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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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giovedì 21 maggio 2020

Oro viola

Oro viola
è una lega ottenuta con un particolare alluminio.
Ma è più fragile di altre leghe di oro e per questo non è utilizzato spesso:
un colpo secco potrebbe causare la frantumazione del gioiello.
Infatti, l’oro viola è impiegato solo per piccoli dettagli dei gioielli (dalla rete).
colori, vividi, pastello, sfumati,
in contesti comuni ombreggiano;
la vita è colore, natura, verità,
siamo una scia di luce nel buio...

Oro e violetto

Questa villa una volta era il convegno
di dame e di galanti cicisbei,
di dame bionde, dai biondetti nei,
di poeti regnanti senza regno.

Ora non più. I luoghi nessun segno
àn del passato, simili a cammei
smontati, ad opulenti conopei
appassiti : nessun più segno degno.

Ne r urne di maiolica i roseti
spirano l'anima come in disuso,
d' un armadio di stoffe giunchiglia.

Il crepuscolo stende le sue reti
sopra il palazzo e sul giardino chiuso,
e r acqua ne le sue conche s' umilia.

Corrado Govoni
da "Poesie scelte"

mercoledì 20 maggio 2020

Poesia e leggenda

Il monogramma, II


Sono in lutto per gli anni venturi
Senza di noi e canto quelli ormai trascorsi
Se è vera

 
L’intesa dei corpi il dolce tintinnio delle barche
Il baluginare delle chitarre sotto le acque
I ‘credimi’ e i ‘no’
Ora nel vento ora nella musica

 
Due bestiole le nostre mani
Che cercavano di sovrapporsi furtive l’una sull’altra
Il vaso del basilico sulle soglie aperte dei cortili
E le scaglie di mare che arrivavano insieme
Sui muretti a secco, dietro le siepi
L’anemone che si posò sulla tua mano
E tremolò tre volte il lillà per tre giorni sopra le cascate

 
Se tutto ciò è vero canto
La trave di legno e il tappeto colorato
Sulla parete, la Sirena coi capelli scarmigliati
Il gatto che ci fissò nel buio

 
Un bambino con l’incenso e una croce vermiglia
Quando annotta sugli scogli inaccessibili
Sono in lutto per la veste che toccai e mi venne incontro il mondo.

Odysseas Elytis
da "Il monogramma", 1972

William Holman Hunt
"Isabella e il vaso di basilico"
un amore greco l'ho avuto anch'io, su un'isola,
nacque, eravamo giovani e belli, nel sole;
la ragazza scivolò via leggera una notte romana,
ancora ricordo il sapore, i profumi, la dolce passione...

Il soggetto di questo dipinto, realizzato da Hunt a Firenze, è esplicitamente desunto dal poema di John Keats Isabella, or the Pot of Basil, a sua volta ispirato da una novella del Decameron di Giovanni Boccaccio.
Qui si narra di una sfortunata donna che, seppur destinata a sposare un ricco gentiluomo, si innamora di Lorenzo, un ragazzo che - essendo di bassa estrazione sociale - viene ucciso dai fratelli di lei.
Egli torna tuttavia sotto forma di spettro per rivelare all'amata il luogo in cui è sepolto; Isabella lo dissotterra e, per conservarne il ricordo, gli taglia la testa e la nasconde in un vaso, per poi coprirlo con una profumatissima pianta di basilico.
La donna effigiata nel dipinto è, per l'appunto, Isabella, avvolta in un abito diafano; ella è colta proprio nell'attimo in cui abbraccia il vaso, decorato con teschi e cuori perforati da frecce.
I suoi lunghi capelli neri scorrono sul recipiente, nel quale cresce una rigogliosa pianta di basilico: si tratta della traduzione in immagini del poema keatsiano, che recita: «sul suo dolce Basilico ella sempre rimase / e fino alle radici con le lacrime lo bagnava».
La stanza in secondo piano brulica di mobilia di fattura italiana; la tovaglia su cui poggia il vaso, invece, è decorata con motivi floreali e reca due scritte, «[love] is strong as death» («[l'amore] è forte quanto la morte») e «Lorenzo».
Il letto non riordinato è una spia dei disturbi del sonno che travagliano Isabella; analogamente, l'ora del giorno è indicata anche dalla candela, riposta nel lampadario di vetro, che si sta bruciando e spegnendo lentamente. (da Wikipedia)

martedì 19 maggio 2020

Quarantena #11


Quarantena #11

liberi tutti, insieme, risveglio,
come dopo un brutto sogno, incubo.
Non so dire cosa sia meglio, quando,
non so sono perplesso ed incredulo,
scorre la vita ancora, sempre...

