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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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giovedì 6 dicembre 2012

Frammento

estremo,
estremo ed unico,
indugio in un astratto,
fuori gela la terra;
costruendo orizzonti
mi sudano gli occhi
e traguardi lontani...

anonimo del XX° secolo
frammenti ritrovati

mercoledì 5 dicembre 2012

Preghiera Apache

Preghiera al risveglio

Svegliati! Svegliati!
La terra ti sorride.
Svegliati, e sta' pronto
al giorno che comincia.
La madre della vita
ti sta chiamando,
ti saluta,
dunque svegliati,
non indugiare più.
Potente Sole,
dacci la luce
perch ci guidi,
perch ci aiuti.
Guarda come sorge,
guarda come la terra ne risplende,
e come gode lo spirito nel petto,
ascoltando la musica del Sole.
Svegliati! Svegliati!
La terra ti sorride.
Svegliati, e sta' pronto
al giorno che comincia.
La madre della vita
ti sta chiamando,
ti saluta,
e allora... forza,
Svegliati!

Apache



e il sonno rimane,
negli occhi, nel cuore,
in un ansa del tempo
mi trovo in silenzio...

martedì 4 dicembre 2012

C'era una volta

C'era una volta

Bosco Cappuccio
Ha un declivio verde
Come una dolce
Poltrona

Appisolarmi là
Solo
In un caffè remoto
Con una luce fievole
Come questa
Di questa luna

Giuseppe Ungaretti


once upon a time
in un unico diretto
come un complesso vivo
in un solo fiato
respiro, ancora...

lunedì 3 dicembre 2012

Poesia e riflesso

Amo in te
l’avventura della nave che va verso il polo
amo in te
l’audacia dei giocatori delle grandi scoperte
amo in te le cose lontane
amo in te l’impossibile
entro nei tuoi occhi come in un bosco
pieno di sole
e sudato affamato infuriato
ho la passione del cacciatore
per mordere nella tua carne.
amo in te l’impossibile
ma non la disperazione.

Nazim Hikmet


e l'ora mattutina
si staglia in nuvole basse,
fuori è freddo Dicembre
dentro l'anima agita...

domenica 2 dicembre 2012

Frammento, poesia e riflesso

XI. FRAMMENTO,
Dicembre
Attraverso la neve, dal giardino, sale
quell'aria delle fragole che allora, con fragile
incrinatura, Montale canticchiava con il capo
piegato sopra un piatto di minestra.
Ora che alla finestra il gelo si rapprende,
una minuscola bava spezza il cerchio chiuso
fra le labbra e la voce, ridiscende al vuoto
di un cielo annuvolato di dicembre:
noi restiamo quaggiù, senza più attendere.
ROBERTO SANESI
(da “La differenza”, 1988)


così ora parla il freddo,
le rive addormentate dei fossi,
le foglie appese appena;
io ritrovo vigore nel sogno
io riprovo ad accendere lumi...

sabato 1 dicembre 2012

Riflesso e poesia

vorrei tornare ad essere,
rifare cose andate
in contesti impietosi
l'anima prigioniera freme...


Or che non mi dici niente, ora
che non mi fai godere né soffrire,
tu sei la consueta dei miei giorni.
Assomigli ad un lago tutto uguale
sotto un cielo di latta tutto uguale.
Assonnato mi muovo sulla riva.
Non voglio, non desidero, neppure
penso.
Mi tocco per sentir se sono.
E l'essere e il non esser, come l'acqua
e il cielo di quel lago si confondono.
Diventa il mio dolore quel d'un altro
e la vita non è né lieta né triste.

T'odio, compagna assidua dei miei giorni,
che alla vita non mi sottrai, facendomi
come il sonno una cosa inanimata,
ma me la lasci solo rasentare.
Poiché son rassegnato a viver, voglio
che ad ogni ora del dì mi pesi sopra,
mi tocchi nella mia carne vitale.
Voglio il Dolore che m'abbranchi forte
e collochi nel centro della Vita.

Camillo Sbarbaro

venerdì 30 novembre 2012

Poesia e riflesso

E' oggi: tutto l'ieri andò cadendo
entro dita di luce e occhi di
sogno,
domani arriverà con passi verdi:
nessuno arresta il fiume dell'aurora.

