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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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lunedì 19 dicembre 2011

Nulla


Nulla è un termine comunemente usato per indicare la mancanza o l'assenza completa di qualcosa. Colloquialmente la parola si usa spesso per indicare la mancanza di qualcosa di rilevante o di significativo, o per descrivere una cosa, un evento o un oggetto particolarmente insignificante. Nel parlare comune si usa come equivalente nel significato il termine niente che nell'incerta etimologia dimostra un senso diverso che cerca una maggiore precisione di linguaggio. Niente infatti viene fatto derivare dal latino ne inde o nec entem o nec gentem.
A livello grammaticale la parola "nulla" è un sostantivo, cosa che indica che si riferisce a qualcosa: ciò può condurre a confusione e proprio quest'ambiguità pone le basi per una serie di innumerevoli barzellette. I suoi usi fondamentali possono spesso essere riformulati per evitare questa doppiezza: "Non c'è nulla nel seminterrato" può essere riscritto come "Non c'è nessuna cosa nel seminterrato". "Non manca nulla" può essere riproposto come "ogni cosa è presente". Al contrario molte conclusioni partono dal trattare "nulla" come un sostantivo.
La logica moderna ha reso possibile distinguere questi punti coerentemente come essi venivano intesi e molti filosofi sostengono che la parola "nulla" non funga da sostantivo: non esiste nessun oggetto a cui si riferisca. Nonostante questo ci sono anche altri punti di vista diversi: quello, ad esempio, per cui la nostra comprensione del mondo si basa essenzialmente sul notare le assenze e le mancanze (allo stesso modo con cui si notano le presenze), e che "nulla" e i termini correlati servono ad indicare queste.
Il concetto di 'nulla' è stato oggetto di studio di filosofi e di teologi per tutto il corso della storia. Esso ha principalmente due accezioni: una ontologica e una logica. La prima assume il significato di non-essere ed è stata posta da Parmenide; la seconda da Platone, che nel Sofista (241 b - 242 d) poneva il nulla come "non-essere dell'essere di qualcuno", quindi come alterità del ciò che è. Concludendo l'assunto con: "Le cose sono e insieme non sono nella loro partecipazione all'essere. L'atteggiamento di Platone nei confronti di Parmenide è diventato poi il mito di un suo "parricidio", per quanto Platone stesso faccia dire allo Straniero-Socrate esattamente il contrario: "Ti prego di non pensare che io sia diventato una specie di parricida.".
Molti hanno sostenuto che un'attenta considerazione dell'idea di nulla può condurre facilmente all'errore logico noto come reificazione (ovvero al considerare reale ciò che è astratto). Tuttavia molti esistenzialisti e scrittori e filosofi postmoderni ribattono che Nulla è in realtà l'assenza o la mancanza di qualcosa, piuttosto che di tutto.
