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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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venerdì 5 gennaio 2024

Protocollo cittadino #110 (Errare)... humanum est...

L’espressione tradotta letteralmente significa "commettere errori è umano". In realtà, però, proprio come accadeva per Sant’Agostino, il modo di dire intero prevede un seguito, altrettanto famoso ma meno citato: "perseverare autem diabolicum".

 Errare

"Sbagliando si impara"
recita una datata sentenza popolare;
eppure siamo circondati da errori,
vivamo nell'incertezza dei giudici
e giudichiamo con vigore gli altri.
Tutti sbagliamo,
"errare humanum est!.."

Gujil
 
Nel suo complesso, quindi, la frase completa sarebbe "errare humanum est, perseverare autem diabolicum", che significa: "Commettere errori è umano, ma perseverare è diabolico".
Ancor più se troncata prima della seconda parte, l’espressione è usata per attenuare la gravità della colpa per gli errori commessi: commettiamo errori inevitabilmente, perché sbagliare è umano, fa parte della nostra natura.  
Attenzione, però: continuare a commetterne è diabolico. 
Che l’errore sia tollerato, perché inevitabile e connaturato all’uomo, non significa che si possa continuare a commettere errori gratuitamente, senza porsi scrupoli o assumersene le proprie responsabilità, anzi, ogni sbaglio deve diventare un’occasione per migliorarsi.
(dalla rete)

giovedì 4 gennaio 2024

Infinitesimo

Infinitesimo

L'invisibile insetto tutto verde
che corre felice e ben vivo,
nel luccichio delle sue trasparenti alucce d' angelo,
sulla carta bianca mentre scrivo,
io non lo tocco, per paura che si rompa,
e non riesco a vedere come è fatto e se à gli occhi :
saranno come due punte d'ago
(che sia qualche travestito gigantesco mago?).
E pensare che anche lui mangia,
si servirà d'una sua lunga pompa.
Chissà che cose buone mangerà!
Chissà, il mondo, come lo vedrà !
Forse piccolo e bello
come un grano di pisello.

Corrado Govoni

Infinitèsimo
agg. e s. m. [der. di infinito, col suff. -esimo dei numerali ordinali]. -TRECCANI-
Piccolissimo (in assoluto o relativamente ad altri enti della stessa natura), per lo più con valore iperb.: una parte i. del guadagno; una dose i.; come s. m., un i., una piccolissima parte: mi basterebbe un i. delle sue ricchezze.

Così piccolo che non si crede
eppure penetra il pensiero dritto
affonda nel cuore, fuori è silenzio;
il respiro, lo sento, nel battito...

mercoledì 3 gennaio 2024

Vigilia

Vigilia

Grava su te, o insonne cuore, l'arco
pensoso di tua bianca ultima notte:
corta vigilia che il mistero inghiotte
giungendo, ora per ora, a estremo varco.

Tace ogni sogno e ascolta oppresso, carco
d'un confuso timor, le ininterrotte
voci dell'ombra, le parole rotte
forse da un dubbio, l'ammonire parco.

Nessuna ti racqueta o t'assicura,
anima sbigottita, cuore pieno
d'ansia, che aspetti ad una soglia oscura.

Nessuna sa. Tu sola saprai tutto:
se nettare, se cenere, o veleno
t'offra la vita in suo supremo frutto.

Amalia Guglielminetti 

Vigilia
dal latino vigilia col significato veglia, è un periodo di insonnia volontario, una occasione devozionale, o una osservanza liturgica o tradizionale.

La parola italiana vigilia è divenuta generalista con questi significati e consiste nell'attesa dell'evento che segue il giorno dopo.
(da wikipedia)

Come in tutte le attese fremo
un tremore che prende e stringe
l'anima e il cuore; nel contesto
capisco il bisogno ma soffro...

martedì 2 gennaio 2024

"God bless you..."

