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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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mercoledì 15 giugno 2016

Meditazione

 
parole che sprecano
frasi interdette,
pensieri...a volte
eppure siamo qui,
ancora ancorati ...
 
Gujil

martedì 14 giugno 2016

Geometria


geometrìa
sostantivo femminile
[dal latino geometrĭa, greco γεωμετρία,
comp. di γῆ «terra» (v. geo-) e -μετρία «misurazione» (v. -metria)]
- TRECCANI -
 
- 1. In senso ampio e generico, lo studio dello spazio e delle figure spaziali, originariamente sviluppatosi in forma empirica come insieme di regole pratiche per la misurazione di superfici e la costruzione di figure semplici in rapporto a problemi di agrimensura (probabilmente nella zona del delta del Nilo), e successivamente trasformatosi in scienza razionale come ramo della matematica ad opera degli antichi Greci, e in partic. di Euclide, in forma di sistema deduttivo basato su un insieme di assiomi. Per estens., nella matematica moderna, lo studio delle proprietà di invarianza degli elementi di uno spazio astratto rispetto a determinati gruppi di trasformazioni. Più specificamente, g. elementare, parte della geometria che studia le proprietà fondamentali delle figure del piano e dello spazio secondo metodi derivati dai postulati di Euclide, e per questo detta anche g. euclidea; g. analitica, metodo che permette di tradurre sistematicamente problemi e questioni geometriche in problemi e questioni algebriche o analitiche, o viceversa, in modo da poter risolvere problemi geometrici con i mezzi dell’analisi, ovvero problemi analitici con i mezzi della geometria; g. descrittiva, parte della geometria che ha per scopo la rappresentazione delle figure spaziali mediante figure di un certo piano (detto quadro), ottenute generalmente per mezzo di una proiezione, in modo che dall’immagine della figura si possa ricostruire la figura spaziale; g. differenziale, lo studio, basato essenzialmente sul calcolo differenziale, delle proprietà degli intorni di un punto, le quali rimangono invariate di fronte ai movimenti (g. differenziale metrica) e alle omografie (g. differenziale proiettiva); g. proiettiva, l’insieme delle proprietà delle figure degli spazî proiettivi che sono invarianti rispetto alle proiettività, cioè alle trasformazioni direttamente legate alle operazioni di proiezione e sezione.
Con riferimento a possibili e particolari applicazioni: g. della carta, complesso di procedimenti per risolvere svariati problemi grafici di geometria piana mediante ripetuti piegamenti di un foglio di carta; g. del compasso, lo studio dei problemi e delle costruzioni che si possono risolvere mediante l’uso del solo compasso. Il termine, seguito da aggettivi tratti da un nome proprio (come g. euclidea, g. riemanniana, ecc.), indica impostazioni date alla geometria, o ai suoi particolari problemi, dagli studiosi di quel nome; con espressioni del tipo g. non archimedea, g. non pitagorica, g. non pascaliana, ecc. s’intende invece significare che in tali elaborazioni non valgono particolari teoremi o principî (per es., rispettivamente, il postulato di continuità secondo Archimede, il teorema di Pitagora, ecc.). In partic., g. non euclidee, quelle costruite a partire dalla negazione del 5° postulato di Euclide, o postulato delle parallele, secondo il quale per un punto esterno a una retta passa una e una sola parallela alla retta data.
- 2. a. Nel linguaggio scient., il termine è talora usato per qualificare discipline, o parti di discipline, nelle quali giochino un ruolo fondamentale grandezze o considerazioni geometriche: g. delle navi, la parte dell’architettura navale che studia le caratteristiche geometriche delle carene; g. del movimento, la parte della meccanica che si occupa delle caratteristiche geometriche delle traiettorie di corpi in moto (sinon. quindi, in passato, di cinematica); g. delle masse, il complesso delle teorie, introduttive alla meccanica, relative a grandezze definite da masse e da distanze (baricentri, momenti d’inerzia, ecc.).
b. Nel linguaggio tecn., il termine serve invece a indicare la disposizione spaziale di determinati elementi di un apparecchio o di un impianto: per es., nella tecnica nucleare, g. di un reattore nucleare, la forma e la disposizione relativa degli elementi di combustibile, del moderatore, del riflettore (buona g., o cattiva g., in rapporto alla maggiore o minore reattività); in radiotecnica, g. di un radiocollegamento, la posizione relativa degli assi dei lobi principali di radiazione delle antenne e delle zone in cui avvengono fenomeni di riflessione, rifrazione o diffusione delle radioonde. Con accezione più generica, ali a g. variabile, ali, di cui sono dotati alcuni aeromobili moderni, adattabili, mediante una diversa apertura, sia alle basse sia alle alte velocità.
- 3. fig. Linearità, proporzione, regolarità, simmetria di forma o di struttura di cose, oggetti e sim., o anche la struttura stessa: i campi divisi ed arati secondo perfette g. (Soldati); g. di concetti, di ragionamenti. Tale uso deriva da alcuni valori che il termine ha nel linguaggio tecnico e, spec., dall’influsso di usi proprî dell’agg. geometrico.


