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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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domenica 16 maggio 2021

Dipinto, poesia e silenzio

Paris Nogari
"
Allegoria del silenzio"
Paris Nogari, Allegoria del silenzio. 1582, affresco, Città del Vaticano, sala degli Svizzeri. L’opera testimonia la volontà di ricordare il pericolo dl parola e la possibilità di commettere peccati. La cicogna con l’uovo in bocca accanto all’uomo rafforza il concetto. Dovendo portare il prezioso carico – il guscio conchiude un segreto-, non può emettere versi pena la distruzione dello stesso. Il dito indice della mano destra sollevato all’altezza del volto e appoggiato alle labbra. Gli occhi ardenti che invitano l’interlocutore a una muta complicità. E’ un gesto più eloquente, forse il più diffuso nell’ambito delle espressioni verbali umane, quello del silenzio. Esso appare in numerosi dipinti – tra cui le opere di Giotto, di Dosso Dossi, di Paris Nogari o le incisioni librarie del cinquecento e del Seicento – , riferendosi a situazioni diverse. Se questo gesto risulta collegato alla figura di Ermes o Mercurio, che riconosciamo inequivocabilmente per la presenza del caduceo – un bastone al quale sono avvinti serpenti -. Esso allude al silenzio ermetico, cioè alla necessità dell’iniziato di percorrere immagini e testi enigmatici, acquisendo informazioni legate all’alchimia e alla magia, senza poi rivelare a nessun altro ciò che gli ha disvelato. Altra connotazione del silenzio, la più diffusa, è collegata alla necessità religiosa della meditazione. E’ soltanto in assenza della parola che è possibile salire ai punti più alto del cielo, ascoltando la musica delle sfere, o avviare un colloquio con Dio o essere rapiti come San Paolo, avendo cognizione del Paradiso (dalla rete).

Silenzio

Dio, che silenzio! Intorno,
sull’arìose alture,
selve d’abeti, scure
entro il fulgor del giorno.
E qua, dove la piargia
digradando s’allenta,
cespi di folle menta
e d’erica selvaggia.
Passa la nube estiva
che nel seren si perde,
e vela il muto verde
d’un’ombra fuggitiva …
Dio, che silenzio! Il core
par che mi svenga in petto
mentre, sedendo, aspetto
ciò che non giunge, e l’ore
dileguan lente. – Ascolta!…
Che orribil pace è questa?
Non un sospiro desta
la solitudin folta …
È imagin vera o sogno
ciò che apparisce in giro?
Questo che scemo e miro
è quel di là che agogno?
Com’ogni cosa è lieve,
com’ogni cosa è muta,
presso e lontan, perduta
in questa cerchia breve!
Che m’avvenne? Da quando,
perché son qua? Salvato
da un’insidia? Cacciato
da qualche ignoto bando?
Che m’occorse? M’occorse
veramente qualcosa?
Una silenziosa
voce risponde: Forse!…
Forse? Non altro? Dio,
che soliloquio vano,
che guazzabuglio strano!…
Sogni, ricordi, oblio!…
Qual è il nome ch’io porto,
là tra gli umani greggi?
Terra che mi sorreggi,
io vivo o son morto?
Ah, che silenzio atroce!
ah, che funerea pace!
Tace ogni cosa; tace
la stremata mia voce.

Arturo Graf

solo, nel sole mattutino ascolto rapito
le cose che parlano il loro linguaggio;
"Va tutto bene" ho scritto nel tempo,
sto riguardando ancora una volta...

 

sabato 15 maggio 2021

Dal "Diario di un inguaribile vecchio" -9-

Diario di un inguaribile vecchio

inutili lacrime rigano a tratti
rosee guance di provati profili;
il tempo, la musica, le possibilità arpionate,
quando il respiro è fatica, quando è dolore...

