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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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lunedì 31 agosto 2009

A Cinque Lune da Nobegmor (XVII)

CAPITOLO XVII°


- ... è una storia veramente interessante - disse Arhiac a Gujil mentre passeggiavano sulle mura del castello.
Fecero alcuni passi in silenzio poi Arhiac si appoggiò al parapetto e gettò il suo sguardo oltre gli alti merli in direzione della sterminata foresta che cingeva la città.
La luna, alta nel cielo, irrorava di argentei riflessi ogni cosa esposta ai suoi deboli raggi.
- Sai Gujil - riprese Arhiac rivolgendosi al Principe - a volte ho paura e mi sveglio la notte sudata e tremante nel bel mezzo di un sogno; ed è sempre lo stesso che pare voglia affliggermi.
Sogno un cammino nel bosco ed all'improvviso ho di fronte una piccola gabbia dorata ed un piccolo uccello dal piumaggio tinto di meravigliosi colori cinguetta felice sul fondo di essa.
Io mi avvicino a guardare ed ecco che divento l'uccello e la gabbia trasforma le sue sbarre d'oro nelle mura di questo castello.
Poi, ogni volta, il sogno finisce e mi sveglio.
Una brezza leggera accarezzava i loro giovani volti.
Lei cercò di nascondere il viso allo sguardo di lui ma non vi riuscì.
Il Principe si accorse che stava piangendo, allora protese la sua mano ed asciugò con tenerezza quelle tiepide lacrime che scintillavano come diamanti al chiarore notturno.
Senza proferire parola Gujil la strinse forte a sé e lei si abbandonò sospirando a quel rassicurante abbraccio.
- Fa freddo qui fuori. - gli disse scossa da un brivido e Gujil sfilò dalle spalle il mantello e lo avvolse con cura attorno al corpo della Principessa.
- Vuoi che rientriamo? - le chiese allora il giovane Principe.
Arhiac assentì ed in pochi secondi furono nuovamente all'interno del castello.
Camminavano in silenzio e Gujil, di tanto in tanto, volgeva lo sguardo al dolce viso di Arhiac senza mai scorgervi la Benché minima traccia del più piccolo sorriso.
Le labbra di lei erano sempre serrate e tristemente inespressive.
Poco dopo giunsero alla soglia delle stanze della Principessa.
- ti prego, resta con me, - lei gli disse - è ancora lontano, dai miei occhi di stanotte, il potente richiamo del sonno e questa giovane notte è così tenera e lieve...
Disse e lo guidò con la mano quasi egli fosse un fragile bimbo e lui, docilmente la seguì fin dentro la stanza.
La porta si richiuse alle loro spalle.
La stanza era molto grande ma sobria ed elegante, non ostentava inutili ricchezze ma era arredata con gusto e praticità
Una preziosissima coperta di seta finissima ricopriva il letto di noce ai cui piedi era adagiato un grandissimo tappeto di damasco con ricamate scene campestri e di partite di caccia e di pesca.
Sopra il tappeto, in prossimità del letto, Gujil notò la presenza di un tavolino e due sedie.
- Voglio brindare con te a questa nostra nascente meravigliosa amicizia. - disse Arhiac distogliendo improvvisamente lo sguardo del Principe dal proprio assorto vagabondare in quei sottili misteri.
A quelle parole, Gujil portò istintivamente la mano a tastarsi il petto alla ricerca dell'ampolla di cui si era completamente scordato durante il ricevimento.
Il rassicurante contatto con essa gli fece trarre un profondo sospiro di sollievo.
Nel frattempo, ignara del tutto Arhiac aveva comandato ad una delle sue ancelle che venisse loro servito del vino.
