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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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domenica 10 giugno 2012

Frammento e riflesso

Un tale,  l’altro giorno, o Rufo, attentamente mi osservò 
come un esperto compratore di schiavi od un allenatore di gladiatori;
e dopo avermi sbirciato con un cenno del suo volto e indicato col dito,
"Sei tu "disse" proprio tu, Marziale,
quello famoso, i cui maligni scherzi
son noti a chi non ha l’orecchio barbaro?"
Sorrisi un poco e con un lieve cenno
confermai che ero quello che egli diceva.
"Come mai" disse "indossi un così misero mantello?"
Risposi: "Perché sono un povero poeta".
Perché ciò non capiti molto spesso al tuo poeta,
mandami, o Rufo, un mantello nuovo.


Marziale
traduzione di Lorenzo De Ninis


poesie sparse si perdono
in cassetti riposti di mobili vecchi,
come frasi rilette e spigliate
i significati profondi restano...

sabato 9 giugno 2012

arpe magiche e flauti incantati si susseguono
in questo brano così carico di sensualità e misteriosi orizzonti,
così pieno di umidità e nebbie mattutine...
le criricità sono un lusso pesato
in un contesto di strumentazione assolutà
che è un miscuglio si voci e bisbigli,
bello!



Come cambia le cose la luce della luna come cambia i colori qui la luce della luna come ci rende solitari e ci tocca come ci impastano la bocca queste piste di polvere per vent'anni o per cento e come cambia poco una sola voce nel coro del vento ci si inginocchia su questo sagrato immenso dell'altipiano barocco d'oriente per orizzonte stelle basse per orizzonte stelle basse oppure niente.
E non è rosa che cerchiamo non è rosa e non è rosa o denaro, non è rosa e non è amore o fortuna non è amore che la fortuna è appesa al cielo e non è amore. Chi si guarda nel cuore sa bene quello che vuole e prende quello che c'è. Ha ben piccole foglie ha ben piccole foglie ha ben piccole foglie la pianta del tè.



Aroma di tè

verdi fragranze inondano
cospicui rimasugli di essenze
con aromi e profumi avviluppano
corpi distesi e languori
così come spesso confondono
le menti in vigile assenze
pensieri e parole sviluppano
come fossero immensi tesori.

anonimo del XX° secolo
poesie ritrovate

venerdì 8 giugno 2012

Poesia e riflesso

Come un libro aperto...

Come un libro aperto
leggo nel fondo dei tuoi occhi.
Perché la bocca sorride
se gli occhi la smentiscono?
Piangi, non vergognarti
di confessare
che mi amasti.
Piangi. Nessuno vede.
Guarda.
Io sono un uomo, eppure piango.

Gustavo Adolfo Bécquer

 
bimbo di sale al cospetto
di evento così grandi e duri
dietro pupille sbarrate
ancora intavedi i sogni
ancora trema il sospiro...


Como en un libro abierto...

Como en un libro abierto
leo de tus pupilas en el fondo;
¿a qué fingir el labio
risas que se desmienten con los ojos?
¡Llora! No te avergüences
de confesar
que me quisiste un poco.
¡Llora! Nadie nos mira.
Ya ves.
Yo soy un hombre..., ¡y también lloro!

Gustavo Adolfo Bécquer

giovedì 7 giugno 2012

Il mese del sole

Giugno, denominato anche Mese del Sole, è il 6° mese dell'anno secondo il calendario gregoriano, ed è il primo mese dell'estate nell'emisfero boreale e il primo dell'inverno nell'emisfero australe; consta di 30 giorni e si colloca nella prima metà di un anno civile.
Il nome deriva dalla dea Giunone, moglie di Giove.
La denominazione Mese del Sole deriva dal fatto che in corrispondenza del 21º giorno del mese, ovvero nel solstizio d'estate, l'asse terrestre presenta un'inclinazione tale da garantire la massima durata di luce nell'arco di un giorno.
In contrasto con il solstizio d'estate, il solstizio d'inverno che cade il 22 dicembre, rappresenta il giorno dell'anno solare più corto, in quanto l'asse terrestre raggiunge un valore di declinazione negativa, rappresentando quindi l'inizio della stagione invernale nell'emisfero boreale.
La traduzione inglese del nome, June, viene usata come nome proprio femminile (da wikipedia).