Nuovo anno

Cosa posso dirvi per aiutarvi a vivere meglio in questo anno?
Sorridetevi
gli uni gli altri;
sorridete a vostra moglie,
a vostro marito,
ai vostri figli,
alle persone con le quali lavorate,
a chi vi comanda;
sorridetevi a vicenda;
questo vi aiuterà a crescere nell’amore,
perché il sorriso è il frutto dell’amore.
 

Madre Teresa di Calcutta

Strade nuove, laterali di vie
percorse con l'ansia di arrivare;
la deriva ritarda l'ineluttabile?
nessuna deviazione torna indietro... 
 
Ricordo benissimo quando incontrai Madre Teresa, 
fu a Roma negli anni 90 a un Congresso medico.
"God bless you" disse regalandomi
una medaglietta raffigurante la Madonna.
La diedi a mia madre che la portò sempre con sè.
Fu un grande incontro,
non avevo mai visto in una persona così minuta
tanta potenza e gentilezza.
Porto con me questo ricordo ed esempio...
 
Gujil

lunedì 1 gennaio 2024

Proponimento #0, di Gujil

 

Proponimento #0

Un delirante e fumoso passato
stempera le cose di ieri, tarde
come fantasnmi alla deriva e soli
si ripercuote un ennesimo istante.
I suoi occhi velati di acqua chiedono
aiuto, simpatetici gesti e gli sguardi;
non so, mi affiderò alle vele ed ai venti
cercherò di non andare lontano...

Gujil

domenica 31 dicembre 2023

Fine d'anno

 Fine d'anno

Né la minuzia simbolica
di sostituire un tre con un due
né quella metafora inutile
che convoca un attimo che muore e un altro che sorge
né il compimento di un processo astronomico
sconcertano e scavano
l’altopiano di questa notte
e ci obbligano ad attendere
i dodici e irreparabili rintocchi.
La causa vera
è il sospetto generale e confuso
dell’enigma del Tempo;
è lo stupore davanti al miracolo
che malgrado gli infiniti azzardi,
che malgrado siamo
le gocce del fiume di Eraclito,
perduri qualcosa in noi:
immobile.

Jorge Luis Borges

Oso pensare i sogni oggi,
in un durante infinitesimale
che scocca l'ora più tarda;
un bicchiere levato, rito usuale...

sabato 30 dicembre 2023

Etra

Dopo il tramonto

Muore il giorno. In un gran ravvolgimento
D’incendïate nuvole profonde,
Il sol, come un perduto astro cruento,
Nell’alto abisso traboccò dell’onde.

Di caligini un vel tacito, lento,
Sale di plaga in plaga e si diffonde:
In un vortice d’ombra e di spavento
Si sommerge ogni aspetto e si confonde.

Ma per l’etra immortal, per le incorrotte
Solitudini tue, florido cielo,
Sboccian le stelle tremole e raggianti.

E dall’anima mia, cui già la notte
Ultima ingombra d’immutabil velo,
Salgon, vibrando, a te gli ultimi canti.

Arturo Graf


ètra
sostantivo maschile.
[dal lat. aethra, s. f., gr. αἴϑρα, affine a αἰϑήρ «etere»], 

poet. – L’aria, il cielo: trame Raggianti, adamantine,
al par de l’etra
(Foscolo); Quando per l’etra liquido si volve ... il flutto Polveroso de’ Noti (Leopardi).

Nel senso dell'acqua che tinge
colori di cielo ritempra cuori
in subbuglio, nell'ultima luce;
il buio poi avvolgerà il tutto...

