...........................................................................................................................................

L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


...........................................................................................................................................

martedì 13 ottobre 2015

Terra azzurra

 
La terra azzurra
 
Qui sono al sicuro, qui ci sono querce intorno ai muri,
qui scintilla lo stretto tra monti corrosi dal mare.
Se me ne sto in piedi alla finestra
le querce immense hanno
una profonda tonalità oleosa
come un dipinto antico,
sul cielo di smalto azzurro
nubi ritardatarie
si rincorrono dal mare.
 
Querce nel sole d’autunno!
Terra azzurra, terra di monti, terra di mare
ed ere alle mie spalle
in una festa di colori
e ardore.
 
Oggi ci sono freddo e fiocchi di neve nell’aria,
i rami nudi si protendono come artigli
verso il caldo e l’ultimo ozono.
Mi inoltro nella terra azzurra
sotto le foglie che cadono.
E un giorno sarà spoglio Yggdrasil.
 
Olav H. Hauge
Traduzione di Fulvio Ferrari
 
 
Olav H. Hauge

è nato il 18 agosto 1908 a Ulvik, comune agricolo della Norvegia, dove è morto il 23 maggio 1994.
Ha vissuto tutta la sua vita in questo villaggio, situato all’interno del Hardangerfjord, nel Vestland.
La natura di questo fiordo, molto profondo e ramificato, gioca un ruolo estremamente importante non solo nell’opera di Hauge, ma in tutta l’arte e la letteratura norvegesi.
Un esempio ne è il dipinto “Matrimonio nel Hardanger”, diventato una sorta di icona nazionale, e che Poesie in forma di rosa ha scelto per illustrare “La terra azzurra”
Fin da bambino Hauge coltivò la sua passione per la lettura: frequentava assiduamente la ricca biblioteca di Ulvik e si faceva consigliare dall’amico bibliotecario nella scelta dei libri.
Alla scuola superiore studiò l’inglese e un po’ di tedesco, mentre il francese lo imparò da autodidatta.
Frequentò inoltre corsi di giardinaggio e frutticoltura, divenendo giardiniere e lavorando nei frutteti del suo paese.
Nonostante le difficoltà economiche, riuscì a mettere insieme una vasta biblioteca personale che comprendeva, oltre a testi nelle lingue scandinave, anche libri in francese, inglese e tedesco.
Un altro interesse di Hauge era la letteratura asiatica, in particolare la poesia classica cinese e gli haiku giapponesi.
Oltre a scrivere poesie, Hauge le traduceva dalle lingue che aveva studiato. Tradusse, fra gli altri, Hölderlin, Blake, Tennyson, Browning, Verlaine, Rimbaud, Mallarmé, Trakl, Brecht, Plath, Celan.
Per la propria poesia scelse il nynorsk, la variante del norvegese basata sui dialetti, alternativa al riskmål, la “lingua di stato”.
Hauge ebbe spesso problemi di salute e frequenti ricoveri in un ospedale psichiatrico.
Visse da solo, nella casa dei suoi genitori, fino a quando, nel 1975, all’età di 67 anni, decise di iniziare una convivenza con Bodil Cappelen.
Nel 2000 sono stati pubblicati i suoi diari, che cominciò a tenere fin dall’età di quindici anni (dalla rete).


terre lontane,
i desideri di un ragazzo
negli orizzonti lontani;
terre d'oltremare...

lunedì 12 ottobre 2015

In extremis

In extremis

Chi sei? pallida il viso e la disciolta
Chioma fluente sino al piè! chi sei?
Non è questa, non è la prima volta,
Donna, che tu ti mostri agli occhi miei.
Ti conobbi? t’amai? chi mi ti ha tolta?
Volge gran tempo già che ti perdei?
Il fantasma se’ tu d’una sepolta
Cara un tempo al mio cor? se’ tu colei?
Che non favelli? un grave e tenebroso
Obblio la mia dolente anima ingombra,
E ne’ suoi lacci il bieco error la serra.
Son quasi morto, e pur non ho riposo!
Fammi aver, se tu puoi, la pace e l’ombra,
Dammi la man, conducimi sotterra.
 
