L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.
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domenica 7 novembre 2021
Giorni di minime #76
sabato 6 novembre 2021
Filastrocca autunnale
L'arrivo dell'autunno
che cosa ha portato?
Un cesto di mele,
un cucchiaio di miele,
le pere mature,
le noci un po’ dure,
dei grappoli d’oro,
cornacchie nel coro,
il profumo dei funghi,
pomeriggi un po’ lunghi,
la nebbia fitta fitta,
una scolaretta zitta zitta,
la zucca tonda e gialla,
una stanca farfalla,
un tappeto di foglie accartocciate,
le strade lunghe, grigie e bagnate,
tanti quaderni da riempire,
tante castagne da abbrustolire.
Ciao autunno, sei arrivato,
quante cose ci hai portato!
Marzia Cabano
Potrà il freddo incombente lenire
ciò che il cuore non dice in autunno?
Il gelo del sole riflette l'anima
di chi non riesce a vivere in fondo...
venerdì 5 novembre 2021
Giorni di minime #75
giovedì 4 novembre 2021
Giorni di minime #74
mercoledì 3 novembre 2021
A Silvia (sorella nel bene e nel male)
A silvia Silvia, rimembri ancora Quel tempo della tua vita mortale, Quando beltà splendea Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi, E tu, lieta e pensosa, il limitare Di gioventù salivi? Sonavan le quiete Stanze, e le vie dintorno, Al tuo perpetuo canto, Allor che all'opre femminili intenta Sedevi, assai contenta Di quel vago avvenir che in mente avevi. Era il maggio odoroso: e tu solevi Così menare il giorno. Io gli studi leggiadri Talor lasciando e le sudate carte, Ove il tempo mio primo E di me si spendea la miglior parte, D'in su i veroni del paterno ostello Porgea gli orecchi al suon della tua voce, Ed alla man veloce Che percorrea la faticosa tela. Mirava il ciel sereno, Le vie dorate e gli orti, E quinci il mar da lungi, e quindi il monte. Lingua mortal non dice Quel ch'io sentiva in seno.![]()
Che pensieri soavi, Che speranze, che cori, o Silvia mia! Quale allor ci apparia La vita umana e il fato! Quando sovviemmi di cotanta speme, Un affetto mi preme Acerbo e sconsolato, E tornami a doler di mia sventura. O natura, o natura, Perchè non rendi poi Quel che prometti allor? perchè di tanto Inganni i figli tuoi?
Tu pria che l'erbe inaridisse il verno, Da chiuso morbo combattuta e vinta, Perivi, o tenerella. E non vedevi Il fior degli anni tuoi; Non ti molceva il core La dolce lode or delle negre chiome, Or degli sguardi innamorati e schivi; Nè teco le compagne ai dì festivi Ragionavan d'amore. Anche peria fra poco La speranza mia dolce: agli anni miei Anche negaro i fati La giovanezza. Ahi come, Come passata sei, Cara compagna dell'età mia nova, Mia lacrimata speme! Questo è quel mondo? questi I diletti, l'amor, l'opre, gli eventi Onde cotanto ragionammo insieme? Questa la sorte dell'umane genti? All'apparir del vero Tu, misera, cadesti: e con la mano La fredda morte ed una tomba ignuda Mostravi di lontano.
Giacomo Leopardi
siamo caduche foglie sorella, unite
su un medesimo ramo ormai spoglio;
cadremo anche noi alla terra, nel fango
abbiamo dato la vita, avremo la morte...Questa canzone, composta dal poeta nel 1828,
è dedicata ad una fanciulla, Silvia che per il poeta rappresenta i sogni
e le illusioni giovanili. Silvia fu, probabilmente, una certa Teresa Fattorini,
figlia del cocchiere di casa Leopardi, la quale morì giovanissima a
causa di una malattia e della quale Leopardi era innamorato.
Il poeta le si rivolge nella poesia ricordando il tempo felice della giovinezza in cui
entrambi coltivavano speranze per il futuro, tradite poi dalla dura
realtà della vita. In conseguenza, il poeta si “scaglia” contro la
natura accusandola di ingannare i suoi figli non mantenendo le promesse di
felicità che fa crescere nel loro animo.
All’apparire dell’amara verità della vita, al cadere delle illusioni, secondo Leopardi non ci
restano allora che una tomba disadorna e abbandonata e la morte che,
inesorabilmente, pone fine ad ogni cosa (dalla rete).martedì 2 novembre 2021
Protocollo cittadino #50 (il giorno dei morti)
Si celebra generalmente il 2 novembre. Di solito, le persone visitano le tombe dei loro cari defunti. È comune accendere candele, lasciare offerte, soprattutto un piatto speciale dedicato alla persona cara scomparsa, pregare.
