori che trattavano di "cose divine" dovessero intendere il loro mestiere come un ministero non degno di "uomini contaminati" perché, se "pieni di vizi e di colpe", non sarebbero stati in grado di "infondere nelle immagini quella pietà e quella religione che essi non hanno". Carlo Francesco sembra ben rispettare anche questo pensiero del Borromeo, perché egli era devoto alla Vergine tanto che "dovendola dipingere, aspettava il giorno di Sabbato (giorno dedicato alla Madonna ndr) a colorirne la faccia, e per lo più si muniva dei Santissimi Sacramenti" (Orlandi, Abecedario pittorico, 1704, p. 306).
Testo a cura della parrocchia di Masnago (Va). Per informazioni, tel. 0332.229370 (dalla rete)

lunedì 7 dicembre 2015

Giovanni Prati

Giovanni Prati nacque a Campomaggiore, presso Trento, nel 1814 e si formò nell'Imperial Regio Ginnasio d'Austria-Ungheria di Trento, intitolato alla sua persona nel 1919, Liceo Classico Giovanni Prati, dopo il passaggio del Trentino - Alto Adige all'Italia.
Studiò legge a Padova e si dedicò alla poesia.
Si sposò nel 1834 con Elisa Bassi, dalla quale ebbe tre figli: Riccardo, Rita ed Ersilia (i primi due morirono infanti).
La moglie venne a mancare nel 1840.
I temi della morte della moglie e dell'affetto per la figlia ritorneranno frequentemente nelle sue liriche.
Pubblicò a Padova la prima raccolta, Poesie, nel 1836.
Decise di trasferirsi a Milano nel 1841; qui conobbe Alessandro Manzoni e pubblicò l'Edmenegarda, una novella sentimentale in endecasillabi sciolti che ebbe un grande successo di pubblico ma fu stroncata dalla critica. A Milano pubblicò nel 1843 i Canti lirici, canti per il popolo e ballate; nel 1844 dette alle stampe Memorie e lacrime e Nuovi canti.
Dal 1845 al 1848 soggiornò a Padova, a Venezia e a Firenze.
Nel 1848, recatosi a Torino, si mostrò sostenitore della Monarchia Sabauda.
Negli anni che precedettero la prima guerra di indipendenza, fu sostenitore di Re Carlo Alberto di Savoia: per questo motivo, gli austriaci lo espulsero dal Regno Lombardo Veneto e il governo di Firenze del Granducato di Toscana gli rifiutò l'asilo politico.
Furono questi i tempi più difficili e tormentati della sua vita perché professava i suoi ideali a favore della Monarchia Sabauda in una terra ostile e tra uomini decisamente avversi.
Legato da ideali alla Monarchia Sabauda tornò a Torino, dove la sua fedeltà fu premiata con la nomina del Re Vittorio Emanuele II di Savoia a storiografo della Corona.
Nel 1851 sposò in seconde nozze l'attrice drammatica Lucia Arnaudon.
Nel 1861 nel Governo Cavour (VIII Legislatura del Regno d'Italia) venne eletto Deputato nel Parlamento Italiano con Torino divenuta Capitale del Regno d'Italia.
A Torino presso il Caffè Fiorio in via Po, frequentato tra gli altri anche da Camillo Benso conte di Cavour, Massimo D'Azeglio, Urbano Rattazzi, Gabrio Casati, discuteva le sorti della neonata Italia.
Nel 1865 seguì il Governo Unitario a Firenze divenuta Capitale, dove conobbe Mario Rapisardi, Niccolò Tommaseo, Atto Vannucci, Pietro Fanfani, Arnaldo Fusinato, Francesco Dall'Ongaro, Terenzio Mamiani ed altri.
Nel 1871 si trasferì a Roma divenuta Capitale d'Italia, nel 1876 divenne Senatore nel governo Depretis I XIII Legislatura del Regno d'Italia nel 1878 divenne membro del Ministero della Pubblica Istruzione.
Nel 1878 il Ministro dell'Istruzione Francesco De Sanctis governo Cairoli I fondò a Roma l'Istituto Superiore di Magistero del quale Giovanni Prati divenne direttore.
Durante questi anni la sua poesia aveva continuato a fluire con la pubblicazione del poema Armando (1868, una parte del quale era apparsa nel '64), degli oltre cinquecento sonetti di Psiche (1876) e delle liriche raccolte in Iside (1878).
Morì a Roma nel 1884.
Sepolto a Torino, le sue ceneri furono trasferite nel paese natio ricongiunto alla patria.
Dal 1923 le sue spoglie risiedono nella chiesa di Dasindo.
Giovanni Prati è il poeta più fortunato della sua età, è quello che meglio esprime, in una poesia che sviluppa con varietà di forme la tendenza melodica e musicale della lirica romantica, stati d’animo e atteggiamenti ideologici e sentimentali di vasti settori della borghesia e della piccola borghesia moderata; un patriottismo enfatico, ma moderato nei contenuti; un interesse per la storia tradotto in vagheggiamento evasivo del passato.
Giovanni Prati, dedica una poesia d’occasione sulle regali nozze (22 aprile 1868) tra Umberto I di Savoia e Margherita di Savoia, dichiara senza mezzi termini "Margherita una grande speranza per l’Italia comincia da te".
Nei suoi versi si celebrano la patria, l'amore e gli umili.
La lirica del Prati è pervasa dal desiderio di una vita interiore colma di affetti nobili.
In particolare, egli identificò il mondo superiore dello spirito con la poesia. La sua arte è pervasa di una intensa musicalità.
Nella sua ultima produzione, in particolare ‘Nei canti di Iside’, si chiude in un mondo di delicate immagini, di fate, di sogni e di incantesimi (da Wikipedia).
 