Geometria
 
Dimostro un teorema e la casa si espande:
le finestre in un balzo si librano sino al soffitto,
il soffitto con un sospiro va alla deriva.
 
Appena le pareti si sono spogliate di tutto
ma non della trasparenza, l'odore dei garofani
se ne va con loro. Io sono fuori, all'aperto,
 
e sopra di me le finestre si sono incardinate su farfalle,
dove si congiungono un raggio di sole riluce.
La loro meta è un punto vero e indimostrato.

Rita Dove
Traduzione di Federico Mazzocchi
L'imprevedibile esattezza della grazia
  

linee interrotte tracciano
geometrie probabili, nascoste,
intravedo perimetri, zone
eppure la polvere invade...

lunedì 13 giugno 2016

Cupole

in grandi e piccole cupole
in grandi e piccole cupole
folle di angeli ardenti, serafini
rondini
con teste umane
 
non loro forse
preparano i nidi sul vomere
gioiscono per le mattonelle smaltate
leggeri – come la fiamma
veloci – come il lampo
sonori – come voci di fanciulle
 
(e la pioggia, di conseguenza, i loro baci)
 
 non forse loro
concisi, frettolosi
dicono: santo, santo, santo
Santo, Santo, Santo il Signore Sabaoth!
 
e si disseminano carte luccicanti
come fossero un decoupage di Matisse
 
e tutti i fiori – parlano di un appuntamento
io sono una persona dimessa
sono un infisso bucherellato
cado
 
e la voce si attorciglia come un capello
e la voce si alza a mo’ di spirale
in grandi e piccole cupole
 
in grandi e piccole cupole
folle di angeli ardenti, serafini

Aleksandra Cibulja
Traduzione di Paolo Galvagni
Viaggio al limite del sangue
 

cupola /'kupola
 sostantivo femminile [dal lat. cupŭla, dim. di cupa "botte"]
- TRECCANI _
- 1. (archit.) [copertura emisferica, a pianta circolare, ellittica o poligonale, di edifici monumentali] ≈ calotta, volta.
- 2. [copertura emisferica girevole e apribile, spec. di osservatori astronomici, torri corazzate, ecc.] ≈ ⇑ soffitto, tetto.
- 3. (abbigl.) [sommità convessa di vari copricapi: c. di un elmo] ≈ calotta.
- 4. (non com.) [pergolato a forma di volta per terrazze, giardini e sim.] ≈ capanno, gazebo.
- 5. (giorn.) [struttura dirigente di un'organizzazione mafiosa di cui fanno parte i capi delle più potenti famiglie] ≈ ⇓ boss, capifamiglia, (gerg.) mammasantissima.
 

rinchiusi in bolle di noi,
come fragili, eteree, bolle
danziamo nella vita,
qualche volta si scoppia...

domenica 12 giugno 2016

Didascalia

Didascalie
 
Didascalie sbiadite accompagnano
le tele, gli scorsi, l' immagine;
la vita che siamo si ferma
in spots che la mente non teme.
 
Finali imprevisti disdegnano
i visi scontati, le feste, le pagine;
ciò che non siamo si afferma
in attimi che il cuore si geme.
 
Le vie, i sentieri dipanano
discorsi, frasi, compagine
che sembra stantia, conferma
assurda che schiaccia, che preme.
 
