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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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lunedì 20 dicembre 2021

Questione di preferenze

 

La depilazione pubica, non è una pratica recente, infatti era presente e comune fin dai tempi antichi: alcuni dei primi rasoi, realizzati in rame, furono usati in Egitto e in India intorno al 3000 a.C.
Le donne egiziane considerarono i peli pubici sgradevoli; le donne romane dell’alta borghesia del VI secolo a.C. usavano pinzette, pietra pomice e prodotti per la depilazione ottenendo così un effetto glabro molto ambito.
L’era moderna della depilazione è spiegata dalle teorie evoluzionistiche della selezione naturale di Charles Darwin nel testo del 1871, The Descent of Man: secondo questa teoria l’homo sapiens ha meno peli sul corpo dei suoi antecedenti perché i compagni meno pelosi erano più attraenti sessualmente
(dalla rete)
.

 

 
Colloquio

Un uomo qualunque mi domandò:
che cosa pensi del sesso?
Una delle meraviglie della creazione, risposi.
Restò disorientato, poiché confonde le cose
e s’aspettava che io dicessi maledizione,
solo perché prima gli avevo confidato: il destino dell’uomo è la santità.
La donna che mi domandò piena d’odio:
lei si depila là in basso? lo domandò sorridendo,
pensando che così mi poteva meglio assassinare.
Magnifici sono il calice e la verga che contiene,
peloso o no.
Santo, santo, santo è l’amore, poiché viene da Dio,
non poiché uso guanto o rasoio.
Che cosa può contro di lui l’escremento?
Anche la rosa, che cosa può in suo favore?
Se “copre la moltitudine dei peccati ed è benigno,
come la morte duro, come l’inferno tenace”,
riposa nel tuo amore, che starai bene.

Adelia Prado

 

I peli pubici hanno funzione protettiva e termoregolatrice nei confronti dei nostri organi genitali e sono uno strumento che il nostro corpo utilizza per garantire la sopravvivenza della specie e la possibilità di procreare. Al giorno d’oggi, nonostante la moda sia incentrata su donne e uomini sempre più depilati, ci sono molti movimenti femminili che promuovono la presenza dei peli sul corpo e che non demonizzano il corpo come madre natura l’ha fatto.

ricordo la liscia pendenza del crinale
sul monte, la mia libera scelta di vivere;
condivisioni difficili divergono, deragliano,
in lontananza chiamo ma la mia voce non giunge...

La scelta di rimuovere i peli pubici deve essere personale, scegli ciò che ti fa sentire a tuo agio e non farti influenzare da ciò che la società impone! Non c’è nulla di male se non ti depili! Ora che le donne stanno riconquistando la libertà di mostrare il corpo al naturale, sempre più uomini, invece, si avvicinano alla depilazione, parziale o totale (dalla rete).

domenica 19 dicembre 2021

Incubi

L’incubo

Che stai facendo, figlio?
Sogno, madre mia, sogno che sto cantando,
e tu mi chiedi, nel sogno: che stai facendo, figlio?
Cosa canti nel sogno, o figlio?
canto, madre mia, che avevo una casa.
E adesso la casa non ce l’ho. Questo canto, madre mia.
Avevo la mia voce, o madre, e la mia lingua avevo.
E ora non ho né voce né lingua.
Con la voce che non ho, nella lingua che non ho,
dalla casa che non ho, io canto la mia canzone, o madre.
(Traduzione di Silvio Ferrari e Nadira Šehović)

Abdulah Sidran


L'incubo è un tipo di sogno che si presenta in modo angosciante e a volte è accompagnato da una sensazione di oppressione al petto e/o da difficoltà respiratorie. È a tutti gli effetti un disturbo del sonno ed è considerato una parasomnia relativa al sonno REM. Gli incubi si mostrano con rapidi movimenti oculari (REM significa, appunto, "Rapid Eye Movement"), senza altri movimenti del soggetto. Eventuali movimenti involontari del corpo possono svegliare il dormiente, interrompendo così la sensazione di paura insita negli incubi. L'individuo svegliatosi da incubo tende a non riaddormentarsi, temendo, più o meno inconsciamente, di rivivere la brutta esperienza. Gli incubi sono più frequenti tra i 4 e i 12 anni di età, tendendo poi a diminuire con l'età (da wikipedia).

incubi indicibili si stagliano
nei miei orizzonti ristretti;
siamo balia di disordinate tempeste,
sono un relitto nel mare in burrasca... 

sabato 18 dicembre 2021

Protocollo cittadino #53

la stanchezza dell'anima spinge il corpo
in cerca di risultati ulteriori, di stima,
rimango sempre più spesso in affanno
si stingono i colori della mia anima
in riflesi appannati e grigi, come i cieli
del mio vivere quotidiano, in ansia;
regole assurde additano le colpe
intristiscono le sere autunnali,
il lago riflette la luce fioca del giorno
in una nebbia senza tempo,
in un affannarsi di ricordi e volti cari
che affiorano e poi sono nuovamente
sommersi dai pensieri latenti;
voglio giorni migliori...
 
