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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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sabato 11 giugno 2022

Pietre e frecce

Nè freccia, nè pietra

 Ciao! Né freccia né pietra:
io! – La più viva delle donne:
vita. Tutte le mie carezze –
al sonno tuo incompiuto.
Vieni qui! (vale a dire:
Tienimi! – è questione di senso)
Afferrami tutta così felice
e semplice come mi vedi!
Stringimi! – che oggi lontano navighiamo,
stringimi! – che sciamo! – con un filo di seta!
Oggi porto una pelle nuova:
quella dorata, la settima!
– Mio! – altro che ricompense
in cielo, se tra le braccia, sulla bocca
c’è la Vita: la felicità sfacciata
di dirti ciao ogni mattina!

Marina Cvetaeva

Un punta di freccia è una punta, solitamente affilata, aggiunta a un freccia per renderlo più mortale o per soddisfare uno scopo speciale.
Le prime punte di freccia erano fatte di pietra e di materiali organici; come civilizzazione umana sono stati utilizzati altri materiali avanzati. Le punte delle frecce sono importanti manufatti archeologici; sono una sottoclasse di punti proiettili.
(dalla rete)

 

 In compensazione del sogno
sostengo un ruolo desueto;
avrò pensieri sconci in mente
ma il cuore ritma ancora la vita...

venerdì 10 giugno 2022

Quando in anticipo...

...continueremo a farci scegliere
per incapacità a decidere o pudore;
nel suono di parole che segnano cuori
con cicatrici nascoste e malinconiche...
 

Verranno a chiederti del nostro amore
 
Quando in anticipo sul tuo stupore
verranno a crederti del nostro amore
a quella gente consumata nel farsi dar retta
un amore così lungo
tu non darglielo in fretta
non spalancare le labbra ad un ingorgo di parole
le tue labbra così frenate nelle fantasie dell'amore
dopo l'amore così sicure a rifugiarsi nei "sempre"
nell'ipocrisia dei "mai"
non sono riuscito a cambiarti
non mi hai cambiato lo sai.
E dietro ai microfoni porteranno uno specchio
per farti più bella e pensarmi già vecchio
tu regalagli un trucco che con me non portavi
e loro si stupiranno
che tu non mi bastavi,
digli pure che il potere io l'ho scagliato dalle mani
dove l'amore non era adulto e ti lasciavo graffi sui seni
per ritornare dopo l'amore
alle carenze dell'amore
era facile ormai
non sei riuscita a cambiarmi
non ti ho cambiata lo sai.
Digli che i tuoi occhi me li han ridati sempre
come fiori regalati a maggio e restituiti in novembre
i tuoi occhi come vuoti a rendere per chi ti ha dato lavoro
i tuoi occhi assunti da tre anni
i tuoi occhi per loro,
ormai buoni per setacciare spiagge con la scusa del corallo
o per buttarsi in un cinema con una pietra al collo
e troppo stanchi per non vergognarsi
di confessarlo nei miei
proprio identici ai tuoi
sono riusciti a cambiarci
ci son riusciti lo sai.
Ma senza che gli altri non ne sappiano niente
dirmi senza un programma dimmi come ci si sente
continuerai ad ammirarti tanto da volerti portare al dito
farai l'amore per amore
o per avercelo garantito,
andrai a vivere con Alice che si fa il whisky distillando fiori
o con un Casanova che ti promette di presentarti ai genitori
o resterai più semplicemente
dove un attimo vale un altro
senza chiederti come mai,
continuerai a farti scegliere
o finalmente sceglierai.

Fabrizio De Andrè

giovedì 9 giugno 2022

Notturno

La civetta è un bellissimo rapace notturno il cui nome scientifico è Athene noctua. Nell'antica Grecia questo uccello era considerato sacro per la Dea Atena e rappresentava al conoscenza. Oggi è una specie protetta, molto diffusa in Italia e spesso confusa con altri uccelli notturni come il gufo e il barbagianni (dalla rete)

Notturno

Stranamente il vino blu
si è fatto notte
nella pozione della civetta.
Notte della sapienza isoscele,
cielo dell’intendere dalla rotondità di pesca.
Splendidi sono cresciuti nello sguardo
della civetta i favi levigati
della caraffa squillante,
i favi delle formule ebbre,
le celle dei sentimenti dalle ali svolazzanti.
Nottetempo la sobrietà
si è fatta ebbra.

