Preghiera alla vita
Perché più bruci, per meglio sentirti,
perché sempre il cuor mi divida
il tuo taglio assetato di lama,
perché la notte smanioso
invano a cercarti io mi dibatta
e mi raggiunga l'alba
come una morte amica,
tregua non darmi, mia vita,
lasciami l'umiliata povertà,
le nere insonnie, le cure ed i mali.
Lasciami il delirante desiderio
che si gonfia in miraggi
e il timido sangue che s'agita ad
ogni
soffio.
Perché più bruci, per meglio sentire
questo tuo bacio che torce e scolora,
ogni mia fibra consuma al tuo fuoco,
ogni pensiero soggioga ed annulla,
ogni tuo dolce, la pace e la gioia,
negami ancora.
Sergio Solmi
si vive di cose,
di amori, di visi;
di amori, di visi;
ci si vive anche addosso,
adesso, dopo;
si vive, si convive;
si vive di nuovo...
adesso, dopo;
si vive, si convive;
si vive di nuovo...
Nato a Rieti nel 1899,
Sergio Solmi fu ufficiale di fanteria durante la I° guerra mondiale.
Nel 1922 fondò a Torino insieme a
Debenedetti Primo Tempo.
Laureatosi in legge, divenne consulente
bancario e partecipò al movimento "
Rivoluzione liberale " di Gobetti.
Partecipò attivamente alla Resistenza e
venne incarcerato a San Vittore: sono di questo periodo i versi raccolti nel
Quaderno di Mario Rossetti.
Dopo la II guerra mondiale, Sergio Solmi diresse la Rassegna d' Italia e
collaborò a diverse riviste, Il Baretti, Pegaso, Pan, Solaria.
Come poeta, ottenne nel 1948 il Premio
St. Vincent, come autore di opere di saggistica nel 1949 il premio Montparnasse
e il premio Viareggio nel 1963 per l' opera "Scrittori negli anni e nel
1976" per la Luna
di Laforgue.
Morì nel 1981 a Milano.
Solmi, la cui storia rientra
principalmente negli annali della critica, ha inseguito i suoi sogni di poeta
passando dall' interrogazione della realtà a un senso più libero e aperto di
fantasia.
Sergio Solmi e Eugenio Montale |
Il poeta si è fatto voce e testimone di
un tempo di sconvolgimento, chiarendo responsabilità e posizioni con fermezza:
"...la testimonianza sul proprio mondo in rovina non vale come nostalgia
del passato, ma come necessaria descrizione di una situazione che ha coinvolto la nostra storia..."
" ...poesia di transizione....: appartato e un po' raro e lento discorso,
ma pure non eludibile termine di una vicenda di crisi, di turbamento, di
speranza, a cui Solmi ha portato la sua coscienza, il suo giudizio, la sua
sofferta partecipazione..." (G. Bàrberi Squarotti).
Così Sergio Solmi in un' intervista,
definì il suo ideale di poeta: quello di " una poesia che inerisca
integralmente all' uomo, la cui musica sia il respiro stesso della voce, il cui
ritmo sia il gioco stesso dei muscoli, il pulsare del sangue, l' ampliarsi del
torace nel respiro.
Di una poesia energicamente definita,
fatta di parole precise, nel giro delle cui frasi si delinei un sentimento, si
accenni a un pensiero appassionato e attivo.
Poesia che non può fare a meno della
tradizione, perché questa si è elaborata attraverso la struttura stessa dell'
uomo nel corso della storia, ma sia nello stesso tempo ad un totale livello
moderno. "
L' ultima raccolta Dal balcone, 1968 ne
resta a testimoniare la validità della scelta poetica. (Daniela Manzini
dalla rete)