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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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mercoledì 15 febbraio 2017

Montenuovo (Monte Nuovo)


Strane rupi, aspri monti

Strane rupi, aspri monti, alte tremanti
ruine, e sassi al ciel nudi e scoperti,
ove a gran pena pòn salir tant’erti
nuvoli in questo fosco aere fumanti; 
superbo orror, tacite selve, e tanti
negri antri erbosi in rotte pietre aperti:
abbandonati, sterili deserti,
ov’han paura andar le belve erranti;
a guisa d'uom, che per soverchia pena
il cor triste ange, fuor di senno uscito,
sen va piangendo, ove il furor lo mena,
vo piangendo io tra voi: e se partito
non cangia il ciel, con voce assai più piena
sarò di là tra le meste ombre udito. 


 Luigi Tansillo
monti lontani da tempo,
le mie visioni varianti di rosa,
al tramonto, al balcone amato e vissuto;
qualche raggio di sole...ancora...
 
 
Rupi bizzarre, montagne dirupate, rovine alte e pericolanti, pietre messe a nudo ed esposte a cielo aperto, sulle quali possono a fatica salire tanto alte nuvole di fumo in questa densa e scura atmosfera; luogo deserto e spaventoso, dense foreste silenziose, e tante nere caverne, invase dalle erbacce, aperte dentro gli spacchi delle rocce franate: deserti sterili e abbandonati, dove temono di avventurarsi, vagando, anche le bestie feroci; come un uomo che per il troppo dolore il cuore fa tristemente soffrire fino a perdere il senno, ed erra qua e là dove lo porta la sua furia disperata, io vado piangendo in mezzo a voi: e se il cielo non cambia le proprie decisioni, nell’Aldilà, tra le meste ombre (dei morti), sarò sentito (lamentarmi) con voce molto più forte.
La visione apocalittica del Montenuovo, formatosi in seguito all’eruzione vulcanica dei Campi Flegrei nella notte del 29 settembre 1538, è presentata in questo noto sonetto (dal Canzoniere) come un paesaggio paragonabile alle tormentose pene di un amore infelice: si allarga faticosamente in versi cupi, altisonanti e, si direbbe, tridimensionali, più simili a quelli di Dante che alle melodie petrarchesche (delle quali, però, non manca l’eco nelle terzine conclusive). Tra Rinascimento e Controriforma, anticipando l’ondata barocca, Luigi Tansillo impone autorevolmente la sua nobile forma manierista e pre-marinista nel panorama della poesia meridionale del suo tempo.        
(Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli - TRECCANI) 

martedì 14 febbraio 2017

Poveri cuori!

Un cuore
 
Io intesi un cuore in fondo alla sua nicchia
a colpi sordi palpitare, in fretta.

Domandai: – È il mio cuore o il tuo che picchia?


Noi l'ascoltammo urtare nella stretta
sua cella, in ansia, come si dibatte
forzata in prigionìa la passeretta.

Ascoltammo con anime disfatte
dalla dolcezza i palpiti concordi
chiedendoci: – È il mio cuore o il tuo che batte?

Udimmo rallentare i colpi sordi
e tanto attenüarsi nel languore,
che sospirammo, come chi si scordi

di vivere: – È il mio cuore o il tuo che muore?
 
Amalia Guglielminetti
 
 
Se non ci si ama, non si è realmente capaci di amare veramente una persona,
anche se questa è incredibile e speciale.

Il nostro cuore dice alla nostra testa
quando siamo pronti ad amare.
Tutto qui.
 
Quando il cuore manda questo messaggio alla nostra testa,
una persona entra come un raggio di sole
nella nostra vita.
 
Si trasforma nella persona
che scegliete di volere ed amare.
(dalla rete)

 
povero cuore mio!
è messo a riposo dalle passioni
ma implode per il resto del vivere,
povero cuore nostro, sempre alla prova...
 

lunedì 13 febbraio 2017

(ri)Poesia e riflesso

Il sole declina (1)

Non a lungo avrai ancora sete,
mio cuore bruciato.
C’è una promessa nell’aria,
mi soffia contro da bocche sconosciute:
il grande fresco viene.

