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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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martedì 9 luglio 2019

Haiku e rondini

 
 
Vedo volare rondini,
le foglie si agitano sempre
io rimango immobile...
 
Anonimo
del XX° Secolo
Haiku

lunedì 8 luglio 2019

Muse

Anton Raphael Mengs,
"Parnaso"
Museo dell'Ermitage

Musa


Una poesia non la senti arrivare,
le sue ali impercettibili come quelle di una falena,
o tenerla al guinzaglio e seguirti come faresti con un cane.
non è docile, non ha domani, e non entrerà dentro
anche se lasci la finestra spalancata.

Potresti anche non vederla arrivare,
per quanto possa essere a volte piccola – una mosca,
una formica, una coccinella – a volte enorme –
un rinoceronte, un elefante nella stanza, un ippopotamo.
La musa si introduce in casa tua di soppiatto

come un ladro, scivola in cucina,
si versa un bicchiere d’acqua – fresca come piace a te –
dal lavandino, sbircia nel cestino del pane.
Ha il tuo numero scritto sulla mano.
Pensa di conoscerti bene. Pensa di esserti amica.

 
Jackie Kay
da "Fiere"
traduzione di Floriana Marinzuli e Bernardino Nera

Clio, Talia, Erato, Euterpe, Polimnia,
Calliope, Tersicore, Urania e Melpomene,
sarcofago di marmo (Parigi, Louvre)


  Caesar van Everdingen
(1616/1617–1678),
"Quattro Muse e Pegaso sul Parnaso
L'Aia, olio su tela, circa 1650.
ancora poesia, versi, mi manca leggere,
eppure la fatica immensa si arena,
il cuore tentenna e inaridisce piano,
giorno per giorno, ora per ora...

 
Le Muse
(in greco antico: Μοῦσαι, -ῶν; in latino: Mūsae, -ārum) sono divinità della religione greca e latina.
Erano le figlie di Zeus e di Mnemosýne (la "Memoria") e la loro guida era Apollo.
L'importanza delle muse nella religione greca era elevata: esse infatti rappresentavano l'ideale supremo dell'Arte, intesa come verità del "Tutto" ovvero
l'«eterna magnificenza del divino».
 
In questo modo Walter Friedrich Otto ne traccia le caratteristiche:
«Le Muse hanno un posto altissimo, anzi unico, nella gerarchia divina.
Son dette figlie di Zeus, nate da Mnemosyne, la Dea della memoria; ma ciò non è tutto, ché ad esse, e ad esse soltanto, è riservato portare, come il padre stesso degli Dei, l'appellativo di olimpiche, appellativo col quale si solevano onorare sì gli Dei in genere, ma - almeno originariamente - nessun Dio in particolare, fatta appunto eccezione per Zeus e le Muse»
(Walter Friedrich Otto. Theophania. Genova, Il Melangolo, 1996, pag.48)
(da Wikipedia).

domenica 7 luglio 2019

Uomini!

269.

Dove ficcarmi in questo gennaio?
La città sconfinata è vischiosa fino al parossismo.
Che m’ubriachino le porte serrate?
Voglio mugghiare per tutti i catenacci e le serrature.

E le calze dei vicoli latranti,
gli stambugi delle vie sbilenche,
si celano frettolosi nei cantucci,
corrono fuori dagli angoli i citrulli.

Nella fossa, nel verrucoso buio pesto,
scivolo verso una ghiacciata pompa dell’acqua

e incespico, mi pasco d’aria morta,
si sparpagliano in volo i gracchi come pazzi,


li segue il mio “ah” e lancio un grido
contro una ghiacciata corba di legno:
Un lettore! Un consigliere! Un dottore!
Sulla scala pungente almeno uno scambio di parole!
1 febbraio 1937
 
Osip Mandel'stam
da "Sussurri e grida dal Gulag"
Traduzione di Gario Zappi
  
ancora orrore, gli uomini...animali,
un sottile perverso filo conduttore;
siamo preda di istinti primordiali,
siamo crudeli come con gli insetti...
 

