martedì 24 marzo 2026

Sistro

 
Debole sistro al vento
d’una persa cicala,
toccato appena e spento
nel torpore ch’esala.

Dirama dal profondo
in noi la vena
segreta: il nostro mondo
si regge appena.

Se tu l’accenni, all’aria
bigia treman corrotte
le vestigia
che il vuoto non ringhiotte.

Il gesto indi s’annulla,
tace ogni voce,
discende alla sua foce
la vita brulla.

Eugenio Montale

Nei suoni rimasti il vago
sentore di bosco, natura
colori dispersi, primavera
e fuori dal cuore il sole...

Il sistro è un antico strumento musicale a percussione, originario dell'Egitto (circa 3000 a.C.), costituito da una cornice metallica a forma di "U" con asticelle mobili che, scosse, producono un suono acuto e tintinnante.
Simbolo sacro legato alle dee Iside e Hathor, veniva usato in cerimonie rituali, processioni e scene di culto, specialmente da sacerdotesse.
Il poeta è quindi il sacerdote, intermediario fragile con i suoi versi che vorrebbero convincere con il vibrare tinnente del sistro, la dea-luna ad esser luminosa e a far chiaro il suo regno fin oltre la notte.
Il canto del poeta nasce dal profondo della sua mente, come quello della cicala dal profondo misterioso del suo corpo (dalla rete).

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