A mezzogiorno il mio sole era caldo
sopra di me. Benvenuti, voi che venite:
voi venti improvvisi,
voi freschi spiriti del pomeriggio.

L’aria corre straniera e pura.
Non mi guarda la notte
di lato, con un obliquo
sguardo di seduzione?
Resta saldo, mio cuore ardito,
non chiedere perché.


Friedrich Nietzsche
Rovine di stelle
Traduzione di Pino Menzio
  
 
il sole siete voi, quando splendete,
un caldo abbraccio, la luce, il mondo;
il sole è qualcosa da raggiungere
troppo spesso le ali sono posticce...

domenica 12 febbraio 2017

Piccole amiche

Piccole amiche
 
Piccole amiche sul ramo spoglio
a beccare cibo, nel freddo Febbraio
io, rivedo, anche quando non voglio,
robe di ieri, passate, riposto vivaio
di lontani ricordi.
 
Nel gelido vento ripongo
immagini lunghe di vivide cose
nel mio più profondo dispongo
amori scordati e giovani spose
affinché né mai io le scordi.
 
Anonimo
del XX° Secolo - poesie ritrovate
 
La cinciallegra, il cui nome scientifico è Parus Major, è la specie più grande della famiglia dei Paridi. Si tratta di un piccolo uccello grande appena 15 centimetri caratterizzato dalla presenza di una vistosa striscia verdastra sul dorso e dalla colorazione bluastra della coda e delle ali. La testa e la gola di questo variopinto uccello sono nere, mentre le guance sono bianche e il petto è giallo attraversato da una striscia longitudinale nera, più pronunciata nei maschi. Non si tratta dell’unico tratto di dimorfismo sessuale della specie, i due sessi sono riconoscibili anche grazie al colore della testa che, nel maschio è più intenso e lucente rispetto alla femmina. Le zampe e il becco sono neri. Gli esemplari giovani hanno un colorito più chiaro e più simile alle femmine della specie. Si tratta di un uccello molto attivo che trascorre gran parte della sua vita sugli alberi e scende solo raramente sulla terra ferma. E’ molto aggressivo con gli altri uccelli e non di rado assale anche uccelli più grossi che colpisce con il becco nel tentativo di fracassargli il cranio. E’ capace di attaccare anche uccelli molto più grandi per dimensioni come la civetta. Non è raro che gli attacchi vengano effettuati in branco. In alcuni casi attacca anche i nidiacei di altri uccelli per cibarsene. Il suo canto è inconfondibile e ricorda tre squilli acuti di campanello. La cinciallegra è stanziale e una volta trovato un posto in cui stare difficilmente lo lascia se non perché costretto. Piccole migrazioni possono avvenire per la ricerca di cibo, ma si tratta comunque di piccoli spostamenti.
La cinciallegra è una specie originaria dell’Europa, del Nord Africa e dell’Asia centro-meridionale.
Vive anche in Italia dove è diffusa in tutte le regioni e dove le coppie nidificanti sono circa due milioni.
Il suo habitat naturale è costituito da zone pianeggianti, colline, boschi di conifere, giardini e frutteti.
Pur evitando la vicinanza con l’uomo la specie si è ben adattata alla convivenza, tanto che non è insolito trovare esemplari di questi uccelli nei centri cittadini, in parchi pubblici, nelle aree agricole e in zone di montagna fino a 1800 metri di altezza.
Gli esemplari della specie scelgono, infine, boschi misti per nidificare, principalmente all'interno di alberi cavi. Le cinciallegre si sono adattate molto bene alla vita di città e non è insolito incontrarle nei parchi dei grandi agglomerati urbani (dalla rete)
 

sabato 11 febbraio 2017

Giorni di minime #40 con una gialla Grù



le cicatrici del tempo solcano
i visi dei vecchi, quelli rimasti,
cerco con lo sguardo qualcuno, qualcosa
mi dice che la speranza è ormai vana;
ripiegando gli anfratti il mio origami distende
gialle ali, quelle di una gialla grù
che bene ricordo...
 
