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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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lunedì 12 settembre 2022

Attese

Logora l'attesa di qualsiasi sogno
imperlato di rugiada mattutina un volto
sorride al crepuscolare istante
che avvolge il ripensarne un altro...
 
Attendo

Attendo gli occhi alle prese con l’orizzonte
finirò mai di attendere perché ci sono queste formiche
che mi scarnano i piedi per costringermi
ad andare via queste vespe volano a raso
del mio viso impassibile in reiterate incursioni
il mio orizzonte è fatto solo di queste ombre fruscianti
ai venti e che lacerano i rovi l’essere immerso
nell’assenza e le formiche si danno un bel dafare a scarnificarmi
i piedi le vespe a prendermi per il loro nido
attendo c’è la tua immagine viva che ondeggia fra
i miei occhi come una farfalla che avanza pretese su
un fiore adesso le vespe suonano una melodia
et le formiche danzano sulle foglie morte

Mohamed Younsi


Attesa (dalla rete)

/at·té·sa/-Der. di attendere, prima metà sec. XIII
sostantivo femminile

Il tempo trascorso nell'aspettare: sala d'attesa; siamo in attesa di notizie; mettere, lasciare in attesa (al telefono), sospendere temporaneamente la comunicazione senza interrompere il collegamento.
Anche, lo stato d'animo di chi attende il realizzarsi di qualcosa conforme alle proprie speranze. "c'era grande attesa per la prima del concerto". In (dolce) attesa, incinta.

domenica 11 settembre 2022

Poesia, dipinto e riflesso

La  tela“Gli addii” di Umberto Boccioni è prettamente futurista, risale infatti al 1911 ed è conservata a Milano nel Museo del Novecento. L’opera è stata realizzata con una tecnica prevalentemente divisionista, che prevede la scomposizione della luce e dei colori per dare alle immagini una netta e decisa risoluzione coloristica. Le tinte fluttuano nell’aria come all’interno di una rappresentazione classica, sinuosità e tratti si uniscono a tonalità calde e vivaci (dalla rete).

Umberto Boccioni
"Stati d'animo - Gli Addii"
1911


 Finito il pianto scopriamo
esili fili che ancora ci legano;
imperscrutabili segni del cuore
gli abissi richiusi, gli addii...

Gli addii

Asciutti sono i miei occhi
e non sventolo più addii;
le mie lacrime esaurite.
La gioia e il pianto
le ho avute in dono
in abbondanza
e per poco tempo.
Il tutto che mi sommerge
e il niente che mi accompagna
sono il mio destino.
Non c’è una giusta misura delle cose.
La vita non è una linea dritta
ha i suoi alti e bassi
che nel mio caso
sono abissi.

Clirim Muça

 

Ne “Gli addii” di Boccioni l’opera è legata all’emozione di un sentimento invincibile ed eterno, che emerge inaspettatamente e alla luce del sole, quando il destino ci separa dalle persone che fanno parte della nostra vita. L’artista probabilmente immagina un abbraccio prima della partenza. Si afferrano i ricordi per il timore di una via di fuga, in un completo intrecciarsi calorosamente al corpo dell’altro. Le persone si guardano intensamente e la paura di perdersi supera la voglia di trattenersi. Il treno sta arrivando, bisogna andare. Movimentodinamismo interiore ed espressività sono le tre parole chiave che al meglio descrivono la sensazione che pervade al contemplare la serie “Stati d’animo” di Umberto Boccioni.
L’opera si compone di tre quadri, di cui realizza due diverse versioni: “Gli addii”, “Quelli che vanno” e “Quelli che restano”.

sabato 10 settembre 2022

Un angolo per respirare

Un angolo buio lo abbiamo tutti,
siamo in balia delle nostre paure non delle gioie;
è difficile vivere nel bello, serenità nascoste
perseguono finalità non sempre condivise.
Cerchiamo il ritmo del respiro
e respiriamo...
 
Gujil

 

Sono imprigionata in questo angolo
Piena di malinconia e di dispiacere.

Le mie ali sono chiuse e non posso volare.

Nadia Anjuman

 
le nostre prigioni hanno sbarre di vento,
sono proiezioni di caleidoscopi mentali;
dispiaceri malinconici gonfiano occhi
guardano e lacrimano sogni infranti...

venerdì 9 settembre 2022

Adagio... ma non troppo...

"Robin Norwood (autrice del libro "Donne che amano troppo"- edito da Universale economica Feltrinelli) parla di "amore maturo" e "amore che distrugge", ci spiega che quando mettiamo a repentaglio il nostro benessere, la nostra salute e la nostra sicurezza, stiamo amando decisamente troppo".
 
