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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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giovedì 22 gennaio 2015

Un'idea



[i-dè-a] s.f. - Sabatini Coletti


1 - Ciò che di più astratto ed essenziale può essere concepito dalla mente umana: i. chiara, approssimativa.
2 - Rappresentazione mentale di qlco. SIN nozione: i. di Dio, di natura, di storia; concetto informatore di una particolare visione del mondo SIN concezione: i. cristiana di amore; ideale, fede: combattere, morire per un'i.
3 - Opinione, giudizio: dire la propria i. su un fatto.
4 - Concetto ispiratore, pensiero, spunto: l'i. centrale del libro.
5 - Risultato puramente teorico di un processo inventivo, creativo SIN intuizione: i. originale, geniale || i. luminosa, brillante, degna di un genio.
6 - estens. Pensiero inusuale oppure trovata ingegnosa-
7 - Immaginazione di una realtà possibile o futura SIN prospettiva: solo all'i. mi viene male || da non averne i., si dice di ciò che è così fuori dell'esperienza da sembrare inconcepibile | neanche per i., no, assolutamente no | fam. avere i. che, sospettare: ho i. che la discussione non finirà qui | dare l'i. che, dare l'impressione: mi dà l'i. che sia tutta una finzione-8 - Intenzione, progetto: coltivare, abbandonare un'i.; iniziativa: che i. infelice uscire con questo tempo.
9 - Pensiero irreale, supposizione infondata SIN fantasia, fissazione: sono tutte i.

10 - Conoscenza approssimativa, nozione elementare di qlco.: tanto per farmene un'i. || dare l'i. di qlco., suggerirne l'immagine, averne l'apparenza: una villa che dà l'i. del convento.
11 - fam. Quantità minima di qlco. SIN pizzico: aggiungere un'i. di sale.
12 - Entra in locc. e composti del l. pubblicitario con il valore di “suggerimento originale”, “uso creativo di qlco.”: idea casa, idea bagno.

 accr. ideona
   

Idea
 
Da qual fonte prorompi, ov’hai la foce,
Indomabile idea? Terribil suona
Per l’infinito l’immortal tua voce,
La violata eternita rintrona.
L’alma Terra di te, di te ragiona
Con arcano linguaggio il Ciel veloce;
Tu nella polve sdrai Giove e Latona,
Tu sul mesto Calvario alzi la croce.
Invadi, accendi la flessibil creta,
E Achille a Troja sol per te combatte,
Per te Minos bandisce leggi in Creta.
E come lievi caccia il vento e ratte
Le secche foglie, verso arcana meta
Cacci dinanzi a te le umane schiatte.
 
Arturo Graf

 


idee riapparse
nel vuoto
di quando
pensare era logico,
di quando
credevo le cose
ora siedo
tra colpi di tosse
e pensieri
marini...

mercoledì 21 gennaio 2015

La Pagoda della Gru Gialla

La Pagoda della Gru Gialla (cinese tradizionale: 黃鶴樓; cinese semplificato: 黄鹤楼; pinyin: Huáng Hè Lóu; letteralmente: "Torre della Gru Gialla") è un edificio di grande significato per la storia dell'arte, che sorge a Wǔhàn, nella provincia di Hubei, nella Repubblica popolare cinese.
La pagoda si trova sul Monte Sheshan (conosciuto come la Collina del Serpente), al centro del quartiere di Wuchang e quindi vicino al Chang Jiang. Questa montagna si eleva sensibilmente al di sopra della città, per cui dalla Pagoda della Gru si ha una vista meravigliosa.
La pagoda è una ricostruzione di un antico monumento di 1700 anni fa che fu elevato per ricordare la visita di un immortale che salì la collina in sella ad una gru gialla. Da qui il nome "Rupe della Gru Gialla".
La costruzione fu eretta nel 223, durante il Periodo dei Tre Regni (三國), come edificio in legno.
Nel corso degli anni la torre fu distrutta sia dal fuoco,sia dai vari proprietari.
Di conseguenza il suo aspetto attraversò diverse fasi.
All'interno della torre si trovano oggi tavole e modelli di legno, che spiegano la storia ed i cambiamenti che ha subito nel corso del tempo.
Cuī Hào (崔颢), un celebre poeta della Dinastia Tang (唐朝), visitò la struttura agli inizi dell'VIII secolo. La sua poesia dal titolo "La Torre di Huanghe" rese la torre l'edificio più famoso della Cina meridionale.
L'attuale torre fu completata nel 1985, riprendendo il modello da dipinti della Dinastia Qing (清朝).
I lavori di costruzione sono durati quattro anni. L'edificio ha cinque piani ed è alto 51 metri. Solo l'ascensore installato nel frattempo non corrisponde al modello storico.
 