Oskar Pastior

Predatore notturno il cuore
sogna, si percuote in dolorosi
battiti e ritmiche vicisessitudini;
le ore dell'attesa sono continue..
 

mercoledì 8 giugno 2022

Hallelujah

Thomas Cooper Gotch
Alleluia (1896)
Alleluia
, Hallelujah o Halleluyah sono traslitterazioni della parola ebraica הַלְּלוּיָהּ (ebraico tradizionale Halləluya, ebraico tiberiense Halləlûyāh), composta da Hallelu e Yah, che si traduce letteralmente "preghiamo / lodiamo (הַלְּלוּ) YHWH (Yah יָהּ)", dove Yah è la forma abbreviata di YHWH (nome proprio di Dio, indicato con il tetragramma יהוה).
 
Brividi e malinconiche lacrime
come una carezza per un addio;
troppi cantano questa canzone,
pochi ne sanno la vera essenza...
 
La parola è usata 24 volte nella Bibbia Ebraica, specialmente nel libro dei Salmi (Salmi 113-118), dove inizia e termina una serie di Salmi e quattro volte nella versione greca del libro dell'Apocalisse (Nuovo Testamento).
La parola è di uso comune nelle liturgie cristiane, specialmente quella cattolica e ortodossa e fa parte del vocabolario di molte lingue europee e anche extraeuropee.
Per molti cristiani, Alleluia è la parola più gioiosa per esprimere lode e acclamare Dio.
In molti riti non viene recitato o cantato nel tempo di Quaresima o in altri tempi penitenziali, quando è sostituito da un'acclamazione.
(da wikipedia)
 

Hallelujah
 
Now I've heard there was a secret chord
That David played, and it pleased the Lord
But you dont really care for music, do you?
It goes like this, the fourth, the fifth
The minor falls, the major lifts
The baffled king composing Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah
Your faith was strong but you needed proof
You saw her bathing on the roof
Her beauty and the moonlight overthrew her
She tied you to a kitchen chair
She broke your throne, and she cut your hair
And from your lips she drew the Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah
Well, maybe there's a God above
As for me all I've ever learned from love
Is how to shoot somebody who outdrew you
But it's not a crime that you're hear tonight
It's not some pilgrim who claims to have seen the Light
No, it's a cold and it's a very broken Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah
Instrumental
Hallelujah, Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah
Well people I've been here before
I know this room and I've walked this floor
You see I used to live alone before I knew ya
And I've seen your flag on the marble arch
But listen love, love is not some kind of victory march, no
It's a cold and it's a broken Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah
There was a time you let me know
What's really going on below
But now you never show it to me, do you?
And I remember when I moved in you
And the holy dove she was moving too
And every single breath we drew was Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah
Now I've done my best, I know it wasn't much
I couldn't feel, so I tried to touch
I've told the truth, I didnt come here to London just to fool you
And even though it all went wrong
I'll stand right here before the Lord of song
With nothing, nothing on my tongue but Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah
Hallelujah
 
Leonard Cohen
 

martedì 7 giugno 2022

Istante...

istante s. m. [dal lat. instans -antis, neutro sost. del part. pres. di instare "star sopra, incalzare"]. - [frazione minima di tempo: decidere in un i.] ≈ attimo, baleno, (frazione di) secondo, lampo, minuto, momento. ↔ eternità. ▲ Locuz. prep.: all'istante (o sull'istante) [con grande rapidità] ≈ e ↔ [→ ISTANTANEAMENTE]. -TRECCANI- (dalla rete)

Istante

Per nessuna verità al mondo.
Ma se vuoi,
per un soldo di silenzio.
È un istante che divide a metà il paesaggio.
Un attimo umile,
quando qualcuno respira al posto nostro

Jan Skácel

 

 
Perfettibili giochi scandiscono
minuti, spesso ore e giorni;
prevedendo nubi e temporali
taccio, ascolto, come umile cosa...

lunedì 6 giugno 2022

Quel tempo lì...