Nessuno arresta il fiume delle tue mani,
gli occhi dei tuoi
sogni
, beneamata,
sei tremito del tempo che trascorre
tra luce verticale e sole cupo,

e il cielo chiude su te le sue ali
portandoti, traendoti alle mie braccia
con puntuale, misteriosa cortesia.

Per questo canto il giorno e la luna,
il mare, il tempo, tutti i pianeti,
la tua voce diurna e la tua pelle notturna.

Pablo
Neruda


idee perdute assillano
cuori in mareggiate immersi,
là dove brilla il sole
fredde lande aspettano...

giovedì 29 novembre 2012

Armonia

Un'armonia mi suona nelle vene

Un'armonia mi suona nelle vene,
allora simile a Dafne
mi trasmuto in un albero alto,
Apollo, perché tu non mi fermi.
Ma sono una Dafne
accecata dal fumo della follia,
non ho foglie nè fiori;
eppure mentre mi trasmigro
nasce profonda la luce
e nella solitudine arborea
volgo una triade di Dei

Alda Merini


rintocca la mente
di cose passate
e rumore di scrocchi
nell'alto fienile
con un filo di luce...


Per armonia si intende quando due o più suoni emessi contemporaneamente, risultano bene “insieme”.
Questa era la definizione più in uso fino ad alcuni anni fa, e si insegna ancora oggi nei corsi base di armonia nei conservatori.
Tuttavia è difficile stabilire se due suoni sono assolutamente gradevoli o meno all’orecchio: è molto soggettivo.
Oggi l’armonia è quella componente della musica che analizza o crea mediante uno o più suoni, sensazioni, emozioni, pensieri, secondo un tipo di cultura, di gusto o di modo, estrapolandone le regole che caratterizzano lo stile e riutilizzandole per ricreare ben definite sensazioni.
Se le note sono espressioni sonore di entità matematiche chiamate numeri l’armonia rappresenta la scienza che studia i rapporti tra 2 o più note ovvero tra 2 o più numeri definindo in questo modo uno spazio da 2 o più dimensioni (dalla rete).

mercoledì 28 novembre 2012

Canto Cheyenne

Dichiarazione senza parole

Un giovane in partenza per la guerra
mi ha fermato quest' oggi per la strada,
mi ha messo le mani nelle sue,
e quando se n'è andato
vi ho trovato un braccialetto giallo.

Cheyenne


la mia gialla visione
compare ogni tanto
da dietro le nubi
da ogni orizzonte...