-9-  

Non posso che nascondere la vergogna di piangere, gli stereotipi lo richiedono, le spiegazione lo costringono.
Questo contesto comprime tutto, la musica fatica a raggiungermi solo il silenzio viene percepito con i sensi protesi ad ogni minimo angolo di visione, con il cuore che spinge nelle arterie il sangue per sollevare il petto, nel buio, nelle solitarie convinzioni e nelle incertezze continue.
Non siamo che attimi nel gorgo del tempo, istanti soffiati dal vento impetuoso che accompagna uno svolazzare di sensazioni; i capelli più radi, le sopraciglia imbiancate, le rughe, le unghie, i contorni.
Il temporale ci avvicina l'anima anche se siamo lontani da noi, in quel viaggio che da sempre si vuole evitare troviamo le tante ragioni, le spiegazioni ai discorsi, i ragionamenti esclusivi.
Tacciamo le cose che vorremmo dire, ricacciamo in gola le parole che dovremmo urlare, in nome di un perbenismo affollato, pieno di ingiurie e pensieri retroattivi.

Il profilo delle montagne mi avvisa che non è loro la colpa, che dentro di me devo cercare risposte alle domande del cuore e nella mente un turbinio di sostanza produce scritti ed incarta sentimenti da vecchio nostalgico.

Il meccanismo delle convinzioni passa attraverso convenzioni radicate, insegnate ed assimilate come pietre miliari nel nostro percorso verso la meta che nessuno vorrebbe raggiungere mai.
Non esiste condizione peggiore di quella in cui ci vogliamo infilare vestendo panni di attempati e ridicoli eroi che fanno di piccole tragedie le loro sostanze vitali.
Ancora ci crediamo capaci di reggere l'urto del vivere.
Siamo inguardabili quando, tronfi di ciò che pensiamo di essere, pavoneggiamo gli specchi e i riflessi ci rimandano immagini che mai noi vorremmo apparire o vedere.
Sognamo mari infiniti e non siamo che minime alture di sabbia su spiagge che il vento riappiana in un nulla.
La verità è che non vogliamo le possibilità che desideriamo e, quando succedono, straniti corriamo come pulcini disorientati, timorosi di tutto e senza direzione.
Il silenzio del mattino si sta ora animando illuminato dalla luce del sole, mi guardo attento, scaccio paure e delusioni ma sento ancora in lontananza il brontolio del temporale che ancora ho in me, dentro.

Giovanni Segantini
"Dopo il temporale"

venerdì 14 maggio 2021

Protocollo cittadino #44 tra lusinghe e sirene

Al di là delle malie e delle suggestioni - spiega Elisabetta Moro - le sirene sono state fondatrici di città. Caso clamoroso è quello di Napoli, fondata secondo la leggenda da Partenope, proprio una delle sirene che partecipano all'incontro con Ulisse nell'Odissea. Come sappiamo Ulisse si fa legare all'albero maestro della nave per non soccombere alloro canto irresistibile che è causa di rovina. È uno dei pochi casi di sopravvivenza. Ma cosa accadeva alle sirene che non riuscivano a portare a termine la loro mission? Si suicidavano. Le sirene sconfitte da Ulisse si gettano in mare, muoiono e le loro salme vengono trasportate della corrente.

La città di Paestum ospitò  il corpo di Leucosia. Una parte del suo corpo si staccò e diede origine a Licosa.
La sirena Partenope fu spinta nel golfo di Napoli e il suo corpo diede origine alla conformazione della città. 
Ligea
fu trascinata in Grecia e diede inizio alle leggende ellenistiche.
Partenope si spiaggia dove oggi si trova Castel dell'Ovo. Il suo corpo è oggetto di culto, da lì nasce l'insediamento di Neapolis. Oggi i napoletani si chiamano partenopei. Nel Mediterraneo ci sono altri casi di sirene fondatrici di città.
Nel mondo antico custodivano la soglia tra il mondo dei vivi e quello dei morti.
Incontrarle per mare significava oltrepassare il limite della vita stessa. 
Ma le sirene erano addette anche a consolare i vivi per la sparizione dei defunti. Una funzione importante la loro, ovvero quella della lamentazione (le prezzolate del pianto della tradizione mediterranea), perché faceva sì, secondo la credenza, che il defunto se ne andasse serenamente.

