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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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domenica 12 agosto 2012

Una carezza





credo sia una bella canzone, ognuno di noi vorrebbe dedicare una canzone del genere alla propria madre. 
E' una piccola riflessione che per la quale mi ci è voluto un pò di tempo e la dedico al cavaliere delle ombre che ha perso sua mamma poco tempo fa; per quanto mi riguarda mi piace pensarla ancora tra gli spartiti musicali o mentre "pettina" i fiori del suo giardino e non lo dico per dire le solite banalità

Una carezza

Ricordo feste di schiuma
di te l'odore che respirai
mi segue come una piuma
'cause I'm still loving you.
Forse non lo sai ma è vero
'cause I'm still loving you.
Forse non ci credi ma spero
'cause I'm still loving you.
Ricordo pioggia che passa
Mi manchi e tu non passi mai.
Mi segue come una carezza
'cause I'm still loving you.
Forse non lo sai ma è vero
'cause I'm still loving you.
Forse non ci credi ma spero
'cause I'm still loving you.
Forse non lo sai ma è vero
'cause I'm still loving you.
Dimmi che ci credi, lo spero.
'cause I'm still loving you.
'cause I'm still loving you.
I'm still loving you!!!

Zucchero
Adelmo Fornaciari 

sabato 11 agosto 2012

Poesia e riflesso

E' ridicolo credere

È ridicolo credere
che gli uomini di domani
possano essere uomini,
ridicolo pensare
che la scimmia sperasse
di camminare un giorno
su due zampe

è ridicolo
ipotecare il tempo
e lo è altrettanto
immaginare un tempo
suddiviso in più tempi

e più che mai
supporre che qualcosa
esista
fuori dall'esistibile,
il solo che si guarda
dall'esistere.

Eugenio Montale
da "Satura II"



come non mai
come sei sempre
in un unico dolo
riporto il riscontro...

venerdì 10 agosto 2012

Frammento

è partenza nel buio
la notte mi fa compagnia,
in un angolo riposto,
in un niente di sole
vado incontro al mio giorno
ed è ancora ritorno...

anonimo del XX° secolo
frammenti ritrovati


Carmelo Valastro, Ritorno a casa


giovedì 9 agosto 2012

Canto e riflesso

Solitudine
 
Lontano e solo
canto dentro di me.
Piango sulla mia sorte,
e una nuvola,
mossa a pietà,
si mette a piangere con me.

canto Tlingit


più lontano ancora
oltre le soglie del sole
dove sguardi indecisi
si posano su chiari orizzonti...

mercoledì 8 agosto 2012

Frammento


cadendo scivola il senso
in contesti stravolti dai mai
come sempre, come il cuore
unico rivolo il sudore;
tolsi tempo al giorno
e voglia al desiderio,
ora cerco le vie del sogno...

anonimo del XX° secolo
frammenti ritrovati

martedì 7 agosto 2012

Luigi Rossi, Temporale in montagna



Autoritratto
 
Luigi Rossi
(Cassarate, 1853 – Capriasca, 1923) è stato un pittore svizzero-italiano.
La sua formazione avviene all'Accademia di Belle Arti di Brera sotto la guida di Giuseppe Bertini.
Esordisce nel 1871, inaugurando un repertorio di scene di genere attraversate da una sottile critica sociale, che si configura come un tratto saliente della sua produzione.
La sue origini ticinesi gli impediscono di ricevere nel 1878 il prestigioso premio Principe Umberto, riservato ai cittadini del Regno d'Italia.
Nel corso degli anni Ottanta il suo repertorio si diversifica, affiancando paesaggi montani eseguiti en plein air, a scene di vita contadina e ritratti. Dal 1885 al 1888 è a Parigi dove svolge anche un’intensa attività di illustratore per Alphonse Daudet e Pierre Loti, in particolare.
Rientrato a Milano entra in contatto con il poeta Gian Pietro Lucini; un incontro che segna una svolta nelle sue ricerche pittoriche.
Ne derivano alcune delle sue tele più celebri ancora di solida impronta verista, ma aggiornate in direzione delle nuove istanze simboliste.
Partecipa costantemente alle principali rassegne espositive italiane e internazionali con dipinti e acquerelli, nel 1921 allestisce una personale alla Galleria Pesaro di Milano.
Alla sua scomparsa è ricordato con due mostre postume allestite presso la Società Permanente di Milano e a villa Ciani di Lugano nel 1924 (da wikipedia).