sabato 6 luglio 2019

Haiku e noce

Il noce è un albero maestoso, coltivato un po’ dovunque per i suoi frutti commestibili.
È originario della Cina.
Il noce è alto 10 o più metri, ha un tronco diritto, il cui diametro supera spesso il metro, con corteccia grigia e chioma ampia e folta.
Il noce è una pianta robusta e longeva, di facile coltivazione; vuole clima temperato, teme sia gelate primaverili sia i freddi intensi.
Ha foglie grandi, composte da alcune coppie di foglioline ovali, verdi scure sopra più chiare sotto, ricche di tannino.
I fiori sono piccoli e insignificanti, privi di corolla.
Il frutto, la noce, sferico o un po’ ovale, è formato esternamente dal mallo, carnoso e verdastro, che secca e si spacca quando la maturazione è completa, lasciando vedere il guscio ovale, legnoso e rugoso, formato da due parti che racchiudono il seme o gheriglio.
Questo è carnoso, protetto da una pellicina sottile che si stacca facilmente solo quando il frutto è fresco. Il frutto è diviso in quattro lobi separati a due a due. Le noci maturano in settembre-ottobre, si mangiano fresche o secche, sono nutrienti e di buon sapore, sono ricche di grassi e di proteine. (dalla rete)     
 
16

il vento accarezza le foglie,
il noce è contento e si muove;
io rimango fermo a guardare.
 
Anonimo
del XX° Secolo
Haiku

venerdì 5 luglio 2019

Via Velasca


Via Velasca
 
Il calpestìo di tanti anni
L'ha quasi affondata, la via
Incredibilmente si è stretta.
Io ricordo la sera che alla fioca
Luce si spense ogni rumore, un grido
Disse il mio nome come in sogno e sparve.
La via s'incurva, sgocciola
Il giorno dalle cime dei tetti:
Quest'ora dolce suona nel petto.
Non è che una larva restìa
La luce, un barlume: entro la boccia
di vetro un pesce s'illumina.
 
Leonardo Sinisgalli
"da Campi Elisi", 1939
 
 
Via Velasca, nel centro di Milano, a poco meno di cinquecento metri dal Duomo, cancellata, come del resto molte altre parti centrali, dai gravissimi bombardamenti delle Forze alleate che hanno martoriato la città dal 1940 al 1944. Nell’immediato dopoguerra la forte volontà di rinascita prende slancio ancor maggiore e su queste ferite del tessuto urbano si fanno progetti di nuovi interi isolati e di nuovi edifici. La città si vuole rialzare e ripartire diventando, anche attraverso le nuove architetture, non solo artefice del proprio riscatto ma addirittura spunto per quello dell’intero paese. E’ in questo scenario che nei primi anni cinquanta vengono formulati i primi studi sull’area seguiti poi negli anni 1956-1958 dalla sistemazione definitiva dell’area e la realizzazione della “Torre Velasca”. Un’architettura che tra le molte polemiche, sviluppatesi in modo incisivo anche a livello internazionale, (basti pensare al congresso del CIAM di Otterlo del 1959 dove ci fu forte contestazione non solo per la Torre ma anche per gli altri progetti italiani presentati), oggi fa parte dei capisaldi dello skyline milanese.
immagine3-e1450797414494Ora Via Velasca non esiste se non in una poesia di Leorardo Sinisgalli che ne porta non solo il nome nel titolo ma sopravvive come luogo della memoria grazie a quei versi.
Nella produzione poetica di Sinisgalli è naturalmente la Lucania ad essere uno spazio poetico privilegiato ma vi sono anche altri riferimenti a luoghi di Roma o, come in questo caso, di Milano che ci consegnano una ulteriore serie di veri e propri “luoghi dell’anima” (Fabrizio Milanese, dalla rete).
 
i poeti fanno belle le vie,
con le parole, con i loro versi;
non ricordo nella mia vita una via
se non quella in cui vivo e ho vissuto...

giovedì 4 luglio 2019

Donna


Una donna parla della sua vita

Un vento mi spinge per le strade,
vento, divinità del mutamento
dalle guance gonfie che soffiano.
Amo quel vento,
mi rallegro
ai mutamenti.

Vado per il mondo
in due o sola
e grati mi sono al tempo stesso
il desiderio e la sua morte
che si chiama appagamento.

C’è qualcosa di troppo in me.
Trabocco dalle mie sponde
come un lievito. Il lievito ha
un suo genere specifico di felicità.

Vado, sempre vado,
a volte si unisce a me un uomo.
Andiamo insieme,
lui dice che è fino alla morte,
poi si perde in un crepuscolo
come cosa senza importanza.