Quando ogni cosa fu pronta, Principe e Principessa si sedettero l'uno di fronte all'altra e l'ancella versò loro da bere in due grandi calici d'oro massiccio dopodiché, inchinandosi, si congedò salutandoli ed uscì dalla stanza.
Gujil ed Arhiac rimasero soli.
Approfittando di un attimo di distrazione da parte della Principessa, Gujil versò velocemente l'intero contenuto dall'ampolla nel calice di lei che non si accorse di nulla.
Per molto tempo si fissarono a lungo, occhi negli occhi, senza dire parola alcuna, ascoltando la voce del proprio cuore che si ripercuoteva nella loro testa.
- Quanto tempo ho invano aspettato che qualcuno giungesse, oh Principe! - lei disse ai pensieri frastornanti e rapito do Gujil - tante notti da sola, passate a scorrere le immagini del sogno, quasi mi hanno fatto perdere ogni più tenue speranza.
Ma ora che tu sei qui, d'improvviso, questa mia stanza rischiara di una luce più forte di quella che le tante lingue di fuoco dei miei candelabri sanno produrre.
Narrami o Gujil, voglio sapere del mondo, degli uomini che vivono ed amano oltre gli sconfinati confini di Opoflop.
- No, non ora, mia dolcissima Arhiac, - disse il Principe a sua volta - non ora, mio piccolo e fragile fiore.
A suo tempo saprai.
Ora beviamo affinché questo nostro incontro sia come un suggello al realizzarsi dei nostri deboli ed importanti segreti.
Così a lei rispose il giovane Principe e, con mano un poco tremante, le porse la coppa dorata ricolma di vino.
Mentre il disegno sfumato e confuso delle loro ombre indecise danzava bizzarro sulle grandi pareti, Arhiac e Gujil bevvero in un'atmosfera di lento silenzio finché i loro calici non furono vuoti.
Un impercettibile sospiro di Arhiac ruppe l'incanto.
Sul viso emozionato di Gujil si accesero i bagliori della speranza.
Il Principe fece un timido tentativo di prendere, tra le proprie, la di lei mano, ma la Principessa si alzò.
Alloro a lui non rimase che osservarla, curioso e stupito, mentre lei muoveva i suoi corti e misurati passi verso l'imponente drappo che ricopriva la vetrata posta su di un lato della stanza.
Quando vi fu giunta la Principessa scostò i pesanti tendaggi che celavano ai loro occhi la visione dell'esterno poi, con gesto consumato da lungo tempo, Arhiac aprì la finestra.
Gujil venne investito dal gelido odore di una folata di vento che fece spegnere la fiamma di tutte le candele.
Il Principe, che d'istinto aveva prontamente serrato le palpebre, riaprì gli occhi e venne improvvisamente colpito da un luminosissimo raggio di luna che era rimbalzato sul vetro aperto.
Fu allora che vide; o almeno così si va raccontando ancora adesso.
Sul viso di Arhiac, pur'esso riflesso dal vetro, era ricomparso il sorriso creduto perduto ma, ai lati del suo volto specchiato, si materializza l'immagine oscura e sinistra di un uomo impiccato che dondolava lugubremente nel cuore della notte.
Nessuno seppe mai dire che cosa accadde con precisione.
Si sa che urlò il Principe di rabbia e di dolore squarciando, quasi fosse una tagliente lama, quel freddo silenzio e poi fuggì, come atterrito, da quella stanza.
Vagò Gujil, correndo per gli ampi saloni che il buio rendeva spettrali, per lunghi corridoi che mai pareva dovessero avere una fine.
Vagò con il fiato che gli strozzava la gola dolente finché una mano amica non bloccò la sua spalla ed interruppe quella folle lancinante corsa.
- Per di quà, mio Principe, svelto!
Ho già preparato nel cortile i nostri cavalli che frementi ci attendono.
Andiamo via ora! - disse Mizaurio.
Lo scudiero aiutò il frastornato e sconvolto suo Principe verso la più vicina uscita.