La comprensione di 'nulla' varia enormemente a seconda delle culture, specialmente tra le culture e le tradizioni filosofiche occidentali e orientali. Ad esempio, Shunyata (vacuità) a differenza del "non-essere" viene considerato uno stato della mente in alcune forme di Buddhismo (vedi Nirvāna, mu e Bodhi). Raggiungere il 'nulla' come stato mentale in questa tradizione permette al soggetto di essere totalmente concentrato su un pensiero o su un'attività ad un livello così intenso che non sarebbe stato in grado di raggiungere se fosse stato coscientemente "attivo" nel pensare. L'esempio classico di ciò è un arciere che tende un arco cercando di annullare la sua mente in modo tale da focalizzarsi meglio sul tiro.
Nella filosofia occidentale il concetto di nulla è stato utilizzato non solo in contrapposizione a quello di essere ma anche in senso teologico in due accezioni opposte: come il "non-divino" (per es. in Cartesio e Kant) e come "essenza profonda del divino" (per es. in Scoto Eriugena, in Eckhart e in Jakob Böhme).
Come "non-divino" e quindi "non-spirituale", il nulla è stato spesso identificato con la materia, e questo in Plotino e Sant'Agostino.
In Hegel, partendo dall'assunto che "dal nulla non può venire niente", il nulla diventa pura negazione logica ma con valenza ontologica, poiché il positivo e il negativo hanno come comune base astratta proprio il nulla (Scienza della Logica).
Nella matematica, nulla non ha un significato tecnico. Può essere detto che un insieme contiene "nulla" se e solo se esso è un insieme vuoto, in questo caso la sua cardinalità (o dimensione) è zero. In altre parole, il termine "nulla" è un termine informale per indicare un insieme vuoto.
Nella fisica la parola nulla non viene impiegata in alcun senso tecnico. Una regione dello spazio viene chiamata un vuoto se non contiene alcuna materia (ma può contenere campi fisici). In effetti è praticamente impossibile costruire una regione di spazio che contenga nessuna materia o campo, dal momento che la gravità non può essere bloccata e tutti gli oggetti non allo zero assoluto si irradiano elettromagneticamente. Tuttavia, anche supponendo che una tale regione esistesse, essa non sarebbe più "nulla", poiché ha delle proprietà e un'esistenza misurabile come parte del vuoto quanto-meccanico.
Nella programmazione "Nothing" (VB.NET) o "null" (Java, C# e altri) possono essere "keyword" usate per rappresentare una variabile non assegnata o un puntatore che non punta a nessun indirizzo di memoria particolare o un riferimento che non si riferisce a nessun oggetto esistente. Allo stesso modo "Null" viene usato in SQL come rappresentazione simbolica dell'assenza di informazioni. Questo utilizzo metadatato di "null" è differente dal carattere (non stampabile) null usato in ASCII e unicode, che ha un valore numerico di zero — nonostante sia differente dal carattere ASCII che indica lo zero ("0"). Il carattere ASCII vuoto (" ") non è la stessa cosa di una stringa vuota (""), che a sua volta è talvolta confusa con il puntatore null in linguaggi come C. La maggior parte delle forme di assembly hanno un'istruzione di non-operazione (NOP) (spesso con un valore numerico di zero) — ovvero un comando per fare nulla, che può risultare utile per cancellare aree di problemi di codice (da wikipedia).