 ...ancora tu voli
nei pensieri miei
gru gialla del tempo passato;
le nubi ti oscurano spesso
ma so che ci sei,
ti sento nel cuore
e ti vedo con l'anima...
 
Anonimo
del XX° secolo
frammenti ritrovati
 
 

martedì 20 gennaio 2015


Antica, nell'italiano scritto, la prima attestazione di bucato 'lavaggio e imbiancatura dei panni con acqua molto calda' (originariamente con l'aiuto della lisciva di cenere, poi con altri tipi di detersivi): nella variante bocato, compare nei primi anni del Trecento.
Già nella Dichiarazione di Paxia, un documento notarile scritto in volgare ligure della fine del XII secolo, era presente un buada 'bucato', cioè una forma che presuppone un nome collettivo plurale.
Arrigo Castellani, commentando nel suo I più antichi testi italiani le caratteristiche della lingua in cui è scritta la Dichiarazione dei beni della vedova Paxia, riprende e appoggia la tesi del Wartburg secondo cui alla base dell'italiano bucato è ipotizzabile un sostantivo latino originariamente neutro plurale bucata (non attestato per iscritto), connesso col verbo germanico BUKON (anch'esso privo di documentazione scritta) 'lavare con la lisciva'.
Scrive il Wartburg: «... si dovrebbe muovere da un collettivo del tipo tedesco svizzero buchete 'insieme dei panni messi in bucato', in cui il suffisso germanico sarebbe stato sostituito dal corrispondente -ATA latino».
La spiegazione del Wartburg, sostiene Castellani, «permette di far risalire il prestito alla tarda epoca imperiale (via di penetrazione suggerita: la lingua dei contingenti militari stanziati lungo i confini della Germania)».
Riassumendo, il nostro bucato risale a una voce latina di epoca tardo-imperiale, figlia di contatti con i popoli germanici e i loro parlari, molto probabilmente usata negli accampamenti militari romani posti lungo il confine.
Anche i soldati dovevano in qualche modo lavarsi i panni e probabilmente appresero il sistema basato su acqua calda più lisciva dai "barbari" germanici (TRECCANI - Saverio Campiglia).

Bucato

Dove il bucato è appeso ad asciugare
la gente non muore,
non è alla guerra,
resterà per lo meno due giorni
o forse tre.
Non sarà sostituita
da altra gente, o sbattuta dal vento.
Non è simile all'erba inaridita.
(Traduzione di Ariel Rathaus)

Yehuda Amichai
Poesie

  

veleggiano braccia invisibili,
al suono del vento,
rumore indicibile è il silenzio
l'attesa protrae il momento...
 
La spiegazione dell'espressione "fare il bucato" risale ai tempi andati, quando la lavatrice non era stata ancora inventata e tutti i panni si lavavano a mano.
Il procedimento prevedeva l’uso di un mastello di legno che sul fondo aveva un buco chiuso con un tappo.
Qui dentro si mettevano i panni dopo che erano stati fatti bollire in acqua e cenere e lì si lasciavano per un’ora.
Poi si toglieva il tappo dal buco e l’acqua scorreva lasciando i panni pronti per il risciacquo alla fontana.
 

lunedì 19 gennaio 2015

Seme

Di questo seme

Risulta, l'armonia, d'un bel contrasto
che si compone generando vita
nuova -

ma c'è a chi tocca più speciale prova:
di mantenerlo, quel contrasto, vivo
dentro sé coltivandolo infecondo

Di questo seme è il solco più profondo


Silvio Raffo
Lampi della visione
 
 
sparso nelle mani,
carte perdute additano
rotte ai marinai,
sparso nell'acqua veleggia
nell'immenso che siamo...