domenica 30 agosto 2009

Amore Diverso

La prima volta che ho sentito questa canzone ero ad un concerto alla montagnetta di Milano e, come tanti convinto che si trattasse di un gesto d'amore nei confronti di una donna. Le spiegazioni di Finardi mi lasciarono stupito...dedicata alla figlia...per me, allora fidanzato di fresco e pieno di amore passionale e giovanile, fu quasi una mezza delusione, non lo nascondo.

Un amore diverso, grande come l'universo...da padre ora so quanto avesse ragione e quanto è grande l'amore per una figlia...so anche quanto è diverso. Questa ninna nanna nata dall'ascolto di un'altro bellissimo pezzo "The lion sleeps tonight" (ripreso e citato da Finardi alla fine del pezzo) è qualcosa di struggente e meraviglioso, sicuramente uno dei pezzi che continuo ad ascoltare e che più mi piacciono.

Amore diverso:

Io ti proteggerò oh sì ti stringerò e mai niente ti farà del male. Io ti accarezzerò e poi ti cullerò per farti addormentare. E ti canterò canzoni di forti emozioni quando fuori tuona il temporale. E sempre ti sussurrerò quelle dolci parole che so ti fanno stare bene. Sarà un amore diverso grande come l'universo che il tempo non potrà toccare farò una casa di carta su un'isola deserta dove il vento verrà a giocare e una finestra sempre aperta per chi sa volare che da noi possa arrivare a riposare. E ho braccia forti e larghe spalle per poterti meglio abbracciare. E se fa freddo la notte col mio corpo ti potrai scaldare. E dopo ore e ore e ore d'amore sul mio petto ti farò dormire e sognerai di ballare a tempo col mio cuore e il sole ti verrà a svegliare. Sarà un amore diverso grande come l'universo che il tempo non potrà toccare, piccole cose da riscaldare grandi aquiloni da far volare. E sarà sempre un nuovo gioco per tenere acceso il fuoco nel lungo tempo da venire, piccole pietre da trasportare e da seguire per ritornare. Io ti proteggerò oh sì ti stringerò e mai niente ti farà del male. Io ti accarezzerò e poi ti cullerò per farti addormentare. E dopo ore e ore e ore d'amore, sul mio petto ti farò dormire e sognerai di ballare a tempo col mio cuore e il sole ti verrà a svegliare. Sarà un amore diverso grande come l'universo che il tempo non potrà toccare, piccole cose da riscaldare, grandi aquiloni da far volare. E sarà sempre un nuovo gioco per tenere acceso il fuoco nel lungo tempo da venire, piccole pietre da trasportare e da seguire per ritornare

Eugenio Finardi

sabato 29 agosto 2009

Girasole

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Sta per finire l'oasi di distacco che l'estate rappresenta e, presto, tutto tornerà come prima e ci rimetteremo alla pietà divina sperando di sopravvivere in modo decoroso al rientro nella norma quotidiana. Forse però è giusto così, tuttto deve rientare nei soliti binari risaputi per non turbare un equilibrio cosmico precostituito del quale dobbiamo accettare la grandezza intrinseca anche se non riusciamo a coglierne il significato più profondo.
Un girasole solitario si aggira nella mia mente e cerca con tutte le sue energie di ruotare continuamente alla ricerca della luce...ma ogni giorno che passa diventa più cortto e lui se ne è accorto.
Mah!

venerdì 28 agosto 2009

A Mia Madre


Non sempre il tempo la beltà cancella,
o la sfioran le lagrime e gli affanni;
mia madre ha sessant'anni
e più la guardo e più mi sembra bella.

Non ha un detto, un sorriso, un atto,
che non mi tocchi dolcemente il core!...
Ah! Se fossi pittore:
farei tutta la vita il suo ritratto.

Vorrei ritrarla quando china il viso
perch'io le baci la sua treccia bianca,
o quando, inferma o stanca,
nasconde il suo dolor sotto un sorriso...

Ma se fosse un mio pregio in cielo accolto,
non chiederei del gran pittor d'Urbino
il pennello divino
per coronar di gloria il suo bel volto,

vorrei poter cangiar vita con vita,
darle tutto il vigor degli anni miei,
veder me vecchio, e lei
dal sacrificio mio ringiovanita.


Edmondo De Amicis

giovedì 27 agosto 2009

Land's End V


dove non sono stato,
dove non sarei mai...
convinto, corretto, affannato,
collimo in un prato rugiada ed arsura
lente spirali discendono,
conseguono il fato, rapprendono
sentire di un tempo passato
presente e futuro si mentono