Arturo Graf
 
 
in extremis
/in ek'strɛmis/ locuzione latina (propr. "negli estremi [momenti]"),
usata in italiano come avverbio.
- TRECCANI -
 
- 1. [nel momento vicino a morire: pentirsi in e.] ≈in fin di vita, in punto di morte. Si usa soprattutto in alcune frasi: essere in e., vicino a morire; pentirsi in e., fare testamento in e.; sposare in e., matrimonio in e., espressioni del linguaggio com. per indicare il matrimonio canonico celebrato in caso di imminente pericolo di morte (in mortis periculo, secondo il codice di diritto canonico, can. 1116).
- 2. (fig.) [nell'ultimo momento utile: un goal segnato in e.] ≈ alla fine, all'ultimo (istante o momento), appena in tempo, (fam.) per un pelo, (scherz.) in zona Cesarini. una nomina fatta in e., da persona la cui autorità sta per scadere; un provvedimento varato in e., poco prima della scadenza dei termini fissati; evitarono la sconfitta grazie a un gol segnato in e., negli ultimi minuti della partita.

 
spesso, di corse,
cuore in gola per l'ansia,
all'ultimo momento...
per fortuna...per rabbia...

domenica 11 ottobre 2015

Domenicale #1 con caffè

 
Domenicale #1
 
Aria ferma e quasi fredda,
Domenica di ottobre, già stanca
di rincorrere piccioni infreddoliti,
di ascoltare campane.
 
Pungenti ricorsi e caffè
aroma si spande al risveglio,
si animano case, le cose
di sempre, quotidiane.
 
Anonimo
del XX° secolo
poesie ritrovate
 
 
Il caffè è una bevanda affascinante, che contiene migliaia di molecole odorose: un panorama infinito di sfumature evocative, in grado di stimolare il cervello e deliziare i sensi.
Infatti, al di là della dominante di profumo abitualmente associata al caffè, ovvero ciò che definiamo con convinzione
"profumo di caffè tostato",
i nostri sensi sono in grado di captare ed isolare una grandissima quantità di aromi: ad esempio caramellati, o di fragrante crosta di pane appena cotto, sentori di burro o vaniglia, goloso cioccolato o frutti.
I fiori la fanno da padrone in alcuni fra i più pregiati caffè del mondo, come pure il cuoio o il tabacco e le spezie.
Per quanto riguarda la percezione olfattiva, è fondamentale prestare attenzione ad entrambe le fasi: l'olfazione diretta, quando approcciamo la degustazione e quella retronasale che ci accompagna dopo aver gustato il caffè.
Noterete differenze sorprendenti: un caffè al naso fiorito o vanigliato, potrebbe lasciare di sè una fase retrolfattiva profonda di legno, tabacco, incenso.
Un caleidoscopio straordinario, nel quale, al di là delle indicazioni di massima, ognuno di noi potrebbe trovare una sfumatura personale e ... deliziosamente imprevedibile.
Sappiamo per esperienza che, soprattutto le prime volte, risulta molto difficile catturare un profumo, associarlo immediatamente ad una immagine e catalogarlo: sembra sfuggire e lasciarci con l'annoso ed irrisolvibile, grande dubbio:
"...aspetta, cos'è che mi ricorda...?"

