...........................................................................................................................................

L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


...........................................................................................................................................

martedì 15 maggio 2012

Frammento

precisi dettagli insistono
gracili idee mattiniere,
il solco divide il cuore
e due anime convivono;
la brezza pungente declina
stagioni che passano in fretta,
fuori la gente rivive passaggi
di nubi, di sole, di vento...

anonimo del XX° secolo
frammenti ritrovatri

lunedì 14 maggio 2012

Iginio Ugo Tarchetti

Iginio Ugo Tarchetti nacque a San Salvatore Monferrato, provincia di Alessandria, nel 1841.
Terminati gli studi classici intraprese la carriera militare, che poi abbandonò per dedicarsi alla scrittura.
Stabilitosi a Milano, collaborò a riviste e giornali, e qui morì, nel 1869.
Divenne ufficiale nel commissariato militare, posto che abbandonò nel 1865 dopo aver redatto degli scritti contro l'organizzazione militare ed in generale contro qualsiasi istituzione che si fondasse sull'autorità.
Divenne ben presto uno degli esponenti più tipici della Scapigliatura milanese, nell'orizzonte della quale scrisse diversi articoli su vari giornali, quali Il Gazzettino Rosa e Il Pungolo.
La sua notevole produzione letteraria si condensò in un breve arco di anni, dalla sua prima raccolta pubblicata nel 1865, al suo ultimo romanzo, ”Fosca”, che l‘autore, non poté terminare per la morte di tifo sopraggiunta nel 1869.
Nel suo intento di rinnovamento della narrativa e della poesia italiane attinse con entusiasmo, ma a volte forse con troppa ingenuità, a scrittori stranieri, senza riuscire, peraltro, a pervenire ad una teoria ed uno stile letterari propri.
Tarchetti rimane strettamente condizionato dalla formazione romantica, e proprio da essa trae gli spunti della sua polemica anticonformista.
Lo scrittore si entusiasma per il realismo macabro e sensuale tipico del movimento al quale poi si aggregherà.
Emblematica a questo proposito la poesia “Memento”, della raccolta “Disjecta”, dove il tema dell’amore viene sconvolto e rovesciato, dall’iniziale, apparente ripresa tradizionale (“labbro profumato” ,”corpo vezzoso”), all’immediato richiamo di opposti motivi macabri (”teschio”, “ossa”, “scheletro”.
Autore tra i più rappresentativi della scapigliatura milanese, sperimentatore di diversi generi letterari, animato da intenti dissacratori e da desiderio di opposizioni alle convenzioni letterarie, non scevro da realismo, sviluppò taluni motivi romantici, esaltandone l'aspetto sensuale ed erotico, ai limiti del patologico, come nel celebre romanzo Fosca , in cui riversò l'effettiva storia d'amore per una donna epilettica conosciuta ai tempi in cui esercitava il commissariato militare.


Non cantar le canzoni del passato

In queste non cantar splendide stanze
le canzoni dei nostri anni primieri;
ogni già udita nota
dei giovanili affanni, e dei piaceri
risveglieria le dolci ricordanze:
Sui dì non soffermarmi
che a lungo ancora rimembrar mi è dato:
sul festoso liuto
non cantar le canzoni del passato.
Quando la luna in mezzo al cielo splende,
e inargenta le valli e le pianore,
vieni, e alla bianca luce
cantami le canzoni dell'amore.
Ogni nota che all'anima discende
un nuovo affanno attuta:
ma quando irride a noi lo spensierato
degli apati sogghigno,
non cantar le canzoni del passato.

Iginio Ugo Tarchetti
"Il Presagio", 1868

domenica 13 maggio 2012

Lettere d'amore

Le lettere d'amore sono state storicamente usate per esternare il proprio amore.
Anche oggi sono molto apprezzate per il loro significato di impegno d'amore verso la persona amata.
Purtroppo si è persa la poesia di scriverle con carta e penna e vengono usati altri strumenti che hanno sì il dono della sintesi ma perdono in poesia e passionalità.
Avere annullato le distanze ha dato una valore diverso alle parole dellìamore o invece ha solo modificato la velocità del sentimento?
Questa bella canzone di Vecchioni riprende una stupenda poesia di Pessoa, ascoltiamola insieme.