Giugno

Ecco, è piena la spica,
e la falce è nel pugno.
Il buon sole di giugno rallegra la fatica.
Or la canzone sale
dal campo del lavoro,
e si accompagna a un coro
stridulo di cicale.
E sale il canto anelo
dalle bocche lontane,
lodando, in terra, il pane
ed il buon Padre in cielo.

Marino Moretti


caldo e sole nel cuore
con il fiato rivolto
a nuvole corte di passo;
stesi al vento i panni
di quello che vidi
rivolgo pensieri alla luna...

mercoledì 6 giugno 2012

Il topo che mangiava i gatti

Un vecchio topo di biblioteca andò a trovare i suoi cugini, che abitavano in solaio e conoscevano poco il mondo. - Voi conoscete poco il mondo, - egli diceva ai suoi timidi parenti, - e probabilmente non sapete nemmeno leggere. - Eh, tu la sai lunga, - sospiravano quelli. - Per esempio, avete mai mangiato un gatto? - Eh, tu la sai lunga. Ma da noi sono i gatti che mangiano i topi. - Perché siete ignoranti. Io ne ho mangiato più d’uno e vi assicuro che non hanno detto neanche: Ahi! - E di che sapevano? - Di carta e d’inchiostro, a mio parere. Ma questo è niente. Avete mai mangiato un cane? - Per carità. - Io ne ho mangiato uno proprio ieri. Un cane lupo. Aveva certe zanne… Bene, si è lasciato mangiare quieto quieto e non ha detto neanche: Ahi! - E di che sapeva? - Di carta, di carta. E un rinoceronte l’avete mai mangiato? - Eh, tu la sai lunga. Ma noi un rinoceronte non l’abbiamo visto mai. Somiglia al parmigiano o al gorgonzola? - Somiglia a un rinoceronte, naturalmente. E avete mai mangiato un elefante, un frate, una principessa, un albero di Natale? In quel momento il gatto, che era stato ad ascoltare dietro un baule, balzò fuori con un miagolio minaccioso. Era un gatto vero, di carne e d’ossa, con baffi e artigli. I topolini volarono a rintanarsi, tranne il topo di biblioteca, che per la sorpresa era rimasto immobile sulle sue zampe come un monumentino. Il gatto lo agguantò e cominciò a giocare con lui. - Tu saresti il topo che mangia i gatti? - Io, Eccellenza… Lei deve comprendere… Stando sempre in libreria… - Capisco, capisco. Li mangi in figura, stampati nei libri. - Qualche volta, ma solo per ragioni di studio. - Certo. Anch’io apprezzo la letteratura. Ma non ti pare che avresti dovuto studiare un pochino anche dal vero? Avresti imparato che non tutti i gatti sono fatti di carta, e non tutti i rinoceronti si lasciano rosicchiare dai topi. Per fortuna del povero prigioniero il gatto ebbe un attimo di distrazione, perché aveva visto passare un ragno sul pavimento. Il topo di biblioteca, con due salti, tornò tra i suoi libri, e il gatto dovette accontentarsi di mangiare il ragno.