 Luigi Rossi, Scena infantile, acquarello su carta, 1894

Temporale in montagna

Sul sentiero di foglie bagnate,
si allontana un cupo fragore;
l'aria è densa di frescura
osservo le scarpe infangate,
percepisco il mio cuore, l'umore,
quel senso di vuoto e paura.
Nel solco di questa mia via
rinnovo la mia nostalgia.

anonimo del XX° secolo
poesie ritrovate


Luigi Rossi. Temporale in montagna, 1892, olio su tela

acre sapore di pioggia,
le mie labbra bevono
stille di pura frescura...

lunedì 6 agosto 2012

Toccata e poesia


La toccata è una forma musicale, inizialmente applicata al liuto e in seguito agli strumenti a tastiera, in particolar modo all'organo, che aveva la funzione di breve introduzione. Derivava da una ricerca musicale improvvisata sullo strumento: il termine infatti significa proprio "toccare" lo strumento e la toccata consiste perlopiù di ripetute scale e arpeggi ascendenti e discendenti con variazioni. Più di rado il nome è esteso ad opere per più strumenti, come nel caso dell'inizio dell'opera L'Orfeo di Claudio Monteverdi.
Periodo rinascimentale
Questo modo musicale è apparso per la prima volta alla fine del periodo rinascimentale, circa nei primi decenni del XVI secolo. Ha avuto origine nell'Italia del nord. Molte pubblicazioni degli anni 1590 comprendono delle toccate, di compositori come Girolamo Diruta, Adriano Banchieri, Claudio Merulo, Andrea e Giovanni Gabrieli, Luzzasco Luzzaschi e Annibale Padovano. Le prime toccate furono per liuto; la prima testimonianza del termine si trova nella raccolta "Intabolatura de leuto de diversi autori" (Milano, 1536) di Giovanni Antonio Casteliono: in questa vi sono quattro brani chiami Tochata di cui uno è di Francesco Canova da Milano. Intorno alla seconda metà del XVI secolo la toccata ebbe un grande sviluppo a Venezia dove venne applicata solo al repertorio sacro ed eseguita quindi all'organo. Le composizioni prevedevano veloci movimenti
 prima di una mano e poi dell'altra, con passaggi brillanti che scendono a cascata contrapposti ad un accompagnamento di un accordo con l'altra mano. Andrea Gabrieli, zio di Giovanni Gabrieli, usa anche il termine "intonazione", che indica una toccata in forma ridotta che può andare dalle cinque alle venti battute; l'intonazione aveva lo scopo di preparare il coro al brano da eseguire: inizia con degli accordi e prosegue con delle scale. Le intonazioni in genere non venivano trascritte poiché potevano essere facilmente improvvisate; alcune sono raccolte nell'opera "Intonazioni d'organo di Andrea Gabrieli et di Gio: suo nepote [...] Composte sopra tutti li Dodici toni della Musica, libro primo" di Andrea Gabrieli pubblicato a Venezia nel 1593. Le toccate per organo di Giovanni Gabrieli — probabilmente composte in giovane età — ci sono pervenute tramite dei manoscritti fatti da alcuni suoi allievi tedeschi. Adriano Banchieri pubblicò a Venezia nel 1605 un trattato intitolato "L'organo suonarino" che trattava l'arte dell'intonazione improvvisata. Claudio Merulo fu un altro organista e compositore vissuto nello stesso periodo. Le sue toccate furono stampate a Venezia su due tomi, il primo nel 1598 e il secondo nel 1604. La struttura delle toccate di Merulo intervallava sezioni improvvisate con sezioni fugate. Questa struttura a multi-sezioni fu la base di compositori successivi quali Johann Jakob Froberger, Dietrich Buxtehude e Johann Sebastian Bach. Tra i compositori attivi nella Serenissima in quel periodo, c'era anche il giovane Hans Leo Hassler, che studiò con il Gabrieli; fu lui a portare con sé questo modo in Germania, e fu lì che la toccata raggiunse il vertice del suo sviluppo, con il culmine nell'opera di Johann Sebastian Bach più di cento anni dopo. La toccata ebbe anche un notevole successo a Napoli tra la fine XVI e l'inizio del XVII secolo ed ebbe come noti compositori Ascanio Mayone e Giovanni Maria Trabaci che trattarono le loro toccate in modo quasi clavicembalistico con grande originalità, unendo accordi con altre varie figure melodiche.
Periodo barocco
La toccata barocca, che era iniziata con Girolamo Frescobaldi, è più articolata e di maggiore durata, intensità e di accresciuto virtuosismo rispetto alla versione tardo-rinascimentale, raggiunge perfino livelli di stravaganza pari all'opprimente attenzione ai dettagli riscontrabili nell'architettura di quel periodo. Spesso compaiono passaggi rapidissimi inframezzati da salti e arpeggi, alternati con parti che prevedono accordi o fughe. A volte manca un tempo regolare, e ciò aumenta quel senso di improvvisazione che contraddistingue spesso questo genere musicale. Altri compositori di toccate del periodo barocco, prima di Bach, include Michelangelo Rossi, Johann Jakob Froberger, Jan Pieterszoon Sweelinck, Alessandro Scarlatti e Dietrich Buxtehude. Le toccate di Bach sono tra gli esempi più famosi per questo tipo di composizione. Le sue toccate per organo sono composizioni brillanti che molto si prestano all'improvvisazione, spesso seguite da un movimento indipendente, chiamato fuga. In questo caso la toccata viene utilizzata al posto del più consueto preludio. Le sue toccate per clavicembalo sono opere composte da più parti, che includono anche una fuga nella struttura.
Periodo romantico
Successivamente al periodo barocco, le toccate compaiono meno frequentemente, anche se ci sono alcuni esempi degni di nota. Robert Schumann scrisse una toccata per pianoforte solista, così come Maurice Ravel come parte de Le tombeau de Couperin. Sempre di questo periodo, un'altra delle più note toccate per organo è quella del finale della Sinfonia n. 5 di Charles-Marie Widor. Anche Sergei Prokofiev ne scrisse una in re minore op.11 (da wikipedia).

