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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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venerdì 10 aprile 2015

Due rondini

Due rondini
 
Due rondini nella luce
al di sopra della porta e ritte nel loro nido
scuotono appena la testa
ascoltando la notte.
E la luna è tutta bianca
 
Jacques Prevert
 
 
bene o male
tutti le aspettiamo,
scrutiamo il cielo,
i fili della luce;
quando le vediamo
è gioia e gaiezza...

 
Dalla rete 
L’avere una rondine tatuata e’ un usanza  risalente agli inizi della navigazione, quando  i marinai la portavano sulla propria pelle per dimostrare la loro perizia sfidando le insidie del mare.
Gia’ con James Cook, alla fine del ‘700, si hanno le prime testimonianze di marinai tatuati.
Solitamente la rondine veniva tatuata sul petto, tra il collo e la clavicola, sul dorso delle mani o sul collo stesso
Un marinaio che sfoggiava questo tatuaggio aveva percorso 5000 miglia di navigazione, mentre con 2 rondini sul proprio corpo la distanza saliva a 10000 miglia nautiche (parliamo di piu’ di 18.000 chilometri in mare!!).
Navigare per certe distanze senza l’ausilio dei moderni metodi era considerata una vera e propria impresa, ed i marinai che avevano tatuate una o piu’ rondini sul proprio corpo erano trattati come eroi, degli autentici lupi di mare.
Un’altra credenza vuole che, siccome la rondine torna ogni anno sempre nello stesso luogo per accoppiarsi e fare il proprio nido, averne una addosso garantiva al marinaio di tornare a casa sano e salvo.
Ci si tatuava quindi una rondine prima di partire come segno di buon auspicio, ed una seconda una volta ritornati al porto al termine del viaggio.
Nello sfortunato caso in cui il marinaio periva in mare, la rondine aveva il compito di portare la sua anima in paradiso.
 
Al giorno d’oggi la rondine assume diversi significati:
  • e’ simbolo di amore ed amicizia, oltre che di attaccamento alla famiglia
  •  simboleggia il viaggio e la speranza, la liberta’, e la certezza da parte di chi se la tatua di poter sempre tornare un giorno dai propri cari.
  • La rondine e’ considerato un animale monogamo, quindi chi si tatua questo simbolo dimostra un amore spassionato verso una persona o verso un’idea a lui cara
  • In Inghilterra i galeotti che hanno scontato una pena e sono tornati in liberta’ hanno una rondine tatuata sul collo
  • Sempre in Inghliterra, una rondine tatuata sul palmo della mano sta ad indicare che i pugni di chi la porta sono “veloci come il vento”.

 

giovedì 9 aprile 2015

Poesia e riflesso



In principio era il verme,
 
 
Dio disse: E il verme era senza dio.
Il verme era un dio.
Caddero città, un centimetro o poco più,

a causa sua. Nessuno fu sepolto
ma lui mangiò la prima zolla.
E gli uomini fecero luce nel buio

e scavarono nel profondo,
e il lombrico strisciò fuori dal suolo.
E io, loro dio, mi agitai sull'amo.
 
Debora Greger
Traduzione di Todd Portnowitz
 
 
 
passato e presente,
dilemma o verità?
posi e vidi
quando intuii crebbi...

 

mercoledì 8 aprile 2015

La forza

 Forza
 
Nel dubbio dei sempre
agonizza un pensiero perduto,
non ho forza di dire,
reagire è un istante precluso.
Fornito di giochi
ritiro passato e presente.
 
