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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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giovedì 24 dicembre 2015

Eve, vigilia

[vi-gì-lia]
sostantivo femminile
da Wikipedia e Dizionario italiano

Vigilia, dal latino vigilia col significato veglia (in greco antico παννυχίς, traslitterato in pannychis o ἀγρυπνία, traslitterato in agrypnia è un periodo di insonnia volontario, una occasione devozionale, o una osservanza liturgica o tradizionale.
La parola italiana vigilia è divenuta generalista con questi significati e consiste nell'attesa dell'evento che segue il giorno dopo (come alla vigilia della guerra o a quella del Natale o del capodanno o di altra festa o data importante).
 
1 - liturgico - Giorno che precede una festa religiosa solenne, dedicato un tempo alla preparazione spirituale, con veglie notturne di preghiera e, fino a qualche decennio fa, con il digiuno o l'astinenza dalle carni: vigilia di Natale; estensivamente il digiuno o l'astinenza stessi: osservare la vigilia
 
2 - estensivo - Il giorno o il periodo di tempo che precede un avvenimento: vigilia della partenza, di un esame
 

Eve
 
Spuntati rami adornano
cinture d'asfalto, catrame,
richiamano
torme di piccioni famelici
a rintuzzare bocconi di pane;
le viole nel vaso
abbassano gli occhi,
è un inchino silente,
le luci colorate
sono spente
nel grigio mattutino.
 
Anonimo
del XX° secolo, poesie ritrovate

mercoledì 23 dicembre 2015

Profumo

I profumi
 
Nel solco di profumo che si scava
talor fra il vario ansare d'una via
quasi un languor voluttüoso grava.

Ma il desiderio torbido si svia
dietro l'ignoto passo che pel vano
suo ardore allunga l'olezzante scìa,

sfogliando un fiore, o sminuzzando un grano
d'ambra, o stillando issopo e benzoino,
già con altri confuso e già lontano.

Fruscìo di seta, o palpitar di lino,
o sviluppo di chiome, come odori,
fiato che, quasi a notte da un giardino,

da tutto un corpo tepido vapori!
 
Amalia Guglielminetti
 

I profumi

Tutti siamo legati a uno o più profumi, importanti perché parte della nostra intimità, legati al ricordo di una persona speciale, o di un momento indimenticabile…
Il profumo è strettamente legato alle memorie e alle esperienze sentimentali della nostra vita.
Basti pensare all'esperienza della celebre “Madeleine” di Proust…
Tutti conserviamo il ricordo di profumi che appartengono alla nostra infanzia, insistenti, materni, gustativi, ai quali si aggiungono i profumi legati alle emozioni forti che abbiamo vissuto in seguito.
La vocazione dei  profumi è creare e accompagnare queste emozioni, tentando di avvolgerci in una seconda pelle sensuale e seducente. (dalla rete)

aromi addosso, sul corpo,
profumi eccitanti, suadenti;
la via della follia,
una donna, le calze, i capelli,
ricciolo ribelle lungo la nuca...

martedì 22 dicembre 2015

Album

In un album
 
Ti chiamavo la mia fata benefica,
ti dicevo la mia stella.
Buon Dio! Tu fosti tutto questo, è vero:
una fata fuggitiva,
una stella.... una stella cadente
che si è spenta in lontananza.
 
Henryk Ibsen
 
Album (dal latino album, la tavoletta imbiancata dove si scriveva con l'inchiostro) indica originariamente un foglio bianco (albus era il bianco dell'albume).
Oggi la parola assume diversi significati a seconda del contesto; tutti, comunque, sono legati all'idea di una raccolta di oggetti organizzati in un insieme.
In alcune accezioni, può essere equivalente al termine albo.
Album fotografico - raccolta di fotografie, generalmente raccolte in un volume (anch'esso detto, appunto, "album", ma anche fotolibro se possiede una rilegatura); tuttavia, per estensione, si applica anche a raccolte di foto digitali (per esempio pubblicate in un sito web o memorizzate su CD) e altri casi analoghi.
Album a fumetti - tipo di pubblicazione a fumetti (da Wikipedia).
 