Gujil
 
 
 
La Pagoda della Gru Gialla (cinese tradizionale: 黃鶴樓; cinese semplificato: 黄鹤楼; pinyin: Huáng Hè Lóu; letteralmente: "Torre della Gru Gialla") è un edificio di grande significato per la storia dell'arte, che sorge a Wǔhàn, nella provincia di Hubei, nella Repubblica popolare cinese.
La pagoda si trova sul Monte Sheshan (conosciuto come la Collina del Serpente), al centro del quartiere di Wuchang e quindi vicino al Chang Jiang.
Questa montagna si eleva sensibilmente al di sopra della città, per cui dalla Pagoda della Gru si ha una vista meravigliosa.
La pagoda è una ricostruzione di un antico monumento di 1700 anni fa che fu elevato per ricordare la visita di un immortale che salì la collina in sella ad una gru gialla.
Da qui il nome "Rupe della Gru Gialla".
La costruzione fu eretta nel 223, durante il Periodo dei Tre Regni (三國), come edificio in legno.
Nel corso degli anni la torre fu distrutta sia dal fuoco,sia dai vari proprietari. Di conseguenza il suo aspetto attraversò diverse fasi. All'interno della torre si trovano oggi tavole e modelli di legno, che spiegano la storia ed i cambiamenti che ha subito nel corso del tempo.
Cuī Hào (崔颢), un celebre poeta della Dinastia Tang (唐朝), visitò la struttura agli inizi dell'VIII secolo.
La sua poesia dal titolo "La Torre di Huanghe" rese la torre l'edificio più famoso della Cina meridionale.L'attuale torre fu completata nel 1985, riprendendo il modello da dipinti della Dinastia Qing (清朝).
I lavori di costruzione sono durati quattro anni. L'edificio ha cinque piani ed è alto 51 metri.
Solo l'ascensore installato nel frattempo non corrisponde al modello storico. (da Wikipedia)

venerdì 10 febbraio 2017

Arcanamente



arcano
aggettivo e sostantivo maschile
[dal lat. arcanus «nascosto, che nasconde», der. di arca «arca, scrigno»]
- TRECCANI -

1.- aggettivo: Che non si conosce e non è possibile conoscere, occulto, misterioso: gli arcani disegni del destino; parole arcane, di senso arcano; arcano è tutto, Fuor che il nostro dolor (Leopardi). Poesia arcana, lo stesso, ma più raro, che poesia ermetica.
2.- sostantivo maschile: Segreto, mistero: che cos’è quest’arcano?; spiegare, svelare l’arcano, penetrare gli arcani della natura.

Avverbio: arcanaménte,
in modo segreto, occulto; misteriosamente


Estasi arcana 

Il cor mi batte, l’anima mi trema:
Io sento in fondo al ciel, nell’infinita
Dello spazio immortal pace suprema
Scrosciar cantando i fonti della vita.

L’armonia prodigiosa or cresce or scema,
Di mille voci incognite nodrita,
E quando par che in suon di pianto frema,
E quando in un sonante inno rapita

Sembra d’amor. Estasi arcana! un novo
Ardor mi corre per le stanche membra
E non so dir la volutta ch’io provo;

E di speranze antiche mi rimembra,
E fedi morte nel mio cor ritrovo,
E il gran mistero di capir mi sembra.
 
Arturo Graf
 
 
arcane cose nel futuro,
misteri irrisolti nel passato,
quel volto mai baciato
come quel corpo mai toccato...
 