Vado sola,
poi nuovamente a una svolta
appare un nuovo compagno.

Vado, continuamente vado,
un vento mi spinge per le strade.
Sulle mie strade
soffia sempre il vento.


Anna Swirszczynska
da "Una vita nel vento"
traduzione di Giorgio Origlia
 
Una donna è un essere umano adulto di genere femminile. Si distingue dalla femmina prepubere, che può essere chiamata, a seconda dell'età: ragazza, fanciulla, bambina, e dall'altro genere della specie: l'uomo. Ogni essere umano è dotato di 23 coppie di cromosomi, una sola delle quali è diversa, perché caratterizza il sesso (XX per la femmina e XY per il maschio).
 
parlare di sé, della propria vita,
spesso l'ho fatto, nei fogli, nei discorsi;
ora sono pacato, forse rassegnato,
rimane un barlume di luce ancora...
 
 Il cariotipo di una femmina umana è caratterizzato, a differenza del maschio, dalla presenza di due cromosomi X, laddove l'uomo presenta invece la coppia XY. In linea di massima, l'anatomia femminile si distingue da quella maschile per il diverso apparato uro-genitale, e per i caratteri sessuali secondari. Inoltre sono statisticamente minori, rispetto al maschio, taglia, massa corporea totale e dei singoli organi nonché potenza muscolare (da Wikipedia).

mercoledì 3 luglio 2019

Haiku n° 15 di Anonimo

 
 
 
15
 
non so, non saprei,
condizione persistente
in me, dentro di me.
 
Anonimo
del XIX° Secolo
Haiku

martedì 2 luglio 2019

Danae

Danae accoglie la pioggia d'oro
Lamento di Danae
 
Quando nell'arca regale l'impeto del vento
e l'acqua agitata la trascinarono al largo,
Danae con sgomento, piangendo, distese amorosa
le mani su Perseo e disse: "O figlio,
qual pena soffro! Il tuo cuore non sa;
e profondamente tu dormi
così raccolto in questa notte senza luce di cielo,
nel buio del legno serrato da chiodi di rame.
E l'onda lunga dell'acqua che passa
sul tuo capo, non odi; né il rombo
dell'aria: nella rossa
vestina di lana, giaci; reclinato
al sonno del tuo bel viso.
Se tu sapessi ciò che è da temere,
il tuo piccolo orecchio sveglieresti alla mia voce.
Ma io prego: tu riposa, o figlio, e quiete
abbia il mare; ed il male senza fine,
riposi. Un mutamento
avvenga ad un tuo gesto, Zeus padre;
e qualunque parola temeraria
io urli, perdonami,

la ragione m'abbandona.
 
Simonide di Ceo 
Traduzione di Salvatore Quasimodo  
 

Mabuse
"Danae"
1527
Danae, secondo la mitologia greca, era una principessa,  figlia del re Acrisio di Argo. Il sovrano, contrariato dal fatto che non aveva figli maschi, chiese a un oracolo di esprimersi sul futuro. L’oracolo gli disse che non avrebbe avuto discendenza maschile diretta, ma che sarebbe stato ucciso dal nipote, il figlio della figlia. Pertanto avrebbe potuto sperare di salvarsi, raggiungendo il punto più lontano del mondo. Il re, anzichè attenersi alla necessità di abbandono del regno, cercò allora di evitare che Danae entrasse in contatto con qualsiasi uomo e, per questo, la rinchiuse in una torre.
Ma Giove, attratto dalla bellissima giovane e contrariato dal fatto che un un semplice re terreno cercasse di agire sul destino, si trasformò in una pioggia d’oro, giungendo nella torre inespugnabile e fecondando Danana. Nacque così Perseo. Il nonno venne a a sapere di quanto era accaduto e, non potendo uccidere direttamente il nipote. che era un suo discendente – e ciò avrebbe provocato l’ira degli Dei – prese Danae e Perseo; li fece abbandonare in mare in una cassa di legno. Poseidone, il re delle acque, calmò i flutti e consentì ai due di giungere a terra.    Arrivarono sull’isola di Serifo, dove vennero raccolti da Ditti, fratello di Re Polidette, che allevò il ragazzo fino all’età adulta. Frattanto il destino lavorava inesorabilmente. Ai giochi funebri che il re Acrisio, nonno del ragazzo, aveva indetto in onore del fratello Polidette, giunse anche Perseo, che non venne riconosciuto. Il giovane partecipò alle gare della festa funebre e lanciò un disco (o una lancia) con tale potenza che colpì accidentalmente il nonno, il quale morì (dalla rete).
 
un lamento nell'aria silente,
pianto intimo che non si vede;
la tristezza adombra gli sguardi miei
di quando sono riflesso in me stesso...
 