Non abbandonarti

Non abbandonarti, tienti stretto,
e vincerai.
Vedo che la notte se ne va:
coraggio, non aver paura.
Guarda, sul fronte dell’oriente
di tra l’intrico della foresta
si è levata la stella del mattino.
Coraggio, non aver paura.

Son figli della notte, che del buio battono le strade
la disperazione, la pigrizia, il dubbio:
sono fuori d’ogni certezza, non son figli
dell’aurora.
Corri, vieni fuori;
guarda, leva lo sguardo in alto,
il cielo s’è fatto chiaro.
Coraggio, non aver più paura.

Rabindranath Tagore


tornano trepide ansie
a farmi compagnia
a darmi congedo da tutto
in un calando di tono
che assomiglia a una toccata...

domenica 5 agosto 2012

Poesia e riflesso

Sole

Vorrei girar la Spagna
sotto un ombrello rosso.

vorrei girar l'Italia
sotto un ombrello verde.

Con una barchettina,
sotto un ombrello azzurro,
vorrei passare il mare;
giungere al Partenone
sotto un ombrello rosa
cadente di viole.

Aldo Palazzeschi


un caldo sole stanca
i miei passi cittadini;
il cuore è là dove deve
là dove si frange un'onda
e l'impronta diventa arenile...

sabato 4 agosto 2012

Frammento

collegamenti sbiaditi incrociano
strade ritenute sicure, un tempo;
ora siedo sul ciglio di un nulla
e riordino carte e pensieri,
un filo di fumo persegue costante
la via di fuga del cielo...

anonimo del XX° secolo
frammenti ritrovati

venerdì 3 agosto 2012

poesia e riflesso

Dolce chiude l'ora di sera

Forse non esiste Dio. Forse
solo il rapporto
fra noi esiste e gli alberi
annosi o appena d'anni
uno e le erbe
e i coccodrilli e il buon tepore
della sera. Non v'è
che poi la morte ed altro ancora
innanzi ad essa da soffrire. Ma poi tutto
per lei si placa; e in noi s'alterna
timore d'essa e quieta attesa
del suo riposo:
così
oggi è da porre questo giorno fra non quelli
di sofferenza e sgomento: dolce chiude
l'ora di sera col risorgere di una
ampia stellata. Dunque
forse soltanto un dolcissimo rapporto
fra noi e il tutto fa ponte e il tempo passa
lento e veloce.

Umberto Bellintani


si, passa il tempo,
si allunga la sera
in ombre nel sole
dove giacciono corpi
sdraiati alla rena,
lambiti, sfiorati,
 da acqua marina...