Anonimo
del XX° secolo
poesie ritrovate
 
 
 
La Forza, arcano numero undici, è la prima carta della seconda serie decimale e contiene in sé tutte le qualità che sono state acquisite passando attraverso le carte precedenti. La Forza viene dopo il X perché solo chi ha potuto impugnare la Ruota per la manovella, ossia solo chi ha accettato il proprio destino e ha accettato di agire su di esso, può ottenere questa forza che si dispiega su ogni piano: spirituale, fisico, psichico; a questo punto si ottiene la capacità di intervenire nella realtà modificandola secondo il volere. XI è numero dispari, maschile, formato da X (la Ruota della Fortuna che simboleggia il destino) più 1, numero della Volontà che trasforma il subire passivamente gli eventi in un intervento attivo in essi. Ricordiamo che il Sole, segno della concentrazione e della volontà tesa verso un punto, è simboleggiato dal Leone, l’animale che la Forza domina. XI è uguale a 10 + 1, al Dieci si aggiunge l'unità: il primo ciclo è concluso e ne inizia un secondo che non ha più come figura emblematica iniziale il Bagatto, cioè il semplice atto creatore dello spirito, ma comincia con una figura di donna perché la potenza dello Spirito qui agisce sulla materia, è già calata nella realtà. La Potenza è femminile anche secondo la tradizione tantrica: è la dea, la Shakti, che dà potere al suo maschio, al suo dio, col quale forma l'inseparabile coppia. Infatti, non a caso, la Forza guarda a sinistra, lato femminile e ricettivo. La Forza è raffigurata, nei tarocchi di Marsiglia, da un personaggio femminile che, a prima vista, sembra domare, con dolcezza e senza apparente sforzo fisico, un leone trattenendolo per le fauci. Tuttavia, il leone sembra non porre resistenza, ma essere addomesticato; ciò significa che la Forza ha saputo vincere i suoi istinti, rappresentati dal leone, senza distruggerli, e da essi ha attinto una certa energia. Tale energia pulsionale viene canalizzata dalla donna per mezzo della sua coscienza, non a caso le braccia sono gialle. La Forza apre, quindi, la strada alle energie inconsce e permette l'emergere di una nuova coscienza che passa attraverso il rapporto con le forze istintive. Questo Arcano ci insegna che la parte animale, istintiva e pulsionale di noi stessi non può venire trascurata.
Per questa ragione, i sei denti aguzzi del leone si ripetono nelle sei punte rosse del cappello: la natura intellettuale ascolta la voce dell'animale, e l'animale ascolta l'influenza del mentale. Non ha senso soffocare l'energia dell'animale che è in noi, quando la si può giustamente incanalare e sublimare per utilizzarne l'immenso potenziale. Così fa l'alchimista che, ben lontano dal distruggere la materia vile, grezza, la purifica fino a trasformarla in oro. Alla stessa maniera, la forza bruta del leone, distruttiva e divoratrice finché lasciata a se stessa, diviene, se correttamente captata e domata, un prezioso strumento di evoluzione. Il cappello della Forza ha la forma del simbolo dell'infinito come il cappello del Bagatto ad indicare che tra i due c'è un'analogia. Tuttavia, il cappello della Forza è coronato da una piccola corona rossa e vi predomina il colore giallo, colore della Coscienza. La coroncina rossa indica che la Forza ha dominato gli elementi ed è investita di un potere attivo, che come Bagatto non aveva ancora: qui ci sono dieci carte in più e cioè il Bagatto, divenuto Forza, ha subito 10 trasformazioni ed è arrivato allo stadio in cui può padroneggiare la materia bruta. La Forza è cosciente dalla testa ai piedi, anche il suolo è di colore giallo. Si può vedere in essa la potenza stessa della Coscienza in quanto punto di unione tra l'alto e il basso, tra l'energia spirituale e l'energia istintiva. La veste della donna è blu, con un manto rosso fuoco dal quale escono le maniche chiuse da un alto polsino giallo che ricorda le strisce di cuoio che i lottatori si stringono intorno ai polsi. Il piede nudo della donna fuoriesce dalla veste, appoggiato al suolo per mezzo di un sandalo sottile. Questo piede nudo ci ricorda il personaggio del VI Arcano, l'Innamorato, con la differenza che qui all'innocenza del VI si aggiunge la tranquilla fiducia in se stessi dell’ XI per cui si va al combattimento con i piedi nudi, scoperti. L'unghia dell'alluce, come quella del pollice, sono dipinte di rosso. Va ricordato che l'unghia, nel corpo umano, simboleggia l'eternità in quanto continua a crescere anche dopo la morte. La vitalità eccezionale de La Forza si manifesta nel colore rosso delle sue unghie. Le vesti sontuose confermano la regalità già indicata dalla corona. La Forza ricorda la Grande Dea mediterranea, adorata a Creta come Signora dei leoni e rappresentata su sigilli, vasi e in statuette come una donna dalla larga gonna, il seno scoperto, che tiene due serpenti stretti nelle mani e con due leoni rampanti ai lati.
Interpretazione carta al diritto: La Forza è una carta attiva e molto positiva. Rimanda alla sicurezza e fiducia in se stessi, alla volontà, alla determinazione e al coraggio, qualità utili per ogni realizzazione. Le difficoltà vengono superate grazie alla propria capacità e determinazione. Dal punto di vista affettivo rimanda alla passione e alla tenacia nei sentimenti: il consultante non ha nulla da temere sulla fedeltà e sulla sincerità del partner. Dal punto di vista professionale i desideri del consultante saranno esauditi e il successo è assicurato. Può rappresentare anche un individuo dalla forte personalità, estroverso, influente, capace di aiutare gli altri. Spesso indica i figli, gli adolescenti, i giovani.
Interpretazione carta al rovescio: Quando la Forza si presenta capovolta esprime il suo potenziale negativo secondo due diverse modalità contrapposte: la debolezza, l'insicurezza, l'inconcludenza e l'indifferenza oppure, al contrario, l'eccesso, la violenza e la prevaricazione. Rappresenta anche la debolezza morale, il prevalere degli istinti più bassi. Indica dure prove da affrontare. Dal punto di vista affettivo i rapporti sono possessivi, fondati più sull'egoismo e il desiderio di potere che su un affetto sincero; un eccessivo orgoglio rischia di compromettere un riavvicinamento. Dal punto di vista professionale le ambizioni sono eccessive oppure frustrate; nell’ambiente lavorativo si hanno o si subiscono atteggiamenti ingiusti e prevaricatori; possono esserci preoccupazioni per un lavoro che prevede sforzi che si ritengono superiori alle proprie possibilità. Può rappresentare, anche, una persona intransigente e dura che tende a imporre il proprio carattere e la propria volontà sugli altri senza tenere conto delle loro esigenze, oppure una persona nemica che ostacola apertamente (tarocchi.it).