Scrive: "Quando essere innamorati significa stare male, stiamo amando troppo".
 
Credevo non mi amasse

Credevo non mi amasse
perché è vietato
forse invece non mi ama
perché non è innamorato.
(Tesero, 1946)

Vivian Lamarque
da "Poesie dando del Lei"
(Garzanti, 1989)

 

 

 
Come credere a concetti di vento
nel passare gli stormi autunnali
stagliano sentimenti creduti petrosi
sgretolati dal tempo e la pioggia... 
 
Chi ama troppo, quindi, ha una forma di vuoto/bisogno affettivo o bisogno d’innamoramento così forte da sviluppare una vera e propria dipendenza da queste sensazioni euforizzanti, tanto è vero che gli studi di neuroimmagine dicono che, nei momenti di eccitazione, nel cervello di queste persone si attivano le stesse zone di chi abusa di cocaina... (dalla rete).

giovedì 8 settembre 2022

Sparuti bimbi nel vento

Lascia sia il vento

Lascia sia il vento a completar le parole
che la tua voce non sa articolare.
Non ci occorrono più le parole.
Siamo entrambi il medesimo silenzio.
Come due specchi, svuotati d’ ogni immagine,
che l’uno all’altro rendono
un semplice raggio. E ci basta.

Margherita Guidacci

 

i nostri corpi lontani cercano fusioni
ad allontanare sensazioni di vento,
in cerca di calore come sparuti bimbi
cadiamo spesso in abbracci incostanti...
 
sparuto
aggettivo
 
singolare maschile: sparuto, plurale maschile: sparuti, singolare femminile: sparuta, plurale femminile: sparute
 
1.- eccessivamente magro, emaciato, smunto: 
si voltò e potei notare la sua faccia sparuta , da cui traspariva la dura condizione della sua vita da minatore
 
2.- (senso figurato) scarso di numero, ristretto, esiguo:  
si profilò allorizzonte uno sparuto numero di rivoltosi'' 
 
(dalla rete)

mercoledì 7 settembre 2022

Personificazione della morte

Siate sereni e docili alla morte

Siate sereni e docili alla morte, tutto
questo è per gli umiliati che non sanno
di un confine: essere nell’assenza dei bambini
come una consolazione. Non dicono
stringono le mani —malleoli, occhi
nella mia bocca annusano la tua morte
come i cani che si svegliano la notte.
Sanno del loro semplice potere
i Nominati, la prima volta che
veniamo, la prima volta che
ce ne andiamo. E mi stringono
nell’impazienza della resa
ti riconoscono al tatto, sputano il
latte della giornata. Siamo con te
dicono, non andartene oltre
lasciaci il pane, il rimprovero
le parole che ti dobbiamo.

Sebastiano Aglieco

La morte è la permanente cessazione di tutte le funzioni biologiche che sostengono un organismo vivente. 
Si riferisce sia a un evento specifico, sia a una condizione permanente e irreversibile.
Con la morte termina l'esistenza di un vivente, o più ampiamente di un sistema funzionalmente organizzato.
 
Segnati dal tempo i volti sfocano
come leggeri tratti a matita sanguigna;
la morte costantemente insegue
la vita, così stupidamente breve... 
 
La morte personificata è una figura esistente fin dall'antichità nella mitologia e nella cultura popolare, con una vaga forma umana o come personaggio fittizio.
La figura della morte è nota a molti con il nome di Tristo Mietitore, Sinistro Mietitore, Cupo Mietitore, Nera Mietitrice o Signora in Nero.
La personificazione della morte viene generalmente associata all'idea di un'entità neutra, ossia né buona né cattiva. 
(dalla rete)

martedì 6 settembre 2022

Cercare

Si ho cercato

Sì, ho cercato
ma adesso vorrei vagare
solo vagare
senza cercare.
Si, qualcosa ho trovato
cioè non proprio trovato,
qualcosa m’è passato vicino,
girandomi ho visto la coda
ma non mi va di inseguirlo,
ecco, lasciamolo stare, lasciamolo correre
dove gli pare.
Adesso vorrei essere io
questa cosa che appare non vista,
vorrei essere io questa cosa che vaga
e che ti sfiora, ti passa accanto nel sonno
mentre dormi, mentre mangi, mentre leggi
ti passa accanto e ti accarezza
o ti dà un bacio veloce

tu non fai a tempo a accorgertene

che già non mi vedi più 

Claudio Damiani

 

Sorrisi accennati premono
volti che hanno dato, che hanno preso;
ho cercato di esserepieno d'amore,
ho varcato spesso soglie proibite...
 
e affondiamo spesso 
nella consuetudine 
di insensate ricerche 
di qualcuno o qualcosa, 
siamo fragili fili 
a intrecciare 
realzioni 
che spesso si rompono;
vagano  
le anime che siamo
in sentieri fatati 
e non lo vediamo, 
ci limitiamo
a piangere e soffrire 
se il nostro ego
non viene appagato...
 
