Un segnale percepito è l'interpretazione soggettiva e cognitiva che un sistema (sia esso biologico o artificiale) elabora a partire da uno stimolo fisico grezzo.
giovedì 28 maggio 2026
Segnale
mercoledì 27 maggio 2026
Che allegria, vivere
L'allegria di vivere è uno stato di benessere profondo e leggerezza. Più della felicità, che è duratura, la gioia è un'emozione momentanea che si coltiva focalizzandosi sulla gratitudine quotidiana, accettando le fasi di tristezza come temporanee e apprezzando le piccole cose del presente (dalla rete).Che allegria, vivere
Che allegria, vivere
e sentirsi vissuto.
Arrendersi
alla grande certezza, oscuramente,
che un altro essere, fuori di me, molto lontano
mi sta vivendo.
Che quando gli specchi, le spie,
mercurio, anime brevi, confermano
che sono qui, io, immobile,
serrati gli occhi e le labbra,
chiuso all’amore
della luce, del fiore e dei nomi,
la verità transvisibile è che cammino
senza i miei passi, con altri,
là lontano, e lì
sto baciando fiori, luci, parlo.
Che esiste un altro essere con cui io guardo il mondo
perchè sta amandomi con i suoi occhi.
Che esiste un’altra voce con cui io dico cose
non sospettate dal mio gran silenzio;
ed è che anche mi ama con la sua voce.
La via – che slancio ora! -, ignoranza
degli atti miei, che lei compie,
in cui lei vive, duplice, sua e mia.
E quando lei mi parlerà
di un cielo scuro, di un paesaggio bianco,
ricorderò
stelle che non ho visto, che lei guardava,
e neve che nevicava nel suo cielo.
Con la strana delizia di ricordare
di aver toccato ciò che non toccai
se non con quelle mani
che non raggiungo con le mie, tanto distanti.
E spogliato di sé potrà il mio corpo
riposare, tranquillo, morto ormai. Morire
nell’alta certezza
che questo viver mio non era solo
il mio vivere: era il nostro. E che mi vive
un altro essere di là della non morte.
Pedro Salinas
martedì 26 maggio 2026
Poesia e riflesso
Le maestrine
Le mie terre di vigne, di prugnoli e di castagneti
dove sono cresciute le frutta che ho sempre mangiato,
le mie belle colline – hanno un frutto migliore
che fantastico sempre e non ho morso mai.
Quando si hanno sei anni e si viene in campagna
solamente l’estate, è già molto riuscire
a scappar sulla strada e mangiar frutta acerba
coi ragazzotti scalzi, in pastura alle vacche.
Sotto il cielo d’estate, distesi nei prati,
si parlava di donne tra un gioco e una lite
e quegli altri sapevan misteri e misteri
sussurrati ghignando nell’ozio divino.
Sulla strada davanti alla villa si vedono ancora
– la domenica – parasolini passar dal paese;
ma è lontana la villa e non c’è piú ragazzi.
Mia sorella era allora ventenne. Venivano sempre
sul terrazzo a trovarci bei parasolini,
vesti chiare d’estate, parole ridenti:
maestrine. Parlavan magari di libri
imprestati tra loro – romanzi d’amore –
e di balli, di incontri. Io ascoltavo inquieto
e non pensavo ancora alle braccia scoperte,
ai capelli assolati. Il mio solo momento
era quando sceglievano me per guidare il gruppetto
a mangiare dell’uva e sedersi per terra.
Mi scherzavano insieme. Una volta mi chiesero
se non avevo già l’innamorata.
Fui seccato, piuttosto. Io stavo con loro
per distinguermi: come sapevo salire su un albero,
per trovare i bei grappoli e correre forte.
Una volta incontrai sulla Strada Ferrata
la piú schiva di queste ragazze, una faccia un po’ assorta
ma bruciata di biondo e parlava italiano.
La chiamavano Flora. Io gettavo in quel mentre
sassi al disco dei treni. L’amica mi chiese
se sapevano a casa di quelle prodezze.
Io confuso. E la povera Flora mi prese con sé
perché andava – mi disse – a trovar mia sorella.