Quel tempo lì

Quel tempo lì, scaturiva da un orifizio
(io lo chiamo così, ma in realtà erano infiniti
gli orifizi, e invisibili)
come scaturisce ogni tempo
e anche questo tempo, quello di questi istanti,
scaturisce nello stesso modo
e è lo stesso tempo,
poi si spandeva come un liquido sulla terra piatta
mentre nello stesso istante altro ancora scaturiva
e io avevo dietro
quello che un istante prima era avanti.
Eppure era bello sedersi a un lato
e fare finta di niente di tutto questo movimento,
immaginare tutto immobile, e accanto
come qualcuno che riposava accanto a me
e io potevo far finta che non ci fosse,
che io potessi muovermi, e lui stesse fermo,
e io potessi finalmente riposare,
o anche dormire, e lei fosse una donna
con una grande gonna, e stesse ferma sui campi,
bella nel tramonto con il sole basso
e rosso, bella nella notte
e nella mattina luminosa, bianca.
(Inedito)

Claudio Damiani

Malinconie dolcissime scollinano
sentimenti profondi, densi di umori;
le chiusure del cuore stridono forte,
come lamenti, come gemiti eterni...
 
ho sempre pensato al tempo in modo relativo,
ho creduto di gestire gli anni, le cose;
mi ritrovo perplesso e incoerente
il respiro ritma i battiti del cuore...
 
Gujil

domenica 5 giugno 2022

Protocollo cittadino #63

 
Continuità interrotte intersecano
stretti sentieri del sapere,
si immolano depositari indefessi
di verità insulse e sgranate,
rimane un sottile dispiacere,
inutile ricordo di stati d'animo.
Vorremmo riuscire a tramutare
il dolore in gioia ma impariamo
a vivere, a sorreggere il peso;
in un ala del nostro essere è presente
il dubbio, la domanda inespressa.
Impariamo a sognare bene...
 
Guji

sabato 4 giugno 2022

Maschere

La maschera è un manufatto o un indumento che si indossa per ricoprire l'intero viso o una parte di esso. Utilizzata fin dalla preistoria per rituali religiosi, la si ritrova anche nelle rappresentazioni teatrali o in feste popolari come il Carnevale. In tutto il mondo, le maschere possono essere molto diverse fra loro per materiale, forma (tratti zoomorfi, facce buffe), colore (da wikipedia).

Maschere

Quante maschere e sottomaschere noi indossiamo
Sul nostro contenitore dell’anima, così quando,
Se per un mero gioco, l’anima stessa si smaschera,
Sa d’aver tolto l’ultima e aver mostrato il volto?
La stessa maschera non si sente come una maschera
Ma guarda di fuori di sé con gli occhi mascherati.
Qualunque sia la coscienza che inizi l’opera
Sua, fatale e accettata sorte è l’ottundimento.
Come un bimbo impaurito dall’immagine allo specchio
Le nostre anime, fanciulle, rimangono disattente,
Cambiano i loro volti conosciuti, e un mondo intero
Creano su quella loro dimenticata causa;
E, quando un pensiero rivela l’anima mascherata
Esso stesso non va a smascherare da smascherato.

Fernando Pessoa

 

E non saremo sempre alla ricerca di volti
sotto queste maschere che usiamo portare;
l'eccitazione dissolve e sfuma la routine
permane sempre un lieve effluvio di noi... 
 
Spesso, con l'illusione che ci proteggano, ci mettiamo delle maschere, cioè assumiamo atteggiamenti rigidi e disfunzionali il cui scopo è quello di proteggerci dalla sofferenza, di allontanarci a tutti i costi da essa, donandoci l’illusione di essere forti e resistenti, di avere il controllo, di poter fare a meno di sentire quel dolore (Annalisa Barbier - dalla rete).

venerdì 3 giugno 2022

Poesia, rondini e riflesso

Il dolore delle rondini

Senti che non c’è più respiro
tutto avanza nel respiro
tutto ci acceca nel poco tempo
in ciò che sarà splendente
nella fragile luce del mattino.
Baciami, abbracciami prima del livore
prima ancora che non so
abbracciami con le parole che non ci
saranno, portate dal dolore delle rondini:
Noi verremo ancora qui
nella casa che hai custodito per noi sotto la grondaia
per noi, solo per noi.
Non uccideteli i poeti
lasciateli senza niente coi loro occhi indecenti
buttate i vostri giocattoli sulla riva del
tempo, sarete e non sarete
nei sogni confusi del pioppo.
Ecco, è primavera qui
ho la camicia rosa
la sciarpa azzurra che mi protegge dalle parole
fragili come le vostre perdite nel mattino.
Sono ancora qui e vi scrivo
per non morire.
(Sortino, 1961)


Sebastiano Aglieco
da Infanzia resa - Il Leggio Editrice, 2018


 

 
 Un volo stridente nel cielo di nubi
un richiamo garrulo e forte, poi il suono
del mattino, quello che sento appena sveglio
e respiro come se l'aria mancasse...
 
