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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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venerdì 21 ottobre 2011

ACQUA ROSSA

LE CASCATE DI CAMERON AD ALBERTA, CANADA.
ACQUA ROSSA CHE SCORRE SOPRA LE ROCCE.
L'acqua scarlatta ,  non è frutto di contaminazioni o inquinamenti industriali, ma di un raro fenomeno naturale causato dagli elevati livelli di pioggia che dilavano strati di sedimento di colore rosso che si riversano nelle cascate e colorano tutto il corso del fiume.
Siamo ad Alberta, in Canada, presso le cascate originate dal Cameron Creek.

 
Amor fati

Quando dal mio buio traboccherai
di schianto
in una cascata
di sangue –
navigherò con una rossa vela
per orridi silenzi
ai cratèri
della luce promessa.


Antonia Pozzi
13 maggio 1937

giovedì 20 ottobre 2011

Harumi Aoyaghi


Ho ripreso questo post così come era perchè mi ha colpito questa autorice giapponese così particolare.
Il suo modo di descrivere e disegnare è davvero unico e dimostra come sia ancora possibile tracciare e dipingere con gusto ed amore per il colore e le scene.
L'Italia è una terra da ami e la luce di alcune sue regioni è sicuramente particolare e, quando colpisce, non abbaglia ma ti entra nel cuore.
Questa artista del sol levante sembra averne colto in pieno l'essenza.
  
Harumi Aoyaghi

Si allarga lo sguardo di Harumi Aoyaghi dal Giappone all'Italia attraverso una sensibilità che diventa affinità elettiva per il nostro territorio.
Si può parlare di una ripesa di angoli e particolari di case e finestre, di acque lagunari e mazzi di fiori resi ad acquerello attraverso una sensibilità che l'artista, dopo gli studi in Giappone, ha approfondito a Roma e a Venezia.
Le è propria una sensibilità per la luminosità diffusa, lontana dall'intenso chiarore mediterraneo, nella quale entrano i temi costanti di una natura legata alla realtà dei luoghi: Venezia, la Toscana, la terra veneta. 
Da qui una sensibilità per il valore di un ciuffo d'erba, di un brano di muro, di un vaso di fiori, di un ramo di vite, di una facciata dalle imposte chiuse si esprime in chiarezza di visione, di semplicità raggiunta.
Da qui il brillare di un blu e di un rosso, del giallo in unità a un verde acido in rapporto con l'ombrosità soffusa di portici e finestre, d'interni immersi nella quiete.
La sua abilità raggiunta le permette di esprimere il variare della luce, di osservare con tranquillità un luogo per poi rendere il fascino discreto, lasciando a raccolti brani di colore esprimere l'armonia diffusa (Maria Lucia Ferraguti, dalla rete).


 

mercoledì 19 ottobre 2011

Poesia

RITORNAR BAMBINI

Le cose che il bambino ama
rimangono nel regno del cuore
fino alla vecchiaia.
La cosa più bella della vita
è che la nostra anima
rimanga ad aleggiare
nei luoghi dove una volta giocavamo.

Kahlil Gibran

martedì 18 ottobre 2011

Riflesso e poesia

Vangando

Quatta quatta con il colpo in canna
Fra medio e pollice sta la penna.

Sotto la finestra un raspo netto all'internarsi
Della vanga nel terreno ghiaioso:
È mio padre che dissoda. Guardo in basso,

Finché sotto sforzo, a groppa curva
Sulle aiuole, torna venti anni indietro
Piegandosi a tempo per i solchi
Di patate che vangava.

A posto sul vangile lo scarpone,
Saldo fulcro del manico il ginocchio,
Cavava gambi, ficcava a fondo la lucente lama
Per spargere patate nuove che noi raccattavamo
Adorandone fresca la durezza nella mano.

Per Dio, il vecchio ci sapeva fare
Con la vanga. Come il suo vecchio.

Mio nonno in una giornata tagliava più torba
Di chiunque altro nella torbiera di Toner.
Una volta gli portai il latte in una bottiglia
Sciattamente turata con la carta.
Si raddrizzò per bere e subito riprese

Con cura a fare tacche e fette, spalandosi le zolle
Dietro le spalle, sempre più a fondo
A cercare quella buona. Scavando.