Collier Twentyman Smithers
" Gara tra sirene e tritoni"
Ma non solo. Le sirene erano figure femminili sapienti, sapevano tutto del presente - passato - futuro, erano profetiche, per questo erano attraenti. Per il mondo antico non erano certo figure da considerare sexy come le immaginiamo noi oggi dopo tanti film e serie televisive. In origine erano donne-uccello prima ancora che donne-pesce, dunque tutt'altro che belle.

Protocollo cittadino #44

Tutto a posto!
La sintesi non è mai stato un mio pregio
cerco di essere pragmatismo e sunto
non sempre ci riesco ma provo.
L'effimera gioia di un gesto stupido,
la compenetrazione sensoria di un'immagine,
il fisico che risponde ancora agli stimoli
e di nuovo mi ributto nel contesto che conosco.
Nessuno mi può rubare quello che sono,
lascio le sirene che anelo sull'isola non trovata,
ne ascolto il canto ma, bendato,
per fortuna non so dove andare...
 
Gujil
 
Il loro fascino era costituito dal canto, dalla voce. Un ibrido, le sirene rappresentano la doppiezza che è dentro qualsiasi persona, a ben guardare la cosa più temuta, perché enigmatica e profonda, incontrollabile, il non umano. La cosa che unisce i due lembi di natura e cultura, quella zona misteriosa su cui noi proiettiamo desideri, incubi e passioni. Indicano la possibilità di tenere insieme, quanto più armoniosamente, la diversità, il centro e la periferia, il braccio e la mente. La loro seduzione viene proprio da questo: non appartengono al genere umano ma ci aiutano a capire cosa siamo. Anche noi in fondo siamo ibridi (dalla rete).

giovedì 13 maggio 2021

Echi

Alexandre Cabanel
"Eco"
Nella mitologia greca, Eco è una delle Oreadi, le ninfe delle montagne. Secondo Ovidio, Giove notando l'attitudine di Eco per il pettegolezzo, la spinse ad intrattenere sua moglie Giunone in modo da distrarla dai propri amori furtivi.
Giunone però si accorse dell'inganno, e la punì togliendole l'uso della parola e condannandola a dover ripetere solo le ultime parole che le venivano rivolte o che udiva.

 

 Echi

 Non sento ormai che l'eco
di parole tue lontane
del suono non rimane
che rumore ma ancora spreco
il coacervo di attimi insieme
costretti nel gorgo emotivo
di sguardi, di volti, di un vivo
consunto copione  che preme
sul cuore crepato e consunto
storie di noi, di altri, del mondo
che gira intorno nel tondo
che siamo, reale o presunto.

Anonimo
del XX° Secolo
da "Le implicazioni sentimentali" 
 
 
La ninfa si innamorò perdutamente di Narciso, ma non potendogli confessare il suo amore, riuscì solo ad innervosirlo ripetendo le ultime parole che pronunciava facendogli pensare che fosse uno scherzo e che lo stesse prendendo in giro.
Narciso, stanco della ragazza se ne andò lasciandola sola.
La ninfa si mise a piangere fino a prosciugarsi e di lei non rimase che la voce che riecheggia ancora oggi per le montagne.
Nemesi, per vendicarsi, portò Narciso davanti a delle sorgenti d'acqua dove rimase incantato dal suo aspetto e, rimanendo impressionato dalla sua immagine riflessa, senza mangiare e bere, morì.
Per ordine di Zeus e degli dèi nacque uno splendido fiore dalla bianca corolla, il narciso appunto.
(da wikipedia)

mercoledì 12 maggio 2021

Giorni di minime #64 "Bon jour..."