 
Le rondini soffrono le colpe
di noi umani e pesticidi,
veleni, cemento.
Ho ancora vivi un paio di ricordi,
mi fanno del male, la stupidità
di un fanciullo, quella di un ragazzo...

Gujil

giovedì 2 giugno 2022

Labirinto

Il labirinto è una struttura, solitamente di vaste dimensioni, costruita in modo tale che risulti difficile per chi vi entra trovare l'uscita. Anticamente per lo più unicursale, ovvero costituito da un unico involuto percorso che conduceva inesorabilmente al suo centro, il labirinto è poi diventato sinonimo di tracciato multiviario o multicursale. In alternativa un tracciato inestricabile di strade, si può definire come un dedalo, termine chiaramente nato dalla figura del mitico Dedalo, il leggendario costruttore del labirinto di Creta per il re Minosse, il più noto tra quelli dell'antichità.

 Labirinto

— e ora qualche passo
da parete a parete,
su per questi gradini
o giù per quelli,
e poi un po’ a sinistra,
se non a destra,
dal muro in fondo al muro
fino alla settima soglia,
da ovunque, verso ovunque
fino al crocevia,
dove convergono,
per poi disperdersi
le tue speranze, errori, dolori,
sforzi, propositi e nuove speranze.
Una via dopo l’altra,
ma senza ritorno.
Accessibile soltanto
ciò che sta davanti a te,
e laggiù, a mo’ di conforto,
curva dopo curva,
e stupore su stupore,
e veduta su veduta.
Puoi decidere
dove essere o non essere,
saltare, svoltare
pur di non farti sfuggire.
Quindi di qui o di qua,
magari per di lì,
per istinto, intuizione,
per ragione, di sbieco,
alla cieca,
per scorciatoie intricate.
Attraverso infilate di file
di corridoi, di portoni,
in fretta, perché nel tempo
hai poco tempo,
da luogo a luogo
fino a molti ancora aperti,
dove c’è buio e incertezza
ma insieme chiarore, incanto
dove c’è gioia, benché il dolore
sia pressoché lì accanto
e altrove, qua e là,
in un altro luogo e ovunque
felicità nell’infelicità
come parentesi dentro parentesi,
e così sia
e d’improvviso un dirupo,
un dirupo, ma un ponticello,
un ponticello, ma traballante,
traballante, ma solo quello,
perché un altro non c’è.

Deve pur esserci un’uscita,

è più che certo.

Ma non tu la cerchi,

è lei che ti cerca,

è lei fin dall’inizio

che ti insegue,

e il labirinto

altro non è

se non la tua, finché è possibile,

la tua, finché è tua,

fuga, fuga —

Wislawa Szymborska

E si complica il sentiero e incrocia
dimenticate vie che deviano, confondono,
un labirinto di emozioni, paure, gioie,
un ritorto che assapora di antico, ancora... 
 
Labirinto deriva dal nome greco labýrinthos (λαβύρινθος), usato nella mitologia per indicare il labirinto di Cnosso
La parola è di origine pre-greca e Arthur Evans espresse la sua ipotesi supponendo la sua derivazione dal lidio labrys, bipenne, l'ascia a due lame, simbolo del potere reale a Creta.  
"Labirinto" vuol dire "palazzo dell'ascia bipenne" con il suffisso -into a significare "luogo" su modello del greco Corinto, cioè il palazzo del re Minosse a Cnosso. 
La planimetria era intricata al punto da far supporre che l'ispirazione per la leggenda del labirinto fu raccolta proprio da questa specifica situazione. A sostegno dell'ipotesi sono state ritrovate all'interno del palazzo diverse raffigurazioni dell'ascia bipenne. La connessione tra "bipenne" e "luogo intricato" sarebbe data dalla pietra e la parola in origine avrebbe significato "gallerie nelle miniere", da un relitto egeo *labur-, "pietra" (da wikipedia).