domenica 25 ottobre 2026

Luce di maree

Nell'antica luce delle maree

Città d'isola
sommersa nel mio cuore,
ecco discendo nell'antica luce
delle maree, presso sepolcri
in riva d'acque
che una letizia scioglie
d'alberi sognati.

Mi chiamo: si specchia
un suono in amorosa eco,
e il segreto n'è dolce, il trasalire
in ampie frane d'aria.

Una stanchezza s'abbandona
in me di precoci rinascite,
la consueta pena d'esser mio
in un'ora di là dal tempo.

E i tuoi morti sento
nei gelosi battiti
di vene vegetali
fatti men fondi:

un respirare assorto di narici.

Salvatore Quasimodo 

L'espressione che dà il titolo al componimento evoca un movimento eterno e ciclico, capace di riportare a galla i frammenti della memoria e del mito personale.

Siamo fatti ancora di serene intese
anche nel dire cattivo, nel peggio;
si scovano sentimenti creduti perduti
nel sopito e tenue ricordare affetti...

Nelle strofe finali, il legame con la terra d'origine si fa biologico e ancestrale. Il poeta percepisce la presenza dei defunti attraverso la natura, in una fusione panica ed ermetica tra l'elemento umano, il ricordo e il mondo botanico.
In questa bellissima poesia merge la tipica stanchezza e la sofferenza legata all'isolamento esistenziale e all'identità individuale, che trova un momento di tregua solo nell'abbandono al ricordo e all'eco della propria voce.
Il componimento appartiene alla fase ermetica di Quasimodo, caratterizzata da un linguaggio evocativo, analogico e concentrato.
(dalla rete)

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