 
MAPPA DI ALCUNI AROMI DEL CAFFE'
- dalla rete -
 
FLOREALE
note che evocano il profumo
di fiori come rosa, gelsomino, gardenia

AGRUMATO
nota che ricorda la buccia degli agrumi
come mandarino, arancia, pompelmo

FRUTTATO
nota che richiama alla mente frutti freschi
come mela, prugna, ciliegia
 
PASSITO
note decadenti e dolci che richiamano
fichi, albicocche, datteri passiti

VANIGLIATO

note di profumo dolce e delicato
di vaniglia naturale

FRUTTA GUSCIO

note di frutta secca
quali, nocciole, pecan, noci
 
"Aroma di caffè"
 Franco Tempesta 2007, olio su faesite
CIOCCOLATOSO
Note di gusto che
evocano  polvere di cacao
o il cioccolato

CARAMELLATO

gusto di zucchero caramellizzato, dolve e amarognolo nel contempo

PAN TOSTATO
nota fragrante tipica della crosta di pane o di cereali come l'orzo
e il malto
 
SPEZIATO
Note che richiamano le spezie quali cannella, pepe, cardamomo, fava di tonka

LEGNO PREGIATO

sono note particolari che evocano i legni profumati quali rosa o sandalo

TABACCO

note di tabacco secche
che richiamano il buon sigaro
 

sabato 10 ottobre 2015

Parco


sostantivo maschile
[latino medievale pàrricus, probabilmente di origine germanica; in alcuni significati, e specialmente in quelli del n. 5, è modellato sul francese parc]
(plurale -chi). 
- TRECCANI -
 
– 1. a. - Ampio bosco, per lo più recintato, in cui si alleva la selvaggina, con riserva o divieto di caccia. In partic., p. nazionale, p. regionale, p. interregionale (e anche p. urbano, suburbano), territorî che, per speciali caratteri naturalistici (geologici, floristici, faunistici, paesistici), sono sottoposti a tutela, dalle leggi nazionali o regionali, al fine di salvaguardarli dalle azioni dell’uomo capaci di alterarne i caratteri. Per analogia, p. marino (o p. blu), tratto di costa di particolare interesse naturalistico, in cui sono vietate, o molto limitate, attività quali la pesca e la balneazione; p. ostreario, v. ostreario.
–1. b. - P. tematico (o a tema), parco creato dall’uomo allo scopo di divertimento, in cui gli elementi dell’ambiente naturale sono mescolati con manufatti che riproducono efficacemente aspetti di un singolo tema (i dinosauri, i grandi mammiferi marini, ecc.); p. archeologico, area di interesse archeologico e naturalistico, posta sotto tutela statale o locale; p. scientifico (o tecnologico), area industriale nella quale sono concentrati stabilimenti aziendali ad alta tecnologia o centri di ricerca scientifica.
– 2. Terreno di una certa estensione piantato ad alberi ornamentali, con vaste zone a prato o a giardino, spesso ornato con vasche, fontane, piccoli edifici e sim., destinato a svago e passeggio: p. pubblico; p. privato, generalm. circostante o adiacente a dimore signorili; il p. della reggia di Caserta; la villa è circondata da uno splendido p.; i viali, i chioschi, le serre del parco. Con accezione propria, p. della rimembranza (o delle rimembranze), zona alberata che in molte città e paesi è destinata a onorare i caduti della prima guerra mondiale (a ogni albero è per lo più affissa una targhetta col nome del caduto cui è dedicato).
– 3. Spazio all’aperto, recinto da una palizzata, in cui si tengono gli animali, spec. ovini, dopo il pascolo o durante la notte (sinon. di stabbio, addiaccio).
– 4. P. giochi, giardino organizzato con piccole giostre, altalene e altri giochi per bambini; p. di divertimento (o anche di divertimenti, dei divertimenti), zona delimitata, per lo più all’aperto, in cui si trovano giostre, baracconi per il tiro a segno e attrazioni varie, più comunem. detto Luna Park; p. acquatico, parco di divertimento con piscine, scivoli, piattaforme, più comunem. detto acquapark.
– 5. Tratto di terreno, talvolta anche costituito da un capannone, in cui si raccoglie e custodisce materiale vario; per estens., il materiale stesso che vi è raccolto. In partic.:
– 5. a. Nell’esercito, magazzino mobile che ha funzioni di scaglione di rifornimento tra i grandi depositi fissi e le truppe operanti: p. di artiglieria, del genio, p. viveri e foraggi. Negli eserciti dei secoli passati, p. d’assedio, l’insieme delle artiglierie pesanti destinate a battere le fortezze e le fortificazioni assediate.
– 5. b. In aeronautica, al tempo degli aerostati, p. aerostieri, unità costituita da uno o più aerostati militari da osservazione, dai mezzi relativi e dagli uomini per manovrarli.
– 5. c. Nelle ferrovie, p. materiale rotabile (e in partic. p. veicoli, p. locomotive), il complesso del materiale rotabile di cui è dotata una determinata rete.
– 5. d. Insieme di autoveicoli di proprietà di una società o di un ente: il p. autovetture del ministero. In generale, il complesso di autoveicoli in circolazione in una città, regione, nazione o anche nel mondo intero a una data epoca: l’aumento del p. automobilistico italiano nell’ultimo decennio.
– 5. e. Sinonimo di autoparco e di parcheggio (inteso, questo, come luogo per la sosta delle autovetture).
– 5. f. Nel cinema, in teatro e in televisione, p. lampade, il complesso delle lampade, dei riflettori e delle attrezzature varie che si hanno a disposizione per l’illuminazione delle scene.
– 6. Nel gergo borsistico, p. buoi, la zona che, negli edifici della borsa, è riservata al pubblico; in senso spregiativo e scherzoso, indica anche l’insieme degli investitori inesperti che, sprovvisti di un’adeguata preparazione finanziaria, conducono operazioni rischiose nella speranza di facili guadagni (e pertanto paragonati dagli esperti del settore a una mandria di buoi mansueta e inconsapevole dei pericoli).
– 7. Nome di ciascuna delle due zone, una più grande e una più piccola, dette rispettivamente p. maggiore e p. minore, in cui era divisa in passato, per mezzo di una balaustra, la sala della cancelleria pontificia.
 