Le Lettere D'Amore
 (Chevalier De Pas)

Fernando Pessoa chiese gli occhiali
e si addormentò
e quelli che scrivevano per lui
lo lasciarono solo
finalmente solo...
così la pioggia obliqua di Lisbona
lo abbandonò
e finalmente la finì
di fingere fogli
di fare male ai fogli...
e la finì di mascherarsi
dietro tanti nomi,
dimenticando Ophelia
per cercare un senso che non c'è
e alla fine chiederle "scusa
se ho lasciato le tue mani,
ma io dovevo solo scrivere, scrivere
e scrivere di me..."
e le lettere d'amore,
le lettere d'amore
fanno solo ridere:
le lettere d'amore
non sarebbero d'amore
se non facessero ridere;
anch'io scrivevo un tempo
lettere d'amore,
anch'io facevo ridere:
le lettere d'amore
quando c'è l'amore,
per forza fanno ridere.
E costruì un delirante universo
senza amore,
dove tutte le cose
hanno stanchezza di esistere
 spalancato dolore.
Ma gli sfuggì che il senso delle stelle
non è quello di un uomo,
e si rivide nella pena
di quel brillare inutile,
di quel brillare lontano...
e capì tardi che dentro
quel negozio di tabaccheria
c'era più vita di quanta ce ne fosse
in tutta la sua poesia;
e che invece di continuare a tormentarsi
con un mondo assurdo
basterebbe toccare il corpo di una donna,
rispondere a uno sguardo...
e scrivere d'amore,
e scrivere d'amore,
anche se si fa ridere;
anche quando la guardi,
anche mentre la perdi
quello che conta è scrivere;
e non aver paura,
non aver mai paura
di essere ridicoli:
solo chi non ha scritto mai
lettere d'amore
fa veramente ridere.
Le lettere d'amore,
le lettere d'amore,
di un amore invisibile;
le lettere d'amore
che avevo cominciato
magari senza accorgermi;
le lettere d'amore
che avevo immaginato,
ma mi facevan ridere
magari fossi in tempo
per potertele scrivere...

Fernando Pessoa chiese gli occhiali
e si addormentò
e quelli che scrivevano per lui
lo lasciarono solo
finalmente solo...
così la pioggia obliqua di Lisbona
lo abbandonò
e finalmente la finì
di fingere fogli
di fare male ai fogli...
e la finì di mascherarsi
dietro tanti nomi,
dimenticando Ophelia
per cercare un senso che non c'è
e alla fine chiederle "scusa
se ho lasciato le tue mani,
ma io dovevo solo scrivere, scrivere
e scrivere di me..."
e le lettere d'amore,
le lettere d'amore
fanno solo ridere:
le lettere d'amore
non sarebbero d'amore
se non facessero ridere;
anch'io scrivevo un tempo
lettere d'amore,
anch'io facevo ridere:
le lettere d'amore
quando c'è l'amore,
per forza fanno ridere.
E costruì un delirante universo
senza amore,
dove tutte le cose
hanno stanchezza di esistere
e spalancato dolore.
Ma gli sfuggì che il senso delle stelle
non è quello di un uomo,
e si rivide nella pena
di quel brillare inutile,
di quel brillare lontano...
e capì tardi che dentro
quel negozio di tabaccheria
c'era più vita di quanta ce ne fosse
in tutta la sua poesia;
e che invece di continuare a tormentarsi
con un mondo assurdo
basterebbe toccare il corpo di una donna,
rispondere a uno sguardo...
e scrivere d'amore,
e scrivere d'amore,
anche se si fa ridere;
anche quando la guardi,
anche mentre la perdi
quello che conta è scrivere;
e non aver paura,
non aver mai paura
di essere ridicoli:
solo chi non ha scritto mai
lettere d'amore
fa veramente ridere.
Le lettere d'amore,
le lettere d'amore,
di un amore invisibile;
le lettere d'amore
che avevo cominciato
magari senza accorgermi;
le lettere d'amore
che avevo immaginato,
ma mi facevan ridere
magari fossi in tempo
per potertele scrivere...

Roberto Vecchioni



Tutte le lettere d'amore sono
ridicole.
Non sarebbero lettere d'amore se non fossero
ridicole.

Anch'io ho scritto ai miei tempi lettere d'amore,
come le altre,
ridicole.

Le lettere d'amore, se c'è l'amore,
devono essere
ridicole.