la discesa di un pezzo di cielo,
gli occhi puntati in alto a scoprire traiettorie
il tentativo è di individuare una stella cadente,
l'obiettivo è esprimere un desiderio impossibile.
Vale per le lampade che strofiniamo con l'immaginazione
nella speranza di improbabili genii,
vale per le sorgenti nescoste che abbiamo nella mente
l'eterna giovinezza come target da raggiungere.
Siamo ancora fatti di sogni,
comandanti di astronavi nel cosmo,
cavalieri Jedi senza macchia e senza forza,
teneri eroi di cartoni animati.
Quando usciamo da risapute orbite è il panico,
l'idea di perdere ciò che pensiamo nostro è insostenibile
come insopportabile peso che ci schiaccia al reale,
"bon jour... c'est la vie"
 
Gujil
 
 
 
Autore: 
Gauguin, Paul (1848-1903)
Titolo: 
Bonjour Monsieur Gauguin
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1889)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela e tavola
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
74,9 x 54,8 x 1,9
Annotazioni: 
In basso a sinistra: Bonjour M. Gauguin
Luogo di conservazione: 
Hammer Museum, Los Angeles, California, USA
Acquisizione: 
The Armand Hammer Collection, dono della Armand Hammer Foundation

martedì 11 maggio 2021

Incostanti divergenze

divergenza
f sing
(pl.: divergenze)

1.- il divergere, ovvero lo scostamento di due entità che hanno un unico punto di origine
2.- (senso figurato) differenza di pensiero
3.- (matematica) (geometria) (fisica) campo scalare che misura la tendenza di un campo vettoriale a divergere o convergere verso un punto dello spazio.
(dalla rete)

  

Non sai bene se la vita è viaggio,
se è sogno, se è attesa, se è un piano che si svolge giorno
dopo giorno e non te ne accorgi
se non guardando all’indietro. Non sai se ha senso.
In certi momenti il senso non conta.
Contano i legami.

Jorge Luis Borges

 

nel giorno che incombe il risaputo pesa,

le noie, i bisbigli, le cose cattive dette;
il senso è vero conta ma non deve pesare,
divergenti, incostanti e lassi, così siamo noi...
 

incostanza
(ant. inconstanza e inconstànzia)
sostantivo femminile
[dal lat. inconstantia]

Instabilità, mutevolezza, facilità a variare: incostanza del tempo, della stagione; sono stato ... afflitto nei climi temperati dall’incostanza dell’aria (Leopardi); l’incostanza della fortuna; o inconstanzia de le umane cose! (Petrarca). Con riferimento a persona, volubilità negli affetti, mancanza di fermezza nei propositi, difetto di perseveranza nell’operare: dare prova d’incostanza; mostrare incostanza nello studio.

(TRECCANI)

lunedì 10 maggio 2021

Silenziosamente

Si sceglie la via del silenzio quando non si sa cosa dire, quando gli imbarazzi superano la voglia di parlare, di dirsi cose che gli altri non sono ingrado di dire.

 

 Dopo un lungo silenzio

Parlare dopo un lungo silenzio è cosa giusta.
Perduti o morti gli esseri amati,
nascosta nell’abat-jour l’ostile lampada
e calate le tende sulla nemica notte
che si parli così tra noi e noi
su questo tema eccelso, l’Arte e il Canto.
La decrepitudine del corpo è saggia:
giovani ci siamo amati senza saperne nulla.

William Butler Yeats

 

Si vive spesso nell'equivoco tra sogno e realtà, non siamo ancora capaci di gestire situazioni, casi della vita, occasioni.
Il giudizio pesa, l'opportunità si aggroviglia come un'edera nel nostro essere, quindi si tace e silenziosamente si lascia che il fato ci porti conseguenze, fatti che però non sono mai risposte alle nostre domande.
Silenziosamente ci si rintana nei nostri più segreti anfratti alla ricerca di luoghi sicuri nei quali proteggere la dignità che ancora rimane, quella che nessuna ci potrà mai togliere, quella che abbia mo dentro di noi come un fardello intriso delle cose vitali, dei volti cari e lontani, dei volti vicini.

