In meteorologia, con approdo si intende il giungere di un ciclone tropicale o di una tromba marina sul suolo dopo essere stato sull'acqua. È anche usato comunemente il termine in inglese landfall.
NON È UN CASO che sia approdata qui la luce mi ha attratto in queste contrade questo giallo questo verde altrove son diversi e in nessun luogo la sabbia asciutta odora come qui anziché setacciare nuove terre mi sono votata all'era glaciale al corso delle sue acque di scioglimento ai maelstrom mi sono immersa nel miocene mappe carte archeologiche tabelle cronologie carte escursionistiche ho dispiegato cercando i passaggi dalla valle glaciale alla morena terminale terra friabile chiara lieta feconda e sono approdata qui per sempre stavolta non dimentico che ho vita precaria
Ieri ho dimenticato di pubblicare il post... eccolo, segue il nuovo... sorry...
Un'altra sosta
Appoggiami la testa sulla spalla: ch'io ti accarezzi con un gesto lento, come se la mia mano accompagnasse una lunga invisibile gugliata. Non sul tuo capo solo: su ogni fronte che dolga di tormento e di stanchezza scendono queste mie carezze cieche, come foglie ingiallite d'autunno in una pozza che riflette il cielo.
Milano, 23 aprile 1929
Antonia Pozzi
L'età delle parole
sosta
[sò-sta] s.f.
1.- Breve fermata in un luogo: fare s. in una città; divieto di s., s. vietata
2.- Breve interruzione, pausa || senza s., ininterrottamente
finché arrivano lettere d'amore non tutto è perduto finché mi raggiungono abbracci e baci seppure per lettera non tutto è perduto finché nei pensieri vi chiedete dove io sia non tutto è perduto
Helga Maria Novak Traduzione di Paola Quadrelli
Canti di una senza patria
Le lettere d'amore
Fernando Pessoa chiese gli occhiali e si addormentò e quelli che scrivevano per lui lo lasciarono solo finalmente solo... così la pioggia obliqua di Lisbona lo abbandonò e finalmente la finì di fingere fogli di fare male ai fogli...
E la finì di mascherarsi dietro tanti nomi, dimenticando Ophelia per cercare un senso che non c'è e alla fine chiederle "scusa se ho lasciato le tue mani, ma io dovevo solo scrivere, scrivere e scrivere di me..." e le lettere d'amore, le lettere d'amore fanno solo ridere: le lettere d'amore non sarebbero d'amore se non facessero ridere; anch'io scrivevo un tempo lettere d'amore, anch'io facevo ridere: le lettere d'amore quando c'è l'amore, per forza fanno ridere.
E costruì un delirante universo senza amore, dove tutte le cose hanno stanchezza di esistere e spalancato dolore.
Ma gli sfuggì che il senso delle stelle non è quello di un uomo, e si rivide nella pena di quel brillare inutile, di quel brillare lontano...
E capì tardi che dentro quel negozio di tabaccheria c'era più vita di quanta ce ne fosse in tutta la sua poesia e che invece di continuare a tormentarsi con un mondo assurdo basterebbe toccare il corpo di una donna, rispondere a uno sguardo...
E scrivere d'amore, e scrivere d'amore, anche se si fa ridere anche quando la guardi, anche mentre la perdi quello che conta è scrivere e non aver paura, non aver mai paura di essere ridicoli: solo chi non ha scritto mai lettere d'amore fa veramente ridere
Le lettere d'amore, le lettere d'amore, di un amore invisibile le lettere d'amore che avevo cominciato magari senza accorgermi; le lettere d'amore che avevo immaginato, ma mi facevan ridere magari fossi in tempo per potertele scrivere...
Mauro Bendinelli "Campo di grano tagliato" Esposto nella galleria di San Gimignano
La rosa
La rosa che l'inverno dischiuse, svolse, innervò, arricciò, vetrificò d'incarnatini zuccheri, venò d'impercettibile sangue. Fissata nel suo gelo oltrevita, la penso perfetto emblema d'un giorno, a disfarsi non destinata foglia dopo foglia nel molle sfacelo delle stagioni, ma come aereo, spettrale cristallo, di colpo a frangersi.
Sergio Solmi
Quando le rose tendono ad appassire è consigliabile praticare una potatura del ramo che le porta; se l'arbusto è di dimensioni contenute potiamo arrivando fino alla seconda foglia presente sul fusto al di sotto dei fiori; se invece l'arbusto è molto vigoroso e grande possiamo potare anche più drasticamente, accorciando anche di metà il fusto che porta i fiori. In questo modo favoriremo lo sviluppo di nuovi germogli.
Alcune varietà di rose tendono a produrre bacche decorative; all'appassire dei fiori quindi si cominciano a vedere frutti tondeggianti verdi, che diverranno dorati o rossi con il passare delle settimane; se desideriamo vedere le bacche solo in inverno e godere di più fiori durante la bella stagione, rimuoviamo i fiori appassiti anche di queste varietà di rose, lasciando le bacche sulla pianta solo verso la fine dell'autunno (dalla rete).
Altro che la visione delle immacolate vette dell'Himalaya, altro che le meraviglie dei vulcani in ripresa d'attività, altro che da una sponda osservare le maestose cascate come nel film Niagara
affacciata alla sponda del tuo letto d'ospedale la visione della candida collina del lenzuolo che faticosi respiri fanno sollevare abbassare sollevare, nella bianca camicia un ricamo trasale, trema un bottone di madreperla in precario equilibrio quieto luccica il termometro sul comodino posato e luccica come un'aurora un tramonto il rosa
della flebo e nel sacchetto l'oro dell'urina e lo scialle bianco fa la collina coperta di neve tanta neve infatti stai cercando di formare la frase senti che freddo qui che freddo che fa?
Vivian Lamarque
Madre d'inverno
Non so se Piera è ora felice, serena con la sua di mamma che amava così tanto; non so un sacco di cose, purtroppo e la vita è diventata pesante, piena di stupide cose, arida di lei. Nello scorrere del tempo pensavo di trovare più conforto un aiuto, non è così, rivivo e rivedo più di quanto immaginassi, più di quanto avrei pensato. Molti dei posti hanno cambiato sapore, le contingenze continuano imperterrite e noiose
Dora il sole di miele il campo malva e verde - pietra e vigneto, pianura e dosso -. La brezza inclina, fresca e mite, il fiore azzurro delle siepi viola Ancora, o già, nessuno nell'immensa campagna preparata che con cristallo e ali l’allodola abbellisce. Sparsi qua e là, spalancati e deserti, i rossi borghi abbacinati.
Juan Ramon Jiménez
da “Diario di poeta e mare”, 1918
albeggiare
v. intr. [der. di alba1] (albéggia, ecc.; aus. essere)
- TRECCANI -
– Biancheggiare, apparire della luminosità caratteristica del crepuscolo mattutino (alba): il giorno inizia ad a. (o, usato impersonalmente: comincia già ad a.); anche sostantivato: quell’a. così diverso da quello ch’era solito vedere ne’ suoi monti (Manzoni). In usi estens. e fig., del linguaggio letter. o poet.: Mira albeggiar i suoi monti da lunge (Foscolo); Itala gente da le molte vite, Dove che albeggi la tua notte e un’ombra Vagoli spersa de’ vecchi anni, vedi Ivi il poeta (Carducci); forse per la prima volta da quando ci eravamo sposati mi albeggiò nella mente la fragilità del nostro legame (Moravia).