Gli arcani maggiori o trionfi sono un gruppo di carte dei tarocchi.
Nei mazzi moderni sono ventuno carte, generalmente numerate da 1 a 21, più il Matto, che nel gioco di carte è una carta che ha un ruolo particolare.
Nella cartomanzia gli arcani maggiori rappresentano le carte più dense di significato.


giovedì 9 febbraio 2017

Paesaggi #0 (nuvoloso)



John Constable
"Esteso paesaggio con grigio nubi"
olio su tela
Dentro le cose
 
A fondo, dentro le cose
a ricercare immagini, pose,
indistinte  figure leggere
confondono sensi, chimere
di giorni passati e suadenti
di tempi andati e lucenti.
La gioia si alterna al dolore
piano senza fare rumore,
in un attimo solo si vede
il colore del sole che cede
a nuvole grigie, vicine
scenario di queste mattine.
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate
 

John Constable
"Nuvole"
olio su tela
L’interesse per lo studio analitico del paesaggio in John Constable è attestato da centinaia di tele che egli ha dedicato alle nuvole. Chi conosce l’Inghilterra sa che le nuvole costituiscono, qui più che altrove, un elemento determinante del paesaggio. L’interesse di John Constable non si sofferma solo sulla diversa forma che i banchi di nuvole possono assumere, ma ne indaga soprattutto la qualità luminosa e cromatica in riferimento alle diverse ore del giorno. Questi esperimenti, che per certi versi anticipano l’Impressionismo francese, ci dimostrano l’intuizione di Constable che la luce è la grande protagonista del paesaggio (dalla rete). 
La bellezza delle opere di Constable sta anche nell'aver saputo
 fermare attimi indelebili sulle tele, quasi una fotografia ma con quel ritocco che solo l'anima dell'artista è in grado di dare; un tocco magico che pennella la vita e la natura
così come è vista e vissuta dall'uomo.
C'è qualcosa nei suoi quadri che riescie a rapirmi e stringe
con forza i miei sentimenti; mi sembra di respirare quell'aria
densa di profumi ed odore di campi ed erba calpestati.
Mi fa stare bene!
Gujil


mercoledì 8 febbraio 2017

Nulla

Nulla

La vita
dovresti poterla
ricordare
come un viaggio all’estero

e con amici o con amiche
parlarne poi
e dire

è stata bella, no?
la vita,
e vedere frammenti di donne, segreti
e paesaggi

e lasciarsi poi ricadere soddisfatti
ma i morti non possono lasciarsi ricadere.
E nemmeno nient’altro possono fare.

Cees Nooteboom
Poesia come meditazione
traduzione di Fulvio Ferrari


 nel nulla,
sprofondare, a volte,
altre volte non volere nulla,
anche non dire più nulla,
il nulla... non fare nulla...

Niente, nessuna cosa è comparabile al Nulla.
Il Nulla è la cosa più inconcepibile che si possa non concepire, è l’antimateria dell’Essere, l’alternativa ontologica suprema, possiamo pensarla come un buco nero che si nasconde in fondo al nostro pensiero, è il corto circuito violento del principio di non contraddizione: il nulla per essere deve non essere; c’è se e solo se non esiste.
Leibniz si domandava “Perché esiste qualcosa invece che nulla?” probabilmente si riferiva proprio il nulla, alla condizione perpetua di totale assenza di qualunque cosa: nessun oggetto, nessun concetto (compreso quello di Nulla), nessuna consapevolezza, nessun dio, nessuno spazio, nessun tempo, nessuna matematica, e infine nessuna possibilità che una sola di queste cose possa mai esistere. 
NIENTE insomma! (grazie alla rete).