martedì 27 novembre 2012

Ulisse

«Ulisse»,

che chiude la raccolta Mediterranee, è una lirica ispirata da un sentimento di serena, coraggiosa accettazione della vita che ha i suoi punti fermi (simboleggiati dal porto illuminato), ma nella sua essenza è ricerca incessante, navigazione verso l’ignoto. Il tema essenziale della poesia è quello ossessivo della solitudine e del rifiuto del conformismo, cioè dell’essere necessariamente come gli altri. Il poeta Saba, come un novello Ulisse, rifiuta la sicurezza del porto e si lascia trascinare al largo dall’amore della vita. La poesia può essere suddivisa in due blocchi presentati dagli indicatori temporali «Nella mia giovinezza» e «Oggi». Ciò che li caratterizza è il destino del poeta: all’«Ho navigato» della giovinezza corrisponde il «me al largo sospinge ancora» proprio della vecchiaia: il viaggio e la ricerca sono dunque la costante dell’esistenza. Nella prima parte Saba ricorda di quando, ancora giovinetto (probabilmente negli anni che intercorrono tra il 1899, cioè quando terminò gli studi all’accademia di commercio e nautica, e il 1903, quando si stabilì a Pisa), aveva navigato, in qualità di mozzo, nell’Adriatico, lungo le coste della Dalmazia; quel viaggio è qui utilizzato come metafora della
vita. Il ricordo si sofferma sugli isolotti, qui con ogni evidenza metafora dei pericoli e delle attrazioni (il male), belli ed insidiosi e abitati da uccelli rari (il bene); la loro scivolosità equivale alla pericolosità delle umane illusioni e dei richiami a cui un giovane non può resistere. Quegli isolotti con la marea e con l’oscurità della notte si rendono pressoché invisibili e così le navi si trovano a dover orientare le loro vele in senso opposto a quello da cui soffia il vento, per poterli scansare, per evitare di imbattersi in quegli ostacoli mortali. Anche qui possiamo leggere una metafora: quegli scogli potrebbero essere le illusioni umane ed i richiami che tanto attirano i giovani; a volte percepibili dall’uomo e a volte oscuri, essi portano il giovane ad addentrarsi in esperienze talvolta dannose. Nella seconda parte il poeta scrive di non avere più paura di quegli scogli, di quegli ostacoli che un tempo tentava di scansare; nella sua piena maturità («Oggi») egli vive «in quella terra di nessuno.» Qui si allaccia il ricordo del porto, simbolo di pace, di riposo e di sicurezza, quel posto dove Saba non può sostare perché egli né vuole népuò interrompere la ricerca perpetua che aveva avviato nella sua giovinezza; il porto è, la sicrezza delle sue luci sono per gli «altri», per chi vuole ritirarsi in una tranquilla vecchiaia. Saba non si può fermare, il suo spirito ribelle lo porta ad affrontare la vita, non lo lascia accasciare nella vecchiaia, lo fa lottare, abbracciarsi con le gioie e scontrarsi con le insidie. Il porto con le sue luci, il facile approdo, la sicurezza, non sono per lui; uno spirito ancora non domato, tuttora curioso di conoscere e di provare nuove esperienze e nuove emozioni, l'amore della vita che pure ha subito tante dolorose sconfitte, lo spingono al largo, a non accontentarsi di facili approdi e di territori già esplorati e senza rischi.
La lirica è rappresentata da un'unica strofa di tredici endecasillabi non legati da alcun sistema di rime, assenza compensata dall'importante parola–rima «largo» ai versi otto e undici, da una ricca sequenza di enjambement: raro/un uccello; al sole/belli; l’alta/marea; il porto/accende. Il nucleo tematico, il viaggio e la continua ricerca del poeta, è rivelato negli ultimi versi e la chiave interpretativa è già nel titolo, il quale suggerisce l’affinità del destino di ricerca che unisce Saba ad Ulisse. Egli intende affermare il proprio impegno morale di ricerca, che passa attraverso il rifiuto delle soluzioni facili e scontate (le luci del porto) che il poeta lascia agli altri. Il poeta paragona il proprio inquieto e avventuroso amore della vita allo spirito di ricerca che spinse Ulisse attraverso i mari. Gli isolotti che con la loro bellezza e insidiosità, sono punto di appoggio di uccelli rari, rappresentano la solitudine e la compresenza di male e bene tipiche della ricerca illimitata. Nel viaggio della vecchiaia il poeta vive in sé ed elegge a suo regno «quella terra di nessuno». La solitudine in questo modo si accentua e si pone come auto–esclusione. La seconda parte della poesia segna, infatti, un netto contrasto tra gli uomini che si fermano alle facili sicurezze che il porto può offrire e il poeta che è al largo, avendo scelto gli spazi del mare e dell’incognito che esso simboleggia. Il viaggio, proprio perché nasce da uno spirito che non è stato annullato dal male, ma è alimentato dall’amore legato al dolore della vita, non può conoscere soste e tende all’infinito (dalla rete).



Ulisse

Nella mia giovinezza ho navigato
lungo le coste dalmate. Isolotti
a fior d’onda emergevano, ove raro
un uccello sostava intento a prede,
coperti d’alghe, scivolosi, al sole
belli come smeraldi. Quando l’alta
marea e la notte li annullava, vele
sottovento sbandavano più a largo,
per fuggirne l’insidia. Oggi il mio regno
è quella terra di nessuno. Il porto
accende ad altri i suoi lumi; me al largo
sospinge ancora il non domato spirito,
e della vita il doloroso amore.

Umberto Saba


Odisseo e Tiresia


isola lontana si vede
come azzurra magia,
per un attimo intenso,
poi ancora scompare
e riappare a marinai diversi...