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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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lunedì 18 settembre 2017

Giorni di minime estive #10, le traiettorie


traiettoria
/tra·iet·tò·ria/ sostantivo femminile - (dalla rete) 

La curva descritta da un punto materiale in moto rispetto a un determinato sistema di riferimento; nel caso di corpi non puntiformi, la curva descritta dal loro baricentro.

• Traiettoria balistica, quella descritta dal baricentro di un proiettile.
• Traiettoria di collisione, ballodromia.
 
Der. di (linea) traiettoria, der. del lat. traicĕre ‘passare oltre’ 

traiettorie infinite di sguardi
collimano con pensieri ancestrali;
troviamoci ancora, coi fuochi,
la musica dell'anima risuona
negli infiniti spazi individuali
amica di sempre, ora appena lontana;
nelle penombre nascondo i miei occhi,
sguardi sul mondo, sulle povere cose
di quello che ancora io sono...
 
Gujil

domenica 17 settembre 2017

Autoeutanasia


Autoeutanasia sentimentale
 
Mi sono tolta di mezzo
per non disturbare,
per non gridare
più versi lamentosi.
Ho passato molti giorni senza scrivere,
senza vederti,
senza mangiare altro che pianto.
 
Gloria Fuertes
da Opere incomplete, 1975

 

autoeutanasia

Mi piace questa definizione in spagnolo trovata nel web,
mi piace riproporla così,
senza modifiche ne traduzione,
liberi di farne ciò che vi pare...

Es privarse de hidratación y nutrición por propia voluntad e iniciativa.
No es considerado un modo de suicidio y al paciente podría seguírsele proporcionando los cuidados necesarios para evitar el sufrimiento.
Hay estudios que demuestran que en estas condiciones el paciente no padece de impulsos incontrolables de hambre y sed.
 (dalla rete)
 
 
come quando decisi per noi,
per tutti era una cosa giusta,
non per me, rimasi a soffrire
guardando muto il telefono muto...

sabato 16 settembre 2017

Parabola 1,2

parabola1
/pa·rà·bo·la
sostantivo femminile
- 1. In origine, comparazione esemplificativa, svolta (a differenza dell 'allegoria ) su motivi di affinità oltre che di analogia; per antonomasia, presso gli scrittori cristiani, narrazione di un fatto verisimile, atto ad adombrare una verità o a illustrare un insegnamento morale o religioso, caratteristica della predicazione di Gesù.
- 2. arcaicorar. Parola.
Origine Dal lat. parabŏla, dal gr. parabolḗ, der. di parabállō ‘confronto’ •sec. XIV.

parabola2
/pa·rà·bo·la/
sostantivo femminile
- 1. Curva piana ottenuta come intersezione della superficie di un cono rotondo indefinito con un piano parallelo a una delle sue generatrici; è definibile anche come il luogo dei punti equidistanti da un punto fisso detto fuoco e da una retta detta direttrice.
- 2. fig. Con allusione alla tipica configurazione della parabola o piuttosto a quella della traiettoria di un corpo, l'andamento di un fenomeno che, dapprima in movimento di ascesa, raggiunto il suo punto più alto o valido, va esaurendosi. "la p. della carriera"
- 3. impropriamente Nel linguaggio comune, antenna parabolica.
Origine Dal gr. parabolḗ, der. di parabállō ‘metto accanto, confronto’ •sec. XVI.
 
della mia vita il passato,
unica cosa presente e potente;
un invito alla riflessione
di questo grigiore  Settembrino
 

Parabola
 
Se tu vorrai sapere
chi nei miei giorni sono stato, questo
di me ti potrò dire.
A una sorte mi posso assomigliare
che ho veduta nei campi:
l'uva che ai ricchi giorni di vendemmia
fu trovata immatura
ed i vendemmiatori non la colsero
e che poi nella vigna
smagrita dalle pene dell'inverno
non giunta alla dolcezza
non compiuta la macerano i venti.
1953
 
Franco Fortini
da "Poesia e errore"
  

venerdì 15 settembre 2017

Nuda


Giovanni Bellini,
"Giovane donna nuda allo specchio"
Olio su pioppo, 1515,
Kunsthistorisches Museum, Vienna

Tutta nuda

Te, nuda dinanzi la lampada rosa
e gli avori, gli argenti, le madreperle,
pieni di riflessi
della tua carne dolcemente luminosa.


Un brivido nello spogliatoio di seta,
un mormorio sulla finestra socchiusa,
un filo d'odore, venuto
dalla notte delle acacie aperte,
e una grande farfalla
che ignora
che intorno a te
non si bruciano le ali,

ma l'anima.