◆ Dim. parchétto
 
 
 

Vecchio parco

Quasi in ansia d'attesa ora io m'attardo
presso il cancello d'un antico parco,
fra sbarra e sbarra acumino lo sguardo.
Certo, qualcuno apparirà nell'arco
verde-cupo che intrecciano le piante
laggiù, ove s'apre nell'azzurro un varco.

Una piccola dama in guardinfante
del minuetto striscerà l'inchino
ridendo a qualche incipriato amante?
Seduzïone muta d'un giardino
chiuso su l'ombra morta delle cose
pel cui ritorno non v'ha più cammino,
pel cui sogno non nascono più rose!
 
Amalia Guglielminetti
da: la seduzione delle vergini
 

 
i colori sgargianti accompagnano
i miei passi autunnali,
vorrei avere il bosco tra le mani,
il fiume che scorre negli occhi...

venerdì 9 ottobre 2015

Asinelli


Asinello
 
Un paradiso subìto
per questo Asinello
con mosche a mille
intorno agli occhi miti
e il mondo intero
da trasportare
per poter mangiare.
 
Vivian Lamarque
 
  
c'era un asino che ci accompagnava,
la frontiera peruviana, la sabbia;
l'asinello trottava con noi;
poi, quando arrivammo,
tornò da dove era venuto...
 
 
 
L'asinello (The Small One)
è un cortometraggio animato natalizio del 1978, creato dalla Walt Disney Productions, e fu distribuito originariamente al cinema negli Stati Uniti dalla Buena Vista Distribution prima della riedizione del 1978 di Pinocchio.
La storia è basata su un libro per bambini di Charles Tazewell e fu un esperimento per i più recenti e giovani animatori Disney, incluso Don Bluth.
 