guardare indietro, cercare,
vedere cose scordate, accantonate;
angoli della mente ogni tanto,
riaffiorano cose e persone...

lunedì 21 dicembre 2015

Aurora

All'aurora
 
Tu sali e baci, o dea, co 'l rosëo fiato le nubi,
baci de'de' marmorëi templi le fosche cime.
Ti sente e con gelido fremito destasi il bosco,
spiccasi il falco a volo su con rapace gioia;
mentre ne l'umida foglia pispigliano garruli i nidi,
e grigio urla il gabbiano su 'l vïolaceo mare.
Primi nel pian faticoso di te s'allegrano i fiumi
tremuli luccicando tra 'l mormorar de' pioppi:
corre da i paschi baldo vèr' l'alte fluenti il poledro
sauro, dritto il chiomante capo, nitrendo a' venti:
vigile da i tuguri risponde la forza de i cani
e di gagliardi mugghi tutta la valle suona.
Ma l'uom che tu svegli a oprar consumando la vita,
te giovinetta antica, te giovinetta eterna
ancor pensoso ammira, come già t'adoravan su 'l monte
ritti fra i bianchi armenti i nobili Aria padri.
Ancor sovra l'ali del fresco mattino rivola
l'inno che a te su l'aste disser poggiati i padri.
- Pastorella del cielo, tu, frante a la suora gelosa
le stalle, riadduci le rosse vacche in cielo.
Guidi le rosse vacche, guidi tu il candido armento
e le bionde cavalle care a i fratelli Asvini.
Come giovine donna che va da i lavacri a lo sposo
riflettendo ne gli occhi il desïato amore,
tu sorridendo lasci caderti i veli leggiadri
e le virginee forme scuopri serena a i cieli.
Affocata le guance, ansante dal candido petto,
corri al sovran de i mondi, al bel fiammante Suria,
e il giungi, e in arco distendi le rosee braccia al gagliardo
collo; ma tosto fuggi di quel tremendo i rai.
Allora gli Asvini gemelli, cavalieri del cielo,
rosea tremante accolgon te nel bel carro d'oro;
e volgi verso dove, misurato il cammino di gloria,
stanco ti cerchi il nume ne i mister de la sera.
Deh propizia trasvola - cosí t'invocavano i padri -
nel rosseggiante carro sopra le nostre case.

Arriva da le plaghe d'orïente con la fortuna,
con le fiorenti biade, con lo spumante latte;
ed in mezzo a' vitelli danzando con floride chiome
molta prole t'adori, pastorella del cielo. -
Cosí cantavano gli Aria. Ma piàcqueti meglio l'Imetto
fresco di vénti rivi, che al ciel di timi odora:
piàcquerti su l'Imetto i lesti cacciatori mortali
prementi le rugiade co 'l coturnato piede.
Inchinaronsi i cieli, un dolce chiarore vermiglio
ombrò la selva e il colle, quando scendesti, o dea.
Non tu scendesti, o dea: ma Cefalo attratto al tuo bacio
salía per l'aure lieve, bello come un bel dio.
Su gli amorosi venti salía, tra soavi fragranze,
tra le nozze de i fiori, tra gl'imenei de' rivi.
La chioma d'oro lenta irriga il collo, a l'omero bianco
con un cinto vermiglio sta la faretra d'oro.
Cadde l'arco su l'erbe; e Lèlapo immobil con erto
il fido arguto muso mira salire il sire.
Oh baci d'una dea fragranti tra la rugiada!
oh ambrosia de l'amore nel giovinetto mondo!
Ami tu anche, o dea? Ma il nostro genere è stanco;
mesto il tuo viso, o bella, su le cittadi appare.
Languon fiocchi i fanali; rincase, e né meno ti guarda,
una pallida torma che si credé gioire.
Sbatte l'operaio rabbioso le stridule impòste,
e maledice al giorno che rimena il servaggio.
Solo un amante forse che placida al sonno commise
la dolce donna, caldo de' baci suoi le vene,
alacre affronta e lieto l'aure tue gelide e il viso:
- Portami -, dice, - Aurora, su 'l tuo corsier di fiamma!
ne i campi de le stelle mi porta, ond'io vegga la terra
tutta risorridente nel roseo lume tuo,
e vegga la mia donna davanti al sole che leva
sparsa le nere trecce giú pe 'l rorido seno. -
 