 
séme sostantivo maschile [lat. sēmen sēmĭnis, della stessa radice se- del verbo serĕre «seminare»]. – TRECCANI
1.
a. Nelle piante, l’ovulo maturo delle spermatofite che racchiude il giovane sporofito quiescente, o embrione, accompagnato o no da un tessuto di riserva, l’endosperma, e protetto dai tegumenti seminali, costituenti il guscio, derivati da quelli dell’ovulo; può avere forma e colore varî e grandezza che va da molto meno di un millimetro (come nelle orchidacee) a parecchi centimetri (come la noce di cocco); semi di mela, di arancia, di cocomero; il s. della pèsca, dell’albicocca; s. commestibili, quelli che contengono grandi quantità di sostanze mangerecce (i pinoli, i semi dei cereali, le castagne, i fagioli, le fave); semi di zucca (nell’uso pop. anche assol. semi), quelli che si mangiano salati e abbrustoliti. S. oleosi o da olio, quelli più ricchi di grassi: di essi vengono sfruttati, per la produzione di olî commestibili (detti olî di semi) solo alcuni, quelli con tenore in grassi superiore al 20-25%, di poco costo, di facile approvvigionamento, di buoni requisiti igienici, come i semi di arachidi, colza, girasole, mais, soia, o quelli residui di produzioni diverse, come i semi di cotone, ecc.; per la produzione di olî industriali vengono usati i semi di ricino (lubrificanti, usi farmaceutici), di lino (olî siccativi per vernici), ecc. S. saltellanti (o s. ballerini), i semi di una pianta delle euforbiacee (v. saltellante). Nel linguaggio com. e fam. sono chiamati impropriam. semi (al dim., semìni) i vinaccioli del chicco d’uva.
b. In partic., il seme che viene affidato alla terra perché se ne sviluppi una nuova pianta, e che in agraria è più spesso chiamato semente (v.): gettare il s. nel terreno; il s. piglia, s’apprende, s’appicca; con valore collettivo, la semente: grano da seme, i chicchi del grano serbati e usati per la semina; dei fagioli, quest’anno, non si è ricavato il s., il raccolto è stato così scarso, che la terra non ha reso neppure quello che si era seminato. Com. le espressioni fig. non ne è rimasto neanche il s., niente, neanche la più piccola parte; delle persone oneste (o sim.), ormai, se n’è perduto il s., non ne nascono più; scherz., la tengo per s., tienla per s., d’una cosa che sia rimasta unica (o in piccola quantità) fra tante che se ne avevano.
c. Per somiglianza di dimensione e di forma, nome dei capolini della pianta Artemisia cina, donde il nome di seme santo (v.) dato comunem. alla droga che se ne ricava.
d. In senso ampio, poet., frutto, in quanto in esso è contenuto il seme: pon mente a la spiga, Ch’ogn’erba si conosce per lo seme (Dante; il passo è reminiscenza biblica: «Unaquaeque enim arbor de suo cognoscitur», Luca 6, 44; cfr. anche Matteo 7, 16 segg.).

2. fig.
a. Ciò che è principio, origine, oppure stimolo da cui qualche cosa deve o può nascere e svilupparsi: Ma se le mie parole esser dien seme Che frutti infamia al traditor ch’i’ rodo ... (Dante); spargere il s. della verità, dell’amore fra i popoli; gettare il s. dell’odio, della discordia, ecc.
b. letter. Gli antenati, i progenitori: Bestemmiavano ... L’umana spezie e ’l loco e ’l tempo e ’l seme Di lor semenza e di lor nascimenti (Dante). Più astrattamente, stirpe, origine: O pianta di buon seme, Al suolo al cielo amica (Parini); e con valore ancora più vicino agli usi traslati del sign. 1 b: di genìa come quella bisognerebbe distruggere (o estirpare) il s., far sì che se ne estingua la stirpe. In altri casi, discendenza (sign., questo, frequente nella Bibbia): Similemente il mal seme d’Adamo Gittansi di quel lito ad una ad una (Dante); qui il mal s. d’Adamo sono le anime dannate, ma l’espressione è talora rivolta proverbialmente a indicare in genere la stirpe umana.
3.
estens.

 a. Sinon. dotto o, in alcuni casi, pop. ed eufemistico, di sperma (precisando, seme maschile): I Dioscuri erano nati da Leda fecondata dal s. di Zeus; in zootecnia, la raccolta del s., per la fecondazione artificiale.
b. Seme bachi, o s. da bachi, nome dato dai bachicoltori alle uova del baco da seta.
 