Gujil

 

venerdì 17 dicembre 2021

Poesia e riflesso

Odio l'amore

Non amo i cordogli,
Autentici complimenti in ritardo
E gentilezze
Che biascichiamo dopo lo scadere del tempo
Odio gli elogi,
Menzogne eloquenti

Non amo la poesia classica
Perché ha bisogno di libri di commento
E di battaglioni di interpreti
Odio la critica contemporanea
Moneta facile

Non amo i quaderni di brutta
Mi ricordano poesie
Incomplete
E odio le poesie pubblicate
Mi spiace che non saranno mai complete

Non amo la celebrità
Le luci uccidono
E io non sono ingenuo come la farfalla
E odio vivere nell’ombra
Esattamente come un frutto in potenza
Che non sarà mai maturo

Non amo avere un naso
“Un naso in rilievo come una frase eccettuativa”
Odio avere due gambe
Perfettamente uguali
Come una scala che non serve a nulla
Perché senza gradini

Non amo la macchina
Veicolo frivolo
Che ha bisogno di quattro ruote
Per trovare stabilità
E odio la bicicletta
Perché si muove
Come qualsiasi codardo uccello meccanico
Che non ha la forza di volare

Non amo essere chiamato
Tàhar el-Marrakši
Così come odio essere additato
Odio i sorrisi rossicci
Che maltrattano il mio nome negli uffici comunali
Chiamadomi ogni volta:
“Monsieur Tà’à ‘Adnàn!”

Non amo l’odio
Perché è spesso gratuito
Senza ragioni fondate
E odio l’amore
Perché costa caro

Non amo la domenica
Perché è un giorno pigro,
Mi ricorda che: domani si ricomincia
E odio il lunedì
(Vedi domenica)

Non amo vivere solo
La solitudine è gelida
Come una notte di dicembre
In cui ho sofferto per il calorifero guasto
E odio vivere con gli altri:
È un inferno

Non amo
Che il mio sangue scorra
Senza poterlo fermare
E odio essere privo di sangue

Non amo l’orologio a muro
Perché mi ricorda
Il tempo perso
E odio l’orologio da polso
Perché compete con i battiti del cuore

Non amo la pace
Perché rende monotona la vita
E senza gusto
E odio la guerra
Perché è il contrario della pace

Non amo la vita
Perché è figlia di cagna
E odio la morte:
il suo ultimo latrato.

Taha Adnan

 
non so se la soluzione sia odiare,
non so se sia piangere nascosto;
brucia il cuore del dolore sordo,
l'anima in pena scorazza la mente...

giovedì 16 dicembre 2021

Occhi tra poesia e leggende

La prima volta mi sono innamorato
dello splendore dei tuoi occhi,
del tuo riso,
della tua gioia di vivere.
Adesso amo anche il tuo pianto
e la tua paura di vivere
e il timore di non farcela
nei tuoi occhi.
Ma contro la paura
ti aiuterò,
perché la mia gioia di vivere
è ancora lo splendore dei tuoi occhi.

Erich Fried


Secondo una leggenda orientale, il colore degli occhi determinerebbe il legame con la natura della persona. Si dice in particolare che le persone con gli occhi verdi sarebbero discendenti delle Ninfe dei laghi.
Queste divinità femminili avevano un forte legame con l’ambiente naturale, tanto che erano solite vivere nelle foreste o nelle vicinanze di laghi e di fiumi. Le ninfe sono spesso raffigurate nell’iconografia occidentale con vesti morbide e sinuose, mentre danzano in piena armonia con l’ambiente circostante.
Secondo diversi miti, queste divinità erano spiriti liberi difficilmente conquistabili, soprattutto dagli uomini, che incantavano con il loro fascino.Oltre a questo, le ninfe si distinguevano per il loro colore degli occhi.
La loro iride era di un verde quasi trasparente, con i bordi color nocciola o di blu intenso.
I loro occhi avevano un grande potere: chi osava guardarli rimaneva folgorato e si innamorava perdutamente. Si dice che proprio da questo derivi la capacità di seduzione femminile.

spesso ritorno con la mente indietro,
mi cerco negli istanti, nelle catarsi;
qualche ricordo è confuso, qualcuno è nitido
un susseguirsi di fotogrammi indelebili... 
 