Voglia del nulla

Triste mio spirito, un tempo innamorato della lotta, la
Speranza il cui sperone attizzava i tuoi ardori, non vuole
più cavalcarti! Giaciti dunque senza pudore, vecchio cavallo
il cui zoccolo incespica a ogni ostacolo.
Rassegnati, cuor mio: dormi il tuo sonno di bruto!

Spirito vinto e stremato! Per te, vecchio predone, l'amore
ha perduto il suo gusto, e l'ha perduto la disputa; addio,
canti di ottoni e sospiri di flauto! Piaceri, desistete dal
tentare un cuore cupo e corrucciato!
L'adorabile Primavera ha perduto il suo profumo.

Il Tempo m'inghiotte minuto per minuto come fa la neve
immensa d'un corpo irrigidito io contemplo dall'alto
il globo in tutta la sua circonferenza e non vi cerco più
l'asilo d'una capanna.
Valanga, vuoi tu portarmi via nella tua caduta?

Charles Baudelaire

domenica 18 dicembre 2011

Dylan Marlais Thomas

Nato a Swansea (Galles) nel 1914, Dylan Marlais Thomas trascorse una infanzia e una adolescenza assimilando profondamente la tradizione celtica del Galles.
Fu giornalista, sceneggiatore cinematografico e radiofonico, ineguagliabile dicitore e narratore, ma soprattutto poeta di impetuosa vitalità. Morì a New York nel 1953, distrutto dall'alcool, per una dose letale di droga.
Thomas già a vent'anni scosse l'ambiente letterario londinese con Diciotto poesie (Eighteen poems, 1934), che riproponeva una poesia magica, oscura ma anche naturale e istintiva, sostenuta da una personalità capace di diventare mito per più di una generazione. Insieme a un altro gruppo di giovanissimi, si impose nell'ambito di un "nuovo romanticismo" come reazione all'intellettualismo e al classicismo di cui erano accusati Auden, e i poeti del suo gruppo.
Dylan Thomas contrappose una forma di automatismo verbale, di deliberata retorica, amore per il suono delle parole. Del 1936 sono le Venticinque poesie (Twenty-five poems), cui seguirono Il mondo che respiro (The world I breathe, 1939), e La mappa d'amore (The map of love, 1939) che comprende liriche e prose.
Il libro che raccoglie le più note e forse più belle delle sue poesie è Morti e ingressi (Deaths and entrances, 1946). Le varie raccolte di poesie apparse tra il 1934 e il 1952 furono ripubblicate nel volume di Poesie scelte 1934-1952 (Collected poems 1934-1952, 1952). Poco prima della morte pubblicò Il medico e i diavoli (The doctor and the devils, 1953). Al folto ma non ricchissimo gruppo delle sue poesie vanno aggiunte le prose lirico-narrative: Un ritratto dell'artista da cucciolo di cane (A portrait of the artists as a young dog, 1940), e il radiodramma Sotto il bosco di latte (Under the milk wood) pubblicato postumo nel 1954. Dopo la sua morte fu pubblicata anche una raccolta di Lettere scelte (Selected letters, 1966), e Lettere a Vernon Watkins (Letters to Vernon Watkins, 1957) che suscitarono scandalo. Postumi apparvero ancora: Quite early one morning (1954), Adventures in the skin trade (1955).
La personalità poetica di Thomas si distingue dalla maggior parte delle voci del XX secolo per l'originalità di una scrittura in cui si fondono, su un sostrato celtico, i movimenti e le riscoperte più significative del secolo, dai surrealisti francesi alla
visionarietà di Blake, alle metafore ardite dei metafisici del XVII secolo.
Elemento unificante di tali influenze è dato dalla personale concezione che Thomas aveva dell'oralità della comunicazione poetica, secondo una appassionata tradizione della sua terra (dalla rete).



E morte non avrà dominio

E morte non avrà dominio.
E i morti nudi saranno uno
Con l'uomo nel vento e la luna occidentale;
Quando le loro ossa saranno scarnificate e dissolte,
Avranno stelle ai gomiti e ai piedi;
Per quanto impazziti saranno savi,
Per quanto affondino nel mare torneranno a risorgere;
Per quanto gli amanti si perdano amore resterà;
E morte non avrà dominio.
E morte non avrà dominio.
Sotto i gorghi del mare
Giacendo a lungo non moriranno nel vento;
Torcendosi ai tormenti al cedere dei tèndini,
Legati a una ruota, pur non si romperanno;
Si spaccherà la fede in quelle mani,
E l'unicorno del peccato li passerà da parte a parte;
Strappati da ogni lato non si spaccheranno
E morte non avrà dominio.
E morte non avrà dominio.
Mai più possano i gabbiani gridargli agli orecchi
Né onde frangersi furiose sulle rive;
Dove fiore sbocciò possa fiore mai più
Sollevare il capo agli scrosci della pioggia;
Per quanto impazzite e morte come chiodi,
Le teste di quei tali martellano fra le margherite;
Irromperanno nel sole fin che il sole cadrà,
E morte non avrà dominio.

Dylan Marlais Thomas

 
And death shall have no dominion

And death shall have no dominion.
Dead mean naked they shall be one
With the man in the wind and the west moon;
When their bones are picked clean and the clean bones gone,
They shall have stars at elbow and foot;
Though they go mad they shall be sane,
Though they sink through the sea they shall rise again;
Though lovers be lost love shall not;
And death shall have no dominion.
And death shall have no dominion.
Under the windings of the sea
They lying long shall not die windily;
Twisting on racks when sinews give way,
Strapped to a wheel, yet they shall not break;
Faith in their hands shall snap in two,
And the unicorn evils run them through;
Split all ends up they shan't crack;
And death shall have no dominion.
And death shall have no dominion.
No more may gulls cry at their ears
Or waves break loud on the seashores;
Where blew a flower may a flower no more
Lift its head to the blows of the rain;
Though they be mad and dead as nails,
Heads of the characters hammer through daisies;
Break in the sun till the sun breaks down,
And death shall have no dominion.