 
  Luciano Folgore


nudo 
agg. [lat. nūdus]. - TRECCANI -
 
[privo di indumenti: essere completamente nudo]
≈ (scherz.) come mamma l'ha fatta, denudato, in deshabillé, (lett.) ignudo, spogliato, svestito.
↔ (non com.) abbigliato, coperto, vestito.
 
lo specchio rifletteva il corpo,
distesi sul letto, soli,
mi chiesi molte cose,
sto ancora rispondendomi...  

giovedì 14 settembre 2017

Riflesso

 anche se non ne snatura i ratti,
anche se è ancora lui da fuori;
la distruzione dei ricordi,
di quello che eri e più non sarai;
ci rimettiamo al destino, in attesa
ben sapendo che la poca luce rimasta
si andrà a stemperare nel buio.
 
Gujil
 
 La demenza è un termine generico utilizzato per descrivere un declino delle facoltà mentali sufficientemente grave da interferire con la vita quotidiana.
La perdita di memoria è un esempio di questo declino.
Il morbo di Alzheimer rappresenta la più comune tipologia di demenza.

mercoledì 13 settembre 2017

M'ama, non m'ama...

M'ama, non m'ama. Senza uccider fiori,
dirmi così da tutto l'universo
ascolto sempre e dal mio core istesso;
starò a veder su qual dei due si ferma.
No, non domando al fior. Se il fior sapesse
gli chiederei soltanto s'è felice.
Ma il fior l'ignora, e chi potrebbe dirlo
mi niega per pietà questo conforto.
Un pensier mi ferisce. E se il poeta
s'accendesse d'amor per le soavi
figure ch'egli crea! Strano pensiero!
Davver di questi non ne avevo un tempo.
 
Antonio Fogazzaro
 
 Nessuno è più superstizioso di un innamorato,
poiché tutto in amore è mistero e irrazionalità e quindi qualsiasi avvenimento,
anche minimo,
può assumere un particolare significato fausto o infausto.

Oltre la
margherita
conosciutissima da sfogliare lentamente e senza barare ripetendo “m’ama non m’ama”,
i fiori sono utilissimi per inviare amorosi messaggi segreti.

Camelia: “ti amerò per sempre“.

Edera: “dove m’attacco muoio“.
Garofano rosa: “ti sarò fedele sino alla morte“.
Giunchiglia: “languisco d’amore“.
Gardenia: “ti amo segretamente“.
Girasole: “non vedo che te“.
Rosa rossa: “ti amo alla follia“.
Tulipano: “sei adorabile“.

Viola: “ti penso“.

In caso di litigio e rottura invece, inviare un mazzo composto da gladioli (indifferenza), ranuncoli (perfidia), ortiche (crudeltà) e gerani scarlatti (sarai bella/o, ma sei citrulla/o) (dalla rete).
 
quante volte, margherite distrutte,
il fiore dell'amore, della cattiveria;
distruggere petali per speranze,
barbara cosa, fatta senza cuore...

martedì 12 settembre 2017

Palpebre

La palpebra è una formazione cutaneo-membranosa che ricopre l'occhio e svolge un importante lavoro di protezione, contribuendo alla distribuzione del liquido lacrimale. C'è una palpebra superiore (più grande) e una inferiore, entrambe provviste di ghiandole lacrimali e ciglia. Svolgono, tra l'altro, la funzione di proteggere dalla luce eccessiva e, soprattutto, dalla polvere. Le palpebre sono costituite da un'impalcatura muscolotendinea esternamente ricoperta dalla cute e internamente (a contatto con l'occhio) dalla congiuntiva.
Inoltre la congiuntiva è tenacemente adesa alla sclera con la quale si continua.  Non c'è dunque pericolo che lenti a contatto si perdano e possano raggiungere il nervo ottico. Nell'uomo sono due e si distinguono per la loro posizione in superiore e inferiore.
Sono costituite da un'impalcatura fibromuscolare.
In ciascuna palpebra si distinguono due facce, una esterna o cutanea e una interna o congiuntivale. Esse si continuano l'una nell'altra nel margine libero dove sono presenti le ciglia. La palpebra superiore origina sotto la linea del sopracciglio, è molto più estesa e mobile di quella inferiore e a occhio aperto è in parte nascosta nel solco orbitopalpebrale superiore.
La palpebra inferiore invece è separata dalla guancia dal solco palpebromalare. Delle palpebre si distiguono due parti dissimili per posizione e struttura. Una è a contatto con il globo oculare ed è costituita dal tarso, l'altra non in contatto con il globo oculare è priva del tarso e in contatto con il margine dell'apertura dell'orbita. Il margine libero della palpebra è divisibile a sua volta in due parti, una laterale, ciliare e una mediale, lacrimale. Il limite è segnato dalla papilla lacrimale dove è visibile l'orifizio del condotto lacrimale, il punto (da Wikipedia).  