venerdì 29 dicembre 2023

Diario invernale, poesia e dipinto

 Diario invernale 

Ecco: i barbuti cacciatori di martore,
coi loro lunghi ferri acuminati,
entran nel tiepido fienile
incitando a frugare nel foraggio
i famelici cani sguinzagliati.
E viene avanti, lentamente,
lo storpio con le sue quattro gambe gracili,
dalla triste figura
di trampoliere malato,
che mai non mi domanda niente
ma, appena mi vede sulla porta,
si ferma e mi saluta militarmente.
Per la campagna squallida,
tutta essata di bianche strade,
passa la famiglia dello zingaro
con la sua casetta ambulante,
piccola arca di Noè terrena.
Oh, lei felice!
Più di quella del milionario,
gode cento stagioni in un sol anno.
Niente fischi d' uccelli,
o romanelle di lavoratrici.
Solo s' odon pei campi,
che, così arati, han l'aria
d' un mare in secca sparso di naufragi,
r esclamazioni strane dei boari
che guidan file spettrali di buoi,
e il dolce scricchiolìo del pettirosso
lungo le siepi, dove resta ancora
qualche tono di verde, di giallo, di rosso;
foglie tenaci, bacche di rose canine ;
vagan canti di galli,
come in un' alba che non ha mai fine.
Non si vedon più fiori nei giardini.
Si trovan solo dentro i cimiteri :
crisantemi di brina,
ghirlande di galaverna ;
si vedono apparir fugacemente
i loro candidi fantasmi sopra i vetri,
quando si schiudon le finestre ;
io devo sempre disegnar col dito
diavoli birichini,
mammoni con le corna e con la coda,
per contentare i miei bambini !
Malinconici cimiteri !
Esposizioni di corone funebri
per tutte le persone che han voglia di piangere;
tavole pitagoriche di pietre,
pei fanciulli curiosi
che fanno le addizioni con le croci.
Sembrano, in questi giorni,
tutti pieni di baionette nere
con corone di foglie morte appese,
come dei cimiteri di soldati :
dei poveri soldati di tutta la terra,
marciti all' intemperie ed insepolti
nei campi dell' infame guerra,
da qualche commosso angelo raccolti
e qui portati dove l'odio tace,
dove possono alfin dormire in pace.
L' inverno, come è deprimente !
Quanti pensieri di malinconia suscita !
Val la pena di vivere la vita
in mezzo a tanto freddo, tanto grigio,.
tanto squallore ?
Come uno stillicidio d' agonia
colano l' ore.
Dalle nuvole basse e plumbee
filtra una luce pallida e gelata :
forse il sole sta diventando
una gran luna livida malata ?
Il vento non mulina più le foglie :
sono tutte cadute e putrefatte.
Gli alberi sorgono dalla pianura
spogli ed irrigiditi, come in un incanto,
e la nebbia s' addensa sempre più :
par che la terra sia tutta corrotta
come un immenso letamaio che fuma.
La sera, dopo il breve fluttuare
delle campane dei paesi sparsi
che mi fan piccolino piccolino,
lontano nell' infanzia candida, in cammino
verso le meraviglie del Natale,
s' alzano all' orizzonte sinistri bagliori
come umidi incendi che si spengono.
E tutta la campagna, con le case e con le strade,
è sommersa è scomparsa :
dovunque si rivolge il passo,
si ha r impressione d' essere alla riva
d' un oceano opaco e muto.
Negli alti, vecchi e spaventosi alberi
che circondan la grande casa nera,
come se stesse per gettarla in un abisso,
tutta la notte romba la bufera.
Dio, come ogni cosa cambia luogo, si trasforma, muta!
Diventa foglia verde, roseo fiore, dolce frutto
più in là, la piccola gemma puntuta :
il verme che strisciava sul terreno,
tutto zampe e pelosi anelli,
ecco che frulla e danza nell' azzurro
come un ventaglio di colori gai ;
il vapore, che sfuma su dai campi,
diventa bella nube vagabonda
che sfiora i monti, accarezza il sereno :
la nube, a un tratto, tuona, manda lampi,
si scioglie in fresca pioggia
in cui trema l'arcobaleno.
Persino le cornacchie lugubri invernali
diventan cinguettanti rondini primaverili.
Io non muto mai, non cambio mai:
nell'odio e nell'amore
resto sempre il monotono me stesso.
E sono sempre qui, immobile e triste,
come un vecchio albero amputato
che abbrividisce, freme e s' agita,
con tutte le sue foglie ed i suoi rami,
dalla voglia d'andarsene lontano, via, col vento.
Ma perchè mi lamento?
Perchè non sono mai contento?
O mio povero cuore,
lascia pur che si spenga e cada
nell'ombra e nel silenzio
questa tua ansia ardente
questo strazio inumano,
se così vuole il tuo destino.
Tutto nel mondo è piccolo, tutto è vano.
L'immenso, e forse felice, astro
ch'io guardo quasi incredulo e stupito,
non è da più, così distante,
d'un misterioso pallido cerino:
anche il mare, versato nell'infinito,
non sarebbe che un poco di rugiada
che scintilla sul prato, brevemente,
alla luce illusoria del mattino.