da Favole al telefono di Gianni Rodari

martedì 5 giugno 2012

Yehuda Amichai

Yehuda Amichai, all'anagrafe Ludwig Pfeuffer (Würzburg, 3 maggio 1924 – Gerusalemme, 22 settembre 2000), è stato un poeta e scrittore israeliano. Amichai è considerato da molti il più grande poeta israeliano moderno, ed è stato uno dei primi a scrivere poesia in ebraico colloquiale. I suoi scritti hanno spesso come argomento i problemi e le situazioni della vita quotidiana e sono meno palesemente letterari di quelli di molti poeti di lingua ebraica del XIX secolo come Hayyim Nahman Bialik. Le sue poesie sono caratterizzate da una gentile ironia e dal dolore per un amore rovinato. L'amore per la gente, per la religione, per la propria terra, soprattutto l'amore per la città di Gerusalemme. Amichai nacque a Würzburg, in Germania, col nome di Ludwig Pfeuffer, poi emigrò con la sua famiglia in Palestina nel 1936. Combatté la seconda guerra mondiale nella Brigata ebraica dell'esercito britannico, e poi la guerra arabo-israeliana del 1948. Divenne quindi un convinto fautore della pace e della riconciliazione in Palestina, lavorando anche insieme a scrittori palestinesi. Fu "scoperto" nel 1965 da Ted Hughes, che in seguito tradusse (ma soprattutto fece tradurre da Assia Gutmann) vari libri di Amichai. "Avrebbe dovuto vincere il Premio Nobel in uno qualsiasi degli ultimi vent'anni", ha scritto Jonathan Wilson sul New York Times il 10 dicembre del 2000, "ma sapeva che finché se ne fosse occupata una giuria scandinava, qualsiasi fossero le sue idee politiche, che erano senza alcun dubbio dal lato delle colombe, lui si trovava dalla parte sbagliata della barricata" (da wikipedia).


Sguinzagliare ricordi

In questi giorni penso al vento fra i tuoi capelli,
agli anni che fui nel mondo prima di te
e all’eternità che prima di te andrò a incontrare,
ai proiettili che non mi uccisero in battaglia
ma uccisero i miei amici,
di me migliori perché
non vissero oltre come me,
penso a te nuda davanti al fornello d’estate,
sul libro curva per leggere meglio
nella luce morente del giorno.
Vedi, abbiam vissuto più di una vita,
ora dobbiamo pesare ogni cosa
sulla bilancia dei sogni e sguinzagliare
ricordi che divorino ciò che fu il presente.