Giousué Carducci
Odi barbare
 
 
L'aurora è l'apparizione della luce, talvolta rossastra che appare nel cielo prima del sorgere del sole, prima dell'alba. Il suo corrispettivo è il crepuscolo, cioè il lento scemare della luce dopo il tramonto e prima della sera.La luce dell'aurora è di colore inizialmente lilla-lavanda, poi tende al pesca-arancio. La luminosità deriva dalla rifrazione dei raggi solari: infatti i raggi, che possiamo considerare paralleli, nell'aurora debbono attraversare strati più profondi dell'atmosfera (da Wikipedia).
 
 
quell'alba aspettata, attesa,
il chiarore che spazza l'oscuro;
inizio, incomincio il mio giorno,
il cuore sospeso allo sguardo...

domenica 20 dicembre 2015

Una partita


La partita
 
È soltanto una pedina
salta sempre nella casella opposta
non si volta a destra né a sinistra
non si guarda indietro
è mossa da una regina demente
che attraversa la scacchiera in lungo e in largo
e non si stanca di portare bandiere
                                            e insultare gli alfieri
È soltanto una regina
mossa da un re sventato
che conta i quadrati ogni giorno
sostenendo che sono di meno
e prepara torri e cavalli
sognando un accanito rivale
È soltanto un re
mosso da un abile giocatore
che si rompe la testa

e perde il suo tempo in una partita infinita
È soltanto un giocatore
mosso da una vita vuota
in bianco e nero
È soltanto una vita
mossa da un dio confuso
che un giorno ha provato a giocare con l'argilla
È soltanto un dio
che non sa come uscire dal guaio in cui si è cacciato.
 


Dunya Mikhail
Il mito più forte della guerra
Traduzione di Elena Chiti
 
 
Scopo di ogni giocatore è quello di battere l’avversario dando scacco matto all'altrui Re.
Questo accade quando il Re nemico si trova sotto scacco, cioè sotto il tiro di uno o più pezzi del giocatore, e non gli è possibile spostarsi in altre case, perché bloccate o anch’esse sotto scacco, o parare lo scacco in altra maniera, come per esempio mangiando il pezzo che sta dando scacco con una qualunque figura del proprio schieramento o interponendo una di esse lungo la linea del pezzo che gli sta dando scacco.
E’ da sottolineare il fatto che se si ha il proprio Re sotto scacco bisogna obbligatoriamente cercare di parare lo scacco avversario, catturando il pezzo che sta dando scacco, spostando il Re o interponendo un altro pezzo lungo la linea da cui arriva lo scacco.
Se non ci sono mosse per parare lo scacco si ha perso la partita per scacco matto.
Naturalmente non è necessario che una partita prosegua fino allo scacco matto, dato che è concesso che un giocatore che si trova in netta inferiorità di pezzi o di posizione abbia la possibilità di abbandonare la partita prima della sua logica conclusione.  
Si dice in questo caso che l’avversario vince la partita per abbandono dell’altro giocatore (dalla rete).
 
è vero siamo pedine sulla scacchiera di Dio,
quale di noi Re o alfiere? chi Cavallo?
Ci muoviamo tirati da fili invisibili,
ne strappiamo qualcuno ma tanti, troppi,
ci legano a noi stessi e a ciò che siamo,
mai a ciò che noi vogliamo...

sabato 19 dicembre 2015

Cuore bloccato

le paratie del cuore scendono,
non riparano più, sono fragili,
si stempera in noi lo spirito,
in larghe volute di ansia.
Le attese, scrivevo,
i giorni di pioggia...
anche quelli di freddo...
 
