Dalla miseria degli uomini
Nascono giuste rivolte
E dalla panoplia di parole lucide
Si erge una filza di soli
Dalla miseria degli uomini
Nascono giuste rivolte
E dalla panoplia di parole lucide
Si erge una filza di soli
Del tempo scorgo solo l'ombra
Del tempo scorgo
solo l’ombra,
se mi volto
mi scivola addosso
e mi pesa
quel che pur m’appare
lontano e leggero.
Fermo nell’istante
osservo il futuro
che mi viene incontro,
con un volo
ahimè
basso e breve.
Amore mio, nei vapori d’un bar
all’alba, amore mio che inverno
lungo e che brivido attenderti! Qua
dove il marmo nel sangue è gelo, e sa
di rinfresco anche l’occhio, ora nell’ermo
rumore oltre la brina io quale tram
odo, che apre e richiude in eterno
le deserte sue porte?… Amore, io ho fermo
il polso: e se il bicchiere entro il fragore
sottile ha un tremitìo tra i denti, è forse
di tali ruote un’eco. Ma tu, amore,
non dormi, ora che in vece la tua già il sole
sgorga, non dirmi che da quelle porte
qui, col tuo passo, già attendo la morte.
Giorgio Caproni
Non può
Il rumore della pioggia…chi lo odia e chi lo ama.Esistenza
E’ notte.
Sul tetto crepita la pioggia.
L’anima fa aprire
gli occhi ad una terra inondata.
Un mare di tempesta
che ruggisce
e poi scorre.
In quel breve momento
si muovono linee e forme
galleggianti
a vista, apertamente.
Prima che il momento passato si incrina
e cade nella malinconia,
una risata risuona
nelle quiete gocce di pioggia.
(Mentre dormivo ho sognato questi versi)
Una persona che amavo mi ha dato una volta
una scatola piena di buio.
Ci sono voluti anni perché capissi
che anche quello era un dono.
Flesso
Di Quaderno gotico,
la raccolta di cui fa parte Di gennaio, di notte, Mario Luzi scrisse che era
“l’album
di un amore tanto più esaltante e spiritato, quanto più l’animo ne
aveva bisogno
dopo l’aridità, la paura, l’angoscia”.
In questa raccolta di poesie la chiave sta nella doppiezza dell’amore, ovvero forza creatrice e rigeneratrice universale ma al contempo sentimento che ci mette in comunicazione con l’impossibilità di abbracciare tutto, con il vero senso della fine.
nei giorni incerti ai crocevia del tempo
nelle ore dopo la passione quando
anche il dolore ha fine
e l’anima si tiene appena
che non frani nel suo vuoto
e si chiede stupita più che ansiosa
s’è quella l’agonia ch’è in ogni inizio
o il termine, il termine di tutto,
e accade che qualcuno
per certezza, per afferrarsi a un segno
mormori il suo tra il nome dei suoi cari
ed è strano come murare lapidi
su case per memoria d’un passaggio,
d’una sosta nel transitare eterno,
viso di molto amata un tempo
che tra pagina e pagina del libro
sfogliato senza termine degli anni
hai la pace che dà l’essere fiochi
e spenti sotto la crudele patina
qualcuno soffia nelle tue fattezze,
t’eccita, ti richiama al mio tormento
quale fosti d’età in età, puerile,
puerile sotto nuvole di marzo,
giovinetta sgusciata da anni informi
tra infanzia e pubertà, donna nel vento.
Frattanto siamo divenuti grigi.
Esco, guardo addossato ai muri alti
la mia patria ventosa e montuosa,
prendo fiato, poi seguo la via crucis.
Mario Luzi
Respirano lievi gli altissimi abeti
racchiusi nel manto di neve.
Più morbido e folto quel bianco splendore
riveste ogni ramo, via via.
Le candide strade si fanno più zitte:
le stanze raccolte, più intense.
Rintoccano l’ore. Ne viene
percosso ogni bimbo, tremando.
Di sovra gli alari, lo schianto di un ciocco
che in lampi e faville , rovina.
In niveo brillar di lustrini
il candido giorno là fuori s’accresce,
diviene sempiterno, infinito.
Il freddo, la neve, il colore bianco non sono espressione della
statica morte, ma la giusta atmosfera per trovare l’energia necessaria
ad andare oltre; la vita si può rinnovare, si deve evolvere in un continuo rimando verso un’esistenza migliore.
(dalla rete)
Mentre andava la befana
nella casa di un bambino,
s’impigliò con la sottana
sopra il bordo del camino.
Per lo strappo il grosso sacco
le sfuggì, cadde di sotto,
non restò nemmeno un pacco
che non fosse tutto rotto.
“Che disastro, che disdetta”
sotto il cielo cupo e bigio,
mormorava la vecchietta.
“Ci vorrebbe un bel prodigio”.
Poi, facendo un gran sorriso,
verso il cielo volse gli occhi
ed il sacco, all’improvviso,
fu ancor pieno di balocchi.
“Che un bambino attenda invano
non sia mai, parola mia”
disse la befana, piano.
Poi riprese la sua via.
Maria Loretta Giraldo