Il silenzio redime gli errori comportamentali e ci lascia in quel limbo di cose da sapere, da dire, da capire, che in fondo ci permette di darci le risposte che ci piacciono, quelle che vogliamo. Gujil

conto gli atti del mio respiro, nel silenzio,
vedo il petto che singhiozza, ritmico,

ridicolezza da piccolo dramma, scomposto,

rilascio frasi sconnesse, a casaccio, sui fogli...

domenica 9 maggio 2021

Nella mia mente

Frida Kahlo iniziò a dipingere "Diego nella mia mente" nel 1940, dopo il suo divorzio da Diego Rivera, con cui ebbe una relazione passionale e travagliata. Non terminò  il dipinto sino al 1943. L’opera esprime l’amore possessivo, la necessità di Frida di possedere Diego che però continua a tradirla con altre donne. Rivera compare piccolo piccolo sulla fronte di Frida, che indossa un costume tipico messicano chiamato Tehuana, molto amato dall’ex marito.

Frida Kahlo
"Diego nella mia mente"
, 1943

  Non è mai facile allontanarsi, togliersi,
potenti fragilità nel cuore, negli occhi;
rimaniamo aggrappati al sogno il mattino,
ci svegliamo e non vogliamo capire...

 

Farewell

Dal fondo di te, e inginocchiato,
un bimbo triste, come te, ci guarda.
Per quella vita che arderà nelle sue vene
Dovrebbero legarsi le nostre vite.
Per quelle mani, figlie delle tue mani,
dovrebbero uccidere le mie mani.
Per i suoi occhi, aperti sulla terra
Vedrò un giorno le lacrime nei tuoi.

Io non voglio, Amata.
Perché nulla ci leghi,
che nulla ci unisca.
Né la parola che profumò la tua bocca
né ciò che le parole non dissero…
Né la festa d’amore che non avemmo
né i tuoi singhiozzi vicino alla finestra

(Amo l’amore dei marinai
che baciano e se ne vanno.
Lasciano una promessa.
Mai più ritornano.
In ogni porto una donna attende:
i marinai baciano e se vanno.
Una notte si coricano con la morte
nel letto del mare.)

Amo l’amore che si suddivide
in baci, letto e pane.
Amore che può essere eterno
e può essere fugace.
Amore che vuol liberarsi
per tornare ad amare.
Amore divinizzato che si avvicina.
Amore divinizzato che se ne va.

Più non si incanteranno i miei occhi nei tuoi,
più non si addolcirà vicino a te il mio dolore.
Ma dovunque andrò porterò il tuo sguardo
e dove andrai porterai il mio dolore.
Fui tuo, fosti mia. Cos’altro? Insieme facemmo
un angolo di strada dove l’amore passò.
Fui tuo, fosti mia. Tu sarai di colui che t’amerà,
di colui che taglierà nel tuo orto ciò che io ho seminato.
Me ne vado. Son triste: ma sempre sono triste.
Vengo dalle tue braccia. Non so dove vado.
Dal tuo cuore mi dice addio un bimbo.
Ed io gli dico addio

Pablo Neruda
da "Crepuscolario", 1923


sabato 8 maggio 2021

Fiere, circhi, poesia e riflesso

La Fiera

Non ricordi la turbinante fiera?
I pagliacci e la giostra coi lumini?
Tutto fu bello, musica e lustrini,
solo al ritorno nella buia sera.

Tu pedalavi vaporosa in avanti,
ed io a volo dietro il tuo cappello,
come in un delizioso carosello
mosso da Dio sol per noi amanti.

Sull’erba della darsena intrecciammo
le nostre impolverate biciclette
come in gelosa lotta due caprette.
Sul loro esempio, muti, ci avvinghiammo.