anonimo del 1900




Le coste della Cornovaglia occidentale si perdono tra impetuosi flutti oceanici prigioniere di maree e venti sferzanti.
La terra di fine mondo è zuppa di umidità e trasuda leggende di eroici cavalieri al servizio di impavidi Re. Eppure rimane racchiusa in quel meraviglioso abbraccio collettivo che racchiude mondi passati a cui molti si rifanno con malcelate e nostalgiche riflessioni.
Un posto della mente, un luogo di quei tanti che l'immaginario globale mitizza ed elige a baluardo da sempre.
Mi piace pensarlo ancora popolato da antichi abitanti mescolati a personaggi mitologici spazzati via e relegati nei sotterranei più bui da invasori cristiani carichi di missionarie ragioni e dogmi potenti e inattacabili. Mi piace pensare che non faccia poi così freddo e che basti sollevare un bavero qualsiasi per attutire l'impatto del vento. Qualcuno sa ancora ascoltare e qualcosa rimane a testimonianza indiscussa di presenza, consuetudini, sogni. Le vie sono aperte ma difficili da individuare perchè le visioni sono mistificate dalle situazioni e dalle contingenze, eppure le vie sono ancora aperte,basta cercarle.
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Mi piace pensare agli scogli carichi di umida vita così mite e silenziosa da non infastidire.
Mi piace l'odore intenso e marino che riempie di fragranze piacevoli il mio respiro di oggi.
Conservo le sensazioni di luci e chiaroscuri di quando ero bretone e guardavo oltre il mare illuso di poter posare il mio sguardo su queste costiere flagellate dal mare.
Un amico un tempo scrisse una canzone vicina alle barche che rollano il movimento dell onde che ne acuisce i colori. Ma soprattutto il tempo passa ed i ricordi sbiadiscono e si relegano in angoli soffocati, quasi ci si vergognasse di loro, quasi non li si volesse più presenti. Io so, adesso lo so cosa significa e quando respiro lo sento e si espande e mi penetra in ogni fibra del corpo dandomi senso di esistere.
Adesso capisco gli sguardi di altri ad indugiare sirene o lontani miraggi, adesso capisco.
Ancora mi piace mareggiare con gli occhi ed andare lontano

mercoledì 26 agosto 2009

Il Profeta



SUL TEMPO

E un astronomo disse: Maestro Parlaci del Tempo. E lui rispose: Vorreste misurare il tempo, l'incommensurabile e l'immenso. Vorreste regolare il vostro comportamento e dirigere il corso del vostro spirito secondo le ore e le stagioni. Del tempo vorreste fare un fiume per sostare presso la sua riva e guardarlo fluire. Ma l'eterno che è in voi sa che la vita è senza tempo E sa che l'oggi non è che il ricordo di ieri, e il domani il sogno di oggi. E ciò che in voi è canto e contemplazione dimora quieto entro i confini di quel primo attimo in cui le stelle furono disseminate nello spazio. Chi di voi non sente che la sua forza d'amore è sconfinata? E chi non sente che questo autentico amore, benché sconfinato, è racchiuso nel centro del proprio essere, e non passa da pensiero d'amore a pensiero d'amore, né da atto d'amore ad atto d'amore? E non è forse il tempo, così come l'amore, indiviso e immoto? Ma se col pensiero volete misurare il tempo in stagioni, fate che ogni stagione racchiuda tutte le altre, E che il presente abbracci il passato con il ricordo, e il futuro con l'attesa.

martedì 25 agosto 2009

A Cinque Lune da Nobegmor (XVI)