Un ragazzino, che abita in una povera casa appena fuori dalle porte di Nazaret, per volere del padre deve separarsi dal suo migliore amico, un vecchio e gracile asino di nome Piccolo, ormai allo stremo delle forze.
Il ragazzino si offre di portare Piccolo personalmente al mercato, in modo che possa assicurarsi di trovargli un padrone che si prende adeguatamente cura di lui.
La prima persona a cui il ragazzo cerca di vendere Piccolo si rivela essere un conciatore, che comprerebbe l'asinello solo per ricavarne una pelle; i due amici scappano dalla sua bottega terrorizzati.
I due si imbattono poi in tre banchieri disonesti, che li indirizzano verso un banditore di cavalli.
Questi, vedendo la magrezza di Piccolo, inizia a prendersi gioco di lui e del suo padrone di fronte alla folla divertita, fino a che l'asino, vedendo il suo padrone trattato male, non reagisce tirando un forte calcio al mercante.
Nessun altro vuole comprare Piccolo; cala la sera e tutto ormai sembra essere andato per il peggio: i due tornano alla bottega del conciatore per aspettare che apra e vendere Piccolo.
Ma mentre i due piangono sconsolati, un misterioso uomo si avvicina al ragazzo e gli chiede se può vendergli Piccolo per portare sua moglie incinta a Betlemme.
Promette inoltre che tratterà bene l'asinello.
Il ragazzo, che si fida dell'uomo, gli vende Piccolo e lo saluta per l'ultima volta.
Mentre il ragazzino saluta Piccolo per l'ultima volta, nel cielo s'intravede una stella luminosa, che rivela l'identità dell'uomo che ha comprato Piccolo: è San Giuseppe, e Piccolo assisterà dunque alla nascita di Gesù. (da Wikipedia)

giovedì 8 ottobre 2015

Sempre

per sempre, per sempre, per sempre...
 
vorrei che ti mettessi quel vestito
che hai comprato in un giorno di luglio
dopo che avevi detto ti amo anch'io
 
vorrei che ti mettessi quel vestito
per me, un'ultima volta,
 
poi, vorrei fondermi alla terra
e riposare dove lei riposa
 
8.1.14

Maria Grazia Calandrone
Serie fossile

 

innumerevoli pensieri,
pentimenti e sorrisi, ricordi,
legati al filo della mente,
poche cose stanno,
molte sbiadiscono...

 
sempre
 [sèm-pre]
- avverbio -
 
1 - Ininterrottamente, senza fine né limiti nel tempo: è sempre stato e sarà sempre così; in ogni caso: la vicinanza del mare mitiga sempre il clima || da sempre, da epoca immemorabile (anche come espressione iperbolica) | per sempre, per l'eternità, definitivamente
2 - Seguito da un comparativo indica progressione in una determinata condizione o direzione: le cose vanno sempre peggio; ne sono sempre più convinto
3 - Costantemente, ogni volta: è un tipo sempre allegro; arriva sempre in ritardo; estensivo molto spesso: lo vedo sempre col suo cane
4 Tuttora, ancora: sei s. in tempo per ripensarci
5 Collegato al verbo potere, nel significato di “prima o poi”: può sempre servirti
6 Con valore avversativo-limitativo, “comunque”: è pur sempre tuo fratello
 

mercoledì 7 ottobre 2015

Provocazione

Provocazione
 
O tu che madre universal ti chiami,
Arcana, imperscrutabile Natura,
In che tutto si forma e si sfigura,
Non so, non so s’io t’abborrisca o t’ami.
Perché mai di sì fitta ombra ed oscura
Circondi l’opre che in eterno trami?
Son elle turpi, di’, son elle infami,
Che sì ne celi la sottil fattura?
Io l’arcano detesto. Il capo avvolto
Discopri omai, getta la larva, ond’usa
Sei di velar l’altera fronte, abbasso.
Di te non temo: se l’orribil volto
Avessi tu d’Aletto o di Medusa
Non mi faresti indietreggiar d’un passo.
 