Gujil

lunedì 5 settembre 2022

Poesia e riflesso


Non è finzione nè invenzione

 Non è finzione né invenzione
Non è finzione né invenzione
che tra affondo e risalita
necessita restar sospesi
nel buio di un fondale.
Ma qui noi siamo emersi,
nel cerchio del tuo letto
lo stagno ha un sogno esteso
e tu radice hai nel buio
mio caldo e nel mio seno.
Due lacrime – umido nell’umido –
avrei voluto darti, ma la gioia
è pianto breve e vedi amor mio,
ora che un po’ di me il limite
amo, mi fletto al tuo confine
di bianco e melograno.
Sei natura e splendore
nei tuoi angoli acuti
e di te conosco stanze
larghe d’improvviso.
Ami di me quello che
a nessuno ho permesso.
Tu di me conosci la segreta luna
ed io di te disvelo il sole ombrato
(pure notte e nebbie di te io amo)
Ora di me angelo e custode,
espugni dal silenzio
il liquido mio gelo.
Non rimproverarmi gli anni negati
io non ti imporrò le assenze
di memoria che ormai non so colmare.
Ritroverai in una piazza senza platani
il ricordo di un momento che al tempo
torna breve.
Mi germini nel petto e
mi germogli sangue.
Nei nostri nomi
ripetuti per conferma
s’appiana ogni rivolta.
Vengo a te mancante
e forse mi perdoni.
Ti dico che sei angelo
di corpo e sangue e
l’ala che mi stendi
su occhi e bocca
non è farmaco né medicamento
ma pura verità che si fa vera.
Aspetterò il tuo ritorno nuda
sul bianco del ricamo,
dalle finestre a guardare
il tuo passo
che nel ventre mi sale.
Rallenterai il venire per
farmi soffrire d’attesa,
aprirai la porta, aprirai la bocca,
riceverai il mio pianto, la mia gioia
e il dileguato silenzio.
Mai più dirò che sono qui per te,
mai più saprai quel che volevo dirti.
Eppure non c’è parola che non
potrei donarti, né ansa di me
in cui tu non possa trattenerti.
Se tu sei su di me o su di te io,
nessuna ombra più ci tormenta.
Saremo, tu lo sai,
la somiglianza di
una unità che non
s’interrompe mai.

Mariella De Santis

Insieme per finire un percorso,
la solitudine di un altro livello;
strade si incontrano e deviano
lnel nostro furioso andare...

domenica 4 settembre 2022

Scrimolo

Giovanni Leto
"Scrimolo"

Lo scrimolo (dial. sic. scrima)

Alcuno ritiene sia  forma diminutiva coniata sul ted. SCHIRM riparo, difesa (cfr. Scherma), ma invece non è che il lat. DISCRIMEN punto di separazione, ed anche orlo del   precipizio, che combacia perfettamente col nostro sognificato (cfr. Scriminatura). Orlo d'un precipizio; ed anche l'Estrema proda del letto (dalla rete).

Il desiderio è scivolare in sé

Il desiderio è scivolare in sé,
è un ombelico interno che concentra
ogni energia, la rapida che preme
sul pettine ruggente della diga.
È scrimolo infernale, il punto–crisi
dell’acqua che sprofonda verso i quieti
allegretti del fiume. Ma mi si stringe
crudelmente la morsa del salto.

Maria Luisa Spaziani 

 

Ipocondriaci resoconti infiammano
le radici del senso, in contesti precisi
didascaliche certezze infrangono sul
desiderio, quello profondo del cuore...
 

sabato 3 settembre 2022

Protocollo cittadino #76

 
Infinitesimali istanti sfilacciano
l'emblema del raccordo, dello stare insieme;
in un diminuendo assordante rilevo
umide tracce di dolore, di pianto.
Rivedo i viso, i tratti decisi,
insidio il primato e mi arrocco
in pensieri sguaiati e risate e storni...
 
Gujil