Gujil
 
Un funzionamento disarmonico del Chakra del Cuore in genere si manifesta come una chiusura all’amore come meccanismo di difesa.
Nei casi più estremi, il cattivo funzionamento di questo centro energetico si può manifestare con freddezza e indifferenza, incapacità a stabilire legami profondi e amorevoli.
La persona è tormentata dalla paura di non riuscire a trovare il vero amore, di non riuscire ad instaurare un rapporto di coppia sano, oppure si rassegna all’idea che al mondo non esiste la persona giusta.
Se ti fermi un attimo a riflettere e ti guardi alle spalle, noterai che i momenti più difficili della tua vita, si sono verificati quando il tuo Chakra del Cuore era chiuso.
La gelosia, la rabbia, la confusione, l’amarezza, il risentimento, la paura, l’insicurezza… sono tutti sintomi di un Chakra del cuore chiuso, così come le continue litigate, l’infedeltà, il divorzio e problemi familiari in generale.
Quando il Chakra del cuore è chiuso diventi vulnerabile alle offese, e hai l’impressione che non riuscirai mai a perdonare l’altro per il torto subito, molto spesso infatti si tagliano completamenti i ponti con la persona da cui ci siamo sentiti feriti. (dalla rete)

venerdì 18 dicembre 2015

Esortazione

Esortazione
 
Anima mia, come un ruscel di pura
Vena, che tragga, mormorando al vento,
Il lucente e sottil serpeggiamento
Tra le selci e la sabbia alla pianura,
Tu va pel mondo; assai aspro il cimento,
Assai la via ti parrà forte e dura;
Tu non temer, ma per la valle oscura
Traggi cantando il filo tuo d’argento.
Corri tra ’l limo e tergi la proclive
Zolla, ma l’immortal lampo del sole
Specchia nell’onde intemerate e chiaro.
Nutri dell’umor tuo sulle tue rive
Purpuree rose e pallide vïole
E senz’angoscia affretta il corso al mare.
 
Arturo Graf
 
eṡortazióne
sostantivo femminile
[dal lat. exhortatio -onis].
- TRECCANI -
 
L’atto di esortare, e più spesso le parole con cui si esorta:
fare, rivolgere un’esortazione; non ha ascoltato le mie esortazioni (allo studio, a cambiare vita, ecc.).
 
◆ Dim. eṡortazioncèlla.
 
affoghiamo nel quotidiano,
piccoli problemi come monti;
le cose di sempre e le ansie,
qualche raggio di luce...

giovedì 17 dicembre 2015

Vecchiaia? Senilità?

 
Vecchiaia
 
Ah, sì, invecchiano anche le statue e le poesie.
Molti avevano preso parte a quella storia –
uomini, animali, bambini, fiumi, alberi,
ragazzi e ragazze con motociclette, due papere
bianche,
il matto silenzioso con una cicca e una galletta;
ed era un mezzogiorno estivo d'oro e sventolavano
le piume della gallina sgozzata luccicando in aria,
e la zia Evanghelìa in cucina puliva le bamie,
e una grossa farfalla si posò sulla saliera.
Nessuno, proprio nessuno allora sapeva
che il transitorio passa nel mito. Alla stazione del treno
venne a sedersi su una panchina una vecchia vestita
di nero
che teneva sul grembiule un cesto d'uova come se fosse
l'unica cosa che aveva al mondo. Si addormentò lì.
Qualcuno di passaggio le rubò il cesto. E cadde la notte.
Ah, sì, invecchiano anche le statue e le poesie e i ricordi
degli eroi.
Karlòvasi, 23.VII.87
 
Ghiannis Ritsos
Traduzione di Nicola Crocetti

 
 