Dylan Marlais Thomas

sabato 17 dicembre 2011

Poesia e riflesso

La coltura degli alberi di Natale

Vi Sono molti atteggiamenti riguardo al Natale,
e alcuni li possiamo trascurare:
il torpido, il sociale, quello sfacciatamente commerciale ,
il rumoroso (essendo i bar aperti fino a mezzanotte),
e l'infantile - che non è quello del bimbo
che crede ogni candela una stella, e l'angelo dorato
spiegante l'ali alla cima dell'albero
non solo una decorazione, ma anche un angelo.
Il fanciullo di fronte all'albero di Natale:
lasciatelo dunque in spirito di meraviglia
di fronte alla Festa, a un evento accettato non come pretesto;
così che il rapimento splendido, e lo stupore
del primo albero di Natale ricordato, e le sorprese, l'incanto
dei primi doni ricevuti (ognuno
con un profumo inconfondibile e eccitante,
e l'attesa dell'oca o del tacchino, l'evento
atteso e che stupisce al suo apparire,
e reverenza e gioia non debbano
essere mai dimenticate nella più tarda esperienza,
nella stanca abitudine, nella fatica, nel tedio,
nella consapevolezza della morte, nella coscienza del fallimento.

Thomas Stearns Eliot


dovrebbe arrivare in silenzio,
ovattato da strati di neve
coi fiocchi che scendono lenti
e sopiscono gioie e dolori;
dovrebbe arrivare discreto,
mentre il mondo sta ancora dormendo
quando il cuore si sente leggero...

venerdì 16 dicembre 2011

Un pò di colore

Canneto, olio su tela
Nata ad Albenga (SV) nel 1958, ha manifestato fin da giovanissima un grande interesse per il disegno e la pittura.          
La sua formazione artistica ha però inizio in età adulta sulla base di esperienze didattiche maturate nel corso degli studi e frequentazioni artistiche di vario registro.
L'amore per le arti figurative ed il singolare aprroccio all'ambiente naturalistico la portano sovente a tratteggiare delicate  "finestre sulla natura" ed in particolare a dispiegare le bellezze dell'amata Liguria con i suoi paesaggi marini e collinari.
I suoi dipinti, pur partendo da un dato realistico, grazie ai cromatismi, ai particolari ed agli ambienti scelti, suggeriscono all'osservatore un mondo che si nutre di sentimenti ed emozioni.
Alba sul mare, olio su tela
Ultimamente l'artista ha avuto modo , quasi per caso, di accostarsi anche alla pittura astratta.
Ed è proprio in questo campo che sta maturando una nuova espressione chiara e ricca di forza , tale da essere riconosciuta attraverso il proprio personale ed originale linguaggio.
Ha partecipato a Mostre e Concorsi vincendo numerosi premi e guadagnando sovente l'elogio della critica.
E' iscritta a varie Associazioni Artistico Culturali tra cui:"Amici nell'Arte" di Garlenda, "Lo Schizzo" di Toirano e "L'Unione Cattolica Artisti Italiani" (U.C.A.I.) di Albenga e Imperia.
Vive ad Albenga dove ha lo studio.
(Ritabesagno.com home page).

