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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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mercoledì 14 agosto 2019

Protocollo marino #1


 

 

Protocollo marino #1

Effettive indifferenze coincidono
con avventi imprevisti, come la musica,
un suono contenuto e normale quasi
un silenzio comparato al passato...
 
Gujil

martedì 13 agosto 2019

Haiku e riflesso

Haiku
 
Notte perfetta di luna
rovinata
da liti in famiglia.
 
Jack Kerouac
 
 
la famiglia, un rifugio,
fatta di amore ed odio;
padri, figli, madri, figlie,
un perpetuo movimentare...
 

lunedì 12 agosto 2019

Protocollo marino #0

 
 
Protocollo marino #0
 
Mare piovoso, grigio cielo,
arrivo mascherato da nubi
e ancora preme il ricordo
 
Guji

domenica 11 agosto 2019

St Denis



Elegia esagonale

Uscendo da St Denis ridotta a museo

 

Dio non abita più qui, né forse sotto
questo cielo grigio-ateo, né una scaglia
d’uomo è in questi sepolcri vuoti, stipati
per l’eterno da una dinastia ostinata,
tranciata a macchina in bagliori di sangue
da un’età più libera, fraterna, eguale.

Quale, dolomitiche voi cattedrali,
memoria impietrita vi sostiene in piedi?
Stalagmiti su cui gocciolò la Grazia,
le vostre cuspidi gridano assetate,
scheletri angelici i vostri contrafforti
puntellano il sacro fossile ai turisti.

Gl’inni derisi da sofismi in parrucca,
la croce scomposta in assi cartesiani,
le basiliche fatte cave di pietra…
È finita così la vera tua gloria,
o antica Francia, con la boria imperiale
che ingrassa i vermi di tombe illacrimate?

Nemmeno la nostalgia è quella di un tempo
per questi vecchi celti, parà in pensione
che vanno impettiti sul filo del Niente
per la via brulicante dei discendenti
di chi scampò a Poitiers, che sguardi di pece
volgono attoniti al vacuo alveo del cielo.


  Le lacrime reprimo per te che il cuore
di popolano avevi della tua Jeanne,

per te che all’assalto, in testa ai tuoi soldati,
sulla Marna cadesti poeta e cristiano,
bocconi ti ritrovarono in un campo
di barbabietole, la stigmate in fronte.

 

Beato chi muore come te nella fede,
beato chi muore bisbigliando un tuo verso,
e perciò è disprezzato… Per te mi segno,
mio Charles, e come in una conchiglia il mare
si fantasma, tra queste mura annerite,
scarnificate, trema un’eco di Dio.

 
Marco Cipollini
da "Carmi ulteriori"
 
 
Vedere cose, posti, volti nuovi
sembra così semplice, facile;
viaggiare per conoscere o per vivere?
domanda difficile, non so rispondere...
 
A Nord di Parigi, la Basilica che segna il passaggio tra lo stile romanico e quello che poi si affermerà del tutto a Notre Dame e a Chartres. Un capolavoro fuori dai grandi tour. Uno splendido, incompiuto, slancio, fisico e spirituale, verso il cielo e l'infinito. Indimenticabile nella sua mirabile imperfezione. E' la Basilica (un tempo Abbazia) di Saint Denis Terza in ordine di fama - e per distacco - tra le chiese gotiche di Parigi, dopo Notre Dame e la Sainte Chapelle, la Cattedrale della Banlieue è la prima in ordine anagrafico. Ma sarebbe riduttivo parlare di semplice primato, perché si è di fronte a una pietra miliare dell'architettura, al luogo dell'esordio assoluto dello stile gotico, che da Saint Denis emigrerà, via via, in tutta l'area circostante, da Parigi stessa a Chartres, da Reims a Amiens, da Rouen a Strasburgo, e successivamente in tutto il mondo medievale cristiano. E' proprio lo status di magnifica incompiuta, stilisticamente parlando, a rendere questa magnifica chiesa un unicum.
Non può essere definita gotica, anche se mostra, in modo eclatante, i primi segni inconfondibili dello stile che dominerà l'Europa nei 2 secoli successivi alla sua nascita: la verticalità della navata, le grandi vetrate dipinte, il coro, l'arco a sesto acuto.
Ma se all'interno, lo slancio verticale del nuovo che avanza è evidente, fuori, è tutto un gioco di cerchi e rettangoli, romanico se non addirittura carolingio.   C'è però quell'altissima torre campanaria (una sola, la destra per chi guarda: ennesima, magica asimmetria da cause di forza maggiore di cui l'architettura religiosa medievale pullula), a confondere le acque, a superare con un grande balzo lo stile che dominava l'Europa quando la nuova chiesa prendeva corpo dalle fondamenta dell'abbazia benedettina costruita lì cinque secoli addietro.  Una storia, quella del gotico francese, che viene bene illustrata anche nei contributi infografici che si trovano durante la visita della cattedrale (orario 10-17, domenica 12.15-17, ultimi ingressi a mezz'ora dalla chiusura, prezzo intero 7 euro, ma ingresso libero per tutti gli under 26 residenti Ue), dove si ripercorre l'epopea di una delle stagioni architettoniche più affascinanti dell'umanità (da Repubblica).

sabato 10 agosto 2019

Haiku e trombone

 
Trombone jazz,
Tende che si muovono,
Pioggia di primavera.
 