Arturo Graf
 
 

provocazione
 sostantivo femminile
[dal lat. provocatio -onis (der. di provocare: v. provocare), che significava, oltre che «invito alla lotta, sfida al combattimento o a un duello», anche «appello a un giudice superiore»].
– TRECCANI –
 
1. - L’azione di provocare, il fatto di essere provocato (soprattutto come eccitamento a reagire in modo violento): non sopporto le provocazioni!; questa è una vera e propria provocazione!; anche l’atto, la parola, il comportamento con i quali si provoca o dai quali si è provocati: non devi reagire alle provocazioni di quel teppista!; accogliere o raccogliere, respingere una provocazione (nel diritto penale la provocazione costituisce una circostanza attenuante prevista per chi ha reagito in stato d’ira determinato da un fatto ingiusto altrui; nei delitti di ingiuria e diffamazione, la provocazione agisce come causa di esclusione della pena, quando la reazione avvenga subito dopo il fatto ingiusto).
2. - Meno comune, atto, atteggiamento, comportamento femminile (o anche, eventualmente, maschile) che tende a eccitare sessualmente l’uomo e indurlo a proposte erotiche (vedi film 1988).
 
◆ Diminutivo provocazioncèlla.


 
 Provocazione
Film (1988)
 
Provocazione è anche un film erotico del 1988 diretto da Piero Vivarelli e interpretato da Moana Pozzi e Marino Masè.
Girato in esterni sull' Isola di San Pietro in Sardegna e nella locale cittadina di Carloforte.


quante volte non si resiste,
si replica a qualcuno, per qualcosa;
attimi di follia umana,
istanti in cui si perde ragione...

martedì 6 ottobre 2015

Autunnale #1



Si dà di primo autunno un tempo
meraviglioso e breve:
il giorno è come di cristallo
e luminose son le sere...
L'aria è deserta, uccello più non s'ode,
ma son lontane ancora le bufere invernali,
e il puro e caldo azzurro si rovescia sulla campagna
che riposa.
 
Fedor I. Tjutčev

 
L'autunno riesce a donare ai paesaggi ancora un sentore di sole, riesce a riscaldare nelle ore centrali ma lascia anche spazio alle prime nebbie preludio d'inverno.
I colori autunnali sono nella tavolozza dei pittori, nelle frasi e rime dei poeti, nella prosa dei romanzieri.
Noi moderni visitatori del mondo lo fissiamo in immagini fotografiche e sfondi del desktop.
Per un verde che scema un marrone incalza nella danza del giallo di foglie che lasciano gli alberi spogli per planare su terreni già freddi.
Rumori una volta forti si ovattano fino a diventare sussurri, il bosco cambia fisionomia con camaleontici e fiabeschi paesaggi.
Si rimboccano i baveri ed il fiato condensa nell'aria sempre più spesso.
 
 
già la fine del tepore
si avvicina velocemente,
la terra è fredda di mattina
il sole fatica a riscaldare il mondo... 

lunedì 5 ottobre 2015

Il risveglio tra poesia ed arte

Federico Zandomeneghi,
"A letto"
Il risveglio
 
Entra la luce e affioro lentamente
dai sogni all'altro sogno condiviso
in cui le cose riprendono il posto
loro fissato, mentre nel presente
converge vasto e schiacciante il confuso
ieri: le secolari migrazioni
degli uccelli e dell'uomo, le legioni
che il ferro decimò, Roma e Cartagine.
E ritorna la quotidiana storia:

la voce e il volto miei, timore e sorte.
Ah se quell'altro destarmi, la morte,
recasse un tempo senza più memoria
del mio nome e di quanto sono stato!
 Se mi portasse l'oblio quel mattino!

Jorge Luis Borges
Le più belle poesie
Traduzione di Francesco Tentori Montalto
 

Federico Zandomeneghi,
"Donna che si asciuga"

nel buio mattutino si pensa,
il silenzio del risveglio domina
pensieri per il giorno a venire
quando ancora il mondo dorme...
 