Fiume Centa il rifugio, olio su tela

Che dire, come sempre il colore mi riempie quando lo cerco e lo guardo con gli occhi dovuti.
Questa pittrice ligure ha sicuramente in testa idee chiare e luminose e le sue opere sono decisamente appaganti per uno sguardo attento.
Come tutte le cose che mi piacciono e che sfiorano incidentalmente la mia vita ho piacere a proporla e invito tutti ad andare a visitare il suo sito.

giovedì 15 dicembre 2011

Bozzolo in un frammento

Alcuni insetti si avvolgono in un sacco (bozzolo) per trasformarsi prima in crisalide e poi in farfalla.
Questo sacco è costituito da una materia filamentosa, la bava serica.
Tra questi insetti produttori di seta, i più conosciuti e rinomati sono i BOMBICIANI, appartenenti ad una famiglia di lepidotteri; in particolare il più apprezzato ed allevato è il BOMBIX MORI o baco da seta comune.
Il secondo, per ordine di importanza, appartiene alla famiglia degli ATTACUS e produce una qualità di seta chiamata "selvatica" o Tussah, anch'essa impiegata fin dalle origini in Cina e Giappone (dalla rete).



uscito dal nulla percorre
le vie della seta il mio bruco
e nel bozzolo chiude la vita
in attesa di meravigliose ali
che schiodino il corpo alla terra
e lo riflettano in cielo...

anonimo del XX° secolo
frammenti ritrovati

mercoledì 14 dicembre 2011

Poesia

Quadretto autunnale

Il Sole scialbo nel mattino appare
di tra le nubi sfilacciate, e lento
sale dai campi brulli l'alitare;
sfioccano i pàmpini ingialliti al vento..
In mezzo alla maggese va il bifolco,
col pùngolo e col grido i bovi incita:
stride l'aratro e s'apre lungo il solco,
fùmido e fresco alla novella vita.
E passa il treno, ed il suo fischio acuto
vola lontan lontano come un saluto...

Costantino Savonarola

martedì 13 dicembre 2011

Zia Lina

Lina Schwarz, detta Zia Lina, nacque a Verona nel 1876, trasferitasi a dieci anni a Milano lì visse e operò fino al 1943.
La sua intelligenza e lo straordinario amore per gli uomini e i problemi della convivenza umana la portarono a formarsi una profonda conoscenza filosofica e spirituale e ad occuparsi attivamente di problemi sociali.
Nel frattempo sbocciavano come fiori improvvisi sul suo cammino le famose poesie che hanno accompagnato generazioni di bambini in ogni momento della loro vita.
Questa raccolta comprende "Ancora..." e "...e poi basta", numerose poesie e filastrocche inedite, nonché il poemetto "Tra sera e mattina" e la commedia "La Bella Primavera e Primo Sole", ormai introvabili.
Le deliziose poesie per bambini di Lina Schwarz (1876-1947) tornano pubblicate da Hoepli con i disegni originali di Gugù, pseudonimo della nota artista Augusta Rasponi Del Sale, con protagonisti bambini e animali.
Delicate e spiritose, ottimiste e talvolta malinconiche, le sue poesie hanno raggiunto un numero tale di lettori da diventare, in alcuni casi, dei piccoli classici e addirittura da venire citate come di origine popolare, già da quando viveva l’autrice e anche oggi in diverse raccolte di filastrocche.
Di questo l’autrice, notissima poetessa per bambini era particolarmente orgogliosa.
Non si possono dimenticare Piero il malcontento, I due pesci, Lettera e altri piccoli classici, spesso in rima baciata, che sono rimasti nella memoria di generazioni di bambini (Hoepli).


La semina del grano

Passa l'aratro sul terreno molle
e segue il solco tra le brune zolle.
Apre le braccia la materna terra
e accoglie il seme biondo, piccoletto,
poi nel suo seno con amor lo serra;
tutto l'inverno se lo tiene stretto:
lo culla sotio il gelo, lieve lieve
nanna gli canta al suon della bufera,
lo copre col mantel bianco di neve.
E il seme dorme e sogna primavera;
sogna di germogliar nel pane mio
Veglia sul grano seminato Iddio