CAPITOLO XVI°


Mizaurio ispezionò a lungo e con minuziosa cura ogni angolo del palazzo prima di decidersi a raggiungere il suo Principe nei loro appartamenti.
Aveva attraversato cortili interni, salito scale, esplorato cantine e sotterranei.
Nella sua mente si era già prospettato un abbozzo di piano di fuga, eventualmente ce ne fosse stata la necessità.
D'un tratto l'orologio della torre scoccò sette rintocchi che gli ricordarono l'avvicinarsi dell'orario di cena.
Interpellato un valletto incontrato in un grande corridoio,si fece accompagnare nell'ala del palazzo che lo avrebbe ospitato con Gujil.
Fece un lunghissimo bagno profumato di esotiche essenze e, rivestitosi con abiti sfarzosi e sgargianti, raggiunse Gujil.
Entrambi poi, su invito dei servitori, si accomodarono su uno splendido divano di seta e damasco ed attesero pazientemente.
Fuori dalla stanza era già sceso il buio.
Gujil avvertiva crescere in lui un'eccitazione frammista ad un vago senso di inquietudine.
Un rumore di passi provenienti dal corridoio annunciò a lui e a Mizaurio l'arrivo dei loro accompagnatori.
La grande porta, poco dopo, si aprì e vi entrò Lirmein con alcune persone al suo seguito.
- Era ora! - sbottò Gujil con tono stizzito - Stavamo per mettere radici su questo divano.
- Vogliate scusarmi o Nobili Signor, - disse loro il Ministro - ma il cerimoniale di corte prevede così.
Zittì e battè, in rapida successione, alcune volte le mani.
Dopo brevi instanti entrarono nella stanza dei servi che reggevano sulle spalle una portantina.
Ad un cenno di Lirmein la adagiarono a terra al centro della stanza.
- Accomodatevi, vi prego - disse Lirmein indicando con un gesto la portantina - la mia dolce Signora vi sta aspettando per poter dare inizio al banchetto.
- Ma!... - esclamò Gujil stupito - mica si andrà con quel coso nel salone del banchetto!
Disse e si rivolse verso il Ministro poi, sotto il severo ed accigliato sguardo di questi, riprese:
- Già ... dimenticavo ... il cerimoniale di corte prevede così, nevvero?
Il Primo Ministro assentì e Gujil, scuotendo il capo più volte, seguì l'esempio di Mizaurio e salì a bordo sistemandosi di fianco all'amico.
Solo allora, ad un cenno di Liremein, i servi sollevarono la portantina e cominciarono a muoversi verso l'uscita.
- Un momento! - gridò Gujil e, senza attendere che fosse rimessa a terra, si catapultò come una freccia fuori dalla vettura in direzione della stanza dove aveva alloggiato.
Entratovi vi riuscì poco dopo e, come se niente fosse accaduto, si risistemò a bordo.
- Bene! - disse il Principe - ora possiamo anche andare.
A quell'ordine il piccolo corteo, con Lirmein in testa, si mosse.
- Cosa diavolo sei tornato a prendere? - chiese all'amico Mizaurio.
- Avevo dimenticato questa ... - rispose Gujil e, contemporaneamente alle sue parole, mostrò allo scudiero l'ampolla col filtro, ricevuta da Noretex.
Ciò detto la risistemò di nuovo nascondendola accuratamente sotto il vestito.
- Beh! - disse allora Mizaurio - Speriamo solo di non avere fatto tanta fatica e tanta strada per niente.
Ti sembrerò troppo malfidente mio Gujil, ma questo posto non mi piace ed ancora meno mi piacciono le persone che stiamo incontrando.
Mi sembrano tutti tanti fanatici ...
- Staremo all'erta Mizaurio. Ti sei portato almeno il pugnale? - chiese Gujil.
Lo scudiero assentì con un cenno del capo.
Il resto del tragitto lo fecero in silenzio cercando freneticamente di memorizzare il più grande quantitativo possibile di punti di riferimento.
Dopo alcuni minuti, ad un secco ordine di Lirmein, i servi arrestarono il passo ed adagiarono delicatamente a terra la portantina.
Gujil e Mizaurio scesero e raggiunsero il Ministro che li attendeva di fronte ad una grande porta di legno intarsiata di fregi dorati.
Invitandoli ad attendere, Lirmein varcò per primo la soglia richiudendo la porta alle sue spalle.
Passati pochi secondi la porta si spalancò di nuovo ed uno squillante suono di ottoni accompagnò il loro ingresso nell'immenso salone.
Non appena ebbero varcato quella soglia la musica cessò e loro si trovarono fermi e stupiti in mezzo a due ali di folla che, disposte ai loro fianchi, delineavano un lunghissimo corridoio.
Il silenzio del momento fu frantumato dal rumore sordo che alcuni colpi picchiati sul pavimento avevano provocato.