Ma dopotutto
solo coloro che non hanno mai scritto
lettere d'amore
sono
ridicoli.

Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
senza accorgermene
lettere d'amore
ridicole.

La verità è che oggi
sono i miei ricordi
di quelle lettere
a essere ridicoli.

(Tutte le parole sdrucciole,
come tutti i sentimenti sdruccioli,
sono naturalmente
ridicole).

Fernando Pessoa



Todas as cartas de amor são
Ridículas.
Não seriam cartas de amor se não fossem
Ridículas.
Também escrevi em meu tempo cartas de amor,
Como as outras,
Ridículas.
As cartas de amor, se há amor,
Têm de ser
Ridículas.
Mas, afinal,
Só as criaturas que nunca escreveram
Cartas de amor
É que são
Ridículas.
Quem me dera no tempo em que escrevia
Sem dar por isso
Cartas de amor
Ridículas.
A verdade é que hoje
As minhas memórias
Dessas cartas de amor
É que são
Ridículas.
(Todas as palavras esdrúxulas,
Como os sentimentos esdrúxulos,
São naturalmente
Ridículas.)
 
Alvaro de Campos,
21-10-1935


io ne ho scritte parecchie,
le ho tutte nel mio cassetto
stipate in agende datate
o su fogli sparsi dovunque;
si, io ne ho scritte tante...

sabato 12 maggio 2012

Poesia e riflesso

O falce di luna calante

O falce di luna calante
che brilli su l’acque deserte,
o falce d’argento, qual mèsse di sogni
ondeggia al tuo mite chiarore qua giù!

Aneliti brevi di foglie,
sospiri di fiori dal bosco
esalano al mare: non canto non grido
non suono pe ’l vasto silenzio va.

Oppresso d’amor, di piacere,
il popol de’ vivi s’addorme...
O falce calante, qual mèsse di sogni
ondeggia al tuo mite chiarore qua giù!

Gabriele D'Annunzio


compartimenti stretti
insidiano garrule frasi;
dove scorre il mio vivo
ritrovo le ore lontane...

venerdì 11 maggio 2012

Poesia ad Alessandria d'Egitto

SILENZIO


Conosco una città
che ogni giorno s’empie di sole
e tutto è rapito in quel momento

Me ne sono andato una sera

Nel cuore durava il limio
delle cicale

Dal bastimento
verniciato di bianco
ho visto
la mia città sparire
lasciando
un poco
un abbraccio di lumi nell’aria torbida
sospesi.

Giuseppe Ungaretti


Silenzio è il ricordo improvviso di un passato radioso che rinasce sullo sfondo buio del presente, un presente denso di pena e desolazione (la poesia viene scritta nel pieno della guerra). La città natale, dove il sole rapisce e toglie la memoria, era percorsa dal «limio delle cicale» che «durava» e, più correttamente, dura ancora «nel cuore» di chi vi si è allontanato. Questo suono che la memoria rievoca così improvvisamente sorge dal silenzio che può essere sia materiale che interiore, come se la luce rinascesse dal buio. La lirica, che si apre in maniera quasi ottimistica nel momento in cui si afferma:«conosco una città», si sviluppa nel segno del passato ritrovato, e progressivamente va sovrapponendosi alla memoria dolorosa del distacco dalla città solare, accostandosi al momento presente: la città, nel ricordo, svanisce alla vista dell'emigrante («ho visto / la mia città sparire»), lasciando come ultimo segno di sé dei lumi sospesi nella foschia. E questo movimento designa parallelamente anche il processo presente dello svanire del ricordo e quindi come equivalente, di una nuova perdita della città radiosa, e il «sospesi» con cui si chiude il componimento si caricara di forti significati sicuramente inquietanti, come può essere quella della condizione sospesa dell'uomo che affronta la morte giorno dopo giorno.Nel mezzo della guerra, quando tutto spinge a dubitare anche della propria esistenza, il poeta-soldato si aggrappa alle sue poche certezze. Il "conosco" che apre il componimento ha la stessa forza del "cogito ergo sum" di Cartesio. Dal momento che conosco io sono vivo, ed io esisto nel presente perché "conosco una città che appartiene al mio passato". Allo stesso tempo la "città" che il poeta conosce, piena di luce e di vita, lo aiuta a vincere l'orrore della guerra e dei tanti paesi distrutti, tra le cui macerie si vede soltanto la morte.
La città che Ungaretti conosce, l'Alessandria d'Egitto dove era nato nel 1888, ogni giorno, all'alba, si riempie di luce e in quel momento tutto è come rapito, in uno stato di stupore commosso, quasi ascetico.
La seconda tappa, e il tempo passato (lo spostamento è da adesso ad allora) è evidenziato dallo spazio vuoto, è il momento del distacco: il ricordo si sposta a quella sera quando il poeta se ne andò (ma egli dice: me ne sono andato, usa cioè il passato prossimo, cioè più vicino, logicamente, al tempo presente, in cui il poeta soldato scrive).
Di quella sera Ungaretti conserva una straordinaria impressione uditiva, capace di rendere anche il calore della stagione: il limio delle cicale dura ancora nel suo cuore adesso che scrive. E' il primo sintomo di una malinconia che diviene esplicita nell'ultima parte, quella più lunga, in cui prevale l'impressione visiva: il bastimento verniciato di bianco, l'abbraccio di lumi, l'aria torbida.
E' pure evidente il movimento dell'allontanamento: Alessandria sparisce alla vista, ma prima di scomparire si è trasformata in un abbraccio di lumi sospesi nell'aria torbida. Il distacco è completo quando svaniscono anche le luci della città che per qualche tempo erano rimaste come sospese nell'aria poco nitida (dalla rete).