martedì 7 febbraio 2017

Prede

 
[prè-da] sostantivo femminile - TRECCANI - 

1.- Ciò che si conquista con la forza e la violenza durante la rapina, il saccheggio e sim.: i pirati fecero p. del vascello
2.- Animale ucciso o catturato durante la caccia: i lupi fecero gran p. di agnelli; i cacciatori mostravano con orgoglio le loro prede
3.- fig. Vittima, oggetto di sopruso, violenza, prepotenza: essere, divenire p. di qualcuno, di qualcosa; fu facile p. degli usurai || Potere, balìa: essere, cadere in p. a qualcuno, a qualcosa; la nave era in p. alla tempesta; è caduto in p. alla disperazione || Dare, darsi in preda a qualcuno, a qualcosa, abbandonare, abbandonarsi a essa: la casa fu data in p. alle fiamme; si è dato in p. al vizio
4.- DIR Diritto di preda, diritto riconosciuto a uno Stato belligerante di appropriarsi di beni appartenenti al nemico durante operazioni di guerra || Tribunale, corte delle prede, tribunale internazionale che giudica sulla legittimità delle prede di guerra
5.- ant. Pegno
 
Prede
 
Siamo prede del vivere,
l'esistenza ci bracca, scappiamo
su vie che sappiamo indecise;
schiavi dell'indole procediamo
su declivi e pendii, instabili,
ci incontriamo e sosteniamo,
a volte ci amiamo...
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate
 

lunedì 6 febbraio 2017

Tsunami

Termine giapponese («onde sul porto») adottato internazionalmente come denominazione ufficiale di serie di onde provocate da qualsiasi evento in grado di muovere verticalmente una grande colonna d’acqua: movimenti tettonici sottomarini, eruzioni vulcaniche, frane, esplosioni o caduta di meteoriti.
In mare aperto le onde di uno tsunami si propagano in tutte le direzioni mantenendo inalterato il loro carico energetico, con una modesta altezza e un’elevata velocità che, dove la profondità è di 4-5000 m, può raggiungere gli 800 km/h.
Avvicinandosi alla terraferma, dove sono precedute da un improvviso fenomeno di bassa marea che lascia scoperto il fondale per decine di metri, le onde riducono la velocità per la diminuzione della profondità delle acque, ma poiché l’energia rimane costante, aumentano in altezza raggiungendo un livello massimo (run-up) di decine di metri e si abbattono come giganteschi muri d’acqua sulle coste.
La gravità degli effetti dipende anche da quanto la morfologia della costa, la configurazione del terreno e la vegetazione riescono a rallentare l’impeto dell’acqua.
A seguito dello tsunami originato dal terremoto del 1° aprile 1946 nelle Isole Aleutine, in Alaska, che colpì tutta la costa statunitense occidentale e raggiunse le Hawaii distruggendo la città di Hilo, nel 1948 gli Stati Uniti attivarono il Pacific tsunami warning system, confluito nel 1965 nell’International t. information center (ITIC), creato dall’Intergovernmental oceanographic commission dell’UNESCO.
Tra gli tsunami più devastanti vanno citati quello che si è verificato nell’Oceano Indiano nel dicembre 2004, che ha provocato circa 300.000 morti nel Sud-Est asiatico, e quello che ha colpito nel marzo 2011 la regione settentrionale del Giappone, devastando la costa nord-occidentale e provocando gravi danni alla centrale nucleare di Fukushima, con 14.949 morti accertate e 9880 dispersi (TRECCANI).

 

Tsunami

Quando
sull’arco del giorno si schiaccia la notte
e abbruna la linfa alle nostre membra sfatte

passa la mano dell’onda e subito
abbiamo tutti lo stesso nome

i giochi le reti gettate gli sguardi la compiacenza
il lungo, faticoso metterci in scena
                                               niente più appare

sotto il cielo ragnato da un inutile sole
come se il tempo si trovasse altrove

calma è soltanto la voce
nostra, che dice – in fondo noi
                                           lo sapevamo

 
vieni, riposa, voglio accarezzarti di buio,
buio sulla tua pelle, a piene mani
                                      ti accarezzo di buio
che renda cieca la voce.


Donata Berra
A memoria di mare
 
questo mare che sconvolge, affoga,
un mare che fa annaspare la vita;
le ansie costrette, le paure ancestrali,
dietro le imposte le speranze riposte...