E quando entrammo a piedi dalla porta
tra gli sguardi dei pochi curiosi
composti e seri come vecchi sposi,
la città non mi parve più così morta.

I baci nella sera freddolina
riscaldato mi avevano d’amore,
dandomi dei sussulti dolci al cuore
come quei colpi, là, di carabina.

Ed io ti vedevo in un barbaglio,
per effetto dei tuoi baci brucianti,
sotto le stelle, strane e doloranti,
come le bianche pipe del bersaglio.

Corrado Govoni

Una fiera (dal latino fera, bestia, che indica l'esposizione di animali a fini pubblicitari e di vendita) o esposizione è una manifestazione in cui si presentano al pubblico dei prodotti, al fine di poterli vendere e/o pubblicizzare. La caratteristica delle fiere è il loro svolgimento ricorrente o periodico, tipicamente annuale, coprendo virtualmente tutti i settori di mercato e spesso con valenza internazionale. Nei soli Stati Uniti, per esempio, si svolgono ogni anno oltre 10 000 fiere campionarie (da wikipedia).

immagini d'infanzia le fieri, i circhi,

uno, di fronte a casa da sempre;
poi il tempo che passa, lo studio, la vita,
rimane indelebile in me l'immagine ancora...

Il circo è uno spettacolo dal vivo articolato in varie esibizioni di abilità fisica, detti numeri, svolto generalmente in una pista circolare, ma anche diffusamente, nel corso dei secoli come nel panorama attuale, su una scena frontale. Gli spettacoli del circo hanno luogo sotto tendoni , in appositi edifici (circhi stabili), così come all'aperto o in sale teatrali regolari. Le esibizioni rispondono a categorie di base (peraltro flessibili e combinabili) quali numeri aerei, acrobazia ed equilibrismo al suolo, giocoleria, comicità eccentrica e arte del clown, addestramento di animali e arte equestre, esibizioni di rischio. Nella sua forma tradizionale novecentesca, il circo, definito nella lingua italiana anche circo equestre, si distingue per la caratteristica di comunità itinerante e per l'appartenenza dinastica dei propri componenti (da wikipedia).

venerdì 7 maggio 2021

Di confini valicati

Avere confini personali non significa essere egoisti e non empatici, poiché siamo noi stessi il nostro interesse principale, dobbiamo avere a cuore noi stessi prima di tutto. Se qualcuno viola un nostro confine personale e non lo allontaniamo, ci sentiremo arrabbiati, fraintesi, frustrati, ignorati, impotenti o infastiditi.

Quel confine che abbiamo tracciato

Interlinea discontinuo nei passi
di chi cammina insicuro, straniti,
 abbiamo di nuovo passato
quel confine che abbiamo tracciato.

Nell'ansia di nascondere i fatti
proponiamo misure di contenimento
instabili anime fibrillanti
scintilliamo d'attrito, di scontri.
 
Involontari protagonisti di irrisolti
pseudodrammi di quartiere crediamo
di aver soluzioni ad antiche domande
che buttiamo come carta nel vento.

Abbiamo nuovamente valicato
quel confine che abbiamo tracciato.
 
Anonimo
del XX° Secolo
da "Le implicazioni sentimentali"

I confini personali sono limiti che mettiamo per proteggere la nostra integrità, la nostra energia, la nostra salute, le nostre relazioni, i nostri propositi, le nostre opinioni e credenze, in una parola la nostra vita.
I confini proteggono la nostra salute emotiva e fisica
, proteggono dal comportamento e dalle richieste degli altri, permettono di esprimere con fiducia chi siamo e che cosa vogliamo e soprattutto non vogliamo.
Essi aiutano a vivere la vita nel modo in cui si desidera viverla.
Se non tolleriamo le violazioni ai nostri confini e siamo convinti e determinati nel difenderli, i manipolatori o altre persone malsane si allontaneranno da noi e la selezione di relazioni adatte, empatiche, basate sul rispetto sarà automatica (dalla rete).