giovedì 10 maggio 2012

Poesia e riflesso

Solitudine

Ha una sua solitudine lo spazio,
solitudine il mare
e solitudine la morte - eppure
tutte queste son folla
in confronto a quel punto più profondo,
segretezza polare,
che è un’anima al cospetto di se stessa:
infinità finita.

Emily Dickinson


unica mente disbrigo
faccende ritenute vicine,
il contesto che stride riporta
le vie della seta, le spezie;
affrango usate consuete
e rivoglio la vaga impotenza
che arride, nel dire, agli sciocchi...

mercoledì 9 maggio 2012

Barchetta di carta



Ecco una parola:
io sono:
una parola che significa
a volte nulla
a volte un infinito.

Kahlil Gibran

in una barca di carta
ripongo le mie cose di ieri,
le lasci in balia del vento;
la pioggia dilava un rivolo,
lo traccia nel duro selciato,
la vedo andare lontano...


Dalla rete.
Vecchia come il mondo questa è una creazione che tutti vorremmo saper fare, e probabilmente molti di voi la sanno già fare perché insegnata da mamma o papà o da qualche nonno o zio.
Ma per chi non avesse nessun esperto in casa ecco come si fa in otto mosse.
Occorrente:
Carta da pacco o un foglio di giornale.
Procedimento:
1) Taglia un rettangolo di carta di cm 50x70cm e piega il foglio prima a metà.


2) Fai queste piegature


3) la barchetta è pronta per giocarci!



martedì 8 maggio 2012

Colori

Gli oggetti e gli ambienti che ci circondano sono in gran parte colorati.
Ciò dipende dal fatto che la luce si diffonde attraverso onde di diversa lunghezza: ad ogni onda corrisponde un colore.
La differenza tra 'colore' e 'non colore' è spesso labile e soggettiva: la conoscenza della 'teoria dei colori' è affascinante e varia.
Il nostro occhio percepisce solo una piccola parte delle onde luminose esistenti in natura; a questa corrisponde uno spettro di sette colori: il rosso, l’arancio, il giallo, il verde, l’azzurro, l’ìndaco e il violetto.
Il fisico inglese Isaac Newton dimostrò, nel 1672, che la luce, che vediamo bianca, è in realtà composta dai sette colori dello spettro solare.
Nel suo esperimento Newton fece passare un raggio di luce attraverso un prisma di cristallo.
Il raggio si scompose così nei sette colori dello spettro solare, dimostrando che il bianco è la somma di quei colori.
Una cosa simile accade nell’arcobaleno: la luce che passa attraverso le piccole gocce d’acqua, sospese nell’aria dopo una pioggia, si scompone nei sette colori dello spettro (con tutte le relative gradazioni intermedie).
Deriva quindi questa osservazione: l’oggetto che riflette tutte le onde luminose appare bianco (bianco = somma di tutti i colori); l’oggetto che assorbe tutte le onde, senza restituirle ai nostri occhi, viene visto dai nostri occhi nero (nero = assenza di colori); l’oggetto che assorbe tutte le onde tranne uno, ha il colore corrispondente a quell’unica onda ( ad esempio: un oggetto che non assorbe il verde, viene visto dai nostri occhi verde).
I colori hanno una "temperatura" e si suddividono in caldi, freddi e neutri in base alle diverse sensazioni che trasmettono, alle immagini e alle situazioni che richiamano alla mente.
I rossi, i gialli e gli arancio sono luminosi e si associano alla luce del sole ed al suo calore, mentre i blu, i violetti e i verdi evocano la neve, il ghiaccio, il mare, il cielo.
Per questa ragione alcuni artisti definiscono il bianco e il nero “non colori” perché il bianco è dato dalla somma di tutti i colori, il nero dall’assenza di colori (dalla rete).