Lina Schwarz

lunedì 12 dicembre 2011

Frammento in penombra

La penombra è un'oscurità attenuata, tale da consentire una visibilità sfumata o incerta o da conferire un senso di riposante frescura.
In ottica la penombra è la zona di graduale passaggio dalla luce netta all’ombra che si forma su uno schermo quando si interpone un corpo opaco tra la sorgente luminosa puntiforme e lo schermo stesso.
In astronomia, la regione che circonda il cono d’ombra in un’eclissi e dalla quale è possibile osservare un’eclissi parziale.
In senso figurato significa vaghezza, indeterminatezza: la penombra confusa dei dolci giorni della fanciullezza (Serra).
Condizione di scarsa notorietà dovuta a un mancato riconoscimento delle proprie qualità (un attore confinato nella p.) o a timidezza e mancanza d’iniziativa (wikipedia).


discordi imprecisi urtano
pensieri scolpiti di raso
mentre taglia una lama il silenzio
 dettagli di sempre si scoprono
flessibili percorsi del caso
adombrati da vapori di assenzio.
Veleggiano sogni lontano
dove tutto si adagia nel fango
di mesti paesaggi in penombra,
ecco commuoversi piano
un volto che scorgo...ora piango
uno sguardo che solo si adombra...

anonimo del XX° secolo
frammenti ritrovati

domenica 11 dicembre 2011

Amalia Guglielminetti


Amalia Guglielminetti
Nata a Torino nel 1885 da una famiglia di industriali benestanti, rimase orfana di padre molto giovane.
La sua raccolta di poesie, Voci di Giovinezza (1903), pubblicata a diciotto anni, fu dedicata a suo padre.
Dopo la morte del genitore, la piccola fu mandata in una scuola religiosa, i cui ricordi ritrasse nella sua seconda raccolta di poesie intitolata Le vergini folli (1907).
Voci di giovinezza creò scompiglio nella società benpensante di Torino, Le vergini folli la consacrò come poetessa di spicco, ed attirò l'attenzione del giovane poeta Guido Gozzano.
Tra i due iniziò una intensa relazione epistolare, inizialmente mossa da reciproca ammirazione, ma che ben presto si tramutò in una tormentata storia d'amore, dalle cui Lettere d'amore, scritte tra il 1907 e il 1910, è possibile ricostruire un'immagine fedele del clima culturale di quegli anni.
I critici e gli scrittori reagirono esprimendo i propri pregiudizi verso una scrittrice donna, cosa che suscitò più divertimento che rabbia, nella Guglielminetti.
Nel 1909, uscì la terza collezione di poesie, Le seduzioni, con la quale la poetessa costruì la sua fama di donna perversa e sensuale.
Questa è la raccolta che definisce maggiormente la Guglielminetti, e che sintetizza la sua natura come "colei che va da sola".
La morte della sorella Emma, sopraggiunta nel 1909, diede vita ad un altro volume di poesie, che però uscì solo nel 1934, incluso nella raccolta I serpenti di Medusa.
La natura della poesia della scrittrice, unite al suo aspetto inusuale, con lunghi capelli neri e vestiti dell'ultimo grido parigino, la resero una figura stridente nel panorama culturale torinese.
La natura essenzialmente solitaria di Amalia Guglielminetti, inoltre, la rese un personaggio del tutto anticonformista.
Tra il 1916 e il 1925, pubblicò anche dei libri per bambini: Fiabe in versi (1916); La reginetta Chiomadoro (1923); Il ragno incantato (1923) e La carriera dei pupazzi (1925).
Negli anni successivi, però, una tormentata relazione sentimentale, con lo scrittore Pitigrilli, le causò un collasso nervoso ed un ricovero; esperienze, che segnarono per sempre lo stile della poetessa, che da quel momento divenne più duro.
Negli stessi anni, uscirono diverse raccolte di racconti brevi, e furono messe in scena diverse commedie, che riscossero un grandissimo consenso di pubblico.
La Guglielminetti scrisse anche due romanzi, il secondo dei quali, La rivincita del maschio (1923), fu preso di mira dalla Lega della Pubblica Moralità, poiché ritenuto immorale ed osceno.
Questa scrittrice fu anche una delle poche donne italiane a lanciare e a dirigere un giornale letterario, che lei chiamò Seduzioni, come la sua raccolta di poesie più famosa.
Amalia Guglielminetti morì nel 1941, a cinquantasei anni, per delle complicazioni dovute ad un incidente, accadutole durante un raid aereo.
Rimase sempre una figura solitaria, tormentata da sbalzi depressivi (dalla rete).