Sulle palpebre chiuse
 
Come rossa è la luna nella sera
e come avvampa tra le rocce il fiore,
così il tuo viso se tremando mormoro
sulle palpebre chiuse le parole
care. O cara, fiammeggiano i ricordi.
E quel grillo che lima in qualche parte
il suo strillo, ci reca in altro luogo
e in altro tempo: fuochi bianchi, spersi
e ritrovati sotto questo azzurro
che t’incanta e m’incanta, e ci fa lievi.
 
Luigi Fiorentino
 
 le palpebre, si abbassano,
per non vedere, per trattenere l'attimo;
oppure spalancate stupiscono con gli occhi
nel guardare il mondo intorno...

lunedì 11 settembre 2017

Prologhi

pròlogo
sostantivo maschile
 [dal lat. prolŏgus, gr. πρόλογος, comp. di προ- «avanti» e λόγος «discorso»] (pl. -ghi).
-TRECCANI-
 
- 1. Nelle antiche tragedie e commedie greche e latine, monologo o dialogo che introduceva l’azione, e serviva a esporre l’antefatto o a illustrare il contenuto dell’opera: il p. delle tragedie greche. Nel teatro moderno, breve premessa contenente l’esposizione dell’antefatto, per lo più in forma di monologo, che precede un’opera teatrale in prosa o in musica: i p. dei drammi di Schiller; il p. de ‘I Pagliacci’ di Leoncavallo. Anche, l’attore che recita o canta il prologo di un’opera teatrale, quando esso è costituito da un monologo: fare la parte del prologo.
- 2. estens., Introduzione, discorso introduttivo a un’opera; o preambolo a un discorso parlato: fare un lungo p. a una conferenza; «Non si convien» disse Filandro «tale Prologo a me» (Ariosto).
-3. fig., Fatto che precede o preannuncia il manifestarsi di altri dello stesso genere: quello fu il p. di tutta una serie di malintesi tra loro.
 
◆ Dim. prologhétto, prologhino; spreg. prologùccio.


Prologhetti, 4
 
E voglio che il vestito,
il vestito dei miei versi,
sia tagliato
dello stesso panno rude,
dello stesso
panno eterno
del manto di Manrique,
- come quello di Amleto, nero -

adattato all'usanza di questo tempo
e, in più,
con un gesto
mio
nuovo.
 
Leòn Felipe
 
siamo attori sul palcoscenico della vita,
siamo anime in corsa verso qualcosa;
non sappiamo, non vediamo, corriamo,
su percorsi accidentati e molesti...

domenica 10 settembre 2017

Compleanno

 non vorrei mai che il tempo
carpisse i ricordi, i volti,
a ridurli macchie confuse nel cuore;
passano i giorni e le cose
si stempera il dolore, la vita,
sei qui nell'anima, profondo
come una guida, un esempio,
I miss you so much!
 
Gujil


senza di lui è un po' più vuoto
 l' Asilo del tempo ,
ci vado ancora,
spesso,
forse perché spero che compaia,
da dietro un angolo, oltre l'ascensore,
col suo sorriso pieno di amore per me,
so che non è razionale,
 ma mi piace pensarlo  ancora ad aspettarmi
in quella grande sala d'attesa
dove tutti gli altri aspettavano la fine,
non lui, il "vecchiaccio",
che vedeva cose magiche ovunque.
La serenità non gli è mancata,
la vita gli ha spesso sorriso,
lui ha sorriso alla vita,
 sempre, comunque,
con umiltà, con quella gioia
che solo i grandi uomini possiedono e sanno vedere.
E' stato un gran padre
.

sabato 9 settembre 2017

Giorni di minime estive #9, delusione

 
La delusione è un'esperienza negativa
che segna tutti prima o poi,
fa parte della vita di ognuno di noi
e bisogna imparare a convivere con essa.


 come tutto, si viene, si va,
le cose arrivano, gioisci, passano, intristisci;
siamo preda degli eventi che accadono,
qualche volta si riesce a rimanerci dentro;
qualche volta si sconvolge tutto...
 
Gujil (a Cochi delusa)