Vedo volare rondini,
le foglie si agitano sempre
io rimango immobile...
Anonimo
del XX° Secolo
Haiku
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| Anton Raphael Mengs, "Parnaso" Museo dell'Ermitage |
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| Clio, Talia, Erato, Euterpe, Polimnia, Calliope, Tersicore, Urania e Melpomene, sarcofago di marmo (Parigi, Louvre) |
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| Caesar van Everdingen (1616/1617–1678), "Quattro Muse e Pegaso sul Parnaso L'Aia, olio su tela, circa 1650. |
e incespico, mi pasco d’aria morta,
Via Velasca, nel centro di Milano, a poco
meno di cinquecento metri dal Duomo, cancellata, come del resto molte
altre parti centrali, dai gravissimi bombardamenti delle Forze alleate
che hanno martoriato la città dal 1940 al 1944. Nell’immediato
dopoguerra la forte volontà di rinascita prende slancio ancor maggiore e
su queste ferite del tessuto urbano si fanno progetti di nuovi interi
isolati e di nuovi edifici. La città si vuole rialzare e ripartire
diventando, anche attraverso le nuove architetture, non solo artefice
del proprio riscatto ma addirittura spunto per quello dell’intero paese.
E’ in questo scenario che nei primi anni cinquanta vengono formulati i
primi studi sull’area seguiti poi negli anni 1956-1958 dalla
sistemazione definitiva dell’area e la realizzazione della “Torre
Velasca”. Un’architettura che tra le molte polemiche, sviluppatesi in
modo incisivo anche a livello internazionale, (basti pensare al
congresso del CIAM di Otterlo del 1959 dove ci fu forte contestazione
non solo per la Torre ma anche per gli altri progetti italiani
presentati), oggi fa parte dei capisaldi dello skyline milanese.
Ora Via Velasca non esiste se non in una
poesia di Leorardo Sinisgalli che ne porta non solo il nome nel titolo
ma sopravvive come luogo della memoria grazie a quei versi. 
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| Danae accoglie la pioggia d'oro |
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| Orazio Gentileschi, "Danae" 1623, Cleveland Museum of Art |