Jack Kerouac
 
 
 Il Dixieland fu principalmente una musica improvvisata.
Il trombone non abbozzava nemmeno gli accordi suonando qualcosa di simile al tuba o al basso, o – più probabilmente – un controcanto alla cornetta.
La caratteristica più marcata del controcanto era il glissato e altri effetti rauchi che potevano essere prodotti con la coulisse.
Mentre il trombonista improvvisava il controcanto, il clarinetto suonava una linea obbligata sulla melodia della cornetta.
La sezione ritmica supportava queste tre linee con un ritmo del tipo della marcia.
Il solista di trombone in queste prime jazz band usava una serie di glissati e growl con meno finezza rispetto ai soli della cornetta e del clarinetto...
(dalla rete)
 
senso musicale presente,
il contesto, lo strumento;
la musica come catarsi, karma,
poi si ripiomba nel silenzio...

venerdì 9 agosto 2019

Ritorni

Il ritorno

4.
"Lasciami qui, tra i vasi dei gerani e i viticci selvatici, in questo mio chiuso
spazio, in balia di qualche evento che dal mare
nasca, come la dea.
              

Lasciami qui. Qui, dove quel poco o tanto che m'è rimasto,
lo spreco di giorni mal spesi, di notti
senz'amore, il susseguirsi di stagioni è la spia,
la misura dell'ansia che mi divide e mi tiene.

Di' tu, se puoi, cose meno banali,
ma lasciami la quiete
dove smarrire i miei passati errori
e quest'inganno, l'ultimo.
              

Stasera, il mare com'è calmo!".

Camillo Fonte

da "Ognuno è un'isola"

 

non sempre ritorno è bello,
a volte è sconfitta, dolore;
si torna a casa per stare in un posto,
si torna per stare meglio...
Gujil
 
la ricerca, eterna, perenne, isola,
poi la trovi, provi, vive, non sai;
non è facile capire, comprendere,

è facile vivere, ovvio, insieme?..

giovedì 8 agosto 2019

Ortiche

Le ortiche
 
Altre ortiche ricoprono, come già ricoprirono
Per tante primavere il rugginoso erpice, l’aratro
Che gli anni logorarono, e il rullo di pietra:
soltanto il ceppo dell’olmo le supera in altezza.
Quest’angolo dell’aia è da me prediletto:
Come il più caro incarnato di una corolla
Accarezzo la polvere sulle ortiche, che si perde
Appena per rivelare la dolcezza dello scroscio.
 
Edward Thomas
da Poesie, 1917
Traduzione di Attilio Bertolucci
 
 
Le ortiche sono ancora poco considerate, ma hanno molteplici impieghi sul piano alimentare, medico e tessile.
Sono piante molto utili per l’ecosistema in genere, la loro presenza selvatica segnala il ripristino di ambienti degradati dall’ incuria o dall’ inquinamento.
Ci sono almeno 30 specie di insetti che dipendono da questa pianta per sopravvivere fra cui le   crisalidi di alcune lepidottere.
Se cresciuta in ambienti ricchi di humus risulta   invasiva e difficile da controllare.
Si dice che tagliando alla base le ortiche 3 volte   in un anno le si possa eliminare.
È una pianta da sinergia molto utile e fino a che   viene tenuta sotto controllo migliora la crescita di verdure e alberi da frutto   proteggendo le piante da uccelli e attacchi parassitari.
Questa specie è dioica, ma esistono molte varietà di Ortica, alcune anche monoiche o annuali (Urtica urens).
La sostanza urticante presente nella pianta contiene acido formico, che è poi lo stesso acido presente nel veleno che le api ed alcuni tipi di formiche utilizzano per difendersi.
Ed è la stessa sostanza che viene utilizzata nei trattamenti per il controllo della varroa.
Le ortiche hanno una lunga tradizione come rimedio   erboristico.
La tisana delle foglie è considerata un tonico e purificante del sangue.
Utilizzata quindi spesso per il trattamento di febbre da fieno, artriti e anemia.
Tutta la pianta è antiasmatica, antiforfora, astringente, depurativa, diuretica, galattagoga, emostatica, ipoglicemizzante e tonica.
Sempre l’infuso della pianta è utile per arginare le emorragie interne, mestruazioni abbondanti, emorroidi.  
Esternamente la pianta è usata per trattare eczemi e malattie della pelle, dolori   artritici, gotta, sciatica, nevralgie, problemi dei capelli e le ferite esterne.  
Anticamente si usavano strofinare le foglie e i gambi freschi dell’Ortica per   trattare reumatismi, cattiva circolazione e impotenza; questo trattamento ha due   effetti: migliora la circolazione permettendo di eliminare le tossine nella zona   colpita; la presenza di acido formico nei peli urticanti cura le articolazioni afflitte   da reumatismi.
Questa specie merita ulteriori studi per possibili usi contro   malattie renali e del sistema urinario.
Il succo di Ortica può essere usato come   antidoto alle punture delle stesse foglie o per lenire le ustioni.
È dimostrato che la   radice ha un effetto benefico sulla ghiandola della prostata.
Un rimedio   omeopatico fatto con le foglie è utilizzato nel trattamento di gotta, orticaria e   varicella , esternamente viene applicato a contusioni.
(dalla rete)