Versione elegante e “vestita” della donna che si stira, che Zandomeneghi aveva trattato in modo più brusco in due versioni degli anni Ottanta, dove le modelle in piedi (Fondazione Piceni 121,122,124) o sedute sul letto (Fondazione Piceni 147) si stiravano senza veli addosso. In quelle opere, caratterizzate da una stesura secca e magra della materia e da un un contorno quasi sgraziato, prevaleva infatti un'intonazione più vicina alle asprezze degli “intransigéants” anti-accademici, tanto che, è risaputo, Una donna che si stira apparteneva a Paul Gauguin.
In questo pastello invece la scena si compone come un borghese ed elegante interno di boudoir, con la protagonista che, seduta in poltrona volta le spalle a chi guarda. Anche Degas sin dalla suite dei nudi esposta all'ultima mostra degli impressionisti del 1886, aveva inserito in alcune scene la figura della cameriera e negli anni Novanta come ad esempio in Donna che si asciuga la gamba sinistra e domestica con tazza (1894 c., Lemoine 1150) il rapporto tra le due figure si fa più articolato. In questo caso, come nel pastello zandomeneghiano, la presenza della cameriera sposta l'accento sul microcosmo sociale della scena, quasi allontanandolo dallo studio e dall'analisi delle posizioni del corpo femminile tipico del nudo, che resta l'obiettivo principale dell'artista francese. Forse perché, così confessava Degas, le sue donne sono come osservate “dal buco della serratura” lo spazio nei suoi nudi è sempre serrato e ristretto, mentre questa creazione di Zandomeneghi sembra rubata alla scena teatrale. 
Messo sotto contratto da Durand-Ruel, il Veneziano può quindi comporre in modo più ambizioso,  approdando ad  una delle opere di maggior respiro della sua produzione, dettagliata tanto nel soggetto che nella tecnica. La stesura vibrante del colore, in larghe superfici dai contorni forti utilizzata da Degas negli stessi anni è molto differente dalla maniera di Zandomeneghi, che al contrario, stende con accuratezza più strati di filamenti colorati con ricche sovrapposizioni che cesellano figure e particolari. “Per conservare la freschezza e la brillantezza del colore Zandomeneghi posava con cura o tratti del pastello, accostandoli in maniera tale da creare armonie cromatiche e usando pastelli di diversa durezza per evitare di intaccare i sottostanti strati di pimento”, così puntalizza Anne Maheux che considera Il risveglio (Donna che si stira) come il culmine della ricerca tecnica di Zandomeneghi sulla “pittura a secco” (Maheux 2003, pp. 165-66). Tulliola Sparagni, Maggio 2009 (dalla rete).
 
Federico Zandomeneghi,
"Il risveglio" (Donna che si stira), 1895,  60x72 cm - Pastello su carta su cartoncino pressato su compensato

domenica 4 ottobre 2015

Ottobrino

ottobrino
aggettivo [der. di ottobre].
 
– Di ottobre: le limpide serate ottobrine;
"...questo vecchio sole ottobrino Che splende sulle vigne saccheggiate (Cardarelli)... "
Anche, di frutti che maturano in ottobre: uva ottobrina.


Ottobrino
 
Nel mese in cui il sole prolunga
le ombre del passo degli uomini,
matura nel bosco la foglia
che cade dappresso alle piante;
si scema il colore nei prati,
il freddo riprende potere,
rinasce la nuova stagione
lasciando alle nebbie incipienti
i grassi filari dell'uva,
le tonde castagne.
La sera si ammanta di buio,
rialza nei baveri i primi tremori,
il calore del fuoco si sente,
riscalda le membra e la mente.
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate 
 

 
Ottobre è preludio di inverno
si veste di ogni colore
fino a spegnerli
nel freddo dei mattini....