Gujil

lunedì 18 maggio 2020

Ninna nanna


La ninna nanna: una tecnica di rilassamento quasi infallibile.
Le ninne nanne, da sempre presenti nelle diverse culture musicali, contribuiscono a rinsaldare il legame tra mamma e bambino.
Cantare una ninna nanna al proprio bambino che piange e fatica a prendere sonno è una pratica molto antica ed è tuttora presente in culture diversissime per territorio geografico, per linguaggio, tradizioni e storia.
Le ninne nanne sono canzoni speciali, si riconoscono anche se cantate in una lingua non familiare. 
Attraverso il ritmo uniforme, la regolarità e la ripetizione delle parole, la semplicità della struttura musicale, l’andamento lento della melodia, aiutano i bambini a crearsi dei modelli e a controllare le emozioni.
E se assieme al canto, una mamma addormenta i propri piccoli cullandoli, il movimento dondolante, stimolando il sistema vestibolare del bimbo, aumenta l’attenzione, contribuisce allo sviluppo dell’equilibrio, soddisfa il suo bisogno di movimento.
La comunicazione, dunque, passa anche attraverso la percezione del respiro della mamma, del battito cardiaco, del calore del contatto corporeo nell’abbraccio (dalla rete). 

Ninna Nanna
(I pretendenti alla corona.)

Come il tetto si slancia
nell'etere azzurreggiante,
così il piccolo Hakon
se ne va nel mondo dei sogni.

Una scala d'oro saliente ai cieli
è stata disposta sulla terra per l'intenzione sua;
ed egli la sale leggermente
scortato dal coro degli angeli.

I belli angeli del buon Dio
custodiscono la culla del fanciullo che sogna.
Che Dio ti benedica, mio piccolo Kakon,
tua madre veglia pure presso di te.

Henrik Ibsen


dormi piccola bella dopo il diluvio
di spavento che tua madre incorse;
io, angelo custode ormai tuo veglio
per quei piccoli sogni che grandi saranno...

domenica 17 maggio 2020

Passera d'Italia

Ci si può ridere su o prenderla come una provocazione, ma i simboli hanno la loro importanza in qualunque campo.
Gli Uccelli sono stati presi spesso in araldica come esempio di fierezza e forza (aquila reale e imperiale), purezza (cigno), come alti ideali (rapaci in genere) o come simboli di rinascita (pellicano, mito dell´araba fenice).
Quale è l’uccello nazionale italiano? 
La scelta dei candidati è stata proposta a gente che sa, cioè ai nostri soci, sul forum, nel 2015, mentre i britannici votavano per il loro.

Ci sarà un Dio in cielo
finché sarai la mia amata
o mia verde passerotta.

Nizar Qabbani


speriamo guardi qui, noi, sgomenti,
porti conforto a chi soffre, agli amanti
divisi, lontani e nascosti da segrete
relazioni vicine, passioni e paure...

"Passer italiae, parvus sed omnino italicus"
è il motto che accompagnava la rivista ornitologica italiana "Avicula" attiva tra il 1897 e il 1907, poi il Passero d´Italia ha subito diverse traversie. 
Tassonomicamente parlando è stato riportato come sottospecie del Passero domestico (P. domesticus), diffuso in tutt´Europa, poi accusato di essere una forma ibrida stabilizzata con Passera sarda (P. hispanoliensis).
Possiamo dire anche di più che, forse a causa di imbarazzi linguistici, non si è capito bene che genere avesse, maschile o femminile.
Qui l´abbiamo chiamato passero perchè è più familiare chiamarlo così quando ce l´avete in cortile o sotto i coppi del tetto, ma avendolo sdoganato, possiamo dire finalmente che gli ornitologi lo chiamano Passera d´Italia !
Si tratta peraltro dell´unica specie endemica della penisola italiana (ma è presente anche in Corsica).
La Passera d´Italia (Viellot 1817) è l´uccello nazionale italiano!
Per la cronaca, per i britannici è il Pettirosso, per gli irlandesi la Pavoncella, mentre per i cugini francesi... il gallo domestico!
(dalla rete)

sabato 16 maggio 2020

Poeti

Giorgio Vasari
"Ritratto di sei poeti toscani"
Minneapolis Institute of Arts


Questo dipinto di Giorgio Vasari, dal titolo
"Ritratto di sei poeti toscani",
è un olio su tela, datato 1544;
attualmente si trova esposto al Minneapolis Institute of Arts.
I poeti dipinti sono nell'ordine:
Da destra: Guido Cavalcanti, Dante Alighieri, Giovanni Boccaccio e Francesco Petrarca.
Dietro: Cino da Pistoia e Guittone d'Arezzo.
Una rappresentazione di incalcolabile valore artistico e storico sicuramente apprezzabile,
un'istantanea di quei tempi che ci tramanda le fattezze di alcuni caposcuola della letteratura italiana.