le erbe del prato, quelle odiate,
pungono le ortiche se le urti,
è come deve essere anche nella vita
riserviamo cortesie a chi non le merita...

mercoledì 7 agosto 2019

Poesia e riflesso

Arrivo là dove sono straniero

 

Niente è così precario come il vivere
Niente è come l’essere passeggero
È un po’ come per il ghiaccio fondere
E per il vento esser leggero
Arrivo e sono in terra straniera
Un giorno stai passando la frontiera
Da dove vieni e dove andare speri
Che importa domani e che importa ieri
Il cuore cambia come il cardo muta
Niente è scontato la rima è perduta
Sulla tua tempia col dito passa
Con i tuoi occhi l’infanzia sfiora
Meglio se lasci la lampada bassa
Meglio la luna più a lungo ancora
Il giorno pieno si fa vecchio ora
D’autunno gli alberi sono stupendi
Ma il fanciullo com’è diventato
Ti stai osservando e ti sorprendi
Di questo viaggiatore ignoto
Del suo viso e del suo piede nudo
Poco a poco tu diventi silente
E tuttavia non abbastanza rapido
Per non sentire che sei differente
E sul te stesso dei giorni andati
  Sentir la polvere del tempo caduta
È lungo invecchiare a conti fatti
La sabbia che ci sfugge fra le dita
È come un’acqua gelida montante
  È come una vergogna ingigantita
La pelle che si sta conciando urlante
È lungo essere un uomo una cosa
È lungo rinunciare a tutto quanto
E le trasformazioni non le senti
Che dentro a noi si creano intanto
I ginocchi che si piegano lenti
O mare amaro o profondo mare
Qual è l’ora dei tuoi flussi e riflussi
Quanti anni-secondi devono bastare
Agli uomini per abiurare se stessi

Perché perché tutte queste smorfie
Niente è così precario come il vivere
Niente è come l’essere passeggero

È un po’ come per il ghiaccio fondere
E per il vento essere leggero

Arrivo là dove sono straniero

 

Louis Aragon

da " L'amore come assoluto"
traduzione di Nino Muzzi
  
sono stato straniero anch'io, olim,
lingua diversa, cibo diverso, volti;
ho imparato dai difetti, dagli sbagli,
ora sono straniero a me stesso...

martedì 6 agosto 2019

Corpi



19
 
Solo, solitudine, insieme,
approcci, custodie, corpi;
sono un uomo di affetti.
 
Anonimo
del XIX° Secolo
Haiku

lunedì 5 agosto 2019

Memoria

La memoria

 

2.
Mia ghiandaia felice la memoria,
oggi, ancora una volta ti ritrova,
come sempre, in un’ansia eterna di partenza.

Rosea venne l’aurora
e cancellò le tenebre discrete,
luogo d’amore.

 Senza voltarmi, ingrato,
come uccello di transito che il nido
  d’una notte non cura, ti lasciavo.

 

Per troppa furia ti dimenticavo,
isola estrema, amore.

Ora per nuova furia ti ricordo.

 
Camillo Fonte
da "Ognuno è un'isola"
 
 

In passato si pensava che la mente dovesse dimenticare per «fare spazio» a nuove informazioni, ma ora si sa che il cervello umano non ne ha bisogno.
«Quando consideriamo il numero di neuroni e di sinapsi che ci sono nel cervello, ci rendiamo conto che esiste la potenzialità di immagazzinare molte più informazioni di quelle effettivamente conservate — spiegano i due neurobiologi canadesi —.
Il cervello umano possiede circa 80-90 miliardi di neuroni.
Se solo ne dedicassimo un decimo a fissare ricordi di specifici eventi, allora, in accordo con stime di capacità in network auto-associativi, potremmo immagazzinare approssimativamente un miliardo di ricordi individuali.
Inoltre, se consideriamo i ricordi registrati in maniera diffusa, questo numero potrebbe crescere di diversi ordini di grandezza».
(dalla rete). 
 
memoria, ricordo, immagini vaghe,
la mia mente è così, confonde;
sbiaditi ma vivi in contraddizione
i mei ricordi, attimi, volti, voci...