Il freddo afrore di terriccio di patate, risucchio e stacco
Da torba in guazzo, secco taglio della lama
Nelle radici vive, mi si risvegliano in testa.
Ma non ho vanga per seguire uomini come loro.

Fra medio e pollice
Quatta quatta sta la penna.
Sarà la mia vanga.

Seamus Heaney


Renato Guttuso, Contadini al lavoro

il comparto distacca le soglie
da improbabili ingressi,
celati agli sguardi si tramano
infiniti amori e passioni;
si staglia alle spoglie
vicende che umane poi sono
un perdono e l'aria si quieta...

Seamus Heaney (poeta irlandese, 1939)
Heaney nasce nel 1939 nell'Ulster, contea di Derry, da una famiglia cattolica. Come cittadino cattolico in Irlanda del Nord, si trova presto a vivere le difficoltà causategli da una ideologia politica legata a questa minoranza. Nel 1976 si stabilisce a Dublino dove insegna letteratura inglese, poi è chiamato dall’Università di Harvard a insegnare discipline classiche (rhetoric and oratory). Nel 1989 vince la cattedra di poesia a Oxford e nel 1995 gli viene assegnato il Nobel per la letteratura.
Abile cantore di un passato memoriale, Heaney è considerato un esponente del regionalismo letterario, con un forte richiamo alle tradizioni, alla terra e al mito delle origini. La sua migliore poesia è quella lirica, che riprende la freschezza e il diretto contatto con la natura e l’antica tradizione gaelica.

Umberto Boccioni, Contadini al lavoro

Digging

Between my finger and my thumb
The squat pen rests; snug as a gun.
Under my window, a clean rasping sound
When the spade sinks il1to gravelly ground:
My father, digging. I look down
Till his straining rump among the flowerbeds
Bends low, comes up twenty years away
Stooping in rhythm through potato drills
Where he was digging.
The coarse boot nestled on the lug, the shaft
Against the inside knee was levered firmly.
He rooted out tall tops, buried the bright edge deep
To scatter new potatoes that we picked
Loving their cool hardness in our hands.
By God, the old man could handle a spade.
Just like his old man.
My grandfather cut more turf in a day
Than any other man on Toner's bog.
Once I carried him milk in a bottle
Corked sloppily with papero He straightened up
To drink it, then fell to right away
Nicking and slicing neatly, heaving sods
Over his shoulder, going down and down
For the good turf. Digging.
The cold smell of potato mould, the squelch and slap
Of soggy peat, the curt cuts of an edge
Through living roots awaken in my head.
But l've no spade to follow men like them.
Between my finger and my thumb
The squat pen rests.
l'll dig with it.

Seamus Heaney
Digging, The Forge, The Haw Lantern 
(traduzione di A. Gentili)

lunedì 17 ottobre 2011

Trakl

Trakl sente di rappresentare la sua epoca, di incarnarla e assumerla su di sé in tutte le sue lacerazioni, proprio in quanto si sente sradicato da ogni contesto sociale, straniero alla propria casa, così come alla civiltà e al mondo.
L'universalità della sua poesia è nell'estrema esperienza di un destino che sembra aver privato l'individuo di ogni rapporto con la totalità degli altri uomini.
Per Trakl il mondo è costituito da frammenti che vanno alla deriva, da particolari spezzati e disgregati, che nella loro miseria possono esprimere solo la nostalgia di un'unità perduta.
Trakl vive fino in fondo, nella poesia e nella vita, questa scissione dell'epoca.
Nella sua vicenda privata, agitata da ombre e ossessioni, egli anticipa le catastrofi mondiali, l'agonia del la civiltà che sgretola tutti i fondamenti della vita, sino al calvario della prima guerra mondiale in cui si consuma e distrugge.
Il singolo non può prendere partito, la sua unica autenticità possibile è la posizione marginale e sperduta.
L'avventura randagia della poesia che scopre la verità della condizione umana, è irriducibile al programma politico perché essa illumina violentemente il nucleo della situazione storica, l'antitesi tra singolo e società che è propria della realtà contemporanea.
Trakl non è linguisticamente un ribelle come lo saranno gli espressionisti; rarissime le sue deviazioni linguistiche, quali alcuni stranianti femminili, incarnazione dell'adroginia ("Jünglingin"=giovinetto-femmina nella poesia Das Herz; un "Mönchin"=monaco-donna nella chiusa della poesia Die Schwermut ecc.), o i comparativi assoluti nell'ultima poesia scritta sull'orrendo fronte galiziano, Grodeck.
In questo senso appartie ne poco all'espressionismo (dalla rete).