Infrapensieri la notte

Il sonno, il nero fiume -
v'immerge la sua tempra
per il fuoco dell'aurora
che lo avvamperà, lo spera,
l'indomani -
                 Sono oscuri
il turchese ed il carminio
nei vasi e nelle ciotole,
                                 li prende
la notte nel suo grembo,
li accomuna a tutta la materia.
Saranno - il pensiero lo tortura
un attimo, lo allarma -
pronti alla chiamata
quando ai vetri si presenta
in avanscoperta l'alba e, dopo,
quando irrompe
e sfolgora sotto la navata
il pieno giorno -
                       hanno
incerta come lui la sorte
i colori o il risveglio
per loro non è in forse,
la luce non li inganna,
non li tradisce? E stanno
nella materia
                             o sono
nell'anima i colori? -
                                divaga
o entra nel vivo
                      la sua mente
nella pausa
della notte che comincia -
                    smarrisce
e ritrova i filamenti
dell'arte, della giornata...
                                    Esce
insieme ai lapislazzuli
l'oro dal suo forziere, sì,
                                   ma incerto
il miracolo ritarda,
la sua trasmutazione
in luce, in radiosità
gli sarà data piena? Avrà
lui grazia sufficiente
a quella spiritualissima alchimia?
                               Si addorme,
s'inabissa,
                è sciocco,
                                lo sente,
quel pensiero, è perfida quell'ansia.
Chi è lui? Tutto gioca con tutto
nella universale danza.

Mario Luzi

lunedì 7 maggio 2012

Marina e rfilesso


Barche lontane affrontano un mare calmo in una giornata apparentemente priva di vento; la spiaggia deserta fa pensare alla prima mattina con ancora una luce indecisa ma preludio ad una giornata di sole.
La spiaggia in primo piano è un esile trampolino verso l'ignoto dell'oceano immenso di fronte.
Colori tenui sembrano dare vita al quadro e traspare dalla tela l'umore del mare e l'odore di salsedine è forte quando si chiudono gli occhi.
Altro che impressioni, Degas coglie l'essenza del paesaggio "en plein air" e ce la trasmette con una potenza evocativa quasi assoluto.
A noi non resta che ammirare.


Edgar Degas, MARINA TRAMONTO, 1869


passi sicuri affrontano
erte e dirupi di una vita
con il petto in affanno in salita
ed il fiato più lieve in discesa;
a tratti è quieto il respiro
quando il cammino è dolce
ed è rena marina...

domenica 6 maggio 2012

Poesia e riflesso

Canto mattinale

Al chiaro sol di maggio
il passero trillò spiccando il volo:
l'allodola un «a solo»
dolcissimo intonò; e il fresco canto
nel cielo risuonò. pieno d'incanto:
« Sei bella, vita. che ci rechi il sole,
primavera che porti le viole,
amor da cui germoglian mille nove
piccole vite,
amor che le famiglie tieni unite!
Benedetto Colui che tutto muove!
Benedetto sia il sole e la Natura
e l'aria fresca e pura;
l'olmo paterno che sostiene il nido,
il gorgheggio ed il trillo
e la canzon monotona del grillo,
i chicchi, i vermiciattoli e le larve
che ci sostentan! ». Disse e poi disparve.

Hedda


fronde agitate sopportano
brontolio di tuono e temporali,
il giardino impregnato si scrolla
mentre l'acqua dilava la terra;
assorto in silenziosa preghiera
frullo nel pensiero i contesti
il rumore che sento è la pioggia...