Un sogno dentro un sogno
Questo mio bacio accogli sulla fronte!
E, da te ora separandomi,
lascia che io ti dica
che non sbagli se pensi
che furono un sogno i miei giorni;
e, tuttavia, se la speranza volò via
in una notte o in un giorno,
in una visione o in nient’altro,
è forse per questo meno svanita?
Tutto quello che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro un sogno.
Sto nel fragore
di un lido tormentato dalla risacca,
stringo in una mano
granelli di sabbia dorata.
Soltanto pochi! E pur come scivolano via,
per le mie dita, e ricadono sul mare!
E io piango – io piango!
O Dio! Non potrò trattenerli con una stretta più salda?
O Dio! Mai potrò salvarne
almeno uno, dall’onda spietata?
Tutto quel che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro un sogno? Edgar Allan Poe incubo divenuto sogno e noi,
come fuscelli nel vento,
sballottati dal vivere...
Scritta pochi mesi prima della sua
morte, la poesia Un sogno dentro un sogno di Edgar Allan Poe esplora
l'angoscia umana di fronte allo
scorrere inesorabile del tempo e all'impossibilità di stringere a a sé
la realtà.
Pubblicata per la prima volta il 31 marzo 1849 sul periodico
di Boston The Flag of Our Union, la lirica si colloca negli ultimissimi e
drammatici mesi di vita
dell’autore americano, che si spegnerà il 7 ottobre dello stesso anno.
Si tratta di un periodo devastante per
Edgar Allan Poe, ormai quasi sopraffatto dall’alcolismo e da una crisi esistenziale
senza via d’uscita. Sono proprio queste profonde ferite biografiche a
sanguinare tra i versi, da cui emergono con forza i temi della perdita,
il dolore per il tempo che fugge e una disperata ricerca di senso (dalla
rete).


