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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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domenica 7 aprile 2013

Frammento




infinitamente arcaico
come un ramo secco
si spreme la vita
ecco ritorna
un pallido sole...

Anonimo
 del XX° secolo
frammenti ritrovati

sabato 6 aprile 2013

Sospiro tra poesia e riflesso

sospirare v. intr. e tr.
[lat. suspirare, comp. di sub (v. so-) e spirare «respirare»].
Mandare un respiro dal profondo del petto, come fa chi è agitato da trsistezza, amore o altra melanconica passione;
fig. ripiangere una cosa perduta; ovvero desiderare ansiosamente.
Deriv, sospiro, sospirevole, sospiroso.


Sospiro

Ah poesia, poesia.
Tristissima copia
di parole, e fuga
dell’anima mia.

Giorgio Caproni

che dire...
sole e pensose
le frasi ancora
indugiano...

venerdì 5 aprile 2013

Poesia

 Crepe

Insistenti, nel muro dell'alma,
come solchi profondi incidono
i sensi, la sete, le cose;
meritori impulsi contagiano
le vie del pensare, del vivere,
anche quelle inesplose, silenti.
Ricordo, ed ero sereno...
lo scrisse nel cuore colpito,
lo incisi nell'anima intrisa;
eppure, in una angolo buio
ho rivisto per un attimo il sole
e la luce ha dischiuso allo sguardo
parole che credevo sopite, lontane.

Anonimo del XX° secolo
poesie ritrovate

giovedì 4 aprile 2013

Poesia e riflesso








disegna linee leggere,
nel cielo, anche se grigio,
si posa ogni tanto
sui fili, nel vento,
la vedo,
mi sento sereno...








Rovine

Non è vero che hanno distrutto
le case, non è vero:
solo è vero in quel muro diruto
l'avanzarsi del cielo

a piene mani, a pieno petto,
dove ignoti sognarono,
o vivendo sognare credettero,
quelli che son spariti…

Ora aspetta all'ombra spezzata
il gioco d'altri tempi,
sopra i muri, nell'alba assolata,
imitarne gli accenti….

e nel vuoto, alla rondine, che passa.

Carlo Betocchi
da PensieriParole

mercoledì 3 aprile 2013

Fiori tra poesia e riflesso

 
I fiori

Dalle valanghe d'oro del vecchio azzurro, il giorno
Primevo e dalla neve immortale degli astri,
Un tempo i grandi calici tu ritagliasti intorno,
Per la terra ancor giovane, vergine di disastri,

Il gladiolo selvaggio, cigni dal collo fino,
E quel divino lauro dell'anime esiliate
Vermiglio come l'alluce puro del serafino
Che colora un pudore d'aurore calpestate,

Il giacinto ed il mirto, adorato bagliore,
E, - simile alla carne della donna, la rosa
Crudele, del giardino chiaro Erodiade in fiore,
Quella che uno splendente feroce sangue irrora!

Tu facesti il candore dei gigli singhiozzanti
Che mari di sospiri sorvola dolcemente
E per l'azzurro incenso dei pallidi orizzonti
In sogno lento sale alla luna piangente!

Osanna sopra il sistro e dentro l'incensiere,
Nostra Signora, osanna da questi nostri limbi!
E si disperda l'eco nelle celesti sere,
Estasi degli sguardi, scintillio dei nimbi!

O Madre, che creasti nel seno giusto e forte,
Calici in sé cullanti una futura essenza,
Grandi corolle con la balsamica Morte
Per lo stanco poeta roso dall'esistenza.
 
Stéphane Mallarmé 
 

io li vedo,
li accarezzo e li tocco,
il profumo mi piace,
il colore mi dà pace...


Le parti del fiore Le parti che costituiscono il fiore sono foglie trasformate e altamente specializzate. Se osserviamo un fiore dall'esterno verso l'interno troviamo: il calice , formato dai sepali, di colore verde; la corolla formata dai petali, per lo più colorati. All'interno di questo "involucro"sterile si trovano gli organi della riproduzione maschile e femminile. Quelli maschili sono detti stami, costituiti da un filamento che sostiene l'antera, al cui interno c'è il polline. La parte femminile è detta pistillo, che ha la forma di un fiasco, la cui parte basale, cioè quella larga, costituisce l'ovario all'interno del quale troviamo le spore con gli ovuli femminili; il collo del fiasco è lo stilo, che finisce con lo stimma (dalla rete).

martedì 2 aprile 2013

Quiete



Quiete

Una quiete affascinata e stracca
S’addensa e poltre nel mio cor, qual suole
Nel fondo giù di tenebrosa lacca
Un’acqua morta che non vegga il sole.
Da tutto ond’altri si rallegra o duole
Il mio pensier, la vita mia si stacca;
Un dì pasciuto di superbe fole,
Or nel mio petto anche il desio si fiacca.
Io sento svaporar tacita e cheta
L’anima mia come un licor sottile
Chiuso in un vaso di porosa creta.
Senza romor, senza dolor svapora:...
Così mi veggo, oh nova cosa e vile,
Morir giorno per giorno, ora per ora.