SFACIMENTO

A sera quando le campane pace suonano,
seguo i meravigliosi voli degli uccelli,
che in lunghe schiere, come pii cortei di pellegrini,
dileguan nell'autunnali chiare lontananze.

Vagando pel giardino immerso nel crepuscolo
inseguo in sogno le lor più chiare sorti
e sento appena muovere gli indici dell'ore.
Così seguo i lor viaggi al di là delle nuvole.

Ed ecco un alito mi fa tremar di sfacimento.
Il merlo lamenta negli sfogliati rami.
Ondeggia la vite rossa su rugginosi cancelli,

mentre come ridda macabra di pallidi bambini
intorno a oscuri margini di fonti che si logorano,
rabbrividendo al vento si piegano astri azzurri.

Georg Trakl

domenica 16 ottobre 2011

Sioux Teton

Two Strike, Teton Sioux, by Edward S. Curtis 1908
I Teton Sioux sono uno dei gruppi più grandi dei Sioux, che occupa le zone ovest del Missouri, nelle vaste e aperte pianure.
Intorno alla metà del XVIII secolo i Teton attraversarono il Missouri e si stabilirono nella zona sud verso il Platte River e in direzione nord verso Cannonball River.
Nell'anno 1842 potevano contare su una forza di dodicimila uomini.
Si annoveravano all'interno dei Teton sette tribù: gli Oglala, gli Hunkpapa, i Brulè, i Sans Arc, i Piedi Neri, i Minneconjou e Two Kettle.
Gli Hunkpapa e gli Oglala furono i primi a compiere atti eroici per la libertà assicurando un posto d'onore a queste due tribù (da wikipedia).

Capi importanti
Nuvola Rossa ( 1822 - 1909 )
Toro Seduto ( 1837 - 1890 )
Pioggia Sulla Faccia ( 1842 - 1905 )
Coda Macchiata ( 1832 - 1881 )
Gall ( 1840 - 1893 )
Cavallo Pazzo ( 1844 - 1877 )



Oh Terra
per la forza del mio cuore
Ti ringrazio.
Oh Nuvola
per il sangue nel mio corpo
Ti ringrazio.
Oh Fuoco
per la luminosità nei miei occhi
Ti ringrazio.
Oh Sole
per la vita che mi hai dato
Ti ringrazio.

Orso in Piedi
(1829 - 1908)
Sioux Teton

sabato 15 ottobre 2011

Poesia e Fiammiferi

Correspondences

La Nature est un temple où de vivants piliers
Laissent parfois sortir de confuses paroles;
L’homme y passe à travers des forêts de symboles
Qui l’observent avec des regards familiars.
Comme de long échos qui de loin se confondent
Dans une ténébreuse et profonde unité,
Vaste comme la nuit et comme la clarté,
Les pafums, les couleurs et les sons se répondent.
Il est des parfums frais comme des chairs d’enfants,
Doux comme del hautbois, verts comme les prairies,
- Et d’autres, corrompus, riches et triomphants,
Ayant l’expansion des choses infinies,
Comme l’ambre, le musc, le benjoin et l’encens,
Qui chantent les transports de l’esprit et des sens.