L'invecchiamento è un processo che interessa tutti gli organismi viventi e che comporta modificazioni biologiche. Nell'uomo si assiste a tali modificazioni del corpo e delle sue funzioni, seguite da un processo di adattamento psicofisico, già dopo i 30 anni; il fenomeno è graduale e progressivo, anche se variabile per ogni individuo. Tuttavia la vecchiaia può assumere un significato positivo e può essere vissuta nel modo giusto ...non è soltanto il momento della saggezza, ma può essere anche quello della creatività. La modalità di invecchiamento non può prescindere dalla personalità e dalle esperienze, la vecchiaia rappresenta la sintesi del significato dell'esistenza: è nella vecchiaia che si può raggiungere la saggezza (dalla rete).

 
arriva, lo sento,
capisco che viene, mi avvolge;
a volte le sfuggo,
ma solo a volte...

mercoledì 16 dicembre 2015

Meditazione dicembrina#2

 
a volte bisogna capire,
a volte basta comprendere;
siamo isole a volte frustate dal mare,
più spesso, invece, ci accarezza...
 
Gujil

martedì 15 dicembre 2015

Ritratto

Ritratto morale

Or che pinto è il di fuor, l’intimo sguardo
Tenti l’intima vita, e tragga il vero.
Son uom; dunque ier prode, oggi codardo;
Guato il mondo, al ciel penso e di là spero.
Mesto e gaio in brev’ ora; umile e altero;
Subitano al concetto, all’opra tardo;
Vago di lode, indocile d’impero;
Soave, e un po’ talor brusco e beffardo.
Ma simulato mai. Credo al ben; tento
Di farlo; amo chi il fa; spregio la ingrata
Genìa de’ vili; ardite cose io sento.
E come sento, arditamente dico.
Che val s’io batterò via sconsolata?
Son più del ver che di me stesso amico.
 
Giovanni Prati
 
 
L'artista è il creatore di cose belle.
Rivelare l'arte e nascondere l'artista è il fine delll'arte.
Il critico è colui che può tradurre in diversa forma o in nuova sostanza la sua impressione di cose belle.
Tanto le più elevate quanto le più intime forme di critica sono una sorta di autobiografia.
Coloro che scorgono brutti significati nelle cose belle sono corrotti senza essere affascinanti. Questo è un errore.
Coloro che scorgono bei significati nelle cose belle sono le persone colte. Per loro c'è speranza.
Essi sono gli eletti: per loro le cose belle significano bellezza.
Non esistono libri morali o immorali. I libri sono scritti bene o scritti male. Questo è tutto.
L'avversione del diciannovesimo secolo per il realismo è la rabbia di Calibano che vede il proprio volto riflesso nello specchio.
L'avversione del diciannovesimo secolo per il romanticismo è la rabbia di Calibano che non vede il proprio volto riflesso nello specchio.
La vita morale dell'uomo è parte della materia dell'artista, ma la moralità dell'arte consiste nell'uso perfetto di un mezzo imperfetto. L'artista non desidera dimostrare nulla. Persino le cose vere possono essere dimostrate.
Nessun artista ha intenti morali. In un artista un intento morale è un imperdonabile manierismo stilistico.
Nessun artista è mai morboso. L'artista può esprimere qualsiasi cosa.
Il pensiero e il linguaggio sono per un artista strumenti di un'arte.
Il vizio e la virtù sono per un artista materiali di un'arte.
Dal punto di vista formale il modello di tutte le arti è l'arte del musicista. Dal punto di vista del sentimento il modello è l'arte dell'attore.
Ogni arte è insieme superficie e simbolo.
Coloro che scendono sotto la superficie lo fanno a loro rischio.
L'attore rispecchia lo spettatore, non la vita.
La diversità di opinioni intorno a un'opera d'arte dimostra che l'opera è nuova, complessa e vitale.
Possiamo perdonare un uomo d'aver fatto una cosa utile se non l'ammira. L'unica scusa per aver fatto una cosa inutile è ammirarla intensamente.
Tutta l'arte è completamente inutile.
Prefazione di Il ritratto di Dorian Gray (dalla rete)
 
quale sarà quello mio?
aspetto esteriore, interiore,
pensieri concreti, astratti,
viso che ride, che piange...