4. Ciascuno dei quattro «colori» delle carte da gioco, contraddistinti da figure diverse: cuori, quadri, fiori, picche nelle carte francesi; spade, bastoni, coppe e denari nelle carte napoletane. 5. Al plur., semi, tipo di pastina da brodo a forma di semi di mela o di altri frutti e di alcuni cereali.
◆ Dim. semétto, semino (v.).
  

domenica 18 gennaio 2015

L'onda

Nella cala tranquilla
scintilla,
intesto di scaglia
come l’antica
lorica
del catafratto,
il Mare.
Sembra trascolorare.
S’argenta? s’oscura?
A un tratto
come colpo dismaglia
l’arme, la forza
del vento l’intacca.
Non dura.
Nasce l’onda fiacca,
subito l’ammorza.
Il vento rinforza.
Altra onda nasce,
si perde,
come agnello che nasce
nel verde:
un fiocco di spuma
che balza!
Ma il vento riviene,
rincalza, ridonda.
Altra onda s’alza,
nel suo nascimento
più lene.
Palpita, sale,
si gonfia, s’incurva,
s’allunga, propende.
Il dorso ampio splende
come cristallo;
la cima leggera
s’arruffa
come criniera
nivea di cavallo.
Il vento la scavezza.
L’onda si spezza, precipita nel cavo
del solco sonora;
spumeggia, biancheggia,
s’infiora, odora,
travolge la cuora,
trae l’alga e l’ulva;
s’allunga,
rotola, galoppa;
intoppa
in altra cui’l vento
dié tempra diversa;
l’avversa,
la salta, la sormonta,
vi si mesce, s’accresce.
Di spruzzi, di sprazzi,
di fiocchi, d’iridi
ferve nella risacca;
par che di crisopazi
scintilli
e di berilli
vividi a sacca.
0 sua favella!
Sciacqua, sciaborda,
scroscia, schiocca, schianta,
romba, ride, canta,
accorda, discorda,
tutte accoglie e fonde
le dissonanze acute
nelle sue volute
profonde,
libera e bella,
numerosa e folle,
possente e molle,
creatura viva
che gode
del suo mistero
fugace.
E per la riva l’ode
la sua sorella scalza
dal passo leggero
e dalle gambe lisce,
Aretusa rapace
che rapisce le frutta
ond’ha colmo suo grembo.
Subito le balza
il cor, le raggia
il viso d’oro.
Lascia ella il lembo,
s’inclina
al richiamo canoro;
e la selvaggia
rapina,
l’acerbo suo tesoro
oblìo nella melode.
E anch’ella si gode
come l’onda, l’asciutta
fura, quasi che tutta
la freschezza marina
a nembo
entro le giunga!
Musa, cantai la lode
della mia Strofe Lunga.

Gabriele D'Annunzio
(1904)
 
emotivamente scuote,
quest'onda improvvisa di quiete;
nel gergo del sogno assume
istantantanee pose tranquille...
  

onda [ón-da] sostantivo femminile - Sabatini Coletti

1 Oscillazione di una massa d'acqua che si alza e si abbassa al di sopra e al di sotto del livello di quiete per azione di agenti esterni, soprattutto del vento: onda alta, lunga; essere in balia delle onde || la cresta dell'onda, la parte più alta di essa ~fig. il punto di maggior successo, di maggiore notorietà || fig. onda lunga, fenomeno di lunga durata.
 
2 lett. Mare; acque fluviali o lacustri: la prua solcava l'onda.
 
3 fig. Grande quantità che si muove, che irrompe anche nell'intimo: un'onda (ondata) di gioia; slancio, spec. positivo: sull'onda del successo.
 
4 estens. Movimento o aspetto simile a quello di un'onda o di una superficie mossa dalle onde; la cosa che ha tale aspetto: capelli a onda.
 
5 fis. Movimento oscillatorio o vibratorio che si propaga in un mezzo, senza trasporto del mezzo stesso: onde sonore || onde elettromagnetiche, oscillazione di campi elettrici e magnetici che si propaga nel vuoto alla velocità della luce | onde corte, medie, lunghe, onde hertziane di varia lunghezza usate nelle radiocomunicazioni | onda sismica, onda elastica che si irradia dall'epicentro di un sisma | onde d'urto, onda caratterizzata da una forte e rapida compressione del mezzo, come p.e. quella generata da un'esplosione | andare, mettere, mandare in onda, essere trasmesso, trasmettere via radio o televisione.

sabato 17 gennaio 2015

Remore

Remore
 
Consapevoli sbagli costellano
galassie di errori profondi,
nel groviglio di anime penso,
rispolvero antiche paure.
Impavido sciolgo le remore
poi guardo, soppeso, comprendo,
alfine accetto.
 
Anonimo
del XX° secolo
poesie ritrovate
 
 
remora /'rɛmora/
sostantivo femminile. [dal lat. remŏra, der. di mora "indugio"], lett.
- TRECCANI e Wikipedia
 
1. [spec. al plur., ciò che ritarda o ostacola qualcosa: non porre remore] ≈ freno, impedimento, intralcio, ostacolo.
 