E andavo a letto con il tuo libro
per averlo a portata di mano. Una notte un treno
è passato nei miei sogni e mi ha svegliato.
E' la prima cosa che mi è venuta in mente, con il cuore a cento,
nella stanza buia, è stata:
Va tutto bene, tanto c'è Machado.
E poi sono riuscito ad addormentarmi.

Raymond Carver


poeti amati, letti ora scordati
in angoli di librerie stracolme;
così sono io, passato e presente,
la proiezione ora è verso lidi diversi...

venerdì 15 maggio 2020

Odio e amore


L’ambivalenza emotiva fa parte di noi,
non possiamo evitare di provare amore e odio,
 anche se questo genera in noi un grande malessere.

Odio e amo.
Forse tu ti chiedi perchè io lo faccia.
Non lo so.
Ma sento che accade, e ne sono tormentato.

Publio Valerio Catullo

sarà che nessuno scopre nulla di nuovo
qualcuno, prima di noi, ha pensato cose;
siamo in procinto di regredire oppure
evolvere? cambiare? camminare nel vento?..

Quando proviamo sentimenti di amore e odio,
possiamo iniziare a considerarci persone ambivalenti
dal punto di vista emotivo.
Questo non vuol dire che prima proviamo odio e poi amore o viceversa. L’ambivalenza emotiva si caratterizza per il fatto che le due emozioni, l’amore e l’odio, non si sostituiscono, ma coesistono insieme senza che una superi l’altra.
(dalla rete)

giovedì 14 maggio 2020

Zampette di uccelli


Zampette d’uccello

 E tremo sempre perché sei piccola
e la neve qui intorno così vasta,
tu fuscello di brina
che a toccarlo si spezza
E la neve non sembra nemmeno
sentire il tuo peso.

Fernando Bandini

Identificare con sicurezza una specie  di uccello dalle impronte lasciate sul terreno non è impresa semplicissima,
ma con pazienza ed esperienza
 si possono fare enormi passi in avanti.
Un’avvertenza, però:
è bene seguire le impronte solo per brevi tratti
e possibilmente a ritroso rispetto alla direzione dell’animale,
in modo da non disturbarlo eccessivamente avvicinandosi. (dalla rete)

piccole orme sulla neve, nel fango,
una pozza che secca è come una tela
i piccoli amici cercano cibo e ristoro
bevono e cantano la primavera arrivata...



mercoledì 13 maggio 2020

Carcere



Una notte in carcere

Pace era nella cella
e sconfinava di là dalle sbarre di ferro
sovra la notte di gran pioggia e sul mondo,
pace m'avvolse,
la cella era simile ad una tomba.
Gelo, sentor di muffa, oscillante ombra.
Silenzio umano immenso, al canto della pioggia.
Ogni prigioniera forse dormiva, e ogni dolore.
Oh notte, oh morte, oh mia libertà!

Giaceva la mia libertà
quella notte come in una tomba,
il bel mito giaceva
per amor del quale ho vissuto ardendo.
Lungi le spiagge le rose le selve.

E creatura nessuna in pena per me,
nessuno nella notte ad attendermi lungi.
Nuda anima, quanta pace!
Le più azzurre sponde,
vastità lucenti, sinfonie di stelle,
serene alla memoria sbocciavano.
 Pure, gli uomini e la lor giustizia
potevano, poveri uomini, ne l'errore persistere,
poteva l'alba non riportarmi libertà...
Sovra la notte di gran pioggia e sul mondo,
di là dalle sbarre di ferro,
l'errore forse infieriva...

Nella cella tutta ombra
una nuda certezza allora
in me sentii,
meravigliosamente
in me assolta sentii la vita intera,
folta di sogni, passionata ed aspra,
ogni giorno espiata,
vita d'opere e di lacrime,
e il cielo s'apriva ad archi sorridenti,
di quando in quando, fuggitivi!

Meraviglia limpida, trasparente mistero,
lidia notte di prigionia
trovarsi lieve, sì, alata come non mai,
nella cella simile ad una tomba...
Così forse in una risurrezione confiderò
quando morta giacerò
a fior di terra o in fondo al mare?

Sibilla Aleramo





isolamento, solitudine, rabbia e sconforto,
come ora, come molti oggi, adesso;
siamo anime imprigionate da paure e virus,
siamo solitudini inespresse e contigue...

La prigione (anche carcere, penitenziario, dispregiativo gattabuia o galera), è un luogo, generalmente sotto l'amministrazione diretta di uno Stato, in cui sono reclusi individui resi privi di libertà personale in quanto riconosciuti colpevoli di reati per i quali sia prevista una pena detentiva. Negli Stati di diritto la detenzione ha luogo normalmente solo per irrogazione di tale pena a seguito di un processo; alcune categorie di soggetti possono essere rinchiusi nel luogo di detenzione anche per motivi e cause diverse (da Wikipedia).