Anonimo
del XX° secolo
poesie ritrovate

 
didascalìa
sostantivo femminile
 [dal gr. διδασκαλία «istruzione», der. di διδάσκαλος «maestro», da διδάσκω «insegnare»].
- TRECCANI -
 
 - 1. In origine, l’istruzione dell’antico coro lirico greco per opera del «didascalo»; poi la rappresentazione drammatica, di cui il coro costituiva la parte essenziale, compreso anche l’apparato scenico; quindi, l’insieme di tragedie o di commedie che ogni poeta avesse presentato negli agoni drammatici, e anche la lista cronologica delle rappresentazioni drammatiche.
- 2. - a. Nel testo di un’opera drammatica o nella sceneggiatura di un film, ciascuna delle indicazioni dell’autore o dello sceneggiatore, relativamente alla recitazione e alla scenografia (per es., la descrizione della scena all’inizio di ogni atto o di ogni quadro, le notazioni per l’entrata o l’uscita dei personaggi a ogni scena, il tono con cui va detta una battuta, ecc.).
- b. Nei film muti o parlati in lingua diversa da quella del pubblico per il quale sono proiettati, scritta impressa su una sequenza di fotogrammi e riprodotta perciò sullo schermo, come commento dell’immagine o come trascrizione o traduzione del dialogo (con questa accezione è oggi più com. sottotitolo); in partic., d. iniziali (o titoli di testa), quelle che compaiono all’inizio di un film, e che comprendono il titolo dell’opera e i nomi di coloro che vi hanno preso parte. c. In libri, giornali, riviste e sim., scritta esplicativa di un’illustrazione, situata di solito al disotto della figura. d. Per estens., scritta esplicativa, generalm. iscritta su cartiglio, usata in miniature e in dipinti o rilievi di grandi dimensioni.
- 3. Con il sign. originario (di insegnamento, istruzione), ciascuno degli interventi con cui, secondo le disposizioni conciliari, il sacerdote o un ministro laico introduce e spiega ai fedeli i riti, le letture e le preghiere della messa o di altra celebrazione liturgica.

sabato 11 giugno 2016

Bravo


 
brà-vo:
- Abile; buono; coraggioso; sgherro
dallo spagnolo: bravo, forse a sua volta dal latino: pravus storto, malvagio, o da barbarus selvaggio, indomito.
 
Vedendo l'etimologia paradossale di una parola tanto certa e comune qualcosa proprio non torna.
Il bravo è l'esatto contrario del selvaggio e del malvagio.
Un bravo bambino, una brava persona... hanno qualità di posatezza ed onestà!
Non dobbiamo però scordare il cuore levantino in cui questa mediterranea parola ha ribollito per secoli, acuto nello scovare qualità positive nella canaglia.
Lo storto, fuori regola, è anche eccezionale, e così il selvaggio è indomito, valoroso, e non conosce paura. È vero, restano ancora in piedi i connotati più torbidi delle bravate, delle notti brave, dei bravi di Don Rodrigo, ma sono marginali: la radice di questa parola è esplosa nel mondo in un cristallino odore di apprezzamento, stima, nel vigore dell'abilità volta al bene.
Così possiamo pensare al coraggioso inglese, il "brave",
e pensiamo all'universale "bravó" che rimbomba acclamante nei teatri più eleganti di tutto il globo.
Da noi è una parola normale, fondamentale - in virtù della sua storia, forse quasi identitaria, per la nostra cultura. Da piccoli facciamo i bravi a modo nostro e poi diventiamo bravi nel nostro lavoro, tornando a casa ci gustiamo una brava cena - splendido rafforzativo - e portiamo fuori il cane, dicendogli bravo quando ringhia alla vicina bisbetica. Il bravo resta ciò che spicca senza frastuoni, armoniosamente, al suo posto, in un modo anche originale, ormai ripulito dalle passate depravazioni - di cui è però rimasto lo smalto allegro e capace (dalla rete). 

bravissimo,
quando intensamente cerco,
le pallide luci sono velate,
le gialle ali sempre qui;
nel padiglione ritorno...
 

Son tanto brava
 
Son tanto brava lungo il giorno.
Comprendo, accetto, non piango.
Quasi imparo ad aver orgoglio quasi fossi un uomo.
Ma, al primo brivido di viola in cielo
ogni diurno sostegno dispare.
Tu mi sospiri lontano: «Sera, sera dolce e mia!».
Sembrami d'aver fra le dita la stanchezza di tutta la terra.
Non son più che sguardo, sguardo perduto, e vene.
 