Yehuda Amichai

lunedì 4 giugno 2012

Sabbia

La sabbia è una roccia sedimentaria clastica sciolta, proveniente dall'erosione di altre rocce tra le quali l'arenaria (roccia sedimentaria). La sabbia è formata da granuli di dimensioni comprese tra i 2 e gli 0,063 millimetri. La sabbia è il classico esempio di materiale granulare: ogni singola particella che la compone è chiamata "granello di sabbia". Quando si deposita la sabbia dà luogo a tipiche forme, quali la duna, se trasportata dal vento o la barra se trasportata dalla corrente marina e la spiaggia se l'agente di trasporto è il moto ondoso. In sedimentologia ed in geologia il termine sabbia viene usato per indicare una precisa classe granulometrica e pertanto può essere usato come termine per definire una dimensione. Particelle più piccole della sabbia rientrano nella categoria del limo o dell'argilla, mentre particelle più grandi sono definite ciottoli o blocchi. I limiti dimensionali della sabbia sono definiti in funzione di proprietà idrodinamiche dei clasti e della natura dell'agente di trasporto che comunemente è l'acqua ma corrispondono grossomodo anche alle dimensioni nelle quali si frantumano i minerali che compongono una roccia se sottoposti a processi di alterazione meccanica. La sabbia può formarsi attraverso tre principali meccanismi: Per erosione di rocce preesistenti, di qualunque natura; Per precipitazione chimica da acque sovrasature in ioni (ipersaline); Per accumulo di scheletri e gusci di organismi, come ad esempio le conchiglie. Nel primo caso la composizione di una sabbia dipende dalle rocce che l'hanno generata ed è quindi strettamente legata al bacino idrografico di provenienza. In mari non tropicali la composizione della sabbia rispecchierà quella delle rocce nelle aree montuose circostanti.
I minerali più comuni sono: quarzo e feldspati in sabbie chiare, magnetite, ematite e granato in sabbie scure. In precise condizioni chimico-fisiche (forte evaporazione, scarsa circolazione, elevata quantità di ioni in soluzione), particolari grani possono precipitare direttamente dall'acqua. È il caso delle ooliti o di alcune brine che precipitano su bassi fondali in aree tropicali. Le sabbie bianchissime che caratterizzano molte isole di arcipelaghi come quello dei Caraibi, delle Seychelles o di mari a circolazione ristretta come il Mar Rosso sono composte integralmente da carbonato di calcio precipitato. Molti organismi intrappolano il carbonato di calcio o la silice presenti in soluzione nell'acqua per sviluppare organi di sostegno e di protezione, specialmente gli invertebrati. Alla morte di questi organismi lo scheletro può conservarsi ed essere trasportato sulla spiaggia, spesso in accumuli di notevole importanza. I molluschi sono gli organismi più noti, ma molta sabbia è prodotta da alghe verdi appartenenti ai generi Halimeda e Pennicillus, da coralli e da crinoidi. Nel passato hanno costituito un'importante fonte di materiale granulare anche i foraminiferi, soprattutto nell'Eocene.
La Petrografia del sedimentario è la disciplina che si occupa, insieme alla sedimentologia, dello studio della provenienza dei grani di sabbia. Sabbie silicatiche (cioè composte da silicati), ben selezionate, prive di argilla, sono usate per la produzione del cemento. Esiste inoltre un impiego industriale da parte delle aziende che si occupano della lavorazione dei metalli: gli stampi utilizzati per le operazioni di fusione possono infatti essere realizzati con sabbie prerivestite di apposite resine. Sabbie a composizione prevalentemente quarzosa sono usate come abrasivi, sabbie composte da minerali di alterazione quali le zeoliti sono ricercate per la produzione di filtri per l'acqua. L'elevata permeabilità di un suolo sabbioso favorisce la coltivazione di quelle colture che soffrono di un eccessivo ristagno dell'acqua: è il caso dei meloni, delle angurie e di certi tipi di viti. Raccolta in sacchi può essere utilizzata dal genio civile o militare per realizzare opere di difesa contro lo straripamento dei fiumi o contro esplosioni. La sabbia ha anche un utilizzo ludico e didattico, prestandosi a essere modellata o scavata ad esempio nelle spiagge per dar luogo a castelli di sabbia. La sabbia viene anche utilizzata per la realizzazione del vetro e dei microprocessori in silicio. La sabbia era comunemente usata per creare le clessidre per la misurazione del tempo. Le sabbie quarzose sono potenti abrasivi e, se respirate per periodi prolungati, possono dar luogo a infiammazioni polmonari e silicosi. La sabbia può, in casi eccezionali, comportarsi come un liquido e collassare inglobando oggetti o persone. Normalmente perché ciò accada è necessario che sia presente un lubrificante (ad esempio acqua) tra i grani e che la sabbia venga scossa violentemente, ad esempio ad opera di un terremoto o del camminare di una persona al di sopra di essa. Questo fenomeno è chiamato sabbie mobili. Sabbia silicea; Sabbia calcarea; Sabbia micacea; Sabbia glauconitica. Le sabbie si suddividono anche in base alla loro granulosità e quindi alle dimensioni dei granelli (sabbie fini, medie e grossolane). In edilizia e nel restauro si usa la sabbiatura per pulire superfici mediante un getto di aria e sabbia (più o meno fine) che asporta lo strato superficiale (da wikipedia).

Ringraziamento
da "Vista con granello di sabbia"

Devo molto
a quelli che non amo.
Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.
La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.
Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro,
e questo l'amore non può darlo,
né riesce a toglierlo.
Non li aspetto
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come un orologio solare,
capisco
ciò che l'amore non capisce,
perdono
ciò che l'amore non perdonerebbe mai.
Da un incontro a una lettera
passa non un'eternità,
ma solo qualche giorno o settimana.
I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi.
E quando ci separano
sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi
che si trovano in ogni atlante.
E' merito loro
se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perchè mobile.
Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.
"Non devo loro nulla" -
direbbe l'amore
su questa questione aperta.