- Gujil Principe di Ozman e Signore della città di Nobegmor! - annunciò la voce del cerimoniere proveniente dalla loro destra accompagnando a quelle parole altri colpi che si spensero a terra.
A quell'annuncio le due ali di folla si inginocchiarono rispettosamente al cammino di Gujil che, nel frattempo, ad un esplicito invito di Lirmein, si era mosso seguendo il percorso obbligato delimitato dalla gente e, per la prima volta, finalmente, la vide.
Seduta su un trono, nel centro esatto della sala, lei lo stava aspettando.
Controllandosi, il giovane Principe a fatica riusciva a denominare l'agitazione che in lui andava crescendo.
Il sangue fluiva violento nel suo corpo e Gujil ne poteva sentire distintamente il ritmico pulsare alle tempie.
- Calmati Gujil, calmati Gujil. - Continuamente ripeteva il Principe tra sé e sé per farsi coraggio ma, ad ogni successivo passo che andava aggiungendo a quelli già camminati, il suo cuore aumentava i colpi nel petto mentre il corpo veniva scosso da fremiti incontrollabili.
La figura della Principessa si andava delineando sempre più nitida agli occhi di lui.
Finalmente quella pena ebbe termine e Gujil fu sotto il trono al cospetto di Arhiac.
Abbassando lo sguardo, Gujil posò a terra un ginocchio, piegò in avanti il capo e disse con voce satura di emozione:
- possano i miei umili omaggi esserti graditi o Signora di Opoflop poiché altro non ho di che darti.
- Non importa, Principe Gujil - disse la Principessa - non voglio altri regali, ma ora alzati ti prego.
Da tempo, come me, Sinocon attendeva che le sue porte ancora venissero varcate da qualche straniero.
Sei tu quello, Principe, ed Arhiac altro non può fare che ringraziarti per essere giunto ad alleviare la nostra solitudine.
Così disse Arhiac e si alzò accompagnata da un fruscio di finissime sete.
Gujil la scrutò e considerò che aveva una figura minuta ma ben proporzionata.
I lunghi capelli, neri come la notte più fonda, le fluivano fin sulle candide spalle e fermavano la loro ordinata cascata sul morbido promontorio dei seni.
Il volto della Principessa pareva cesellato nel marmo e in esso risaltava la luce splendente di due occhi colore smeraldo da cui traspariva un'eterea tristezza che pervadeva, come un invisibile velo, tutte le tracce dei suoi lineamenti.
Mentre lui divagava, lei si accostò e gli porse la mano graziosa.
Gujil, non senza imbarazzo, la prese nella sua.
Preceduti da Lirmein quindi si diressero verso l'enorme tavole che si apriva a semicerchio occupando un lato della sala.
Una volta arrivati Gujil aiutò la Principessa ad accomodarsi dopodiché si sedette vicino a lei.
Fu proprio in quell'istante che una violenta stilettata, localizzata al basso ventre, gli rammentò che il male covava sotto il controllo della sua mente.
Arhiac vide Gujil impallidire improvvisamente e notò sulla di lui fronte grosse stille di sudore colare a rigargli il volto provato.
- Qualcosa non va? - gli chiese con aria interrogativa.
- Non ... non è niente ... - rispose il Principe con voce appena percettibile mentre, con la mano sinistra, si comprimeva con forza l'addome - sta già passando.
Deve essere la stanchezza accumulata in questi giorni di periglioso viaggio.
Faticosamente riprese il completo controllo e, con un sorriso forzato, dissolse l'ombra della preoccupazione dal viso della bella Principessa.
Cercò poi con lo sguardo Mizaurio e lo vide seduto poco lontano, alla sua destra, in prossimità di una porta.
- Bene, - disse la Principessa alzandosi in piedi - si dia inizio al banchetto! - battè quindi le mani e, alla loro sinistra, si spalancò un uscio dal quale cominciarono ad entrare camerieri recanti vassoi stracolmi di ogni ben di dio.
Durante il banchetto, nel centro del salone, era un continuo esibirsi di giocolieri, acrobati, maghi e giullari di corte la cui abilità veniva sottolineata ora dagli applausi, ora dalle sonore risate dei tanti commensali.
Solamente Arhiac sembrava non partecipasse a quella gioiosa festa; lo sguardo serio ed inespressivo tradiva in lei una tristezza di fondo che aveva contagiato tutti coloro che le sedevano vicino.
Le ore trascorsero veloci e, a tarda notte, le ultime luci del ricevimento si spensero ed il grande salone piombò nel buio.