Arturo Graf




una quiete cercata,
quella del cuore,
quella del sogno,
una quiete vista
lontano,
lontano...

quiete nome femminile
1. calma tranquillità silenzio assenza di rumori e movimenti fastidiosi la quiete della campagna
quiete pubblica - assenza di disordini che perturbino la convivenza turbare la quiete pubblica
2. figurato pace serenità calma interiore quiete dell'animo
3. fisica immobilità assenza di movimento un corpo in stato di quiete (dalla rete).

lunedì 1 aprile 2013

Frammento





Angelo santo,
angelo mio,
fammi sentire
fratello di Dio,
fammi volare
con te su nel cielo
squarcia nel volo
questo orribile velo...

Anonimo del XX° secolo
frammenti ritrovati

sabato 30 marzo 2013

Poesia e riflesso

Rinascita

L'esangue primavera già tristemente esilia
L'inverno, tempo lucido, tempo d'arte serena,
E in me, dove un oscuro sangue colma ogni vena,
L'impotenza si stira ed a lungo sbadiglia.
Crepuscoli s'imbiancano tiepidi nella mente
Che come vecchia tomba serra un cerchio di ferro,
Ed inseguendo un sogno vago e bello, io erro
Pei campi ove la linfa esulta immensamente.
Poi procombo snervato di silvestri sentori,
E scavando al mio sogno una fossa col viso,
Mordendo il suolo caldo dove, sbocciano i fiori,
Attendo nell'abisso che il tedio s'alzi... Oh riso
Intanto dell'Azzurro sulla siepe e sui voli
Degli uccelli ridesti che cinguettano al sole!

Stéphane Mallarmé




ancora è inverno,
magari solo nei cuori,
forse solo negli occhi;
dove volge lo sguardo
non vedo il verde,
no vedo colore... 

venerdì 29 marzo 2013

Venerdi Santo tra canzone, poesia e riflesso

Per la Chiesa cattolica, il Venerdì Santo è il giorno della morte di Gesù Cristo, secondo giorno del Triduo Pasquale, che segue il giovedì santo. Come nel Mercoledì delle Ceneri, i fedeli dai 14 anni di età sono invitati all'astinenza dalla carne (sono ammessi uova e latticini), e quelli dai 18 ai 60 anni al digiuno ecclesiastico, che consiste nel consumare un solo pasto (pranzo o cena) durante la giornata (è ammessa, oltre a questo, una piccola refezione). Il digiuno si compie in segno di penitenza per i peccati di tutti gli uomini, che Gesù è venuto ad espiare nella Passione, ed assume inoltre il significato mistico di attesa dello Sposo, secondo le parole di Gesù (Matteo 9,15); lo Sposo della Chiesa, cioè Cristo, viene tolto dal mondo a causa del peccato degli uomini, ma i cristiani sono invitati a preparare con il digiuno l'evento del suo ritorno e della liberazione dalla morte; questo evento si attua nel memoriale della sua resurrezione, la domenica di Pasqua. Non si celebra l'Eucaristia: infatti durante la celebrazione liturgica pomeridiana del Venerdì santo si distribuisce l'eucaristia consacrata il giorno precedente, il Giovedì Santo (Celebrazione In Coena Domini), in cui si ricorda l'ultima cena del Signore con i discepoli e il tradimento di Giuda. La liturgia inizia nel silenzio, come si era chiusa quella del giorno precedente e come si apre quella della veglia di pasqua nella notte del sabato santo, quasi a sottolineare come il triduo pasquale sia un'unica celebrazione per i Cristiani. La liturgia è incentrata sulla narrazione delle ultime ore della vita terrena di Gesù secondo il Vangelo di Giovanni e sull'adorazione della croce, molto importante, in questo giorno. La croce non è un semplice strumento di tortura, ma è segno dell'amore che Dio nutre verso gli uomini. Con la croce Dio riporta la vita vera nel mondo, con la croce Dio insegna all'uomo ad amare. I cristiani in questo giorno sono invitati ad adorare la croce di Cristo e a non vivere rassegnati dinanzi alle proprie croci di ogni giorno, perché solo morendo si risuscita a vita eterna. In questo giorno si celebra in modo "solenne" anche la Via Crucis (da wikipedia).




Perch'io...

... perch’io, che nella notte abito solo,
anch’io, di notte, strusciando un cerino
sul muro, accendo cauto una candela
bianca nella mia mente − apro una vela
timida nella tenebra, e il pennino
strusciando che mi scricchiola, anch’io scrivo
e riscrivo in silenzio e a lungo il pianto
che mi bagna la mente...

Giorgio Caproni





io
invece erro,
viaggio e sbaglio,
nella penna,
nei fogli...