Era un gran pomeriggio dei primi d’estate
e per stare un po’ all’ombra e arrivare piú presto
ci buttammo nei prati. Vicino a me Flora
mi chiedeva qualcosa che piú non ricordo.
Arrivammo a un ruscello ed io volli saltarlo:
finii mezzo nell’acqua, tra l’erba.
Dall’altra parte Flora rise forte,
poi si sedé e ordinò che non guardassi.
Ero tutto agitato. Sentivo sciacquare
la corrente, sciacquare e mi volsi improvviso.
Svelta com’era e forte nel corpo nascosto,
la mia amica scendeva la riva, le gambe scoperte,
abbagliante. (Era ricca Flora e non lavorava).
Mi rimproverò un poco coprendosi subito,
ma ridemmo alla fine e le porsi la mano.
Per la via del ritorno ero troppo felice.
Ma quando fummo a casa, niente busse.
Come Flora, a ventine ce n’è ai miei paesi.
Sono il frutto piú sano di quelle colline,
i parenti arricchiti le fanno studiare
e qualcuna ha mietuto nei campi.
Hanno volti sicuri che ti guardano seri e son tanto golosi:
signorine si vestono come in città.
Hanno nomi fantastici presi nei libri,
Flora, Lidia, Cordelia ed i grappoli d’uva,
i filari dei pioppi, non sono piú belli.
Me ne immagino sempre qualcuna che dica:
Il mio sogno è di vivere fino a trent’anni
in una casa in cima a una collina
ben battuta dal vento e accudire soltanto
alle piante selvatiche spuntate lassú.
Sanno bene che cos’è la vita: alle scuole
passano in mezzo a tutte le miserie,
le bestialità aperte di piccoli bruti,
e sono sempre giovani. Da vecchie…
ma non voglio pensarle da vecchie, per me
le avrò sempre negli occhi, le mie maestrine,
col bel parasolino, vestite di chiaro,
– la collina un po’ scabra e bruciata, per sfondo –
il mio frutto, il piú buono, che ogni anno rinnova.
Cesare Pavese
lunedì 25 maggio 2026
Donne...
Nella poesia di Charles Baudelaire, la "donna vampiro" rappresenta la
figura della femme fatale che prosciuga le energie vitali e spirituali
del poeta, incarnando un amore distruttivo, carnale e ossessivo da cui è
impossibile liberarsi.O tu che con la lama di un coltello
nel mio cuore dolente sei entrata,
tu che con la potenza di un drappello
di demoni sei venuta, adornata
e folle, tu che del mio animo vinto
hai fatto il tuo giaciglio, il tuo maniero,
o essere infame, a te io sono avvinto
come alla sua catena il prigioniero,
come al suo gioco chi l’azzardo sogna,
come al fianco s’attacca il bevitore
e come al verminaio la carogna.
Sii maledetta, e maledetta ancora.
Spesso ho pregato il veloce pugnale
che mi riconsegnasse a libertà,
ho chiesto all’empio veleno mortale
di soccorrer la mia pavidità.
il pugnale e il veleno m’hanno detto:
“D’essere liberato non sei degno
da questo tuo servaggio maledetto,
idiota; se da questo tuo martirio
ti liberasse la nostra fatica,
i tuoi baci ridarebbero vita
al cadavere di quel tuo vampiro”.
Charles Baudelaire
domenica 24 maggio 2026
Anthem
Questa celebre frase, tratta dalla canzone Anthem di Leonard Cohen, è un potente messaggio di speranza. E'una bellissima metafora sull'accettarsi così come siamo. Ci ricorda che le nostre ferite e imperfezioni non sono solo difetti, ma punti di apertura che permettono a una nuova prospettiva, o a una nuova forza vitale, di entrare nella nostra vita.
(dalla rete)
sabato 23 maggio 2026
Cipressi (Cupressus sempervirens)
![]() |
| Vincent Van Gogh -"Due cipressi" |
Nel paesaggio rurale, specialmente in Toscana, i filari di cipressi venivano usati storicamente per delimitare i confini poderali o per indicare ai viandanti la presenza di una dimora, di una chiesetta o di un luogo dove trovare riparo.