martedì 7 aprile 2015

Figlio/figlia

Raccomandazione a un figlio

Non fidarti d'un bianco,
Un ebreo non ammazzare,
Non firmare mai un contratto,
Un banco in chiesa non affittare.
Non arruolarti nell'esercito;
Pigliare troppe mogli non bisogna;
Non scrivere mai per le riviste;

Non grattarti la rogna.
Metti sempre una carta sul sedile del cesso,
Con la guerra sta in campana,
Tienti pulito, non essere malmesso,
Non sposare una puttana.
Non pagare i ricattatori,

Gli avvocati tieni a bada,
Non fidarti degli editori,
O finirai in mezzo a una strada.
Tutti gli amici ti lasceranno
Prima o poi moriranno, lo sai,
Che la tua vita sia sana e pulita

E in paradiso li ritroverai.
 
Traduzione di Vincenzo Mantovani
Ernest Hemingway
 
Figlio (dal latino filius) è la creatura umana rispetto a coloro che lo hanno generato.
Il nome figlio può anche essere generalizzato, in quanto può assumere il significato femminile di figlia. Nel corso del tempo sono nati modi di dire in cui la parola figlio assume diverse sfumature, per esempio nella teologia cattolica, Figlio è il nome della seconda persona della Trinità. A volte il termine figlio può essere usato come epiteto affettuoso rivolto da una persona anziana o degna di riverenze o considerazione. Il poeta Carducci invece lo usa per indicare l'uomo rispetto al paese natio (Marciate, o della patria incliti figli).
Il termine figlio viene inoltre usato come designazione tradizionale o letteraria di un rapporto di discendenza o appartenenza nobilitante (i figli di Dio, il figlio del Cielo cioè il sovrano del Celeste Impero, l'antica Cina; i figli dei fiori), favorevole (il figlio della fortuna), degradante (il figlio del peccato; figlio di buona mamma; figlio di puttana usato anche come ingiuria) od oggettivo (ognuno è figlio delle proprie azioni; figlio del secolo; figlio del proprio tempo).
Infine può essere utilizzato per la designazione di appartenenti a varie congregazioni: i figli della Sacra Famiglia (congregazione religiosa); i figli della lupa (nel regime italiano fascista, dal 1934, l'organizzazione paramilitare dei più giovani, dai sei agli otto anni) (da Wikipedia).
 