Orazio Gentileschi,
"Danae"
1623, Cleveland Museum of Art

lunedì 1 luglio 2019

Canzoni nel vento

Vento
 
Nomade venuto da lontano, ignaro di noi,
il vento, l’elemento a me più estraneo,
finché il flutto si placa nell’onda.

Un tempo, al momento dell’alta marea,

quale abbaglio sulla soglia;
pareva invalicabile; all’interno
lo spazio il mondo.
Tu m’hai amata,
io ti ho amato –
amore: polvere che volteggia su di noi
nel chiarore del giugno, quando verdi colline e cielo alto
ci offrono
quello che noi non cogliamo.
 
Non mancata l’ora,
in cui riposa la mia memoria,
si congela, si acceca, si risveglia,
sa vedere la quotidianità del dì e della notte,
elementare
sotto il tuo respiro, o nomade.
 
Anche quando ti scateni
in folate di grandine
ti volano incontro gli uccelli del mattino.
 
Erika Burkart
da" Turno di notte"
traduzione di Nino Muzzi
 
 

L’elenco delle canzoni sul vento in italiano

(dalla rete)

 
Eppure il vento soffia ancora – Pierangelo Bertoli
Fischia il vento – Felice Cascione
Il vento – Alessandro Fiori
Il vento – Litfiba
Il vento – Subsonica
Il vento – Tiziano Ferro
Il vento della vita – Ermal Meta
Imparare dal vento – Tiromancino
La canzone del bambino nel vento – Francesco Guccini
La mia canzone al vento – Luciano Pavarotti
Lo scriverò nel vento – Zecchino d’oro
Nella terra del vento – Ivano Fossati
Sale, amore e vento – Tiromancino
Senza vento – Timoria
Si alza il vento – Jovanotti
Un vento senza nome – Irene Grandi
Vento d’estate – Max Gazzè
Vento in faccia – Bandabardò
Vento nel vento – Lucio Battisti
 
 
alito d'aria o possente uragano,
il vento rinfresca e scompiglia le vite;
l'ho sentito, più volte tra i capelli,
l'ho sfiorato nel colore dell'erba...

domenica 30 giugno 2019

Poesia e riflesso


103.

A Pietroburgo c’incontreremo di nuovo
quasi vi avessimo sepolto il sole dentro,
e la beata parola insensata
proferiremo per la prima volta.

Nella nera felpa della notte sovietica,
nella felpa del vuoto universale,
cantano tuttora gli occhi diletti delle beate consorti,
fioriscono tuttora i fiori immortali.

Da gatta selvatica s’inarca la capitale,
sul ponte sta di guardia una pattuglia,
solo un motore funesto sfreccerà nella tenebra
levando il suo canto da cuculo.

Non mi occorre il lasciapassare notturno,
io non le temo le sentinelle:
per la beata parola insensata
leverò la mia preghiera nella notte sovietica.

Odo un lieve fruscio teatrale
e un virgineo “ah”,
e un mazzo smisurato di rose immortali
regge la Ciprigna tra le mani.

Al falò ci scaldiamo dalla noia,
trascorreranno i secoli forse
e le mani dilette delle consorti beate
raccoglieranno le ceneri lievi.

Da qualche parte le vermiglie aiuole del parterre,
esuberanti e spiumacciati gli stipi dei palchi,
la bambola a molla dell’ufficiale
non è per le anime nere e i farisei volgari...

E allora spegnile le nostre fiammelle
nella nera felpa del vuoto universale.
Cantano tuttora le spalle vigorose delle consorti beate
ma al sole nero non farai più caso.
1920
 
Osip Mandel'stam
Traduzione di Gario Zappi
 
 
poesia russa, realismo, quotidianità,
incontro pragmatico di anime;
ricordo le letture serali, solitudine,
solitaria maniera di sentirsi grandi...