Vigili indifferenti
All’angolo della via,
come due enormi carabinieri,
fanno la guardia
due cipressi neri.
E alle lor rigide gambe
l’ultimo avanzo s’affida
d’un vecchio tabernacolo rotto.
Si legge ancora sotto:
«Salutate Maria».
Aldo Palazzeschi
I cipressi (genere Cupressus) sono alberi sempreverdi appartenenti alla
famiglia delle Cupressaceae, celebri in tutto il mondo come simbolo
iconico del paesaggio mediterraneo e toscano.
Il cipresso è un millenario simbolo di immortalità, eternità e connessione tra il mondo terreno e quello divino; simboleggia principalmente l'immortalità, la vita eterna e l'elevazione spirituale.
La sua forma slanciata che punta verso l'alto ricorda una fiamma, rappresentando il legame tra la terra e il divino.
venerdì 22 maggio 2026
Mediterraneo
sul mio capo reclinato
un suono d'agri lazzi.
Scotta la terra percorsa
da sghembe ombre di pinastri,
e al mare là in fondo fa velo
più che i rami, allo sguardo, l'afa che a tratti erompe
dal suolo che si avvena.
Quando più sordo o meno il ribollio dell'acqua
che s'ingorgano
accanto a lunghe secche mi raggiunge:
o è un bombo talvolta ed un ripiovere
di schiume sulle rocce.
Come rialzo il viso, ecco cessare
i ragli sul mio capo; e scoccare
verso le strepeanti acque,
frecciate biancazzurre, due ghiandaie.
(Mediterraneo)
Eugenio Montale
All'interno dell'opera montaliana, quest'ampia ode marina rappresenta il nucleo lirico in cui il poeta esplora il suo tormentato rapporto con la natura, la memoria e l'infanzia vissuta lungo le coste della Liguria.
(dalla rete)
giovedì 21 maggio 2026
"Bene"
è essere consapevoli;
poiché ogni altro bene scaturisce da questo."
Osho
mercoledì 20 maggio 2026
Femme fatale
tu, donna impura, annoiata, perversa.
per aguzzare i denti in questo gioco
devi mettere un cuore al giorno al fuoco.
Gli occhi, come vetrine luminosi,
come fuochi d’artificio festosi,
usano il gran potere e alteri modi
ignorano della bellezza il codice.
Cieco strumento, in crudeltà fecondo,
tu, salutare vampira del mondo,
lo sfiorare negli specchi non cogli
delle tue forme, e neppur ti vergogni?
Il gran male in cui ti credi sapiente
non t’ha trasmesso un poco di spavento,
quando natura, in suo nascosto fine,
di te si serve, o animale vile,
madre del vizio, perché un genio viva?
Sublime fango, ignominiosa diva!
Charles Baudelaire
La femme fatale (tradotta letteralmente in italiano come donna fatale)
indica un archetipo di personaggio femminile caratterizzato da un
fascino misterioso, seducente e irresistibile, capace di ammaliare gli
uomini per trascinarli in situazioni pericolose, compromettenti o
distruttive.
(dalla rete)
martedì 19 maggio 2026
Alti e bassi
Gli alti e bassi in una relazione sono fisiologici, ma è fondamentale distinguere tra normali fluttuazioni e dinamiche disfunzionali.(dalla rete)
Alti e bassi
lunedì 18 maggio 2026
Prime tristezze
Le prime tristezze
Ero un fanciullo, andavo a scuola, e un giorno
dico a me stesso: “Non ci voglio andare”
e non andai. Mi misi a passeggiare
solo soletto fino a mezzogiorno.
E così spesso. A scuola non andai
che qualche volta da quel triste giorno.
Io passeggiavo fino a mezzogiorno
e l’ore… l’ore non passavan mai.
Così il rimorso teneva il mio cuore
in quella triste libertà perduto,
e qual ansia, mio Dio, d’esser veduto
dal signor Monti, dal signor dottore!
Pensavo alla mia classe, al posto vuoto,
al registro, all’appello (oh il nome, il nome
mio nel silenzio) e mi sentivo come
proteso su l’abisso dell’ignoto.