In alcune regioni d'Italia, per esempio, tra il 1° e il 2 novembre, si usa ancora mettere in cucina un vaso di acqua fresca perché i morti possano dissetarsi.
Cibo tipico della tradizione popolare, sono dei biscotti le "ossa dei morti" od un dolce, il "pane dei morti".
(dalla rete)
lunedì 1 novembre 2021
Lettera del 1916, Sibilla Aleramo
a Dino Campana
(1916)
I nostri corpi su le zolle dure, le spighe che frusciano sopra la fronte, mentre le stelle incupiscono il cielo. Non ho saputo che abbracciarti. Tu che m’avevi portata così lontano. Oh tu non hai bisogno di me! È vero che vuoi ch’io ritorni? Come una bambina di dieci anni. È vero che mi aspetti? Rivedere la luce d’oro che ti ride sul volto. Tacere insieme, tanto, stesi al sole d’autunno. Ho paura di morire prima! Dino, Dino, ti amo! Ho visto i miei occhi stamane, c’è tutto il cupo bagliore del miracolo. Non so, ho paura. È vero che mi hai detto ‘amore’? Non hai bisogno di me. Eppure la gioia è così forte. Son tua. Sono felice, tremo per te ma di me son sicura. E poi non è vero, son sicura anche di te, vivremo, siamo belli. Dimmi. Io non posso più dormire,ma tu hai la mia sciarpa azzurra, ti aiuta a portare i tuoi sogni? Scrivimi!
Il finale di questa pazza storia d'amore è noto a tutti. Sibilla a un certo punto smise davvero di cercarlo. Dino già non era più in grado nemmeno di scrivere, e fu internato in manicomio nel 1918. Non ne uscì mai più, fino alla morte, nel 1932.
Sibilla visse ancora a lungo, morì a Roma a ottantatré anni nel 1960, dopo una lunga malattia. È sepolta presso il Cimitero del Verano (dalla rete).
domenica 31 ottobre 2021
Incisione
Lama, fulmin d’acciar, anima tersa
e fredda come un’anima di bianca
sacerdotessa, o lama, dimmi, stanca
non fosti mai di star nel sangue immersa?
Io t’odio, t’odio, eppure a questo orrore
un’invidia di pazzo s’accompagna;
sei piú grande di me, lama di Spagna,
perché tu forse hai penetrato un cuore!
Sergio Corazzini
da "Dolcezze"
incise parole nel freddo acciaio
sono forti, indelebili quasi e sole;
"ricordati" dicono a coloro che leggono,
atmosfera di rarefatta ragione, impavide...
sabato 30 ottobre 2021
Haiku e riflesso
Kimi omoi
yurezu sumaho ga
omoku naru
Thinking of you
my messageless phone
feels a bit heavier
Mentre ti penso
questo quieto telefono
un po’ più pesante
Lorenzo Marinucci
essenza di pensiero, odierno, vero,
rimango stupido, incredulo e solo;
caduche idee si schiantano nel giorno,
possiedo il potere di dire "va bene così"...
venerdì 29 ottobre 2021
In un amen
Anima, andremo, sì, per vie serene
e lontano, tra i monti, a salvamento:
alle cerule soglie d'un convento
stenderemo sull' erba nostre pene.
Cori sommessi udremo, e cantilene
pie di compagni e favole di vento:
beveremo nei calici d'argento:
faremo un nido delle nostre vene!
Ma passeranno l'albe per la valle
e le notti stellate, come fiumi:
a piedi scalzi, un dì, verrà la morte.
Tremeranno, di brividi, le porte:
crudeli mani accecheranno i lumi:
andrai piano gemendo, anima, sola!
Alberto Tarchiani
da "Piccolo libro inutile"
Amen è un termine ebraico ricorrente nella Bibbia che può essere tradotto con "e così sia",
anche se naturalmente la formula racchiude un ventaglio di significati
ben più ampio e profondo, soprattutto quando utilizzato in un contesto
religioso. Tuttavia, come già accennato, la parola è ormai entrata a far parte della lingua italiana, dove esprime un senso di conclusione (es: «amen, ormai la faccenda è finita») o di brevità («Ti ha fatto male la puntura? No, è stato velocissimo, si è tutto risolto in un amen».
la vita dei se in sè ripone cose
attimi segnati da fugaci fiammate;
ripongo il mio cuore nel gelo dell'anima
e richiudo piano il passaggio, la via... amen
