Corrado Govoni

Achille Tominetti (1848-1917), "Neve a Miazzina"
Che bello l'inverno di Govoni!
lungo da leggere ma pieno di cose,
nei colori rappresi del ghiaccio
ritrovo me stesso, il mio pensare...

giovedì 28 dicembre 2023

A.R. e il mito del vagabondo

La stella ha pianto rosa al cuore delle sue orecchie,
L’infinito è rotolato bianco dalla tua nuca alle reni
Il mare è imperlato rosso alle tue mamme vermiglie
E l’Uomo ha sanguinato nero al tuo fianco sovrano 

L'étoile a pleuré rose au coeur de tes oreilles,
L'infini roulé blanc de ta nuque à tes reins
La mer a perlé rousse à tes mammes vermeilles
Et l'Homme saigné noir à ton flanc souverain.

Arthur Rimbaud 

Rimbaud e il mito del vagabondo dai costumi sregolati si diffondono in Europa dopo il 1884, quando viene pubblicato il saggio di Verlaine I Poeti maledetti che contiene sia Il battello ebbro sia Vocali. In Italia Dino Campana (1885-1932) con la raccolta Canti orfici (1914) è stato spesso paragonato al poeta francese. “L’uomo dalle suole di vento” ha anche ispirato gli espressionisti, i dadaisti, i surrealisti, i futuristi russi, Henry Miller e la Beat generation degli anni 50 negli Stati Uniti (dalla rete).  

Sentire senza ascoltare suono
mi accingo a capire un senso
di sottili ricordi appesi a un filo,
giovanile ardore, passo veloce...

mercoledì 27 dicembre 2023

La sera di fiera

Il cuore stasera mi disse: non sai?
La rosabruna incantevole
Dorata da una chioma bionda:
E dagli occhi lucenti e bruni: colei che di grazia imperiale
Incantava la rosea
Freschezza dei mattini:
E tu seguivi nell'aria
La fresca incarnazione di un mattutino sogno:
E soleva vagare quando il sogno
E il profumo velavano le stelle
(Che tu amavi guardar dietro i cancelli
Le stelle le pallide notturne):
Che soleva passare silenziosa
E bianca come un volo di colombe
Certo è morta: non sai?
Era la notte
Di fiera della perfida Babele
Salente in fasci verso un cielo affastellato un paradiso di fiamma
In lubrici fischi grotteschi
E tintinnare d'angeliche campanelle
E gridi e voci di prostitute
E pantomime d'Ofelia
Stillate dall'umile pianto delle lampade elettriche

Una canzonetta volgaruccia era morta
E mi aveva lasciato il cuore nel dolore
E me ne andavo errando senz'amore
Lasciando il cuore mio di porta in porta:
Con Lei che non è nata eppure è morta
E mi ha lasciato il cuore senz'amore:
Eppure il cuore porta nel dolore:
Lasciando il cuore mio di porta in porta.

Dino Campana

Scuola napoletana "Festa paesana all'aperto" fine del secolo XVII

Nei cuori grandi segreti stipano


preziosità di affetti, amori, odio;
come un pamphlet emotivo induco
in facili valutazioni di merito...