Wislawa Szymborska


clessidra dell'anima
sabbia scorre nel tempo
come fiume inaridito,
scossi le spalle un dì
mentre avevo ragione,
quand'ero diretto lontano
 e silenziosa intenzione...

domenica 3 giugno 2012

Turning table

Turning table

Abbastanza vicina ad iniziare una guerra
Tutto quello che ho è qui sul pavimento
Dio solo sa per cosa stiamo combattendo
Per ogni cosa che dico, tu dici sempre qualcosa in più
Non riesco a stare al passo con il tuo scambio di posizioni
Sotto il tuo controllo, non riesco a respirare
Perciò non ti lascerò avvicinare abbastanza da ferirmi
No, non te lo chiederò, di abbandonarmi
Non posso darti quello che tu pensi di avermi dato
E' il momento di dire addio al tuo scambio di posizioni
scambio di posizioni
Sotto cieli tormentati ti vedo
Dove si è perso l’amore, il tuo fantasma è stato trovato
Ho vissuto un centinaio di tempeste per lasciarti
Per quanto tu possa provarci, no, non sarò mai messa al tappeto
Non riesco a stare al passo con il tuo scambio di posizioni
Sotto il tuo controllo, non riesco a respirare
Perciò non ti lascerò avvicinare abbastanza da ferirmi
No, non te lo chiederò, di abbandonarmi
Non posso darti quello che tu pensi di avermi dato
E' il momento di dire addio al tuo scambio di posizioni
scambio di posizioni
La prossima volta sarò più coraggiosa
Sarò la salvatrice di me stessa
quando il tuono mi chiamerà
La prossima volta sarò più coraggiosa
Sarò la salvatrice di me stessa
Rimanendo saldamente in piedi
non ti lascerò avvicinare abbastanza da ferirmi
No, non te lo chiederò, di abbandonarmi
Non posso darti quello che tu pensi di avermi dato
E' il momento di dire addio al tuo scambio di posizioni
scambio di posizioni, scambio di posizioni, si...

Adele




*Turn the tables:
antico detto, nato in riferimento
a giochi da tavolo come il backgammon,
che ha a che fare
con lo scambio di posizione degli avversari.

Questa bella canzone risuona melodie che oggi sembrano superate dai suoni della tecno e dei computers...eppure c 'è qualcosa di precedente che spinge ancora qualche autore a rimodellare le sonorità con un preciso dettaglio e chiarezza delle note.
Resta comunque il fatto che si ascolta con piacere e la traduzione del testo mostra segni di una concretezza ormai difficile da trovare.

sabato 2 giugno 2012

Poesia e riflesso

LA MAESTRA

Apri la tua bell'anima innocente,
bimbo, a costei che di tua madre ha il cuore,
e rendile in amore
la luce che ella fa nella tua mente.
Amala tu, per chi le affaticate
veglie ripaga di villano oblio;
amala, figlio mio,
pei bimbi tristi e per le madri ingrate.
Amala; e allor che dei suoi occhi il raggio
tremola stanco e le s'imbianca il viso,
tu, col più dolce riso
degli azzurri occhi tuoi, falle coraggio.

Edmondo De Amicis


canotti sul foglio,
calamaio imbrattato,
pennini spuntati;
la scuola, primavera dell'anima
fiocchi rosa, fiocchi blu...

venerdì 1 giugno 2012

Riflesso e poesia

Eternity

Ho who bends to himself a Joy
Doth the winged life destroy;
But he who kisses the Joy as it flies
Lives in Eternity’s sunrise.

William Blake


ali di vento portano
mentite spoglie lontano,
da lì si diparte il senso
di quello che ero e che sono;
le ebbre sponde rilasciano
profumi di oriente lontano...


Eternità
 
Chi lega a sé una Gioia
Distrugge la vita alata;
Ma chi bacia la Goia in volo
Vive nell’alba dell’Eternità.

William Blake