Sibilla Aleramo





 

venerdì 10 giugno 2016

Cavallo e albero

Mentre stava lavorando nel suo campo a Pullman in West Virginia (USA), gli è sembrato che la sua cavalla Gracie stesse facendo "Winnie the Pooh", mentre curiosava nel cavo di un albero, rimanendoci incastrato dentro con la testa.
Mentre Jason, il proprietario della cavalla, stava riposandosi durante il lavoro in campagna, ha udito un rumore provvenire dal campo.
Mentre accorreva, da lontano poteva vedere solo la pancia della cavalla, e solo avvicinatosi ha potuto verificare che il cavallo era finito in guai molto seri.
Corso al suo furgone ha preso la motosega, e senza rendersene conto, la macchina fotografica.
Il rumore della motosega, usata per tagliare l'albero, ha molto innervosito la cavalla, che impennandosi tre volte è riuscita a liberare la testa, ma vi è rimasta incastrata con lo zoccolo.
Sono stati necessari altri 20 minuti di attento lavoro per riuscire a liberare completamente la sfortunata cavalla.
Gli unici danni che Gracie ha riportato sono stati dei graffi sul collo, sulle labbra e sul naso (dalla rete).
  

Cavallo e albero
 
Chiunque sia qualcuno vuol essere un albero –
o cavalcarne uno, i capelli spumati dal vento.
È per questo che hanno inventato i cavalli, e le selle
sono state equipaggiate con singolari stelle.
 
È per questo che intrecciamo le loro ruvide criniere
come fossero bambini, per questo accade che i bambini
all’inizio abbiano paura di una giostra, per il modo in cui
si ostina a dire che la vita è tonda. No,
 
rispondiamo: c’è la musica, ma poi si ferma;
il bello sempre sale e sempre scende.
Li chiamiamo, e i bambini in coro: Ancora, ancora.
Nell'albero la linfa luminosa ascende.

Rita Dove
Traduzione di Federico Mazzocchi
L'imprevedibile esattezza della grazia
  
 
leggerezza e sudore,
galoppo, lungo la riva,
poi il prato e la folle corsa
verso la stalla...

giovedì 9 giugno 2016

Compagno di scuola

solo ricordi, attimi impressi,
ora è vita traslata, di sponda;
ricordo, l'agenda,
la gialla gru,
le buone cose di pessimo gusto...
 
Gujil
 
 
Compagno di scuola
 
Davanti alla scuola tanta gente
otto e venti, prima campana
"e spegni quella sigaretta"
e migliaia di gambe e di occhiali
di corsa sulle scale.
Le otto e mezza tutti in piedi
il presidente, la croce e il professore
che ti legge sempre la stessa storia
sullo stesso libro, nello stesso modo,
con le stesse parole da quarant'anni di onesta professione.
Ma le domande non hanno mai avuto
una risposta chiara.
E la Divina Commedia, sempre più commedia
al punto che ancora oggi io non so
se Dante era un uomo libero, un fallito o un servo di partito.
Ma Paolo e Francesca, quelli io me li ricordo bene
perché, ditemi, chi non si è mai innamorato
di quella del primo banco,
la più carina, la più cretina,
cretino tu, che rideva sempre
proprio quando il tuo amore aveva le stesse parole,
gli stessi respiri del libro che leggevi di nascosto
sotto il banco.
Mezzogiorno, tutto scompare,
"avanti! tutti al bar".
Dove Nietsche e Marx si davano la mano
e parlavano insieme dell'ultima festa
e del vestito nuovo, fatto apposta
e sempre di quella ragazza che filava tutti (meno che te)
e le assemblee e i cineforum i dibattiti
mai concessi allora
e le fughe vigliacche davanti al cancello
e le botte nel cortile e nel corridoio,
primi vagiti di un '68
ancora lungo da venire e troppo breve, da dimenticare!
E il tuo impegno che cresceva sempre più forte in te...
"Compagno di scuola, compagno di niente
ti sei salvato dal fumo delle barricate?
Compagno di scuola, compagno per niente
ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu?

Antonello Venditti
(1975)

mercoledì 8 giugno 2016

La scuola è finita!

La scuola è finita!

È giunta l'ora del distacco, è giunta;
io vi lascio sedili riscaldati
aule sapienti portici affollati
ora e per sempre!


Ansie e battaglie e faticose veglie
liete sconfitte e facili vittorie
e voi quaderni carchi di memorie
io v'abbandono.

 
 Libero sono dalla tirannia
d'ogni minuto; sono rotti i ceppi
che per lunghi anni rallentar non seppi.
Libero sono!
 