l'arte

Più che tremor di pianti trattenuti,
più che improvviso impallidir, che sguardi
gravi d'angoscia, che sorrisi tardi,
dalla pietà del proprio ma! spremuti,
giovan gl'inganni blandamente astuti
di sapienza, che avvicenda ai dardi
i balsami negli occhi maliardi
e veste i lacci d'ori e di velluti.
Sincerità non vai, sol arte giova.
Destreggiarsi e regnar saprà l'esperta
quando vinta cadrà l'anima nova.
L'arte non è sottil ; diletta forse.
Disperde i sogni e tien gli spirti all'erta.
Facile è l'arte, dove amor non morse.

Amalia Guglielminetti


Marco Reviglione, ritratto di Amalia Guglielminetti


sabato 10 dicembre 2011

Poesia

in una stanza dove due amanti si trovano si crea un magico universo, l'amore riesce infatti a far apparire ogni cosa più grande e più bella. Ciò di cui gli amanti necessitano si trova in quella stanza in cui hanno creato un proprio mondo attraverso il loro sentimento così profondamente condiviso.
La scena è chiara e reale: è il mattino, i due amanti si trovano in una piccola stanza, si sono appena svegliati dopo una notte di intensa e travolgente passione e si guardano reciprocamente senza alcun falso pudore o timore mentre spesso accade che chi si ama intensamente osservi l'altro covando una ancestrale paura di perderlo/la e che la storia e l'amore possano finire.
La paura è che uno/a dei due ami con un'intensità maggiore di quella dell'altro/a.


Il buongiorno

In verità mi chiedo che abbiam fatto tu ed io, prima d'amarci.
Non eravamo svezzati fino allora?
poppavamo rustici piaceri, infantilmente?
o russavam nell'antro dei sette dormienti?
Era così salvo il presente, tutti i piaceri non son che fantasie
Se vidi mai bellezza
che bramai, ed ebbi, non fu che sogno di te.
Ora buongiorno alle nostre anime che si destano,
che non si vegliano a vicenda per timore;
poichè l'amore raffrena ogni amor di altra vista,
e fa di angusta stanza un universo.
Lascia che esploratori abbian scoperto per mari nuovi mondi,
che le carte mostrino altrui mondi su mondi;
a noi possesso di uno solo, ciascuno ha un mondo ed un mondo.
Il volto mio nell'occhio tuo, il tuo nel mio appare,
e cuori semplici e sinceri risiedono nei volti;
ove trovare due migliori emisferi
senza aspro Nord, senza deciduo Occaso?
quel che muore, fatto di parte inegualmente commiste,
se i nostri due amori son uno, o tu ed io
nutriamo amor così eguale, che nessuno in difetto,
nessuno dei due amori può morire.

John Donne


the good-morrow 

I wonder,by my troth, what thou and i
Did, till we lov'd? were we not wean'd till then?
But suck'd on country pleasures, childishly?
Or snorted we in the seven sleepers'den?
'Twas so:but this, all pleasures fancies be.
If ever any beauty i did see,
Which i desir'd, and got, 'twas but a dream of thee.
And now good-morrow to our waking souls,
Which watch not one another out of fear.
For love all love of other sights controls,
And makes one little room, an everywhere.
Let sea-discoverers to new worlds have gone,
Let maps to others,worlds on wordls have shown,
Let us possess one world; each hath one, and is one.
My face in thine eye, thine in mine appears,
And true plain hearts do in the faces rest;
Where can we find two better hemispheres,
Without sharp North, whitout declining West?
Whatever dies was not mix'd equally;
If our two loves be one, or thou and i
Love so alike that none do slacken, none can die.

John Donne