Ritratto fisico dell'autore

Alto e giusto di forme, e brun di volto;
Nero di ciglia; intento occhio che splende;
Fronte mobile ed ampia; il crin mi scende
Giù per le spalle abbandonato e folto.

Sotto i mustacchi impallida o s’accende
Il labbro; agil la voce, il piede ho sciolto;
Pronti i gesti; talor l’abito incolto;
Ecco il visibil che di me si rende.

I pochi o i tanti che non m’han veduto,
Come leggendo suol crear l’affetto,
Mi fingono sottil, macro e sparuto;

Ma in viso il fior della salute io mostro.
Che importa mai? Si scrive carmi; e il petto
Fuor manda sangue a colorar l’inchiostro!
 
Giovanni Prati
  
 
poeta malandrino e sdolcinato,
muovo frasi e improbabili rime,
il foglio accoglie ed imprime
il colore e l'ardore di sempre...

domenica 6 dicembre 2015

Di dicembre#0


Il 6 dicembre è il 340º giorno del Calendario Gregoriano (il 341º negli anni bisestili).
Mancano 25 giorni alla fine dell'anno.


San Nicola di Mira (di Bari) Vescovo      
Beata Angelica da Milazzo Terziaria     
Sant' Apollinare di Trieste Martire   
Sant' Asella di Roma Vergine   
Santi Dionisia, Dativa, Leonzia, Terzo, Emiliano, Bonifacio, Maiorico e Servo Martiri 
Beato Eliodoro Ramos Garcia Coadiutore salesiano, martire 
San Giuseppe Nguyen Duy Khang Catechista, martire 
Beato Janos Scheffler Vescovo e martire 
Beata Luisa Maria Frias Canizares Vergine e martire 
Beato Michele Lasaga Carazo Sacerdote salesiano, martire 
Sant' Obizio da Niardo 
San Pietro Pascasio (Pedro Pascual) Vescovo mercedario, martire 
 

ticchettio insistente alle spalle,
l'orologio che invita al mattino;
questo Dicembre d'attesa,
quest'inverno che tarda a venire...
la testa è ricolma da sempre,
come sempre e per sempre...
 
Gujil
 

sabato 5 dicembre 2015

Solitario

Se camminando vado solitario
per campagne deserte e abbandonate
se parlo con gli amici, di risate
ebbri, e di vita,

se studio, o sogno, se lavoro o rido
o se uno slancio d'arte mi trasporta
se miro la natura ora risorta
a vita nuova,

Te sola, del mio cor dominatrice
te sola penso, a te freme ogni fibra
a te il pensiero unicamente vibra
a te adorata.

A te mi spinge con crescente furia
una forza che pria non m'era nota,

senza di te la vita mi par vuota
triste ed oscura.
 
Ogni energia latente in me si sveglia
all'appello possente dell'amore,
vorrei che tu vedessi entro al mio cuore
la fiamma ardente.

Vorrei levarmi verso l'infinito
etere e a lui gridar la mia passione,
vorrei comunicar la ribellione
all'universo.
 
Vorrei che la natura palpitasse
del palpito che l'animo mi scuote...
vorrei che nelle tue pupille immote
splendesse amore. -

Ma dimmi, perché sfuggi tu il mio sguardo
fanciulla? O tu non lo comprendi ancora
il fuoco che possente mi divora?...
e tu l'accendi...

Non trovo pace che se a te vicino:
io ti vorrei seguir per ogni dove
e bever l'aria che da te si muove
né mai lasciarti. -

Carlo Michelstaedter
31 marzo 1905

  
 

vorrei..., i vorrei...
quante volte, perché?
vorrei, vorrei, vorrei,
e ancora vorrei...

 

solitario
[so-li-tà-rio] 
sostantivo maschile 
- Garzanti -
 
1. - che ama stare solo: un uomo solitario | che è isolato, lontano dagli altri: una casa solitaria |navigazione, regata solitaria, fatta da chi è solo sulla barca
2. - di luogo, non frequentato: tu sol mi ascolti, o solitario rivo (FOSCOLO Sonetti)
3. - si dice di animale che non vive in gruppo: passero solitario; verme solitario
4. - (bot.) si dice di organo isolato: fiore solitario
5. - chi ama stare solo: è un solitario per natura
6. - grosso e prezioso brillante incastonato da solo in un anello o in altri gioielli; il gioiello stesso
7. - nome generico di diversi giochi di carte per un solo giocatore, il cui scopo è di ottenere determinate combinazioni
8. - (ant.) eremita

Etimologia: ← dal lat. solitarĭu(m), deriv. di sōlus ‘solo’; come sost., nei sign. ‘brillante incastonato’ e ‘gioco di carte’, attrav. il fr. solitaire.