E mi spingevo fin verso i giardini
od ai vïali fuori di città;
e mi chiedevo: “Adesso, chi sarà
interrogato, Poggi o Poggiolini?”.
O fra me ripetevo qualche brano
di storia (Berengario, Carlo Magno,
Rosmunda) ed era la mia voce un lagno
ritmico, un suono quasi non umano.
E quante volte domandai
l’ora a un passante frettoloso ed era
nella richiesta mia tanta preghiera!
Ma l’ore… l’ore non passavan mai.
Chi mi darà, chi mi darà quell’ore
così perdute dell’infanzia mia?
Non tu, non tu che tanta nostalgia
e tanto affanno mi ridesti in cuore,
non tu, non tu che la tua fronte chini
per tacermi una lacrima o il pensiero
ch’è su la soglia del tuo ciglio nero
e nemmen Poggi e nemmen Poggiolini.
Marino Moretti
domenica 17 maggio 2026
Natura
Possiamo pensare alla natura come l'universo considerato nella totalità dei fenomeni e delle
forze che in esso si manifestano, da quelli del mondo fisico a quelli
della vita (sia animale che vegetale) in generale (dalla rete).
Natura
- La terra e a lei concorde il mare
- e sopra ovunque un mare più giocondo
- per la veloce fiamma dei passeri
- e la via
- della riposante luna e del sonno
- dei dolci corpi socchiusi alla vita
- e alla morte su un campo;
- e per quelle voci che scendono
- sfuggendo a misteriose porte e balzano
- sopra noi come uccelli folli di tornare
- sopra le isole originali cantando:
- qui si prepara
- un giaciglio di porpora e un canto che culla
- per chi non ha potuto dormire
- sì dura era la pietra,
- sì acuminato l'amore.
- Mario Luzi
sabato 16 maggio 2026
Profilo
O meglio sconosciuto, senza pari
Fra gli altri animali, unica terra
La tua forma casuale quanto amai.
Sandro Penna
In senso figurato o tecnico, con il termine profilo si rappresenta la sintesi delle caratteristiche distintive di una persona, di un'entità o di un elemento digitale.
(dalla rete)
venerdì 15 maggio 2026
"Rêve Parisien"
"Rêve Parisien"
alla poetica dello spleen
e all'estetica del simbolismo,
offre una visione artificiale,
metallica e onirica di Parigi,
giovedì 14 maggio 2026
Donne perdute
Hanno proprio ragione a trattarle cosí.
E certo è meglio che compassionarle
col cuore e poi godersele nel letto.
«È un bisogno piú forte di tutta la vita»
di’ piuttosto «e siam tutti dannati a quel passo;
ma se mai la ragazza mi facesse il mestiere,
soffocherei di rabbia o saprei vendicarmi».
Sempre compassionare fu tempo perduto,
l’esistenza è tremenda e non muta per questo,
meglio stringere i denti e tacere.
Una sera
ho viaggiato su un treno che c’era una donna,
vesti sobrie, dipinta, serissima in faccia.
Fuori i lumi un po’ pallidi e il verde un po’ grigio
cancellavano il mondo. Eravamo isolati
nel vagone – una terza – la donna ed io giovane.
Non sapevo a quei tempi attaccare discorso
e piangevo pensando alle donne. Cosí
feci il viaggio osservando nervoso e quell’altra
mi guardò qualche volta e fumava. Non dissi,
non pensai certo nulla, ma ancora ho nel sangue
quello sguardo diretto, quel riso di un attimo
di chi ha ben lavorato ed ha preso la vita
come occorre, in silenzio.
Un amico, di quelli
che hanno in mente parole, vorrebbe salvare
una donna e asciugarle le lacrime e darle le gioie.
«No, è un bisogno piú forte di tutta la vita.
E noi, siamo dannati che han l’unica forza
in un’anima dura, che non serve a nulla».
colla faccia sdegnosa o sorridere stanche
– le mie buone compagne – saran sempre vive
a soffrire in silenzio e pagare per tutti.
Cesare Pavese


