lunedì 24 agosto 2009

I'll Fly for You

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Una canzone con un suo "charme" particolare, molto elegante, ricercata e con una melodia sicuramente accattivante e di semplice comprensione. Il gruppo in questione andava forte in quel periodo ed aveva azzeccato una lunga serie di successi con canzoni anche discretamente impegnate nei tsti e nei pensieri.

Anche i video erano belli e ben curati. Ne è un esempio questo dove una parvenza di trama accompagna note e testi toccando tutti i punti catartici necessari (amore, sesso, bellezza, tensione, etc...) e soprattutto graditi al pubblico di massa. Non trovo la cosa assolutamente scandalosa...anzi.

Potrei muovere qualche serio dubbio sulla traduzione ma anche così trovo sia accettabile.

Un buon ascolto.

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Spandau Ballet

I'll Fly for You.

Passion take the wind and break me from this tie we're mortals on the earth oh but God's in the sky I haven't got a clue I haven't got a thing but what I give to you is all that I could bring I'll give you all my time that's ev 'rything to me you know my only crime is this flight of fantasy because I've nothing else here for you and just because it's easier than the truth oh if there's nothing else that I can do I'll fly for you Passion take the wind and break me from this tie we're mortals on the earth oh but God's in the sky I haven't got a clue I haven't got a thing but what I give to you is all that I could bring I'll give you all my time that's ev 'rything to me you know my only crime is this flight of fantasy because I've nothing else here for you and just because it's easier than the truth oh if there's nothing else that I can do I'll fly for you I'm just an average boy you're more than an average girl and when you sing to me the 'sho be doos' you sing so well oh don't you know that when I'm under you I'm overjoyed.


Voglio Volare per Te.

La passione prende fiato e mi libera da questo legame siamo mortali sulla terra oh ma Dio é in cielo Non ho una definizione Non ho una cosa ma quello che ti do é tutto ciò che posso dare voglio darti tutto il mio tempo questo é tutto per me tu conosci il mio solo crimine é questo volo di fantasia perché non ho nient'altro qui per te e solo perché é piu facile della verità oh, se non c'é nient'altro che posso fare voglio volare per te la passione prende fiato e mi libera da questo legame siamo mortali sulla terra oh ma Dio é in cielo Non ho una definizione Non ho una cosa se non quello che ti do é tutto cio che posso dare voglio darti tutto il mio tempo questo é tutto per me tu conosci il mio solo crimine é questo volo di fantasia perché non ho nient'altro qui per te e solo perché é piu facile della verità oh, se non c'é nient'altro che posso fare voglio volare per te sono solo un ragazzo mediocre tu sei più di una ragazza mediocre e quando mi canti "sho be doos" canti cosi bene oh sai che quando sono sotto di te sono pazzo di gioia.

domenica 23 agosto 2009

La Preparazione del Sonno

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Qualcuno ha paura del sonno.
Vive con ansia questo momento come una indifendibile situazione di esposizione completa al mondo circostante...una sorta di balia incontrollabile dove il nostro essere non è più gestibile e si trova così allo sbaraglio.
La paura degli incubi forse li scatena veramente.
Per altri è riposo e voglia di fantasie e sogni.
E dormire diventa quindi una parte fondamentale di vita, così piacevole a cui abbandonarsi per ristoro e gratificazione, così intensa da non desiderare il risveglio e rimandarlo fino a tarda mattina.
Io, per me, amo il dormiveglia, quello stato in cui si sa ma non si può nulla.
Sono fatto così.

sabato 22 agosto 2009

Mattiniero


Il mattino è una sottile trappola.

Lo dico perchè è da tempo che sono prigioniero del suo fascino discreto, del silenzio con il quale mi accoglie e mi culla ma, in queste afose giornate d'Agosto, soprattutto per il fresco che riesce a regalarmi (almeno per alcune ore).

Il mattino è riflessione e rinascita dopo gli incubi notturni, è un nuovo inizio e la ripetittività con la quale si propone è più rassicurante che noiosa e tediosa.

Di mattina appare tutto più chiaro, meno sfumati anche i contorni riescono e delineare le situazioni in modo pulito ed univoco e questo aiuta molto nei periodi in cui le incertezze prevalgono e portano pensieri negativi.

"Il mattino ha l'oro in bocca!" qualcuno sentenziava...non so se sia veramente così, so solo che sento il mio respiro meno affannoso ed i miei occhi sono meno offuscati (o è la mente ad esserlo?) e vedono più lontano e più chiaramente.

Il caffè mi riallaccia con me stesso e mi riconduce senza scosse ogni volta al mio stato ed alla fatica per accettarlo serenamente.
La tranquillità del risveglio piano piano si allontana.
Anche questo mattino l'aria sembra essere tersa.