 
che dire in più,
poco...
figli come semi
sparsi sul mondo
a germogliare...

lunedì 6 aprile 2015

Triduo Pasquale

 
Il Triduo Pasquale, ricco di riti e celebrazioni, costituisce per i cristiani il cuore della liturgia in quanto memoriale dell'essenza della fede in Gesù Cristo morto e risorto.
Con il termine “triduo pasquale” si fa riferimento ai tre giorni precedenti la Domenica di Pasqua, nei quali si fa memoriale della passione e morte di Cristo, prima della Risurrezione nel giorno di Pasqua.
Secondo il Rito Cattolico Romano il Triduo ha inizio con i Vespri del Giovedì Santo e la celebrazione della “Cena del Signore” e si conclude con i Vespri del giorno di Pasqua.
Le celebrazioni principali sono:
 
* La Messa vespertina (Cena del Signore) il
Giovedì Santo;
* L’Azione liturgica il
Venerdì Santo;
* La Veglia Pasquale nella notte del
Sabato Santo;
* La Celebrazione della Pasqua nella giornata della
Domenica.
 
Il solenne triduo pasquale della passione, morte e risurrezione di Cristo inizia nel pomeriggio del giovedì santo.
In ora serale si celebra la Messa in Cena Domini, nella quale si ricorda l’Ultima Cena di Gesù, la istituzione dell’Eucarestia e del sacerdozio ministeriale, e si ripete il gesto simbolico della lavanda dei piedi effettuato da Cristo nell’Ultima Cena.
Il Venerdì Santo è il giorno della morte di Gesù sulla Croce. La chiesa celebra verso le tre del pomeriggio la solenne celebrazione della Passione.
Il Sabato Santo è tradizionalmente giorno senza liturgia: non si celebra l’Eucaristia, e la comunione ai malati si porta solamente ai malati in punto di morte. Nella notte si celebra la solenne Veglia pasquale, che è la celebrazione più importante di tutto l’Anno Liturgico.
La domenica di Resurrezione torna a riecheggiare la gioia della veglia pasquale.
La Settimana Santa e il Triduo Pasquale
Inizia con la domenica delle Palme e si conclude con il Sabato Santo, prima della grande Veglia Pasquale.
Durante questa settimana siamo chiamati a rivivere la vicenda di Gesù dal suo ingresso in Gerusalemme in cui fu salutato con le Palme, fino alla sua morte, sepoltura e risurrezione.
Nel Giovedì Santo si ricordano l’ultima cena (che è stata la prima Messa), l’istituzione del sacerdozio e il gesto della lavanda dei piedi, segno di amore  e di servizio.
Il Venerdì Santo non si celebra la Messa ma si fa memoria della Passione di Gesù.
Con la Veglia Pasquale comincia la più grande festa dell’anno (dalla rete).

Pasqua senza week-end

Se zufolo il segnale convenuto
sulle parol
e ‘sabato domenica
e lunedì’ dove potrò trovarti
nel vuoto siderale? Fu un errore conoscersi,
un errore che tento di ripetere
perché solo il farnetico è certezza.
 
Eugenio Montale
 
 
un fischio nell'aria,
chissà quale richiamo;
canzonette accennate,
sprazzi di sereno nel cielo...

domenica 5 aprile 2015

Pasqua!

Pasqua

A festoni la grigia parietaria
come una bimba gracile s'affaccia
ai muri della casa centenaria.