Gli occhi verdi non sono tuttavia un’esclusiva femminile: ci sono anche diversi uomini che li hanno in tutto il mondo. Questi sono soliti avere una personalità complessa. Essi sono solitamente forti, risoluti e sicuri di sè, sono persone che se la sono cavata senza aiuti esterni nella vita. Date queste loro caratteristiche, hanno bisogno di avere al loro fianco una compagna dal carattere altrettanto forte. Anche questi hanno un forte legame con la natura e amano stare in luoghi aperti (dalla rete).

mercoledì 15 dicembre 2021

A fuoco

 

Sistemazioni

Premi su un’estremità
abbastanza a lungo
questa diventa insensibile

In questo ripido canalone
dove un imprevisto mi ha bloccato
ogni roccia coperta di muschio
ogni nodo nella corteccia, ogni
goccia di pioggia
fa infinita differenza

Quale piccola ricca vita.
Alla fine dei crampi
la potrò abbracciare

Melinda Smith

Mi piacciono le foto 
anche quando vengono mosse.
 Perché i momenti perfetti
non li metti mai completamente a fuoco.
(guidofruscoloni, Twitter)
 
nell'ambiguità del mio pensare colgo
immagine sfocata, visione accennata;
la vedo volteggiare sul capo ritorto
nel sole, questo sole d'inverno...
 

martedì 14 dicembre 2021

Seni

Poesia verticale 51

Un giorno troverò una parola
che penetri il tuo corpo e ti fecondi,
che si posi sul tuo seno
come una mano aperta e chiusa al tempo stesso

 Roberto Juarroz

Il seno è una delle cose più belle nel corpo di una donna, oggetto di fantasie e pratiche erotiche da sempre, con letture psicologiche più o meno freudiane, gli uomini lo amano e nella maggior parte dei casi sono loro a muoversi sui seni della propria partner
(dalla rete)
 
 
 usciremo insieme un giorno a rivedere
stelle di notti passate lontani;
siamo figli del nostro tempo,
la tristezze ci nutre anima e cuore...

lunedì 13 dicembre 2021

Il Paradiso lontano

La Cacciata dei progenitori dall'Eden è un affresco (260x88 cm) di Masaccio facente parte della decorazione della Cappella Brancacci nella chiesa di Santa Maria del Carmine a Firenze. 
L'opera è databile al 1424-1425 circa e ritrae una famosa scena dell'Antico Testamento, ovvero l'espulsione di Adamo ed Eva dal Giardino dell'Eden, dal libro della Genesi.
L'affresco di Masaccio è tra le più note rappresentazioni universali del paradiso perduto. 
A questa fece riferimento Jacopo della Quercia nella formella per la Porta Magna di San Petronio a Bologna (1425-1434). 
Inoltre sia Michelangelo che Raffaello la tennero bene a mente quando dovettero rappresentare questo episodio, rispettivamente nella volta della Cappella Sistina e nelle Stanze Vaticane.
(da wikipedia)

 Ipotesi

E
se il diavolo
avesse tentato Adamo.
Adamo avrebbe tentato
Eva?

Muhammad as-Salhi

il campo delle ipotesi restringe
possibilità sempre più minime;
aspetto nel freddo un riscontro
ma temo non si manifesterà...

domenica 12 dicembre 2021

Protocollo cittadino #53

 
incredule effimere vincono il freddo
come piccole stelle diurne scompaiono
in volute di voli autunnali;
sono sazio di tristi enumerazioni
sono costernato di dubbi e incertezze,
dico "basta!" ma si strozza la voce
e cristallizza il mio fiato nell'aria...
 
Gujil

sabato 11 dicembre 2021

Suicide

Il suicidio altro non è che l’atto consapevole e volontario di infliggersi la morte, come esito di un vissuto interiore doloroso e lacerante, che comporta decisioni, indecisioni e decisioni contrarie a quelle prese in precedenza fondamentalmente incentrate su un unico ed enorme dubbio: porre o non porre  volontariamente e consapevolmente fine alla propria esistenza. 
Si tratta di un penoso processo che passa attraverso una fase comportamentale muta, in cui sono presenti solo pensieri ed impulsi suicidi, ed una caratterizzata da messaggi più o meno impliciti che precedono l’atto: cogliere tali messaggi diviene dunque fondamentale. 
Tale doloroso itinerario mentale inizia con una situazione di malessere profondo, caratterizzato da sensazioni di abbandono, disperazione, inappagamento dei bisogni primari, in cui la persona comincia a prendere in considerazione l’idea di porre fine alla propria esistenza. 
In questa fase non c’è ancora l’intenzione, il suicidio è soltanto una possibile soluzione dei problemi: è un modo per familiarizzare con la propria morte e non averne paura perché vista come portatrice di conforto e sollievo. 
La fase centrale è quella di valutazione dei pro e dei contro di un tale gesto, in cui il dubbio è atroce. 
Successivamente viene maturata la decisione di sopprimersi: a questo punto la morte viene vista come l’unica soluzione, il prodotto di un processo di restringimento delle possibilità di porre fine ad una situazione percepita come pesantissima, irrisolvibile e quindi assolutamente insostenibile (dalla rete).


Il poema possibile
Ad ogni appello del suicidio
Ad ogni questione del passato
La parola riconquistata
La madre riconosciuta
La mia pelle bianca
Il mio verbo pagano
Dio è in tutti i cuori?

Youcef Mérahi

 

infine il corso delle cose stagna
in miriadi di piccoli rivoli la mia sete
compulsa istanti come ore pesanti;
dove finisce l'attesa? il confino..?