2. [spec. al plur., ciò che trattiene dall'agire: non avere remore; essere senza remore] ≈ esitazione, incertezza, indugio, ritegno, tentennamento, titubanza.Indugio, dilazione, freno, soprattutto di ordine morale: porre remore nell’esecuzione di un patto, di un accordo; agirò senza remore; non c’è più alcuna r., ormai, al dilagare della corruzione. 

3. Nel linguaggio marin., la zona d’acqua tranquilla e quasi oleosa nella scia poppiera di una nave o anche nella scia laterale di una nave che scade trasversalmente per deriva o scarroccio.
Zona di mare calma nella scia poppiera di una nave o nella scia laterale se la nave scarroccia.

4. (zoologia) (ittiologia) pesce dei mari tropicali munito, sul capo, di una ventosa con la quale si attacca a pesci più grossi, tartarughe o navi per lasciarsi trainare.
                                

venerdì 16 gennaio 2015

Estraneo

Estraneo

Se tu estraneo guardassi
di un fiume le pietre,
di una pianta le radici
(quand'esse chiedono),
piangeresti per averlo fatto.
Ma se guardi me
che se chiedo non mi ascolto,
Se mi guardi e cerchi,
e frughi bene ove son certa di custodire
qualcosa, qualcuno,
ecco che stupito rideresti.
Per tanto vuoto.

Laura Nobile

Tutte le poesie
 
 

estraneo

[e-strà-ne-o] agg., s. - Sabatini Coletti
  • aggettivo
  • 1 Di persona, che è, che si pone fuori da un contesto: mantenersi e. a una faccenda; che non fa parte di un ambiente omogeneo, spec. per quello del lavoro: uomini e. si sono mescolati agli operai; che non ha alcuna relazione di parentela, di amicizia o di conoscenza con il soggetto SIN sconosciuto: non mi confido certo con una persona e.
  • 2 Assente, indifferente: sentirsi e. alla realtà
  • 3 Di cosa, non pertinente: fare delle osservazioni e. al tema in discussione || corpo e., qualsiasi formazione solida che penetri in un corpo dall'esterno
  • sostantivo maschile (f. -a) Nell'accez. 1 dell'agg.: non dare confidenza agli e.
 
infiniti ritorni,
estraneo a tutto, a tutti,
nel quadro generale del tempo
come in corso d'opera
come di corsa...
 
 
L'estraneo
(infiniti ritorni)
 
Lontano, lontano qualcuno mi darà la mano lontanto, lontano...
Dai dottori di Smirne ho imparato il triangolo e il libro della vita scorreva piano fra le dita; coi mercanti di Tebe ho giocato tutti i sensi di scacchi e di pedine coi chicchi bianchi e le palline; e dai profughi celti ho visto segni per capaire le stelle e aprire un velo e far salire menhir al cielo. Sotto i portici di Toledo ho preso un bimbo sero per la mano e mi portavano lontano i suoi occhi; e correvo nelle mille sere, con i dadi fermi nel bicchiere e intorno amore, amore, amore, amore...
E in un attimo di Granada ho ucciso per due volte uno stesso uomo e non chiedevano perdono i suoi occhi... e correvo nelle mille sere, con i dadi fermi nel bicchiere e intorno amore, amore, amore, amore... E il mio vecchio che sa la verità guarda il tramonto dalla collina: da qualche punto lontano suo figlio tornerà.
E ho imparato le mille posizioni fra le gambe di donne e di bambini le loro bocche come fiori e ho giocato le cento rivoluzioni la mia rabbia e le cento delusioni che son mille e son tante e son belle e son sante il giorno dopo. E provai ogni droga più che vino, il linguaggio del bruco e l'assassino e a saper tutto senza parole.
E in una sera di Gerusalemme dal vecchio ebreo che contrattava gemme ho visto un dio che mi veniva incontro e ho provato tutto per scappare, ma lui insisteva: "Dài, fatti salvare, ho tanto amore, amore, amore...". E in un cortile di Gerusalemme che aveva sceltto lui da chissà quanto mi abbracciò e baciò e stava delirando, e aver capito tutto in un istante fu come morir le morti tutte quante e non volere essere più niente, niente, niente... E il mio vecchio che sa la verità guarda il tramonto dalla collina: da qulache punto lontano suo figlio tornerà.
 
Roberto Vecchioni