Il ciel di pioggia è tutto una minaccia
sul bosco triste, ché lo intrica il rovo
spietatamente, con tenaci braccia.

Quand'ecco dai pollai sereno e nuovo
il richiamo di Pasqua empie la terra
con l'antica pia favola dell'ovo.
 
Guido Gozzano
 
 
suoni di campane e cioccolato,
a Pasqua si contempla la vita,
qualcuno però ci lascia lo stesso...
 

Le uova di Pasqua si regalano perché sono di buon auspicio!
Ed è una tradizione antichissima.
L'uovo, infatti, è il simbolo del risveglio della natura, della fertilità, della rinascita e, nella cultura cristiana, della resurrezione di Cristo.
E già migliaia di anni fa i Persiani, gli Egizi, i Greci si scambiavano uova come dono propiziatorio durante le feste di primavera.  
Più recente l'usanza di mangiare e regalare uova di zucchero (nella foto) o di cioccolato.
Sembra che l'idea di rivestire le uova di cioccolato sia venuta al Re Sole. "Ovvio": francese, buongustaio e amante del lusso...

 
 

sabato 4 aprile 2015

Ancora gatti


HENRIETTE RONNER KNIP - Studio di un gatto che si sveglia
HENRIETTE RONNER KNIP
- Studio di un gatto che si sveglia -
 

A un gatto

Non sono più silenziosi gli specchi
nè più furtiva l'alba avventuriera;
sei, sotto la luna, quella pantera
che a noi ci è dato percepire da lontano.

Per opera indecifrabile di un decreto
divino ti cerchiamo invano;
più remoto del Gange e del Ponente
tua è la solitudine, tuo il segreto.
La tua schiena accondiscende la carezza
lenta della mia mano. Hai accolto,
da quella eternità che è già oblio,
l'amore di una mano timorosa.
Sei in un altro tempo. Sei il padrone
 
   di un abito chiuso come un sogno
 
Jorge Luis Borges
 


 
i mondi negli occhi,
gatti
come piccole malizie;
volti a stare...
con chi?
case come affetti vicini...


 

venerdì 3 aprile 2015

Poesia e riflesso nel Venerdi Santo

 
Nello sguardo

Sopra le nubi o sotto le nubi 
             
si allontana verso la fine,
prima e decenni, a contarli.
 
Sui prati, nei campi,
nei viottoli
come presente di una voce,
scrive il fuoco
una montagna,
che svetta.
 
Fuggevole pretende l'inizio,        
più lungo lo sguardo                 
prima del giorno.
 
Traduzione di Riccarda Novello
Alfred Kolleritsch
  
quanti sguardi nella vita,
corti a volte troppo lunghi;
scorrono e corrono veloci
ormai qualcuno
è lontano lontano...



Andrea Mantegna - La crocifissione
Venerdì Santo Venerdì Santo in passione et morte Domini. Se si vuol comprendere ancor più profondamente la forza di questo sangue, consideriamo da dove cominciò a scorrere e da quale sorgente scaturì. Fu versato sulla croce e sgorgò dal costato del Signore.
A Gesù morto e ancora appeso alla croce, racconta il vangelo, s’avvicinò un soldato che gli aprì con un colpo di lancia il costato: ne uscì acqua e sangue.
L’una simbolo del Battesimo, l’altro dell’Eucaristia. Il soldato aprì il costato: dischiuse il tempio sacro, dove ho scoperto un tesoro e dove ho la gioia di trovare splendide ricchezze.
Come Dio formò la donna dal fianco di Adamo, così Cristo ci ha donato l’acqua e il sangue dal suo costato per formare la Chiesa. E come il fianco di Adamo fu toccato da Dio durante il sonno, così Cristo ci ha dato il sangue e l’acqua durante il sonno della sua morte. Vedete in che modo Cristo unì a sé la sua Sposa, vedete con quale cibo ci nutre. Per il suo sangue nasciamo, con il suo sangue alimentiamo la nostra vita. Come la donna nutre il figlio col proprio latte, così il Cristo nutre costantemente col suo sangue coloro che ha rigenerato. (Catechesi di San Giovanni Crisostomo)

giovedì 2 aprile 2015

Quadro, poesia e riflesso

"Giardino con fiori", 1888
Vincent van Gogh (1853 - 1890)      
73 x 92 cm, Olio su tela
New York, Metropolitan Museum of Art