Libero, e innanzi a me s'apre la vita
con gli orizzonti vasti ed intentati
e coi premi lontani ed agognati
nei sogni antichi.
 
Freme nel petto l'animo convulso:
sete di gloria e sete di sapere
desiderio d'azione e di piacere
in me ribolle.

In un amplesso solo poderoso
vorrei legare a me tutta la terra
vincere il fato e la fortuna ch'erra
cieca nel mondo.

Ma un brivido mi corre per le membra,
la vita è fredda e piena di sgomento,
triste isolato debole mi sento
vo' ritornare.
 
Vo' ritornare ai banchi della scuola
alla diuturna noia, alle catene
a quel fetore che facea sì bene,
ai professori.

Amici, or vedo quanto abbiam perduto;
della nostra esistenza, calda un'onda
nel buio del passato si sprofonda
inesorato.
 
Con quel legame che ci die' comuni
ore di gioia ed ore di sconforto
anche un periodo della vita è morto
in quest'istante.

Ma non dobbiam però chinar la fronte.
Col ferro in pugno verso l'ideale
ci batterem con animo leale!
In alto i cuori!
 
E se fra le battaglie della vita
saremo vinti forse, da lontano
ci volgeremo a stringerci la mano
... addio compagni!

Carlo Michelstaedter
Gorizia, 25 giugno 1905
  
finita la scuola si fiatava,
si pensava all'estate, al mare,
si pensava agli amori;
ora penso alla fine del tempo...

martedì 7 giugno 2016

L'amore delle montagne


L'amore delle montagne è una cosa seria
 
Le montagne amano a qualunque età. Una montagna con
milioni di anni si innamora di una persona di venti.
 
Una montagna addormentata aspetta per migliaia di anni
un bacio da chiunque.
 
La montagna a forma di coppa vuole che la bacino solo
gli angeli.
 
Le montagne che ne amano altre lo esprimono semplicemente
scambiandosi stormi di uccelli.
 
Guardando indietro, un uomo si rende conto che una
montagna lo ha seguito.
 
La montagna che ulula d'amore è davvero una fiera.
 
Con solo un poco di riso e acqua ogni giorno, una
montagna è più alta e più saggia.
 
(Le montagne di soldi e di panni da lavare non provano
gli stessi sentimenti).

Juan Carlos Galeano
Traduzione di Danilo Manera
Amazzonia. Finestre, nuvole, canoe
 
 
montagna
sostantivo femminile
 
1. - Rilievo della superficie terrestre, di altezza non inferiore ai 600 m, caratterizzato dall'origine almeno terziaria e dall'aspetto almeno parzialmente impervio; può implicare l'idea di quantità o massa insolitamente grande, cui si associa l'idea del peso oltre che delle dimensioni."una montagna di libri"
• fig. La montagna ha partorito un topolino, vedi partorire.
• Regione o zona montuosa in riferimenti geografici, o in rapporto al clima e alle forme di vita animale e vegetale: la montagna pistoiese; alta, bassa montagna; fauna, flora di montagna.
• Mal di montagna, il complesso dei disturbi circolatori e respiratori che possono insorgere in chi non è assuefatto all'altitudine.
• Come termine di riferimento, interviene in molte denominazioni imposte o suggerite da un impiego specifico (scarpe, artiglieria da montagna) o anche in classificazioni determinate da esigenze tecniche o ambientali (strada di montagna; gran premio della montagna, nelle corse ciclistiche a tappe, speciale classifica a punti per i migliori scalatori).
• Discorso della montagna, il discorso nel quale Gesù espone le beatitudini.
 
2. - In alcune regioni alpine, l'edificio di soggiorno estivo negli alti pascoli; malga, alpe.
 
mi mancano le mie montagne,
un poco, ogni tanto;
molto è cambiato,
molto è stato fatto...
 

lunedì 6 giugno 2016

Mattinale

Vittorio Avondo
Luce mattinale

mattinale
[mat-ti-nà-le] (pl. -li)
 
A.- aggettivo:
lett. Della mattina; mattutino: le ore mattinali
B.- sostantivo maschile:
BUR Rapporto mattutino giornaliero compilato nelle caserme, negli uffici di polizia,
nei ministeri e sim. 

 
 
mattinale senza idee,
senza cuore;
in un contesto astruso
ritrovo parole, gesti,
dove? quando? come?
eppure...
 
Gujil