Charles Baudelaire



Corrispondenze

La Natura è un tempio dove incerte parole
mormorano pilastri che son vivi,
una foresta di simboli che l’uomo
attraversa nel raggio dei loro sguardi familiari.
Come echi che a lungo e da lontano
tendono a un’unità profonda e buia
grande come le tenebre o la luce
i suoni rispondono ai colori, i colori ai profumi.
Profumi freschi come la pelle d’un bambino,
vellutati come l’oboe e verdi come prati,
altri d’una corrotta, trionfante ricchezza
che tende a propagarsi senza fine – così
l’ambra e il muschio, l’incenso e il benzoino
a commentare le dolcezze estreme dello spirito e dei sensi.

Charles Baudelaire
(trad. di G. Raboni, Mondadori, Mi)



I fiammiferi (singolare fiammifero) sono degli oggetti semplici e pratici per procurarsi del fuoco in modo sicuro: sono dei bastoncini di legno, cotone o carta, con una estremità ricoperta di una sostanza infiammabile che si accende per sfregamento su una superficie ruvida.
La parola "fiammifero" riprende il significato latino del verbo "fero" che significa portare: letteralmente fiammifero significa portatore di fiamma.
I fiammiferi svedesi o di sicurezza (vedi seguito) sono dei fiammiferi che si accendono solo se strofinati su una superficie opportuna, posizionata di solito sul lato esterno della confezione.
I cerini sono fiammiferi con fusto in cotone o in carta ritorta, intriso di cera e con capocchia incendiaria (da wikipedia).

venerdì 14 ottobre 2011

Poesia

Mattino d'autunno

Che dolcezza infantile
nella mattinata tranquilla!
C'è il sole tra le foglie gialle
e i ragni tendono fra i rami
le loro strade di seta.

Federico Garcia Lorca
 

in un solitario gioco raccolgo
le prime foglie cadute del noce,
il giallo è intenso, solare,
ma dice di autunno che giunge
a preparare riposo alla terra...
io, per me, amo del sole ogni cosa,
ogni raggio che spezza le brume,
eppure la nebbia la aspetto,
con occhi sgranati di bimbo mi appresto
all'arrivo del freddo sapendo
che ho vinto una battaglia
di questa lunga guerra infinita...

giovedì 13 ottobre 2011

Frammento

In filologia, un frammento è una frase o porzione di testo largamente corrotto o lacunoso sulla quale si cerca di ricostruire l'opera originaria oppure il pensiero dell'autore. Il frammento, assieme ovviamente all'opera eventualmente pervenuta completa, è una fonte primaria.
Si utilizza il termine frammento:
  1. Quando si voglia indicare che le tavolette scolpite, le pitture murali, i codici di pergamena, i rotoli di papiro o le pagine di volume su cui era scritta l'intera opera sono corrotte perché sbiadite o mutilate (frammenti originali o frammenti propriamente detti).
  2. Quando si faccia riferimento a citazioni parziali di un autore presenti nell'opera di un altro autore. Non è infatti insolito trovare citazioni letterali (in lingua originale o tradotte) e parziali di un'opera - di cui non si hanno altre fonti - all'interno di un altro scritto (spesso, per ironia della sorte, di valore letterario o storico inferiore). In questo caso si parla di metodo indiretto di acquisizione di un frammento (da wikipedia).

fredde luci vagano,
sottili lame nel buio,
a ferire la notte;
ristò quieto e silente
guardando la gente,
mi chiedo, penso, rispondo,
sferraglia un vagone...

anonimo del XX°secolo
frammenti ritrovati

mercoledì 12 ottobre 2011

Poesia


 
L'ultima infedeltà

Dolce tristezza, pur t'aveva seco,
non è molt'anni, il pallido bambino
sbocconcellante la merenda, chino
sul tedioso compito di greco...

Più tardi seco t'ebbe in suo cammino
sentimentale, adolescente cieco
di desiderio, se giungeva l'eco
d'una voce, d'un passo femminino.

Oggi pur la tristezza si dilegua
per sempre da quest'anima corrosa
dove un riso amarissimo persiste,

un riso che mi torce senza tregua
la bocca... Ah! veramente non so cosa
più triste che non più essere triste!

Guido Gozzano
la via del rifugio