Fiori

Da un gradino d'oro - fra i cordoni di seta, i veli grigi,
i velluti verdi e i dischi di cristallo che s'anneriscono
come bronzo al sole - vedo la digitale aprirsi su un tappeto
di filigrane d'argento, d'occhi e di capigliature.
Monete d'oro giallo sparse sull'agata, colonne di mogano
sorreggenti una cupola di smeraldi, mazzi di raso bianco
e fini verghe di rubino circondano la rosa d'acqua.
Simili a un dio dagli enormi occhi azzurri e dalle forme
di neve, il mare e il cielo attirano alle terrazze di marmo la folla
delle giovani e forti rose.

Arthur Rimbaud
 
 
colori che spiccano
nel verde tenero e intenso,
macchie di bellezza
in mare di speranza;
la vista si placa
e l'animo geme,
un fiore in bocca,
un vento lieve...

mercoledì 1 aprile 2015

Niente

 
Un niente
 
Un niente di tutto
per sembrare diverso,
per attingere risorse;
un niente, un poco,
sorriso nel vuoto
viso che piange, che ride,
che sogna, un niente,
un niente di tutto.
 
Anonimo
del XX° secolo
poesie ritrovate
 



 
niente

[nièn-te] pron., agg., s., avv. - Sabatini Coletti -

pron. indef. inv.

1 Nulla, nessuna cosa, con valore di neutro, in frasi negative (se è anteposto al v., questo perde la negazione): non ho concluso n.; n. lo smuove; è spesso seguito dal partitivo: n. di nuovo; n. di male; anche rafforzato: n. di n. || non è n., non è una cosa grave | non fa n., non importa | non farsi n., non farsi male, non subire danni fisici | fare finta di n., chiudere un occhio, fingere di non vedere | nessuno fa n. per n., nessuno agisce mai in modo completamente disinteressato | di n., formula di cortesia usata come risposta a ringraziamenti e scuse | non per n., infatti, non a caso | meglio di n., si dice di ciò che vale poco ma va comunque accettato
2 Cosa di minimo conto, trascurabile: ridere di n.; ti pare n.? (e per antifrasi: hai detto n.!) || questo è n.!, è poco (rispetto a quello che segue) | come se n. fosse, come n., con estrema disinvoltura o facilità, simulando indifferenza | da n., di scarsa gravità o importanza, facile | accontentarsi con n. o di n., ritenersi soddisfatto con poco | comprare qlco. per n., a un prezzo molto conveniente
3 Qualche cosa, perlopiù in frasi interrogative o dubitative: vado a fare la spesa, avete bisogno di n.?
 
agg. indef. inv.
Nessuno, nessuna, spec. nel lessico famigliare: nessuna paura, ci penso io!; niente patate oggi?
 
s.m. inv. (spesso preceduto dall'articolo)
1 Ciò che non esiste, nulla; anche nel l. filos., il non essere || finire in o nel n., non avere seguito | un bel n., con valore rafforzativo, assolutamente nulla
2 Poca cosa, quantità minima e trascurabile: basta un n. per fargli cambiare idea
 
avv.
1 In nessuna quantità, neanche un poco, spesso rafforzato da affatto, in frasi negative o ellittiche del verbo: non sono n. affatto persuaso; ho insistito a lungo, ma loro n.! || n. male, abbastanza bello | per n., in nessun modo, nemmeno un po'
2 n. n., iterato, appena appena, per caso: se n. n. si fa vedere, ci penso io!
3 Come segnale discorsivo, spec. ad apertura di discorso, con valore attenuativo rispetto a quello che segue (per ellissi da n. d'importante e sim.): “Perché hai deciso di partire?” “N., ho bisogno di isolarmi”